Il Trattato di Qadesh, che pose fine alla Guerra tra Impero Egiziano e Regno Ittita (conclusasi senza vincitori e vinti), rappresenta il primo documento scritto di pace della Storia. Di Lorenzo Utile.

Incisione del Trattato di pace di Qadesh.

Qadesh, in egiziano, e Kinza in lingua ittita, è una località che oggi si trova in Siria, sul corso del fiume Oronte, e che nel 1274 a.C. fu teatro di una epica battaglia fra l’esercito di Ramses II (regno 1279-1213 a.C.) e quello di Muwatalli II (1320 a.C. circa – 1272 a.C.) alla quale presero parte circa 6.000 carri da guerra. 

Il regno egiziano e quello ittita erano di fatto le due maggiori potenze dell’epoca, che si affrontarono in campo aperto per decidere chi dovesse dominare il mondo allora conosciuto, dopo una lunga serie di guerre. 

Di fatto, gli storici dispongono di molte informazioni sull’episodio, poiché fu anche il primo conflitto a essere ben documentato e ricostruito in ogni fase, includendo la strategia militare e le armi impiegate. Inoltre a tale avvenimento seguì il primo trattato internazionale scritto, di cui si conoscano chiaramente le clausole, redatto nelle due lingue delle parti in causa. L’unico dubbio ancora attualmente senza una soddisfacente risposta rimane su chi fu il vincitore, poiché sono state ritrovate molte iscrizioni, sia egiziane che ittite, le quali attribuiscono la vittoria alla propria parte. Gli storici, comunque, sono quasi unanimi sul fatto che a prevalere fosse stato l’esercito del re Muwatalli II. 

Il testo egizio in cui si parla della vittoria del faraone Ramses II è conosciuto come “Poema di Qadesh”, e fu un effettivo resoconto della battaglia molto enfatizzante per la parte egizia, con una enorme risonanza in tutto il Regno, tanto da essere scolpito in molti importanti templi. Il faraone rivendicò una grande vittoria, e ordinò agli scribi di celebrare la gloriosa battaglia, dando origine anche al “Poema di Pentaur” e al cosiddetto “Bolletino”, che annota il resoconto egiziano dello scontro, mentre è ovviamente opposta la testimonianza di Muwatalli II. 

L’accordo di pace fu stilato nel 1259 a.C. fra lo stesso Ramses II e il successore di Muwatalli, cioè il re Hattusili III. Oltre che in “lingua” egizia e ittita, pare che fu anche copiato in caldeo, ovvero la lingua della diplomazia internazionale dell’epoca, su foglie d’argento. Vari esemplari sono stati ritrovati a Hattusha, capitale ittita, mentre altre copie furono rinvenute in Egitto. Dagli archivi reali di Hattusha è stata rinvenuta anche una versione in argilla, contenente la versione in ittita. 

Il Trattato di Qadesh è ancora oggi considerato modello per l’equilibrio con cui è stato sancito, tanto che una sua copia è oggi esposta nella sede dell’ONU a New York. Entrambi i contendenti, sebbene sul fronte interno si reputassero vincitori, erano infatti consapevoli della sostanziale parità delle loro forze e della necessità di porre fine al conflitto con una soluzione diplomatica: patto di non aggressione, riconoscimento dei reciproci confini, regole sull’estradizione dei fuggitivi e mutua assistenza in caso di attacco da parte di terzi. Per suggellare l’accordo Ramses II sposò la principessa ittita Maathorneferura, figlia di Hattusili, ma successivamente il trattato perse ben presto importanza per l’Egitto, poiché arrivò una seconda ondata di popolazioni indoeuropee che pose termine al regno ittita. 

Né vincitori né vinti 

La battaglia di Qadesh, ad oggi considerata sostanzialmente un pareggio, segnò la fine delle ostilità tra i due Paesi. Entrambi i sovrani capirono infatti che nessuno dei due avrebbe potuto prevalere sull’altro e che la strada migliore da seguire sarebbe stata quella della pace. Ittiti ed Egiziani, intrapresero una rinnovata relazione, per cui si sarebbero reciprocamente scambiati conoscenze ed esperienze piuttosto che colpi sul campo di battaglia. Gli Ittiti, abili nella metallurgia, insegnarono a realizzare armi e strumenti di qualità superiore, mentre gli Egiziani condivisero le loro competenze nel settore dell’agricoltura. I rapporti pacifici e costruttivi fra i due Paesi permisero a entrambi di migliorare le condizioni di vita della popolazione nonché l’economia, senza sprecare le loro risorse nella guerra. Mantennero relazioni reciprocamente vantaggiose fino alla caduta del regno ittita, avvenuta all’incirca nel 1200 a.C. a causa degli attacchi combinati dei Popoli del Mare, degli Assiri e delle tribù note come Kaska.  

