L’importanza geopolitica del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz nella storia. Di Tito Spina.

Il bombardamento navale inglese di Ras Al-Khaimah (1809).

In piena epoca coloniale, durante le guerre per il controllo dell’allora Golfo Persico, il territorio degli attuali Emirati Arabi era la chiave strategica della Regione. Un’area contesa tra Gran Bretagna, altre Potenze europee e Potentati locali

Quadro storico

Ras Al-Khaimah, un nome che agli occidentali non è molto noto. Letteralmente, in arabo significa “il posto delle case aride”, ma probabilmente richiama molta più attenzione il fatto che sia uno degli attuali Emirati Arabi Uniti, e soprattutto se associato allo Stretto di Hormuz, una delle chiavi fondamentali, se non la più importante, degli equilibri della politica economica e dell’economia politica (che non sono la stessa) a livello globale. E’ quindi comprensibile perché, specie nel periodo coloniale, Ras Al-Khaimah fosse considerato uno dei punti nodali del sistema sul quale si reggeva l’impero britannico. Nel quadro delle guerre coloniali, Ras Al-Khaimah occupa quindi un ruolo cruciale, e fu per questo teatro di diversi importanti episodi, in particolare nel 1809 e nel 1819. All’inizio del 19° secolo, l’Oceano Indiano era un importante collegamento nelle rotte commerciali fra India britannica e madrepatria, e le navi mercantili della Honorable East India Company (HEIC), note come East Indiamen, attraversavano regolarmente l’oceano, trasportando milioni di sterline in merci e beni di consumo. Uno dei porti più importanti nei collegamenti con le Indie era Bombay, importante snodo per il commercio regionale con i collegamenti con i porti persiani e arabi del Golfo Persico. Le navi che commerciavano nel Golfo Persico erano chiamate “navi di campagna” ed erano più piccole e deboli delle grandi East Indiamen.

Le principali rotte commerciali tra Estremo Oriente, India, Persia (attuale Iran), Arabia e Africa. Dal XV secolo quasi nulla è cambiato.

Gli inglesi avevano mantenuto a lungo la presenza navale nella regione, ma lo scoppio delle guerre napoleoniche nel 1803 deviò gran parte delle risorse dall’Oceano Indiano verso le colonie olandesi del Capo di Buona Speranza e Java, le basi francesi sull’Ile Bonaparte e l’Ile de France, lasciando il Golfo Persico e il Mar Arabico in gran parte indifesi. Inoltre, furono necessarie navi per la scorta armata ai convogli attraverso acque ostili, e la presenza della Royal Navy fu sostituita da navi da guerra appartenenti alla “Bombay Marine”, braccio navale armato dell’HEIC, le cui imbarcazioni però erano sparpagliate nell’Oceano Indiano. Poiché i predoni francesi erano rari nel Golfo, poche navi operavano in convogli, divenendo però obiettivi per i Dhow e i Bhagala, navi pirata che operavano da scali indipendenti lungo la penisola arabica. Nel 1805, approfittando della maggiore velocità e manovrabilità, le flotte di Al-Qasimi catturarono la Trimmer e la Shannon, due grandi navi dell’HEIC, gli equipaggi furono massacrati e le navi trasformate in unità d’assalto. Quando la HCS-Mornington della Royal Navy, che trasportava 24 cannoni e merci di vario tipo, tentò di riconquistare la “Trimmer” poche settimane dopo, si trovò di fronte 40 navi Al-Qasimi e riuscì a stento a sfuggire.

Navi britanniche in Oceano Indiano.

