Dal ‘Cigno Bianco’ al ‘Delfino Nero’. In un precedente articolo è stata affrontata la storia del carcere di massima sicurezza detto ‘White Swan’ (‘Cigno Bianco’). Seguendo una strana abitudine tutta russa, un altro istituto destinato a criminali e terroristi è stato battezzato con il crudele nomignolo di ‘Black Dolphin’…Di Roberto Roggero.

The 'Black Dolphin'.

Secondo definizione, il carcere dovrebbe essere un centro di reclusione in cui chi ha commesso un reato ha la possibilità di pagare per ciò che ha fatto, intraprendendo un percorso educativo che lo porti al reinserimento nella società come membro attivo e onesto. E’ ben noto che nulla sia più lontano dalla verità e che, in certi luoghi, questa distanza è decisamente siderale.   

Pessime condizioni igieniche, malnutrizione, sovraffollamento, traffici di ogni genere, torture, abusi, omicidi, trasformano alcune di queste istituzioni in veri inferni sulla terra.   

Secondo una graduatoria compilata da alcune organizzazioni non governative i dieci peggiori carceri del mondo, comprendono La Modelo (Colombia), dove è fiorente il traffico d’armi e droga, con una realtà interna che ricalca quella esterna, bande organizzate secondo un modello di comunità di appartenenza, esponenti di estrema sinistra, membri di milizie paramilitari di destra, e la sezione centrale con i narcotrafficanti, boss della criminalità organizzata e altri. A La Modelo sono rinchiusi oltre 11mila detenuti, con un sovraffollamento del 50%. Questa prigione è diventata famosa nel 2016, quando furono rinvenuti i resti di oltre cento cadaveri nella rete fognaria, e non solo di detenuti, ma anche di alcuni visitatori. 

In graduatoria anche Rickers Island (USA), che deve la sua fama ai molteplici casi giornalistici e giuridici che negli anni hanno denunciato la violenza presente al suo interno. E’ considerata una delle prigioni più severe degli Stati Uniti, dove abusi e torture sono all’ordine del giorno, sia a livello fisico che mentale da parte delle guardie, le quali non di rado operano pestaggi a morte e utilizzano oltre misura l’isolamento, che può arrivare a diverse settimane, compromettendo la salute psicologica dei detenuti. Il governo americano, in seguito ai ripetuti scandali, ha ordinato la chiusura di Rickers Island entro il 2026, ma il sistema carcerario statunitense elenca altri esempi, fra cui la prigione ADX-Florenze Supermax Facility, in Colorado.  Un carcere di massima sicurezza per eccellenza, dove vengono rinchiusi tutti i criminali macchiati di colpe particolarmente gravi, come terrorismo e omicidio plurimo. Per la sua posizione e impenetrabilità, la prigione è stata soprannominata Alcatraz of the Rockies. I prigionieri sono costretti in una cella per 23 ore al giorno, e l’unico contatto che hanno con l’esterno è una minuscola finestra da cui riesce a entrare luce naturale. Non è permesso avere contatti fra loro e viene fatto in modo che non sappiano mai dove si trovano all’interno della struttura, per evitare che possano cercare di evadere. Questo tipo di carcere è stato progettato in modo da mettere una forte pressione psicologica sui detenuti, che spesso arrivano a deliri e atti di violenza contro sé stessi, a volte fatali. 

Sempre in territorio americano si trova la Angola State Prison, carcere statale della Louisiana, il cui nome è riferito agli schiavi angolani che un tempo lavoravano nei campi che circondano la prigione. Purtroppo, questa pratica è ancora in vigore e oggi, infatti, i detenuti sono costretti a lavorare nei campi e nelle paludi, seguendo ritmi di lavoro estenuanti e senza nessuna misura di tutela. In genere, è negata l’assistenza medica necessaria e negli anni, per economizzare, si dice che il carcere abbia assunto medici la cui licenza medica era stata sospesa. Questo, e i continui episodi di violenza e abuso di potere da parte delle guardie, rendono il carcere della Louisiana uno dei peggiori del mondo.   