Salvo il fatto che oggi gli storici propendono per una vittoria ittita, la condizione di parità deriverebbe dal fatto che gli Egiziani non riuscirono a espugnare la città di Qadesh, mentre gli Ittiti non riuscirono ad annientare l’esercito nemico com’era stato progettato. 

Una delle ragioni alla base di tale fallimento, a parte la riluttanza del re a impegnare le truppe di riserva, furono la maggiore agilità e velocità dei carri Egiziani, equipaggiati con due uomini, in confronto a quelli Ittiti, più pesanti e con tre uomini a bordo, e inoltre il contingente di carri da guerra di Ramses, la celebre Divisione Path, fu determinante per evitare la disfatta egiziana, con il faraone che guidò personalmente ciò che rimaneva della Divisione Amon, respingendo le truppe ittite oltre il fiume Oronte, nel quale molti soldati di entrambe le parti annegarono. 

Se Muwatalli II avesse deciso di lasciare Qadesh e marciare contro il nemico, probabilmente le forze egiziane sarebbero rimaste chiuse in una tenaglia con le spalle al fiume, ma per cause ancora ignote il re ittita decise di rimanere nella città, senza impegnare le riserve. 

Alla testa di quattro divisioni, più o meno 20.000 uomini, e sicuro di ottenere una rapida vittoria, Ramses fece avanzare la sua prima divisione talmente in fretta che presto si ritrovò troppo separato dalle altre tre. Nei pressi di Qadesh due beduini vennero fatti prigionieri e interrogati in merito alla posizione delle forze ittite. I due risposero che le truppe nemiche si trovavano lontane da Qadesh, e che Muwatalli II aveva fin troppo timore dell’esercito egiziano. In realtà, i beduini erano delle spie ittite appositamente istruite, per permettere a Muwatalli di fortificato ulteriormente Qadesh, mentre i suoi 3.500 carri e circa 35.000 fanti erano in attesa, nascosti dalle colline intorno alla città, e il faraone si convince così di poter ottenere una facile quanto clamorosa vittoria. Una convinzione avvalorata da informazioni provenienti dagli interrogatori di altre spie nemiche catturate e, secondi i resoconti, quando il faraone prese coscienza di quanto in effetti stava avvenendo, la “intelligence” egiziana non aveva più tempo per porvi rimedio. 

Fu infatti la certezza di poter conquistare Qadesh che spinse Ramses a portarsi a eccessiva distanza dal grosso del proprio esercito e, a quel punto, si affrettò a mandare dei messaggeri per avvertire le altre tre divisioni, ma si trovò di fronte ai carri Ittiti, che travolsero il suo accampamento. 

Il Trattato 

Per esattezza storica, bisogna precisare che quello di Qadesh fu certo il primo trattato ufficiale di pace, ma non il più antico. Il primato spetta all’Accordo di Mesilim, stipulato nel 2550 a.C. che però fu concluso fra Lagash e Umma, due città della Mesopotamia, e quindi due parti “rivali” all’interno di uno stesso regno, una sorta di patto per la definizione dei reciproci confini, e non un vero e proprio trattato fra due nazioni in guerra, che giungono a una soluzione diplomatica dopo una lunga serie di battaglie. Questo fa dell’Accordo di Qadesh il primo ufficiale Trattato di Pace scritto nelle due differenti lingue delle parti in causa, e nella lingua caldea, anticamente utilizzata per occasioni del genere, come oggi l’inglese. 

I motivi che portarono i regni egiziano e ittita a sfidarsi in guerra, non sono molto diversi dai molti “casus belli” dell’era moderna: potere economico e potere politico. In particolare, Ramses II era preoccupato per l’eccessiva espansione degli Ittiti in Anatolia, che avevano anche determinato la fine della potenza di Babilonia. La crisi, in effetti, ebbe inizio durante il regno di Akhenaton (1353-1336 a.C.), il quale ricevette ripetute proposte e quelle che oggi chiamiamo “dichiarazioni di intenti” di vario genere, alle quali non diede mai risposta. Nel frattempo, però, gli Ittiti cominciarono a compiere incursioni entro i confini Egiziani finché il faraone inviò il suo più capace generale, Horemheb (che fu a sua volta faraone dal 1320 al 1292 a.C.), che però non riuscì ad avere ragione delle forze rivali. Sul finire del regno di Tutankhamon (che succedette ad Akhenaton nel 1336 a.C. e morì nel 1323 a.C.) gli Ittiti avevano provveduto a potenziare le difese nelle città a ridosso dei confini. 

