‘An Gorta Mór’, la Grande Carestia Irlandese. Di Roberto Roggero.

The Irish Famine.

Fra il 1845 e il 1849, l’isola britannica fu colpita da una fame devastante, che causò oltre due milioni fra sfollati ed emigrati, e che la politica inglese seppe pilotare e sfruttare a proprio vantaggio per affermare il proprio dominio.

In ricordo della grande carestia.

Quadro storico

Secondo le cronache, furono principalmente due le grandi carestie che colpirono l’Irlanda. La prima, nel 1740-41, fu di minore durata, ma di effetto paragonabile alla più nota del 1845-49, e fu causata dal maltempo fuori stagione per una serie di anni consecutivi, che portò a raccolti estremamente poveri. Quella successiva ebbe origine dai batteri del fungo peronospora che distrusse completamente i raccolti di patate. Ovviamente non fu l’unico motivo, poiché buona parte ebbe la politica economica britannica, le condizioni generali dell’agricoltura irlandese, la crescita demografica dei decenni precedenti, ma la malattia delle patate causata dalla peronospora di patata e pomodoro, che raggiunse l’Irlanda nell’autunno del 1845, distrusse oltre 1/3 delle coltivazioni nel 1845 e l’intera produzione nell’anno seguente. L’infezione delle patate causò un numero di vittime ancora imprecisato, poiché all’epoca non esistevano mezzi di comunicazione e raccolta dati, specie nelle campagne irlandesi. Né vi era un censimento della popolazione o archivi compilati nelle diverse chiese che potessero dare un’idea della densità di un’area piuttosto che un’altra, anche a causa delle leggi penali introdotte dagli inglesi fin dal 1695. Anche i tentativi di calcolare la mortalità della carestia delle patate, ha presentato non pochi problemi, nonostante i censimenti del 1848 e 1851. Lo storico locale Joe Lee indica che la mortalità del 1740-41 fu simile a quella del secolo successivo, ovvero 1/10 della popolazione, sebbene la prima carestia fu più letale e infatti passata alla storia come “Bliain an air”, “anno del massacro”. La carestia del 1845 ebbe strascichi fino al 1848, in un Paese che non era nuovo a raccolti danneggiati da epidemie o avverse condizioni climatiche, ma non vi erano però precedenti di simile portata. La casa regnante inglese dei Tudor aveva portato a termine la parziale conquista dell’Irlanda, iniziata ancora prima del 1600, e successivamente si fecero diversi tentativi di imporre il controllo inglese, tramite rigide leggi, come l’obbligo della lingua inglese e della religione protestante. E’ poi ben noto il periodo in cui a comandare la conquista d’Irlanda fu Oliver Cromwell (1599-1658), con cruenti scontri nel Munster, Ulster, Laois e Offaly, fra la popolazione locale e i coloni protestanti provenienti da Scozia e Inghilterra. Per cercare di domare l’isola, Londra impose leggi sempre più severe, fra cui l’esproprio forzato di proprietà terriere, che venivano poi assegnati ai coloni, anche se non residenti perché coinvolti nell’attività politica britannica. L’Act of Union del 1800 sancì l’unione dei due territori e la nascita del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.

L’economia irlandese

Fra il 18° e il 19° secolo, la Rivoluzione Industriale, che ha avuto origine in Inghilterra, non coinvolse l’Islanda, salvo una piccola parte della zona nord-occidentale, scelta per impiantare le industrie per la produzione del lino. Il resto dell’isola rimaneva legata all’agricoltura e alla produzione di carne suina, burro, carne salata e formaggi, che dal porto di Cork venivano portati in Inghilterra. La svolta avvenne intorno al 1740, quando il troppo concorrenziale mercato della carne salata del Baltico e degli Stati Uniti, convinse i produttori irlandesi a dedicare le proprie terre alla coltivazione di cereali, dei quali vi era una forte domanda in Gran Bretagna. In effetti, le esportazioni aumentarono, il commercio ne beneficiò non poco, ma le basse fasce della popolazione rimasero nella povertà e anzi, subirono un drastico peggioramento delle condizioni a causa dell’aumento del prezzo dei prodotti alimentari. Le coltivazioni erano dedicate in grande maggioranza ai prodotti da esportare, e poco per le necessità locali, inoltre non vi era una ponderata distribuzione di generi di colture, tanto meno piani di produttività. All’inizio del 19° secolo l’Irlanda divenne uno dei maggiori produttori mondiali di lino, con il centro nevralgico nell’Ulster, mentre i prodotti alimentari giungevano dalle contee di Leinster e Connacht. Altro prodotto erano i cereali, specie nel Leinster, principalmente grano che veniva esportato o venduto a Dublino. Grande importanza aveva l’allevamento, praticato nella parte meridionale del Paese, intorno a Cork, finalizzato alla produzione di burro. La maggior parte dei terreni era utilizzata per il foraggio. Anche nelle zone centrali era praticato l’allevamento di bovini e ovini, il bestiame era venduto in parte in Irlanda e in parte esportato in Gran Bretagna e Stati Uniti. La zona ovest dell’Irlanda divenne centro di raccolta per coloro che abbandonavano le proprie case a causa della fame, alla ricerca di aree coltivabili sulla costa atlantica. Migliaia di contadini costituirono gruppi di fattorie con piccoli appezzamenti di terreno e si dedicarono ad una agricoltura di per la loro stessa sopravvivenza.