Altro carcere infernale è considerato Bang Kwang, la prigione di Bangkok, che negli anni ’30 nacque con l’obiettivo di ospitare detenuti con condanna minima di 25 anni. La prigione, nota come Big Tiger, per la sua tendenza di fagocitare i prigionieri, ha una capienza di 3.500 persone, ma pare che ve ne siano rinchiusi più di 7.000. Una volta entrati nella struttura, i prigionieri sono costretti a portare catene ai piedi per i primi tre mesi di permanenza, non solo per ridurre la possibilità di movimento, ma anche per minarli a livello psicologico. Nella Big Tiger, oltre alle pessime condizioni sanitarie che portano a continue infestazioni di insetti e ratti, e alla costante violenza utilizzata sia dalle guardie che dai detenuti, un problema significativo è quello del cibo. Ai prigioneri spettano solamente una ciotola di riso e verdure, il resto va comprato. Per questo all’interno del carcere si è venuta a creare una sorta di gerarchia di potere dominata dal denaro: i più ricchi impiegano i più poveri come servi, in cambio di cibo o altre merci.   

A Diyabakir (Turchia) pare che la violazione dei diritti umani sia pratica sostanzialmente obbligatoria, con eccessi disumani che spesso portano le vittime al suicidio. Ex detenuti e visitatori hanno raccontato di atroci abusi e violenze, che gli stessi prigionieri non denunciano per tutelare sé stessi e i familiari. Anche qui sono presenti gravi mancanze a livello igienico-sanitario, ma ciò che rende questa prigione una delle più crudeli è l’incarcerazione di bambini che spesso vengono condannati anche all’ergastolo.   

Non molto differente per triste fama è la Kamiti Maximum Prison Remand Block per detenuti in attesa di giudizio, a Nairobi, in Kenya. Anche se non si hanno fonti ufficiali sugli abusi e le torture che avvengono in questo carcere, le testimonianze portano alla luce terribili particolari. Nel penitenziario si trovano ammassati 7-8 prigionieri per ogni cella, in spazi così ristretti da dover dormire a terra, tutti girati dallo stesso lato. A peggiorare la situazione, gli insufficienti sistemi di ventilazione, peggiorano malattie come colera e ulcere dovute alla malnutrizione e alla mancanza d’igiene. 

Sempre in Africa si trova il carcere di Gitarama, che sorge nei pressi di Kigali, in Rwanda, costruita per ospitare 500 detenuti e dove se ne trovano attualmente più di 7.500. Lo spazio è così ristretto, e il numero di detenuti così ampio, che si trovano tutti costretti nel cortile esterno, senza nessun tipo di riparo dalle intemperie, a stare in piedi per ore e ore in mezzo a sporcizia, ed escrementi. Per questo, sono molto diffuse infezioni, cancrene epidemie di polmonite, meningite, e molto altro. La mortalità stimata della prigione di Gitarama avanza a un ritmo di 5-10 morti al giorno. 

Non poteva mancare Camp-22, che si trova nei pressi di Heoryong, Nord Corea, aperto nel 1956 fra i circa 30 presunti campi di concentramento presenti nel paese, per rinchiudere nemici politici e le loro famiglie. Dopo la scoperta del campo, nel 2011, grazie a immagini satellitari, Camp-22 è stato chiuso e raso al suolo per ordine del governo, ma da testimonianze riportate, i detenuti pare fossero costretti a lunghissimi turni di lavori forzati nei campi e nelle miniere, sostentati da pasti saltuari e scarsi, condizioni sanitarie pessime e poche probabilità uscirne vivi. Altri testimoni sostengono che, oltre alle torture e alle violenze subite, alcuni detenuti siano stati usati come cavie umane per esperimenti scientifici, condotti dai medici del campo. Si parla anche della presenza di camere a gas, ma la notizia non è stata confermata né smentita.  

Il Delfino Nero  

Il ‘Delfino Nero’ all’ingresso del carcere.

Nella lista dei peggiori carceri del mondo, non manca la prigione di Petak Island, in Russia (non lontano da Orenburg e dal confine con il Kazakistan, nota anche con il soprannome di Black Dophin, per la statua del delfino nero posta all’ingresso (realizzata dagli stessi detenuti), che richiama un altro istituto russo, già citato con il soprannome di White Swan (“Cigno Bianco”) a Solikamsk. Allo stesso modo, la prigione è riservata a condannati all’ergastolo per omicidio plurimo, cannibalismo, terrorismo, pedofilia e altri reati gravi.   

I detenuti sono costretti per quasi 24 ore al giorno all’interno di piccolissime celle doppiamente barricate, e sono loro concessi solo 90 minuti d’aria, anche questi però passati dentro una cella. 