Quando Horemheb divenne faraone, nel 1320 a.C., scelse una politica più aggressiva nei confronti degli Ittiti, rendendo sicuri i confini Egiziani, ma senza risolvere definitivamente la questione delle incursioni. Successivamente Seti I (1290-1279 a.C. circa) riuscì a ristabilire l’autorità egiziana sulla Palestina e su Qadesh anche se, accontentatosi di questa vittoria, non prese provvedimenti per mantenere il controllo sulla città. Doveva essere Ramses II quindi, ad affrontare il problema. Nel 1274 a.C. il faraone radunò l’esercito e pianificò l’espulsione degli Ittiti dalla linea di confine. 

Di seguito, il testo del trattato di Qadesh, giunto fino a noi: “Anno 21°, primo mese della stagione di Peret, giorno 21, sotto la Maestà del re dell’Alto e Basso Egitto, Usermaatra Setepenra, figlio di Ra, Ramesse, amato da Amon cui sia data vita in eterno. L’amato di Amon-Ra, Horakhty, Ptah-Sud del Suo muro, Signore di Menfi, Mut , Signore di Isheru e Khonsu-Nefer-Hotep. L’amato che sorge sul trono di Horo dei viventi, come suo padre Ra-Horakhty per sempre. 

In questo giorno, Sua Maestà si trovava nella città di Pi-Ramesse amato da Amon, facendo ciò che è gradito a suo padre Amon-Ra-Horakhty-Atum, Signore delle Due Terre, l’heliopolita, Amon di Pi-Ramesse amato di Amon, Ramesse amato di Amon e Seth, Grande Forza, Figlio di Nut, per ciò che essi che fecero per lui eternamente in Giubilei e perpetuità di anni pacifici, ogni terra e tutti i paesi stranieri si prostrano sotto i suoi piedi per sempre. 

Vennero il messaggero reale e aiutante della carreria, il messaggero reale, il messaggero del paese di Hatti, Tili-Teshub, e il secondo messaggero di Hatti Ramose, e il messaggero di Karkemish Yapusili, portando la tavoletta d’argento che il Gran Re di Hatti, Hattusili aveva inviato al Faraone, in vita, salute e forza, per chiedere pace alla Maestà del re dell’Alto e Basso Egitto, Usermaatra Setepenra, figlio di Ra, Ramesse, amato da Amon cui sia data vita in eterno, come suo padre Ra ogni giorno. Copia della tavoletta di argento che il Gran Re di Hatti, Hattusili, ha inviato al Faraone, in vita, salute e forza, per mano del suo messaggero Tili-Teshub, del suo messaggero Ramose per chiedere pace alla Maestà del re dell’Alto e Basso Egitto, Usermaatra Setepenra, figlio di Ra, Ramesse, amato da Amon, il Toro dei sovrani che estende a suo piacimento i suoi confini in ogni paese. 

Il trattato che il Gran Re di Hatti, Hattusili, il forte, figlio di Mursili, il Gran Re di Hatti, il forte, figlio del figlio di Suppiluliuma, il Gran Re di Hatti, il forte, trascritta su tavoletta di argento per Usermaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, il forte, figlio di Menmaatra, il Gran Re d’Egitto, il forte, figlio del figlio di Menpehtyra, il Gran Re, il forte. Il buon trattato di pace e fratellanza che farà sì che la buona pace e la fratellanza esisteranno sempre fra noi, per sempre. Per cominciare, sino all’eternità, quanto alle relazioni del Gran Re d’Egitto con il Gran Re di Hatti – il Dio non permetterà che esistano ostilità fra loro mediante il trattato. Tuttavia, al tempo di Muwatalli, il Gran Re di Hatti, mio fratello, egli combatté con Ramesse, amato da Amon, Usermaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto. 

