“Cancel culture”, ovvero squilli di pseudo storia. Di Giuseppe Moscatt.

'Cancel culture' and freedom symbol or cultural cancellation and social media censorship as canceling or restricting opinions that are offensive or controversial to the public.
  1. La ‘Cancel culture’ e  la Teoria della Sostituzione: due scuole a sostegno di un unico ‘credo’.

La recentissima “querelle” su Napoleone le sue ambivalenze politiche e istituzionali; i suoi lasciti culturali e le condotte, palesamento antiparlamentari e di sentimento tirannico; nonché la precedente polemica complottista avente per massimo esponente Renaud Camus, intellettuale francese che negli ultimi decenni ha patrocinato la teoria della “Grande Sostituzione”; hanno rappresentato una svolta favorevole per la rinascita di correnti storiche convogliabili nella figura unitaria della “pseudostoria”: un insieme di  teorie suggestive che hanno investito  la ‘conoscenza storica’ proprio in coincidenza con le tensioni legate all’attuale pandemia. Fino alla fine del ‘900 la “pseudostoria” aveva come area l’insieme di teorie e di metodi che apparentemente erano storici, ma che di fatto esulavano dai canoni del metodo della sopracitata conoscenza storica, a sua volta maturati dai collaudati schemi della ‘conoscenza scientifica’. In altre parole, una specie della ben più nota categoria della “pseudoscienza”, venuta proprio in auge in tempi di gravi epidemie. In età illuministica fu Pierre Bayle ad introdurre il metodo aureo di conoscenza storica. Così scriveva: fra i doveri dello storico fedele alla sua funzione sociale permane il metodo di liberarsi dalla volontà di lode o di malevolenza…piuttosto deve porsi sopratutto nello stato di un giudice che non sia agitato da alcuna passione, attenendosi invece alla verità, dimenticando eventuali oltraggi, non cercando ricompense o guadagni, né deve amare oltremodo la patria, ma deve ripudiare rapporti di amicizia e di dipendenza, né avere famiglia, né rispettare la lingua, né  obbedire al Re o Imperatore… la sua sola regina è la verità, mentre la tradizione è il suo demone. Deve differenziarsi dal  Potere, senza dare uno schiaffo alla storia. Insomma  non essere un buon suddito, altrimenti viola la storia… Piuttosto, deve rifuggire tutto quello che la società gli impone come Religione, politica, Nazione….al contrario deve accettare ciò che è acclarato da prova inconfutabile. In altri termini, deve ritenere fuori dalla conoscenza scientifica ciò che appare un fatto colorato da un valore soggettivo, privo di consenso ufficiale, frutto di considerazioni dietrologiche, spesso false o controverse, fortemente politicizzate. Proprio quello che oggi è patrimonio della teoria del Camus, al punto che tale metodo soggettivo accompagnerebbe la sua conclusione circa il destino del mondo occidentale segnato dall’avvicendamento doloso del popolo occidentale cristiano da parte del mondo islamico sotto ogni aspetto demografico e culturale. Da qui il progetto sovranista rivolto a respingere in ogni modo qualsiasi politica integrazionista e favorevole dell’immigrazione. Trattasi di un metodo che porta ad una radicale lettura del mondo attuale che vedremo essere molto pericolosa.

  • Alle radici di quel “credo”: storia di valori o di fatti?