Ras Al-Khaimah

La crescente egemonia della Gran Bretagna sul Golfo Persico, fra la fine del 18° e l’inizio del 19° secolo, rese evidente l’esclusione dei concorrenti dalla regione. Allo stesso tempo, la Gran Bretagna divenne il principale nemico, poiché la dinastia Al-Qasimi, o Qawasim, iniziò a espandere la flotta nello Stretto di Hormuz, sia per ragioni politiche, che ovviamente commerciali, e la Royal Navy tentò più volte di distruggere Ras al-Khaimah, base principale, fino al trattato del 1820, elemento fondamentale nella storia del Golfo, nonché nella formazione degli Emirati Arabi Uniti. La città, che si trova nella zona nord-occidentale del Paese, lungo la costa del Golfo, era conosciuta anticamente con il nome di Julfar e i primi insediamenti risalgono ad almeno 7.000 anni a.C. Il mare pescoso ne fece luogo dove poter trovare sostentamento, come mostrano i reperti neolitici e mesopotamici del periodo Ubaid, trovati nei pressi del villaggio di Jazirat al-Hamra. Si sa poco delle popolazioni che abitavano l’area. Occupavano insediamenti stagionali, per la pesca e la caccia e l’allevamento. A Shimal è poi stato rinvenuto un vero tesoro di tombe preistoriche, appartenenti alla cultura di Umm an Nar, antecedente alla diffusione dell’Islam. Il primo insediamento stabile risale al 5° secolo, durante l’era dell’impero Sasanide, che si sviluppò durante il periodo islamico per diventare centro di scambi commerciali. Dall’inizio dell’era islamica, la fama di Julfar si diffuse sempre più, specialmente per la presenza del porto che venne notevolmente rinforzato. Dopo il 10° secolo, la popolazione iniziò a crescere, gli insediamenti coprirono sempre più spazio, e fu costruita una cinta muraria, detta Wadi Sur, parallela alla costa per circa 7 km, a partire dai piedi di una collina dove si troverebbero i resti del Palazzo della Regina di Saba, fino alla laguna. Le mura avevano lo scopo principale di proteggere dalla erosione del deserto, per cui non è noto il periodo in cui venne edificato il forte, anche se si colloca alla fine dell’11° secolo.

Dalla fine del 13° secolo, la vicina cittadina di Kush, polo commerciale di prima importanza, fu abbandonata e cadde in disuso, a vantaggio di Al-Mataf, sulla sponda nord-orientale. Gli abitanti di Kush si spostarono verso la costa, fino a Al-Nudud, e si strinsero rapporti di appartenenza al Regno di Hormuz, stato vassallo del Sultanato Selgiuchide di Karman. In quel periodo, è stato stimato che l’insediamento si estendesse per oltre 15 km quadrati e comprendesse almeno 15mila abitanti. Nel corso del 14° e 15° secolo lo sfruttamento del territorio raggiunse il suo apice. Julfar divenne lo scalo più importante del Golfo Persico, con una economia basata, oltre che sul mercato locale, anche su spedizioni marittime di diversi tipi di merce, artigianato, commercio di cavalli e pellegrinaggi. Il commercio più florido era comunque quello delle perle. Durante il 16° secolo la situazione geografica della zona iniziò a cambiare per la terza e ultima volta, con l’insabbiamento della laguna dietro Mataf e Nudud, che rendeva impossibile l’utilizzo del porto naturale, e i due insediamenti persero importanza, dopo un quarto di secolo. Menzionata per la prima volta all’inizio del 16° secolo, Ras Al-Khaimah si sviluppò rapidamente in centro amministrativo e commerciale. Alcuni documenti e mappe italiani della fine del 16° secolo, parlando di porti lungo la costa, lo menzionano per la prima volta.

Antiche imbarcazioni e pescatori di perle nel Golfo Persico.

Nel settembre del 1507 l’ammiraglio portoghese Alfonso de Albuquerque giunse a Hormuz con una flotta di 6 navi e ottenne la resa della città, dando origine al controllo lusitano della regione, che si protrasse al 17° secolo. Nel 1508 i portoghesi, a causa di dissidi interni abbandonarono Hormuz, che riconquistarono poi nel 1515, insieme ad altre città lungo la penisola di Musandam e la costa del Golfo di Oman, costruendo una serie di fortezze a protezione dei territori conquistati, inclusa una a Julfar, nel 1563. Durante tutto il periodo della dominazione portoghese, Ras Al-Khaimah continuò a prosperare con i commerci da e per l’India, e lungo le rotte del Golfo Persico. I portoghesi intervenivano raramente negli affari del Golfo, lasciando ai governanti di Hormuz la gestione e la supervisione dei porti dell’Arabia sud-orientale. Nel 1521 scoppiò una ribellione e i portoghesi intervennero direttamente. La rivolta iniziò nel Bahrain, poi si allargò a Sohar, Muscat e Qalhat nel 1526 e successivamente a anche a Ras Al-Khaimah, dove furono uccisi un gran numero di commercianti portoghesi.

Nel 1622 una forza anglo-persiana, composta da una flotta della Compagnia delle Indie e un contingente di soldati dell’Impero Safavide, assediò e conquistò la citta di Hormuz, costringendo i portoghesi a fuggire. Dopo la caduta di Hormuz i portoghesi si ritirarono sulla costa araba dove, con il supporto della loro flotta, al comando dell’ammiraglio Ruy Freire da Andrada, contrattaccarono e per la seconda volta occuparono una serie di porti lungo la costa dell’Oman e della penisola di Musandam, fra cui ancora Ras Al-Khaimah. Nel 1633 gli Omaniti al seguito dell’Imam Nasir bin Murshid, conquistarono Ras Al-Khaimah e Rams, quindi nel 1643 conquistarono Sohar e nel 1650 Muscat, ponendo fine al dominio portoghese, la cui uscita di scena diede spazio a dispute per il controllo del territorio, fra la Compagnia delle Indie Orientali e la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC, dal nome olandese Vereenigde Oostindische Compagnie), che alla fine prevalse.