Ora, a cominciare da questo giorno vedi, Hattusili, Gran Re di Hatti, ha stipulato un trattato che stabilisce relazioni che Ra e Seth hanno decretato fra il paese d’Egitto e il paese di Hatti e per far sì che non vi siano ostilità fra di essi in futuro. Hattusili, il Gran Re di Hatti, ha stipulato un trattato con Usermaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, a partire da questo giorno, per permettere che una buona pace e buona fratellanza esistano fra noi per sempre. Egli è fraterno con me ed egli è in pace con me, io sono fraterno con lui e in pace con lui per sempre. Quando Muwatalli, il Gran Re di Hatti, mio fratello, seguì il suo fato, Hattusili sedette come Gran Re di Hatti sul trono di suo fratello. Vedi, sono divenuto con Ramesse, amato da Amon, il Gran Re d’Egitto. Noi abbiamo stipulato la nostra pace e la nostra fratellanza, che è la migliore della prima pace e fratellanza che vigeva nel Paese. Vedi, io sono il Gran Re di Hatti con Ramesse, amato da Amon Usermaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, in buona pace e in buona fratellanza. I figli dei figli del Gran Re di Hatti sono in buona fratellanza con i figli dei figli di Ramesse, amato da Amon, il Gran Re d’Egitto, (essi) sono nelle nostre relazioni di fratellanza e di pace. Il paese d’Egitto e il paese di Hatti sono in pace e in fratellanza come noi per sempre, e alcun aostilità esisterà fra noi per sempre. Il Gran Re di Hatti non oltrepasserà mai i confini della terra d’Egitto per prendere alcunché da essa. 

Ugualmente Usermaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, non oltrepasserà i confini della terra di Hatti per prendere alcunché da essa per sempre. Per quanto riguarda il trattato permanente che era in vigore al tempo di Suppiluliuma, il Gran Redi Hatti, e ugualmente per il trattato permanente che era in vigore al tempo di Muwatalli, il Gran Re di Hatti, mio padre, io ora vi aderisco. Vedi, Ramesse amato da Amon, il Gran Re d’Egitto, anche vi aderisce. La pace che è diventata nostra insieme, iniziando da oggi, noi vi aderiamo e agiremo secondo queste relazioni regolari. Se un qualche altro nemico venisse contro i territori di Usimaatra Setepenra, Gran Re d’Egitto, ed egli inviasse una richiesta al Gran Re di Hatti dicendo: “Vieni con me come alleato”, il Gran Re di Hatti agirà con lui e ucciderà i suoi nemici. Ma se il Gran Re di Hatti non sarà disposto ad andare, egli invierà le sue truppe e i suoi carri per inseguire e uccidere i suoi nemici. Ora, se Ramesse amato da Amon, il Gran Re d’Egitto, è irritato coi suoi servitori quando essi commettono un’altra cattiva azione contro di lui ed egli va per ucciderli, allora il Gran Re di Hatti agirà con lui per distruggere chiunque di loro li irriterà. Ora, se un qualche altro nemico venisse contro il Gran Re di Hatti, allora Usimaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto agirà e verrà a lui come suo alleato per uccidere i suoi nemici. Ma seRamesse amato da Amon, il Gran Re d’Egitto, non sarà disposto ad andare, egli invierà le sue truppe e i suoi carri in reciprocità per i territori di Hatti. Ora, se i servi del Gran Re di Hatti lo violeranno, allora Ramses amato da Amon, il paese di Hatti e il paese d’Egitto, la vita, allora egli dirà: “Io seguirò il suo fato”. Ramesse amato da Amon, il Gran Re d’Egitto, che viva per sempre, il paese di Hatti tutto quello che sarà fatto di loro, ed essi agiranno per fare di lui il loro Signore, affinché Usimaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, li zittisca con la sua bocca per sempre. 