La Whately Commission

La spietata politica inglese fu dettata soprattutto dal brusco incremento demografico, dato anche dagli insediamenti di coloni, e dalla diminuzione di terreni coltivabili, oltre che da errate scelte come il fertilizzante ricavato dalle alghe marine. I contadini irlandesi erano soliti utilizzare la tecnica definita “Lazy bed”, filari dove i prodotti erano posti sopra una zolla e ricoperti con un’altra zolla. Tale tipo di coltivazione venne poi rapidamente abbandonata per lo sviluppo della meccanizzazione. In pochi anni, la parte occidentale d’Irlanda fu invasa da piccole fattorie e coltivazioni di patate, e fu infatti in questa zona che la carestia provocò i danni maggiori. Di certo la situazione non era delle migliori già dagli anni precedenti a causa della rigida amministrazione inglese. Nel 1830 Londra volle risolvere il problema della povertà in Irlanda: tre anni dopo fu costituita la “Whately Commission of Inquiry into Irish Poverty”, dal nome del capo, Richard Whately, vescovo di Dublino, per trovare la soluzione alla dilagante povertà nel paese. Nel 1836 la Whately Commisson presentò alla corona inglese le proprie conclusioni, con proposte che implicavano massicci investimenti infrastrutturali per realizzare strade e alloggi, per incrementare l’istruzione e per incentivare le attività economiche fondate sulle risorse locali, specialmente l’industria ittica e mineraria. John Nicholls, membro della Commissione, incaricato di applicare il codice “English Poor Law Commission”, giunse alla decisione di lo stesso metodo in uso in Inghilterra, cioè le Workhouses, edifici per poveri, che nel periodo della Grande Carestia divennero loghi sovraffollati e terreno fertile per denutrizione e malattie, che funestarono una popolazione di circa 8,5 milioni di persone, secondo il censimento del 1841. Le difficili condizioni causarono un aumento dell’emigrazione, che comunque era in atto da diversi anni e che fra il 1815 e i 1845 causò l’esodo di circa due milioni di irlandesi, prevalentemente verso la Gran Bretagna e Nord America. Dopo la carestia, il censimento del 1851 segnalò infatti poco più di sei milioni e mezzo di persone.

Lumper contro Phytophtora

Il celebre tubero era giunto in Irlanda nel 1590. Per i cento anni seguenti, la coltivazione fu limitata ad alcune zone ristrette del Munster, poi i contadini si accorsero che la coltivazione di patate necessarie per vivere richiedeva meno terreno rispetto ad altre colture, facendo guadagnare spazio per l’allevamento, permettendo un pur modesto aumento dei guadagni. Nel 1750 la coltivazione della patata era diffusa in tutto il Paese e nei primi anni del 19° secolo, almeno 1/3 un terzo della popolazione, prevalentemente nel Munster e nel Connacht, coltivava patate. Quando giunsero anche le colture di cereali e lino, più redditizi e più costosi sul mercato, furono introdotti nuovi tipi di patate, come la Lumper ad elevata produttività.

La patata ‘Lumper’.