Lo stretto ‘strategico’ di Hormuz.

La presenza olandese si sviluppò a partire dal 1620, con lo scopo di aumentare il volume di commerci con l’Iran, alleandosi contro i portoghesi, la cui presenza allora era ancora dominante. Nel settembre 1621, un’armata di nove navi al comando dell’ammiraglio Jacob Dedel partì da Jakarta (allora Batavia) in Indonesia, per cooperare con una flotta inglese contro i portoghesi, ma arrivarono troppo tardi per unire le forze. In un’operazione congiunta, inglesi e iraniani avevano conquistato la fortezza e la città di Hormuz, nel maggio 1622. Da allora, e per oltre 130 anni, fino al 1759 la Compagnia Olandese fu la più importante società estera per i commerci con la Persia. L’interesse olandese verso Ras Al-Khaimah era fondamentalmente commerciale, specie per le perle poi, negli anni successivi, la compagnia olandese perse importanza a favore della compagnia inglese, e anche della Compagnia Francese delle Indie orientali, che aveva cominciato a frequentare la zona nel 1667.

Le ragioni del declino sono comunque da cercare nelle guerre anglo-olandesi, fra il 1652 e il 1784, che dall’Europa si estesero anche al Golfo. Gli olandesi continuarono a operare dall’isola di Kharg, dove avevano aperto una stazione commerciale nel 1752 poi, nel 1766, l’esercito persiano di Mir Muhanna, assaltò l’isola costringendo gli olandesi ad abbandonare la fortezza. Il declino degli olandesi favorì la rinnovata potenza della Compagnia delle Indie Orientali. I britannici furono inizialmente interessati alla costa persiana del Golfo, poi la firma di un accordo con i persiani concesse maggiore operatività. Nel 1621 l’esercito persiano chiese ancora l’aiuto della forza navale della Compagnia delle Indie, contro i portoghesi. La Compagnia Britannica delle Indie Orientali ottenne dallo Scià di Persia un decreto che confermava le precedenti concessioni e ne aggiungeva altre molto favorevoli. Tuttavia fu solo dopo il declino della compagnia olandese che i commerci britannici si svilupparono notevolmente, in contrasto con la dinastia emergente nella regione, gli Al-Qasimi, che volevano l’esclusiva dei commerci con l’India e con la costa africana. Nel 1747, in seguito all’assassinio dello scià di Persia Nadir Shah, lo sceicco Rashid bin Matar Al-Qasimi, formò un’alleanza con Mulla Ali Shah, rendendo la sua flotta la più potente della regione, e occupò Kishm, Luft, Lingah e Shinas sulle due sponde del Golfo. Agli inizi dell’800, i Qawasim si convertirono al movimento wahabita, ed ebbero inizio i contrasti con la Compagnia delle Indie.

Navi da guerra britanniche in Oceano Indiano (XIX Secolo).

Fallimenti diplomatici

Non avendo sufficienti forze navali per una campagna in grande stile, le autorità britanniche tentarono di usare la diplomazia. Nel febbraio 1806, il giovane sultano dell’Oman, Sahid II ibn Sultan (1791-1856), firmò un trattato, promettendo di porre fine agli attacchi provenienti dal suo territorio, ma nel 1807 i francesi avevano installato consolati a Teheran e Muscat, e gli attacchi continuarono senza sosta, grazie al loro incoraggiamento (e sostegno economico e materiale). Nel 1807, Lord Gilbert Elliot-Murray-Kynynmound (1751-1814) I° conte di Minto e governatore generale dell’India, decise di inviare ambasciatori all’Impero Sikh, in Afghanistan e in Persia, nel tentativo di assicurarsi il loro sostegno, e impedire ai francesi di guadagnare alleati sui confini occidentali dell’India. Nell’ambito di questa campagna diplomatica, l’ambasciatore britannico nel regno di Persia si impegnò in diversi colloqui con le autorità locali, ma a Teheran era molto presente l’influenza francese.

