Le origini del Covid-19: il terzo scenario. Di Michele Rallo.

Il famigerato Covid-19.

Ufficialmente, il Covid-19 é nato in Cina, a Wuhan, a séguito della mutazione di un virus “a RNA” passato dai pipistrelli all’uomo. Cosa certamente possibile, anche se sembra strano che il virus in questione sia nato proprio a Wuhan, «cittá – scrivevo su “Social” del 7 febbraio – che ospita un mega-laboratorio di ricerche sulle malattie infettive, che taluno ha accusato di essere il paravento per ricerche piú o meno contigue alla guerra chimico-batteriologica». Ed é certamente possibile – aggiungevo – «che qualche agente patogeno possa essere sfuggito accidentalmente dai laboratori “di sicurezza”, dando cosí origine all’epidemia».

La teoria di un “incidente” cinese é certamente plausibile, a patto che non la si trasformi in un fatto voluto, in una catastrofica operazione di guerra sotterranea. Cosa, questa, fatta balenare – sia pure in via soltanto ipotetica – dagli americani.

I cinesi hanno rigirato súbito la frittata, sostenendo che il virus sia stato portato a Wuhan proprio dagli americani. Per l’esattezza da qualcuno dei 400 e passa militari statunitensi che, nell’ottobre dell’anno scorso, hanno soggiornato per diversi giorni proprio a Wuhan, dove si sono svolti i Giochi Mondiali Militari (Military World Games). Per la cronaca, i giochi hanno visto la partecipazione di quasi 10.000 atleti provenienti da tutto il mondo. L’Italia ha partecipato con 170 elementi. Uno di essi – lo spadista Matteo Tagliariol – al rientro in Italia ha accusato una grave affezione polmonare con febbre altissima, protrattasi per tre settimane; ma allora non si parlava ancóra di Covid.

Comunque, a prescindere da casi specifici, la pista cinese e la pista americana appaiono entrambe credibili. Evidentemente, nell’una ipotesi e nell’altra, si sarebbe trattato di semplici seppur tragici incidenti, senza alcuna volontá di utilizzare la diffusione del virus come un’arma impropria. Anche perché, grazie alle delizie della globalizzazione, il propagarsi di un virus del genere non avrebbe risparmiato neanche il paese che – teoricamente – lo avesse diretto contro il potenziale nemico.

Due piste credibili, lo ripeto. Epperó ció non esclude che vi possano essere altre piste, da percorrere – anche queste – soltanto in via d’ipotesi. Personalmente, non escluderei che a dare il via alla pandemia possano essere alcuni fra quelli che, convenzionalmente, sono oggi chiamati “i poteri forti”. Non é un esercizio di complottismo, perché complottista non sono. É soltanto il volere affiancare ai due scenari principali un terzo scenario, anche questo ipoteticamente – e solo ipoteticamente – possibile.

Immaginiamo, allora, che i poteri forti (mi scuso per la banalità della definizione) abbiano infiltrato un loro agente fra le migliaia di atleti e di accompagnatori dei Giochi Militari, affidandogli una normalissima boccetta con il virus da propalare a Wuhan nei modi piú opportuni. Potrebbe sembrare una scena di “Missione Impossibile”, ma invece é una cosa semplicissima, priva quasi di rischi per l’agente-untore.

Ecco il terzo scenario, quindi. E – se devo essere sincero – mi sembra un tantino piú credibile degli altri due. Anche la scelta di Wuhan come rampa di lancio potrebbe essere stata studiata a tavolino. Ad accendere i riflettori su una ipotesi del genere, peraltro, concorrono le dichiarazioni rese in un recente passato da certi alti papaveri dell’universo finanziario. Il caso piú noto é quello di Bill Gates, che nel 2015 ipotizzó una pandemia prossima ventura.

Nulla di strano, in sé. Molto probabilmente si era trattato soltanto di una lucida previsione, basata sulla bruciante esperienza dell’epidemia di Ebola: non trasformatasi in pandemia soltanto perché, all’epoca, fu possibile confinarla in Africa. Ma a muovere al sospetto – tuttavia privo di riscontri oggettivi – é la coincidenza che vede oggi lo stesso Gates prodursi in nuove profezie sul Covid («la pandemia finirá soltanto nel 2022 … se non ci saranno gli interventi necessari, il numero dei morti anche negli USA tornerá ai livelli della primavera»); oltre ad essere iperattivo – anche attraverso la sua Bill & Melinda Gates Foundation – sul fronte dei vaccini.

Né, a dissipare i sospetti dei complottisti, concorrono gli attacchi frontali che il “filantropo” americano muove alla politica di Trump sul Covid. Anzi, qualcuno é rafforzato nel sospetto che non sia proprio un caso che l’esplosione della pandemia sia avvenuta a ridosso delle elezioni presidenziali americane.

Comunque, ammesso – e assolutamente non concesso – che a scatenare la pandemia siano stati davvero i cosiddetti poteri forti, qualche domanda aggiuntiva dovremmo pur porcela. Perché é avvenuto tutto questo? Soltanto – come ritiene qualcuno – per mettere i bastoni tra le ruote a Trump? O potrebbe esserci di piú? Per esempio – ipotizzo – per produrre una crisi tale da annientare l’economia reale dei paesi del “nord” del mondo, risucchiandoli nel vortice di una globalizzazione irreversibile?

Non c’é dubbio, infatti, che le cifre astronomiche necessarie ad uscire dalla crisi post-pandemica dovranno essere reperite dagli Stati facendo lievitare a dismisura il proprio debito pubblico. Di fronte alla enormitá dei fondi necessari non basteranno certo i pannicelli caldi, come quelli – per esempio – del Recovery Fund. Per limitarci all’Italia, i 200 miliardi di aiuti europei alla nostra economia – scrivevo qualche settimana fa su queste pagine – sono soltanto noccioline, a fronte del fiume di danaro necessario a tappare i buchi della crisi.

A meno che una classe dirigente con le idee chiare non abbia il coraggio di ricorrere all’unico rimedio possibile: riappropriarci della nostra sovranitá monetaria e stampare il nostro denaro, invece di farcelo prestare dai mercati. Ma non é il nostro caso: il coraggio – diceva il Don Abbondio manzoniano – se uno non l’ha, mica se lo puó dare.

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