Le due scuole storiche di cui si è detto sono germinate da un “Credo” nazionalista sviluppatosi in Francia – già terreno di insofferenze razziali fin da metà dell’800 contro gli odiati tedeschi vincitori a Sedan –  e che gli stessi tedeschi dopo il 1918, con Spengler e  Jünger, rinfocolarono in nome del “tramonto dell’occidente” e nel solco delle “tempeste d’acciaio”. ‘Credo’ a sua volta figlio di un odio reciproco fra le due sponde del Reno, sviluppatosi fin da quando Cesare assoggettò i Galli e li aizzò contro i Germani nella concezione di Tacito che da tale conflitto ne avesse guadagnato la lunga durata dell’Impero Romano. Ciò però ci rivela come il mestiere di storico sia gravoso oggi come ieri, quando la storiografia romana – e poi quelle successive – siano in forte ambasce nel separare  i “fatti dai valori”, allo stesso modo del giudice che deve riscoprire il vero fra le tesi opposte del pubblico ministero e quelle del difensore.  Il rischio parallelo di una metafisica della storia fondata su “valori”, appare altrettanto pericoloso quanto una storia basata sul  relativismo dei fatti. Urgeva quindi un’ analisi delle fonti e una progressiva apertura a quelle non scritte – benché quella scritta, dicono i giuristi sia “la regina delle prove”, incluse quelle archeologiche e quelle testimoniali di persone viventi al momento dell’evento studiato. Detto ciò, una filosofia della storia alternativa fu quella di ispirazione romantica e storicista, dove veniva svalutata la questione dell’essere oggettivo e si ricercava un valore di tendenza cui la realtà è rivolta, tale da impregnare l’esperienza dei fatti storici, scelta che prevalse nella seconda metà dell’800. La scissione fra “fatti” e “valori” venne proclamata dal Burckhardt nel campo della storia dell’Arte, mentre il filosofo Windelband  distingueva “il Regno dei valori” dal “mondo della realtà”. Di pari passo nasceva l’utopia liberale del  ‘destino di progresso’ osannato deterministicamente. I fatti venivano, quindi, letti secondo una concatenazione fra le epoche e gli eventi sottostanti leggi legate ai fatti. Non era la volontà di un uomo solo al comando a reggere la storia; non c’erano più gli eroi di Carlyle, ma c’erano le classi che si succedevano nella gestione della storia. La scuola marxista e la filosofia positivista venivano chiamate ad interpretare i valori vitali e culturali di ciascuna epoca. Napoleone, per esempio, era un passaggio, sia pure doloroso, ma necessario affinché i valori della Rivoluzione Francese si trasferissero nella democrazia occidentale e divenissero le formule del Costituzionalismo novecentesco. Toccherà però a Max Weber uscire da una fede siffatta giustificando le scienze storiche al di fuori di ogni sirena esclusivamente psicologica. Le scuole positiviste proponevano nella  loro marcia ineludibile verso il progresso culturale una precisa individuazione dei valori assoluti atti a qualificare gli eventi storici da salvaguardare nel presente, cioè i valori della logica, dell’estetica, dalla mistica, dell’etica, della religione e dell’eros. Ma tali valori esistenziali imponevano una gerarchia, altrimenti l’azione storica altro non sarebbe stata che una lotta continua fra gli uomini. L’uomo come avrebbe potuto continuare a vivere? Lo stesso Weber trovò nella mediazione fra responsabilità e convinzione, la regola ferrea per superare il conflitto. L’uomo moderno è il luogo naturale dove operare le scelte opportune dell’agire nella storia. “Il politeismo dei valori” altro non è che  il punto di caduta di una storia che continua dal passato al presente, nella misura in cui fa tesoro dell’uno e lo ritrova oggi attraverso il fatto in cui esiste. Il vecchio principio del Vico – “la conoscenza del vero storico era la unica realtà creata dall’Uomo stesso”- riviveva nell’analisi laica del sociologo tedesco, dove la immutabilità del fatto rendeva ogni valore intrinsecamente armonico sia con l’assolutezza dei valori che con la loro temporalità storica .L’impegno civile dello storico dunque doveva necessariamente coincidere col suo senso di responsabilità nel giudicare i fatti senza trascendere nella astratta difesa idealistica o nella meccanicistica adesione al senso comune.

  • La difficile scelta dello storico attuale. A proposito del “Cancel culture”: :il  caso dell’eredità napoleonica.