Una seconda missione diplomatica partì da Londra nel 1808, guidata da Sir Jones-Brydges, I° Barone di Harford (1764-1847), per discutere nuovamente la questione. La missione partì via mare per Bushire, in Persia, con un convoglio composto dalla fregata HMS-Nereide e due sloop, HCS-Sylph e HMS-Sapphire, agli ordini del capitano Robert Corbet. Giunto alle porte del Golfo, il capitano Corbet decise di proseguire senza attendere i lenti sloop. La Nereide arrivò a Bushire il 14 ottobre 1808, il resto del viaggio fu via terra, mentre Corbet tornava verso lo Stretto di Hormuz, aspettandosi di incontrare gli sloop sulla rotta opposta. Il 21 ottobre, si seppe che la Sylph era stata catturata, e l’equipaggio massacrato. Corbet riuscì a riconquistare la nave, e in seguito si unì alla Sapphire, distaccata per ricognizioni lungo la costa. Nell’aprile 1808, una formazione composta dalle fregate di linea britanniche Albion, Phaeton e Dédaigneuse, venne a contatto con i pirati di Al-Qasimial largo del Gujarat, che saccheggiavano le navi al largo di Surat, prima di essere messi in fuga dalla Bombay Marine. Più tardi nel corso dell’anno, un’enorme flotta di 50 navi pirata apparve al largo del Sind, nel Mare Arabico. Fu in questa occasione che la grande unità Minerva cadde nelle mani di Al-Qasimi. Come di consueto, l’intero equipaggio fu ucciso e la nave divenne l’ammiraglia delle flotte arabe. In questo periodo, si stima che le forze di Al-Qasimi, fra Golfo Persico e Mar Arabico, contassero almeno 60 grandi navi e oltre 800 unità minori con un esercito fra marinai e soldati, di circa 20mila uomini. Di fronte a questa forza, i britannici avevano in pratica solo le navi Mornington e Teignmouth della flotta della Compagnia delle Indie.

Possedimenti inglesi in India, la cosiddetta ‘perla’ dell’Impero britannico.

La prima campagna del Golfo

La campagna del Golfo Persico del 1809 fu un’operazione praticamente esclusiva della Compagnia delle Indie Orientali che, in poche parole, comprò la protezione e il supporto della Royal Navy per costringere gli Al-Qasimi a cessare le incursioni contro le navi britanniche nello Stretto di Hormuz. Dopo il raid sul Sind, e dopo la stagione dei monsoni del 1809, le autorità britanniche in India decisero di dare una significativa dimostrazione di forza agli Al-Qasimi, nel tentativo non solo di distruggere le loro basi più grandi, e quante più navi possibile, ma anche per contrastare l’incoraggiamento francese nei loro confronti, da parte delle ambasciate di Parigi in Persia e Oman. Le navi furono radunate a Bombay durante l’estate. La flotta era formata dalle piccole unità da guerra dell’HEIC (Mornington, Aurora, Ternate, Mercury, Nautilus, Prince of Wales, Ariel, Fury, e il ketch Stromboli), e dalle fregate della Royal Navy Caroline e Chiffonne, comandate rispettivamente dai capitani Charles Gordon e John Wainwright, che fu posto al comando dell’intero corpo di spedizione con il grado temporaneo di commodoro. La forza era completata da truppe distaccate dalla guarnigione di Bombay, tra cui un battaglione del 65° fanteria, alcuni reparti del 47° fanteria e un assortimento di marines dell’HEIC, ingegneri, artiglieri e sepoy nativi del 2° fanteria, al comando del tenente colonnello Lionel Smith.