Lo scopo è di disumanizzare il carcerato, non permettendogli nessun contatto con l’esterno. Nella cella non sono presenti finestre e i detenuti possono ricevere solo due visitatori l’anno. Con solo 500 detenuti, per un ammontare totale degli omicidi da loro commessi a 3.500, e una media di cinque per prigioniero, Black Dolphin è da considerare una delle peggiori carceri del mondo. 

La prigione è una delle istituzioni correzionali più famose in Russia. Il suo nome ufficiale è Colonia Correttiva n.6, direttamente dipendente dall’Ufficio Servizio Penitenziario Federale della regione di Orenburg. Contiene più di 800 prigionieri e il personale è di oltre 900 persone. 

La storia di questa istituzione inizia nel 1745, quando era destinata a detenuti costretti ai lavori forzati. Nel 1773, dopo la soppressione della ribellione capeggiata dal tenente dell’esercito imperiale Emeljan Pugachev (dal 1773 al 1775, detta anche rivolta dei Contadini o dei Cosacchi), il penitenziario fu adibito per ospitare briganti. Da allora l’edificio, restaurato più volte, non è mai stato completamente ricostruito. Diversi detenuti, condannati all’ergastolo, sono anche stati rilasciati per buona condotta, ma per la legge russa sono obbligati a non lasciare la zona sorvegliata e a risiedere all’interno dell’insediamento.   

Black Dolphin è stata spesso paragonata a White Swan, per la comunanza di certe regole di base: i detenuti non possono sdraiarsi sul letto durante le ore non riservate al sonno; quando si esce dal campo visivo delle telecamere interne, è obbligatorio camminare in posizione eretta, in modo da non nascondere tratti somatici o segni particolari (in genere cicatrici o tatuaggi). La giornata a Black Dolphin inizia alle 6 del mattino. Dopo le procedure igieniche, ognuno deve riordinare letto e cella secondo regole rigidissime, e gli ufficiali del corpo sorvegliante compiono una peculiare ispezione delle celle, controllando prigionieri e locali. Quando appare il sorvegliante, i detenuti devono porsi faccia al muro e piegarsi, schiena contro schiena, quindi salutare in una ben determinata forma e fornire i dati di tutti i detenuti che scontano uguale pena, elencando gli articoli del codice penale. In caso di uscita dalla cella per ordine del sorvegliante, il detenuto deve chinarsi e stare in una posizione di 90 gradi, allungare le mani attraverso la finestra della porta in modo che l’ufficiale possa mettere le manette, sempre molto strette in modo che le mani diventino insensibili. I detenuti devono spostarsi all’interno della prigione sempre ammanettati e, durante i rari momenti d’aria, ogni prigioniero è bendato e accompagnato al cortile da 3 guardiani di cui uno con un cane addestrato. Una misura voluta per impedire vedere dove vengono portati e come sono disposti gli edifici. Nel cortile, circondato da mura notevolmente alte e spesse, è possibile guardare il cielo ma non l’ambiente circostante.   

Nel tempo libero, i detenuti possono leggere un libro nella biblioteca della prigione, guardare la TV (portata dai visitatori) nelle ore strettamente riservate a questo, parlare con qualche compagno di cella, oppure giocare a dama. 

Gran parte delle celle (tutte con doppie sbarre e pareti rinforzare con strati di acciaio) sono progettate per 2-3 persone, ma molte sono singole. I criminali particolarmente pericolosi, inclini al cannibalismo, sono tenuti in assoluto isolamento. I compagni di cella vengono selezionati con molta attenzione, secondo un test preliminare, il monitoraggio del detenuto, una conversazione con uno psicologo e altri esami. 

Le passeggiate all’interno della prigione vengono concesse saltuariamente, per evitare che i detenuti possano conversare fra loro, magari preparando qualche tentativo di evasione, che per altro non si è mai verificato. Il cibo viene portato ai prigionieri direttamente nella cella e servito da una finestra speciale quattro volte al giorno e i criminali sono sotto sorveglianza video 24 ore su 24, con telecamere anche nelle toilettes, e luci che non si spengono mai. 

Le guardie fanno improvvisate a sorpresa per verificare che i prigionieri non siano seduti o sdraiati, in quanto possono farlo solamente quando viene dato loro il permesso.  

Si ha notizia che solo nel 2000 una troupe di NatGeo TV ha realizzato un interessante documentario nel quale è possibile vedere più immagini del carcere. Per il resto, Delfino Nero ufficialmente non esiste, come di fatto non esistono i detenuti al suo interno.

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