Con l’Ordine di Esecuzione di Biden del 14-5-2021 veniva revocato un precedente ordine di Trump del 2020 che aveva imposto la chiusura di  numerosi social media accusati di censurare “post” ed interi “account” in violazione della libertà d’espressione, cioè quella forma di boicottaggio con la quale i personaggi della storia – primo fra tutti, proprio Napoleone – venivano cancellati dalla storia proprio sui social media e quindi oramai nel mondo reale, malgrado la riforma normativa del nuovo Presidente. E’ noto che il figlio maggiore della Rivoluzione, che aveva portato la Francia al centro della storia europea per quasi un ventennio fra i due secoli. Sebbene sia ancora oggi uno stratega ancora incensato ed eroe per eccellenza; aveva subito dagli acerrimi nemici inglesi un oltraggio alla sua storia, per essere stato inumato a Sant’Elena nel 1821, senza indicare sulla sua tomba l’appellativo di “Imperatore”. Il popolo francese – dopo anni di silenzio attonito da quel 5 maggio e benché il partito bonapartista avesse mantenuto il punto fino al 1848 nel panorama politico romantico – proprio nel 1840, accolse il ritorno della sua salma a Parigi all’Hotel des Invalides, in una tomba monumentale degna delle sue opere.  Ebbene,  nonostante non pochi storici fino ad oggi abbiano espresso un nutrito elenco di episodi non molto commendevoli (essere stato misogino, stragista, dittatore, reazionario ecc.). tuttavia mantiene nell’opinione pubblica ancora un discreto fascino al di là del suo paese. Infatti, un  contemporaneo storico inglese, Robert Tombs – guarda caso favorevole alla  Brexit –  guida una nutrita scuola di storici che decontestualizza la figura del Corso e lo rivaluta con criteri attuali, definendolo invece un “modernizzatone autoritario, precursore del burocratismo europeo che ha proprio generato l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea”, accentuandosi lo iato fra storici attenti ai fatti, rispetto all’opinione  pubblica ancora disorientata sui valori a Lui attribuiti. Nondimeno il sedicente revisionismo storico – dal negazionismo della Shoah, alle riletture critiche del Risorgimento italiano – si è  diffuso nel 2020 negli U.S.A. sotto la menzionata etichetta del “Cancel Culture”. Qui si è trasformato in forme estreme di censura di personaggi storici – per es. Churchill – o letterari – Omero, addirittura! – perché violenti, antisemiti, o razzisti. Un movimento culturale protestatario e di puro boicottaggio, che va anche al di là della semplice cancellazione storica, lambendo perfino il vilipendio di tombe e di processi a cadaveri, come avvenne a Papa Formoso (morto nel IX secolo) e che fu riesumato e processato da cadavere! Tale meccanismo di gogna online si è propagato nei paesi anglosassoni in opposizione di vari episodi di razzismo anche durante la pandemia, frutto di un lodevole convincimento etico e critico. Operazione che mina l’idea di responsabilità politica che fu perseguita  dai personaggi oltraggiati e perché nega il contesto storico come una disciplina indispensabile per capire il presente, storicizzando appunto il passato e offrendo linee certe per il futuro. Sicuramente, l’esperienza maturata dai fatti del passato e l’inevitabile giudizio di valori sul loro sviluppo nel presente, consentono allo storico attuale di mediare le opposte tendenze. Napoleone e Omero, Garibaldi e Vittorio Emanuele, il Brigantaggio e il Fascismo, vanno riletti senza erudizione cronacistica e senza avversioni preconcette. Un’analisi “costi e benefici”, abbinata a una rigorosa analisi dei fatti, restituirà la necessità della storia nel confuso contrasto di valori cui assistiamo quiotidianamente.

Bibliografia:

1. Sul concetto dello “storico come giudice”, vd. PIERRE BAYLE, Pensieri sulla cometa, introduzione. Di G. Cantelli, Laterza, 2009.

2.. Su Max Weber, vd.  La scienza come professione.  La politica come professione, Einaudi, 2014  (anche in ebook).

3. Sul ruolo dello storico nel momento attuale, vd. DOMENICO LIGRESTI, Storia moderna, Catania, 2014, passim.

4. In merito a Robert Tombs cfr. Corriere della sera, sezione esteri del 11-09-2021, articolo di LUIGI

 IPPOLITO, L’ente di Churchill, cancella il nome del politico per le sue posizioni razziste.

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