Il corpo di spedizione lasciò Bombay il 17 settembre, con l’intenzione di incontrarsi a Muscat la settimana successiva. Tuttavia, la forza fu ritardata, prima dall’ordine di fornire la scorta ai convogli di navi nel Mar Arabico, poi nell’operazione di salvataggio della Stromboli. Quando le forze arrivarono a Muscat, in ottobre, il sultano Sahid aveva informato Wainwright che oltre 20mila guerrieri beduini erano scesi sulla costa per unirsi agli Al-Qasimi. Comprendendo che una campagna terrestre prolungata sarebbe stata impossibile da sostenere, Wainwright decise di effettuare una serie di piccole incursioni contro le principali basi pirata nell’area dello Stretto di Hormuz, cominciando da Ras Al-Khaimah, a nord dello Stretto. Il primo evento di importanza, quindi, avvenne appunto nello Stretto di Hormuz, dal settembre al dicembre 1809. Le forze arabe di Ras Al-Khaimah all’epoca facevano parte dei domini della dinastia Al-Qasimi (o Al-Qassemi), che governò per oltre un secolo anche su Al-Sharjah (un altro degli attuali Emirati Arabi) e su Lengeh fino all’annessione all’Iran nel 1887. Storicamente, i Qawasim erano una confederazione di tribù sunnite della regione sud-orientale del Golfo, che circondava Ras al-Khaimah e Sharjah, e dovette affrontare la forte rivalità dell’impero dell’Oman per il dominio navale lungo ne coste del Golfo. A causa della loro fedeltà all’emirato wahhabita di Dir’iyah, l’impero britannico li bollò come pirati e li combatté senza riserve, specie nelle spedizioni contro Hassan bin Rahma (che regnò dal 1814 al 1820) e Hassan bin Ali. Rimane ignoto il numero dei soldati britannici, mentre i combattenti islamici erano circa duemila. A Ras Al-Khaimah morirono cinque britannici e una quarantina rimasero feriti, mentre un centinaio morirono nelle operazioni successive. Il nemico registrò 35 navi incendiate, una cinquantina di navi distrutte, e altrettanti morti. Fu un successo britannico, tuttavia limitato e non sfruttato, poiché le forze della Royal Navy, già pesantemente coinvolte nelle guerre napoleoniche, non furono in grado di sopprimere in modo definitivo le bande che facevano capo agli Al-Qasimi, che avevano le loro basi fra Ras Al-Khaimah e Sharjah. In effetti, la Compagnia delle Indie concepì la prima spedizione con obiettivi di portata limitata, per ragioni economiche, che furono raggiunti con la distruzione di tre basi e oltre 80 navi nemiche, inclusa la ammiraglia degli Al Qasimi, l’ex mercantile preda di guerra Minerva. Sebbene le operazioni continuassero nel 1810-11, gli inglesi non furono in grado di distruggere tutte le navi avversarie Al Qasimi, e nel 1811 gli attacchi ripresero, anche se con intensità inferiore, specialmente perché le carte disponibili del Golfo Persico all’epoca erano imprecise o incomplete, e le navi di Al-Qasimi potevano nascondersi in molte insenature inesplorate, problema segnalato dal generale Wainwright, e che portò a un miglioramento della cartografia britannica dell’area.

Ras Al-Khaimah (Stretto di Hormuz) bombardata dalle navi inglesi(1809).

L’assedio

La flottiglia britannica arrivò di fronte a Ras Al-Khaimah l’11 novembre, sorprendendo diverse navi nemiche. Le navi pirata si disposero per affrontare le unità inglesi, ma si diedero alla fuga quando fu evidente la troppo sconveniente inferiorità numerica. A terra, gli Al-Qasimi e i loro alleati beduini formarono una serie di difese attorno alla città, protette contro i bombardamenti delle navi inglesi grazie ai banchi di sabbia che bloccavano l’accesso alle unità pesanti di Wainwright, che il giorno seguente dispose le navi più piccole vicino alla costa per bombardare la città. Il 13 novembre, due squadroni effettuarono sbarchi anfibi: una piccola forza al comando del tenente Samuel Leslie sbarcò poco più a nord come diversivo, mentre il corpo principale sbarcò a sud, diretto dal tenente colonnello Smith. La diversione ebbe successo, ma dalle difese meridionali gli arabi potevano ancora contrattaccare contro la testa di ponte di Smith che, grazie alla copertura dei cannoni navali, riuscì ad avanzare con attacchi alla baionetta, spingendosi nella città e scacciando gli arabi casa per casa, fino al palazzo dello sceicco.

Con il porto sicuro, Wainwright ordinò allo squadrone di entrare nella baia, e lì bruciò oltre 50 imbarcazioni di Al-Qasimi, fra cui una trentina di grandi Bhagala. Nel frattempo, Smith mise al sicuro la città, bruciando magazzini e distruggendo i depositi di munizioni e le fortificazioni. Le forze arabe, che si erano ritirate dopo la caduta del palazzo, provocarono gli inglesi dalle colline circostanti, ma non effettuarono alcun contrattacco. La mattina del 14 novembre, l’operazione fu completata e le forze britanniche tornarono alle loro navi, dopo aver subito lievi perdite. I danni arrecati alle flotte di Al-Qasimi furono gravi, oltre la metà delle navi più grandi furono distrutte. Il 17 novembre, Wainwright ordinò un attacco alla città persiana di Linga. Furono bruciati circa 20 Dhow, ma ulteriori esplorazioni lungo la costa rivelarono che la maggior parte dei porti erano vuoti.