Proprio la patata Lumper, riprodotta a ciclo continuo, aveva già dato segnali di particolare debolezza verso attacchi di organismi parassitari, proprio come la Phytophthora Infestans, comune anche a pomodoro e melanzana. Un primo raccolto andò completamente distrutto per il freddo nel 1816, causando la morte di migliaia di persone. Stressa cosa nel 1820 e altre volte nei decenni successivi, finché nel 1845 si diffuse rapidamente la Phytophthora, affezione che si era verificata nel Nord-America nella stagione precedente, perciò si suppone che l’oomicete fosse arrivato via nave, colpendo per prime le zone sud-occidentali del paese e diffondendosi poi nel resto dell’isola portato dal vento. In breve i tuberi diventavano poltiglia immangiabile. Nel 1845 i contadini irlandesi persero il 50% dei raccolti, con la conseguenza di fare raddoppiare il prezzo delle patate, mentre giungevano notizie sull’infezione delle patate dalla costa occidentale americana e le prime segnalazioni dall’isola di Wight. Quando il batterio giunse in Irlanda, furono attaccate per prime le contee di Waterford e Wexford, ma le autorità locali decretarono che le previsioni del raccolto nazionale avrebbe sopperito alle perdite. Al momento della raccolta, un’altra indagine rivelò che le perdite erano ben più consistenti di quanto previsto. Il primo ministro inglese, il conservatore Lord Robert Peel, nominò una commissione guidata da Lyon Playfair e John Lindley, due ricercatori che dovevano trovare la soluzione al problema, e che non furono però in grado di porre rimedio, contro quello che solamente nel 1882 si scoprì essere un oomicete. Si considerarono due alternative: fermare l’esportazione di grano dall’Irlanda, come voleva la popolazione ma non i proprietari terrieri quasi tutti inglesi; oppure importare cibo, contro la politica politica protezionista delle cosiddette Corn Laws, fondamenti della politica economica Tory.

Un testo per approfondire.

Robert Peel scelse la seconda soluzione e, nel novembre 1845, furono acquistati cereali negli Stati Uniti per un valore di oltre 100mila sterline, per livellare i prezzi. Successivamente si costituirono speciali Commissioni per la distribuzione, che ebbe notevoli problemi per la struttura geografica del paese, dispersione della popolazione, mancanza di infrastrutture e mancanza di una adatta struttura organizzativa. Una situazione che diede il via a diverse sommosse, affrontate dagli inglesi con l’emanazione del Coercion Act, ovvero la legge marziale. Dall’assalto del batterio killer, furono sempre più numerose le morti per le febbri derivanti, fino a costringere Robert Peel ad abolire in parte il Coercion Act e le Corn Laws, per facilitare le importazioni, soprattutto dal Nord America. La ripresa dei collegamenti favorì però anche l’aumento dell’emigrazione, in una sorta di tragico gioco con cui gli irlandesi riportarono le conseguenze e gli effetti del contagio da dove era arrivato. In Canada, a Grosse Isle furono sepolte circa 6.000 persone. La Grande Carestia irlandese è l’argomento portante del celebre film “Black 1847”, atto d’accusa nei confronti dell’occupazione inglese, responsabile di un vero e proprio genocidio deliberato. Su circa cinque milioni di abitanti, un milione morì per fame e un altro milione emigrò in America e Australia. Mentre la popolazione moriva per le strade, carri carichi di grano e altri prodotti partivano quotidianamente diretti in Inghilterra. Le lunghe file di disperati per un piatto caldo, richiedeva l’abiurare al papismo e la conversione all’anglicanesimo. La politica inglese prevedeva in sostanza lo sfoltimento della popolazione irlandese in sovrannumero, e l’accorpamento delle piccole proprietà terriere, tramite l’esproprio per chi non riusciva a pagare le tasse.

Bibliografia:

“The Irish Demographic Crisis of 1740-41” – Michael Drake, Historical Studies 1968.

“An Economic History of Ireland” – Cormac O’Grada,

“Ireland: A History” – Robert Kee.

“The Great Hunger, 1845-49” -Cecil Woodham-Smith, Penguin 1991.

“Dell’agricultura e della condizione degli agricultori in Irlanda” – Carlo Cattaneo, estratti dalle inchieste parlamentari. I Politecnico 1860.

“Sui disastri dell’Irlanda negli anni 1846 e 1847” – Carlo Cattaneo, Il Politecnico 1860.

“An Gorta Mór, La Grande carestia irlandese 1845-1850” – Carlo Cattaneo/John Stuart Mill.

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