Ora, se egli venisse per distruggere il paese di Hatti e lui ritorna [—] il Gran Re di Hatti e ugualmente il [—] se un vassallo dell’Egitto fuggisse e andasse dal Gran Re di Hatti ouna città di quelle dei territori di Ramesse amato da Amon, Gran Re d’Egitto, ed esse vanno dal Gran Re di Hatti, il Gran Re di Hatti non li riceverà. Ma il Gran Re di Hatti li restituirà a Usimaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, il loro Signore, in vita, salute e forza. Se un uomo o due fuggiranno inosservati dal paese d’Egitto e andranno nel paese di Hatti per essere servitori di un altro, essi non saranno lasciati nel paese di Hatti e saranno riconsegnati a Ramesse amato da Amon, il Gran Re d’Egitto. Se un vassallo del paese di Hatti andasse da Usimaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, o una città o un distretto o di quelle del paese di Hatti ed essi venissero a Ramesse amato da Amon, il Gran Re d’Egitto, Usimaatra Setepenra, allora il Gran Re d’Egitto non li riceverà. Ma Ramesse amato da Amon, il Gran Re d’Egitto, li restituirà al Gran Re di Hatti ed essi non saranno rilasciati. Ugualmente, se un uomo o due fuggiranno inosservati e andranno nel paese d’Egitto per essere servitori per altri, allora Usimaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, non li lascerà (nel paese d’Egitto) e saranno riconsegnati (lit. portati indietro) al Gran Re di Hatti.Ora, riguardo ai termini del trattato che il Gran Re di Hatti ha concluso con Ramesse amato da Amon, Gran Re d’Egitto, essi sono scritti su questa tavoletta d’argento. Riguardo a questi termini, mille dèi maschi e femmine che appartengono ad Hatti insieme a mille dèi maschi e femmine che appartengono all’Egitto sono con me come testimoni e hanno udito questi termini: Ra Signore del cielo; Ra della città di Arinna; Seth Signore del cielo; Seth di Hatti; Seth della città di Arinna; Seth della città di Zippalanda; Seth della città di Pittiyarik; Seth della città diHissaspa; Seth della città di Saressa; Seth della città di Aleppo; Seth della città di Lihizina; Sethdella città di Huruma; Seth della città di Nerikka; Seth della città di [—]; Seth della città di Sapinuwa; Astarte del paese di Hatti; il Dio di Zitkharriya; il Dio di Karzis; il Dio di Khalpantalias; la Dea della città di Karanha; la Dea di Zeri; la Dea di Ninive; la Dea di Zin; il Dio Ninatta; il Dio di Kulitta; il Dio di Khebat; la Regina del cielo;gli Dèi, Signori del Giuramento; la Dea, Signora della terra, Signora del Giuramento; Ishkara, la Signora; le Montagne e i Fiumi del paese di Hatti; gli Dèi del paese di Kizzuwatna; Amon, Ra e Seth; gli Dèi maschi e femmine; le Montagne e i Fiumi del paese d’Egitto; il Cielo e la Terra; il Grande Mare; i Venti e le Nuvole. Riguardo ai termini che sono (incisi) su questa tavoletta d’argento per il paese di Hatti e per il paese d’Egitto: chi non li rispetterà, i mille dèi del paese di Hatti insieme ai mille déi del paese d’Egitto distruggeranno le sue case, la sua terra e i suoi servi. Chi rispetterà i termini che sono (incisi) su questa tavoletta d’argento, essendo esso Ittita o Egiziano, e non li trasgredirà, i mille dèi del paese di Hatti insieme ai mille déi del paese d’Egitto lo renderanno prospero, lo faranno vivere, con le sue case, la sua terra e i suoi servi. Se un Egiziano fuggirà dal paese d’Egitto, o due (uomini), o tre (uomini), e andranno dal Gran Re di Hatti, (allora) il Gran Re di Hatti li prenderà e li restituirà a Usimaatra Setepenra, Gran Re d’Egitto. Per quanto riguarda la persona riportata a Ramesse amatoda Amon, Gran Re d’Egitto, che il suo crimine non gli venga fatto pagare: la sua casa, le sue mogli o i suoi figli non vengano distrutti ed egli non venga ucciso; non siano fatte mutilazioni ai suoi occhi, alle sue orecchie, alla sua bocca o alle sue gambe, alcun crimine gli sia imputato. Ugualmente, se un Ittita fuggirà dal paese di Hatti, siano essi uno, due, o tre, e andranno da Usimaatra Setepenra, il Gran Re d’Egitto, Ramesse amato da Amon, il Gran Re d’Egitto, li prenderà e li restituirà al Gran Re di Hatti. Il Gran Re di Hatti farà in modo che i loro crimini non gli vengano fatti pagare: la sua casa, le sue mogli e i loro figli non vengano distrutti ed egli non venga ucciso. Non siano fatte mutilazioni ai suoi occhi, alle sue orecchie, alla sua bocca o alle sue gambe, non gli venga imputato alcun crimine”. 

Bibliografia: 

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“Ramses II. von Ägypten und ̮Hattušili III” – Gebr.Elmar Edel, 1997; 

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