Wainwright volse quindi l’attenzione a Laft, sull’isola di Qeshm, una delle principali roccaforti di Al-Qasimi. Inviando navi per bloccare i passaggi al canale di Qeshm, Wainwright assunse piloti locali e attaccò la città il 26 novembre. I marines di Smith sbarcarono senza opposizione e si avvicinarono alla fortezza della città, ma un pesante fuoco si scatenò su di loro quando raggiunsero la porta. Nonostante le pesanti perdite, Smith riuscì a radunare le forze e, con il supporto dell’artiglieria dello sloop Fury, costrinse il forte ad arrendersi al tramonto, dopo avere garantito incolumità allo sceicco locale. Le squadre di sbarco britanniche bruciarono 11 grandi navi, e subirono 70 morti nel combattimento al forte. Le perdite arabe furono di circa 50 morti solo nel forte. Una palese dimostrazione di autorità fu anche la cessione della città allo sceicco Dewar, sovrano locale che aveva manifestato sostegno ai britannici, quindi le forze di Wainwright si ritirarono a Muscat a metà dicembre. Non ci furono particolari altre manifestazioni, salvo un vittorioso attacco, il 3 gennaio 1810, contro la città di Shinas, che si era ribellata al sultano Sahid e fu rapidamente riconquistata e restituita. Sebbene le operazioni navali minori contro singole navi locali continuarono per tutto il 1810, Wainwright e il corpo principale dello squadrone tornarono a Bombay in gennaio, avendo considerato conclusa con successo la loro missione. Di fatto, la presenza britannica a Muscat ridusse l’influenza francese in Oman, e funzionò da deterrente contro gli attacchi alle navi della Compagnia delle Indie, ma non fermò l’attività dei pirati di Al-Qasimi. Nel 1811, quando gran parte delle forze della Royal Navy e dell’HEIC nell’Oceano Indiano furono spostate a Java, Al-Qasimi ne approfittò per riprendere azioni di disturbo nel Golfo. Alla fine, gli attacchi di pirati si ridussero sensibilmente quando l’impero ottomano conquistò Medina nel 1812, influenzando l’attività di tutte le tribù islamiche del territorio. Per la cronaca, la cartografia britannica relativa alla regione, che ebbe notevole impulso grazie alle note di Wainwright, fu curata da David Ewen Bartholomew, imbarcato sulla Sapphire, alle dipendenze della Compagnia delle Indie.

La seconda spedizione

Nel frattempo, fra il 1809 e il 1814, gli Al-Qasimi si erano divisi in due fazioni: una aveva il comando a Ras al-Khaimah e sosteneva i Wahhabiti, l’altra era a Sharjah e Lengeh. Dopo decenni di incidenti in cui la navigazione britannica si era scontrata con l’aggressiva forza di Al-Qasimi, e dopo l’imposizione della forza da parte dell’impero britannico con l’assedio di Ras Al-Khaimah, gli inglesi imposero al leader della dinastia Al-Qasimi, Hussain bin Rahman, un trattato di pace, che nel 815 subì una brusca svolta, quando Al-Rahman decise di sciogliere l’accordo. Subito dopo ripresero gli attacchi alle navi britanniche. La campagna del Golfo Persico del 1819 fu quindi una spedizione punitiva, principalmente contro la forza marittima araba nel Golfo Persico. Le navi partirono ancora una volta da Bombay nel novembre 1819, per attaccare ancora la chiave strategica della regione, Ras Al-Khaimah. La campagna terminò con la vittoria inglese e la firma del Trattato Marittimo Generale del 1820, che sottomise tutti gli sceicchi della Costa dei Pirati. Nel 1815, l’equipaggio di una nave britannica fu catturato da Al-Qasimi vicino a Muscat e la maggior parte dell’equipaggio fu assassinata. Nel gennaio 1816 Al-Qasimi catturò il pattamar armato Deriah Dowlut, al largo della costa di Dwarka e uccise una ventina dei 40 indiani dell’equipaggio. Nel Mar Rosso, tre navi mercantili indiane battenti bandiera britannica furono catturate da Surat e, come di consueto, gli equipaggi uccisi.

In seguito all’incidente (attribuito a Amir Ibrahim, cugino del sovrano Hassan Bin Rahmah), venne ordinata un’indagine, poi un piccolo squadrone si radunò al largo di Ras Al-Khaimah e, ​​vedendo Sheikh Hassan che continuava a essere ostinato, aprì il fuoco su quattro navi ancorate nel porto. Sparando da una distanza eccessiva, lo squadrone spese circa 350 colpi senza alcun effetto, quindi si disperse verso altri porti della costa. Non sorprende che, data questa inefficace dimostrazione, la temerarietà dei pirati aumentò, visto c he l a forza di Al-Qasimi era stimata in circa 60 grandi imbarcazioni con sede a Ras Al-Khaimah, che trasportavano da 80 a 300 uomini ciascuna, oltre a 40 navi più piccole ospitate in altri porti vicini. Seguirono ulteriori incursioni, inclusa la cattura di una nave araba ma comandata da inglesi e battente bandiera inglese, a sole 70 miglia a nord di Bombay. Dopo un ulteriore anno di incidenti, alla fine del 1818 Hassan bin Rahmah fece aperture concilianti a Bombay che furono severamente respinte.

All’epoca, il segretario capo del governo di Bombay, tale F. Warden, presentò un verbale in cui attribuiva la responsabilità della pirateria all’influenza wahhabita sugli Al-Qasimi e all’ingerenza della Compagnia delle Indie Orientali negli affari dei nativi. Warden si oppose con successo anche alla proposta di insediare il sultano di Muscat come sovrano dell’intera penisola. Gli argomenti e le proposte di Warden probabilmente influenzarono la forma del trattato concluso con gli sceicchi della costa del Golfo. Il 3 novembre 1819, gli inglesi si imbarcarono in una spedizione punitiva contro Al-Qasimi, guidata dal maggiore generale William Keir Grant, e ancora verso Ras Al-Khaimah, con 3.000 soldati. Gli inglesi fecero un’offerta al sultano di Muscat, Said bin Sultan, per cui sarebbe stato nominato sovrano della Costa dei Pirati se avesse accettato di assistere gli inglesi nella loro spedizione. Il sultano accettò e inviò una forza di 600 uomini e due navi. Con unità pesanti come la Liverpool, Eden, Curlew e un certo numero di cannoniere e mortai, il capitano Collier, di Liverpool, guidava la forza navale, con il supporto della Bombay Marine della Compagnia delle Indie Orientali, che contribuì con sei navi armate al comando del Capitano Hall: Teignmouth e Benares (16 cannoni ciascuna), Aurora e Nautilus (14 cannoni), Ariel e Vestal (12 cannoni). Dal lato dell’esercito, Grant comandò i reggimenti di fanteria 47° e 65°, il 1° Battaglione/2° Reggimento di nativi; le compagnie di fianco del 1° Battaglione/3° Reggimento nativi, e le compagnie del Battaglione Royal Marines e mezza compagnia di Pionieri. Le truppe combattenti erano 1.700 europei e 1.459 sepoy indiani. Si radunarono al largo della costa di Ras Al-Khaimah il 25 e 26 novembre e, il 2 e 3 dicembre, le truppe furono sbarcate a sud della città, posizionarono batterie di cannoni e mortai e, il 5 dicembre, la città fu bombardata da terra e mare. Collier affidò al capitano Walpole le cannoniere e una scialuppa armata per proteggere lo sbarco, che, tuttavia, non trovò opposizione. Il bombardamento della città iniziò il 6 dicembre, sia da batterie di cannoni e mortai da 12 libbre portati a terra, sia dal mare. Il 7 dicembre, alle batterie terrestri si aggiunsero due cannoni da 24 libbre fatti arrivare appositamente da Liverpool.

Fort Dhayah

La seconda spedizione contro Ras Al-Khaimah causò meno di dieci morti fra i britannici e circa un migliaio da parte di Al-Qasimi, in particolare per i combattimenti che seguirono la caduta della città, perché i difensori si erano ritirati all’interno dell’inespugnabile forte di Dhayah, in cima alla collina che domina la cittadina. Gli inglesi sbarcarono il 18 dicembre, che si fece strada nell’entroterra attraverso le piantagioni di datteri fino al forte Dhayah il 19. Lì, 398 uomini e altre 400 donne e bambini resistettero, senza servizi igienici, acqua o riparo dal sole, per tre giorni sotto il pesante fuoco di mortai e cannoni da 12 libbre. I due cannoni da 24 libbre (e oltre 2 tonnellate di peso) dell’HMS-Liverpool, che erano stati utilizzati per bombardare Ras Al-Khaimah dal lato terra, furono nuovamente trascinati attraverso la pianura, dalle paludi costiere di mangrovie di Rams, per 3 miglia, un viaggio di circa tre miglia. Dopo due ore di fuoco, i cannoni avevano aperto una breccia nelle mura del forte, dove si trovavano anche circa 400 persone fra contadini e pastori, che si erano rifugiati, fra i circa 180 combattenti. Dopo l’attacco finale, l’ultimo degli Al-Qasimi si arrese la mattina del 22 dicembre, e la Union Jack fu innalzata sulla torre del forte, che poco dopo venne fatto saltare in aria. Le perdite britanniche nell’azione a Dhayah includevano solo un ufficiale, tre soldati, e una quindicina di feriti.

Il trattato

Nel 1820, agli sceicchi di queste comunità, in buona parte prigionieri, e ad altri che sceglievano di arrendersi, il rappresentante della corona britannica, Sir William Keir Grant, propose/impose il Trattato Generale di Pace Marittima. Firmarono gli sceicchi di Khatt e Falaya; Jazirah Al-Hamra; Abu Dhabi, Rams e Dhayah, Dubai, Sharjah, Ajman e Umm Al-Qawain, e proibiva la pirateria nel Golfo Persico, bandiva la schiavitù e richiedeva che tutte le navi utilizzabili fossero registrate presso l’amministrazione britannica, con regolari vessilli rossi e bianchi, gli stessi che ancora oggi esistono. Nonostante il trattato, gli inglesi erano comunque diffidenti. Nello stesso anno, diverse imbarcazioni arabe furono confiscate dal responsabile delle ispezioni generali, capitano Loch, che le condusse ancora una volta al largo di Ras Al-Khaima. Le imbarcazioni dei locali riuscirono a fuggire e tornarono nei porti, altre come quelle di Charak, non ebbero successo e furono distrutte. Il trattato non impediva agli sceicchi di farsi la guerra fra loro. Nel 1829 scoppiò un conflitto fra lo sceiccato di Abu Dhabi e i suoi confinanti settentrionali di Sharjah e Ras Al Khaimah. Dopo una breve tregua, per consentire la pesca delle perle, il conflitto riprese e si protrasse fino al 1833 coinvolgendo anche la neonata comunità di Dubai che si era staccata da Abu Dhabi. Nel novembre del 1833 lo sceicco di Sharija alleato con quelli di Ajman, Lingah e con il supporto dei Qawasim, assediò la città di Abu Dhabi. Alla fine del 1834 fu concordata una pace che fu tuttavia turbata da veri scontri e relative rappresaglie fra i contendenti. Lo scontro fu il più aspro fra quelli combattuti fra gli sceiccati arabi e portò non pochi danni La situazione indusse il colonnello Samuel Hennell, allora assistente del residente britannico per il Golfo Persico di Bushire, a proporre un trattato per una tregua che doveva essere osservata dai principali sceicchi della Costa dei Pirati e dai loro sudditi, dal 21 maggio al 21 novembre del 1835. La proposta fu accolta con entusiasmo dagli sceicchi e rinnovata anche per gli anni 1836 e 1837 e ratificata fino al 1843 per il successivo decennio.

Nel 1853 alla scadenza del trattato decennale fu conclusa la Tregua Marittima Perpetua, firmata da Abdulla bin Rashid Al Mualla di Umm Al Quwain, Humaid bin Rashid Al Nuaimi di Ajman, Saeed bin Butti di Dubai, Saeed bin Tahnun Al Nahyan, capo dei Beniyas, e Sultan bin Saqr Al Qasimi come capo dei Joasmees. L’accordo stabiliva la formale rinuncia degli arabi al diritto di fare guerra per mare, in cambio della protezione britannica contro le minacce esterne verso le famiglie regnanti. Inoltre, in caso di controversia o atto di aggressione subito, concordavano di rimettersi al giudizio del residente britannico che risiedeva a Sharjah o del Commodoro di Bassidore.

Nel marzo 1892 fu poi formato l’Exclusive Agreement, con cui gli sceicchi vincolavano se stessi e i loro successori a non stipulare alcun accordo con qualsiasi potere diverso dal governo britannico, non acconsentire alla residenza nei loro territori dell’agente di qualsiasi altro governo senza l’assenso inglese, e altro ancora. Questi impegni furono ratificati dal Viceré dell’India il 12 maggio successivo, e furono successivamente approvati dalla corona britannica. Il patto impediva l’ingresso nell’area del Golfo da parte di potenze straniere, quali Francia, Russia e l’alleanza turco-tedesca. Poco prima della firma dell’accordo, nel 1887-88, vi fu un tentativo della Persia di instaurare strette relazioni tra gli sceiccati e il governo persiano con l’obiettivo di escludere l’influenza britannica dalla regione. Il tentativo non andò a buon fine e la firma del trattato esclusivo pose fine definitivamente alla questione.

Il crest della Compagnia delle Indie Orientali.

Bibliografia:

“The Royal Navy, A History from the Earliest Times to 1900”. W.L.Clowes, Chatham Publishing.

“The Victory of Seapower”. R.Woodman, R.Gardiner. Caxton Editions 2001.

 “Naval History of Great Britain”. W.James, Conway Maritime Press 2002.

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