Chimor, e il segreto del sacrificio di bambini. Di Lorenzo Utile.

Testa mummificata di una bambina Chimor (Foto: Johan Reinhard).

Una civiltà di cui ancora oggi si sa molto poco, che praticava rituali sanguinari durante i quali venivano offerti agli dei i più giovani della comunità.

Da Moche a Chimor

La civiltà Chimor si sviluppò sulla costa settentrionale del Perù fra l’850 e il 1470 circa, per mille chilometri, e aveva il centro principale nella città di fango Chan Chan. Le origini sono da ricercare nella gente appartenente alla cultura Moche, o Mochica, nome che si riferisce al Rio Moche, grande corso d’acqua che lambisce i principali monumenti oggi rimasti, nel sito detto Huaca del Sol, e nei presi di El Muchik, fra templi piramidali, palazzi, fortificazioni e mirabili opere di irrigazione, dove si parla ancora la antica lingua. L’età della civiltà Moche è convenzionalmente situata fra il 1° e il 7° secolo, lungo la stretta fascia di terra coltivabile a ridosso delle Ande, che oggi è il Perù.

Resti di bambini sacrificati.

Una civiltà che raggiunse alti livelli di sviluppo nell’arte, nella tecnica e dell’organizzazione urbanistica complessa, che aveva la propria capitale a Moche, oggi provincia di Trujillo, regione di La Libertad. Centri particolarmente sviluppati furono Lambayeque e La Libertad, anche se molte tracce sono state trovate nella regione di Piura, più a nord, e in quella più meridionale di Ancash. Una cultura radicata in una regione con caratteristiche ambientali uniche, dove le valli sono anguste e scarso potenziale agricolo, specie fra Moche e Chicama, centro dal quale si diffuse verso sud, nelle valli di Virú, Chao, Santa e Huarmey e poi verso nord, a Jequetepeque, Zana, Lambayeque e il fiume Piura. Si spinsero anche sulle alture andine, ma non superarono le alte quote, fino ad allacciare contatti con alcune tribù Recuay

La scienza ufficiale basa l’origine dei Moche fra il 100 a.C. e il 1° secolo, e una durata di circa 700 anni, quindi la decadenza verso il termine dell’anno 700, e le radici in alcune isolate tribù Chavin, Viru e Salimar. Un primo periodo Moche era caratterizzato da insediamenti più o meno isolati e autonomi, con pochissimi contatti reciproci. Una fase successiva avrebbe visto uno sviluppo sociale e politico comune con una successiva espansione verso sud. Un’altra fase poi vide questa cultura raggiungere l’apice, per espansione e sviluppo culturale, per poi andare verso la decadenza, lo spostamento della capitale a Pampa Grande, nella valle di Lambayeque, e il sopravvento degli Huari, oltre che ad una serie di catastrofi naturali provocate da un fenomeno straordinariamente intenso di El Nino, con gravissimi e permanenti danni al territorio ed all’agricoltura, risorsa principale per il sostentamento. Si conoscono le abitudini grazie ai reperti portati alla luce, in maggio parte statuette che rappresentano vari personaggi, tazze, bottiglie, vasellame e i caratteristici cancheros, piccole anfore con manici ad angolo. Su questi sono riprodotti scene quotidiane di caccia, pesca e combattimento. Non mancano le immagini antropomorfe di esseri demoniaci, figure religiose e soprattutto sacrifici di prigionieri. La leggenda del Signore di Sipan, ad esempio, racconta di un guerriero che prendeva parte attiva ai sacrifici umani.

Rituali sanguinari

In seguito al ritrovamento di segni di scarnificazione su alcune ossa appartenute evidentemente a vittime di sacrifici, si era pensato anche al cannibalismo, ma una più approfondita ricerca sulle incisioni ha fatto ipotizzare che almeno alcuni di questi rituali prevedessero la scarnificazione. Il sangue aveva un ruolo fondamentale, veniva somministrato ai prigionieri con sostanze psicoattive e anticoagulanti, raccolto in una coppa, citando ancora la Leggenda del Signore di Sipan, addobbato con ricche vesti e impersonato dal primo sacerdote. La scarnificazione rituale è riportata su alcuni vasi, ma anche la presenza di altri soggetti fantasiosi, danze fra scheletri o demoni, il che ha fatto anche pensare che anche la scarnificazione fosse soggetto di fantasia. Nel corso degli ultimi anni, sono state ritrovate sepolture con resti di diversi individui, in caso di persona importante, che doveva essere accompagnato dai propri servitori, sacrificati al momento della morte del padrone. In genere si trattava di inservienti già prescelti in previsione del momento fatale.

Le imponenti mura di Chan Chan.

Furono i Moche a preferire di deporre solo alcune parti di un corpo dei servi, in genere testa o mani, usanza tramandata alla cultura Chimor, sulla costa nord. I primi sviluppi di una civiltà Chimor organizzata sono le tribù Lambayeque, poi i Cajamarca e gli Huari. Secondo la leggenda, la capitale Chan Chan fu fondata da Taycanamo, il quale arrivò dal mare, per creare un regno che potesse fermare l’espansione Inca, cominciata nel 1470 da Tupac Yupanqui, che vince contro il signore locale, Minchancaman, diretto discendente di Tacaynamo, e poi completata da Huayna Cápac, salito al trono di imperatore nel 1493, ovvero circa mezzo secolo prima dell’arrivo dei primi Conquistadores. La capitale Chan Chan era un insieme di dieci cittadelle, intitolate ad altrettanti re della dinastia regnante. Aveva mura ed edifici decorati con rilievi di argilla, a motivi floreali, zoomorfi o mitologici, ma non fu mai completata a causa della conquista Inca.

I Chimor, la cui lingua è definita Quingnam (si perse con la conquista spagnola), si distinsero per la costruzione di centri urbano con una duplice funzione: città strategiche, e avamposti militari con fortificazioni, oppure centri cerimoniali con piramidi, cimiteri e magazzini, protetti da mura alte oltre 10 metri. Ben noti gli impianti di irrigazione che fornivano case, terrazze agricole, e connetteva la città con i fiumi nelle vicinanze. Erano abili metallurgici, capaci artigiani, pescatori su robuste imbarcazioni di giunco, per sfruttare un territorio in maggior parte desertico, favorendo l’agricoltura intensiva nelle oasi, soprattutto patate, papaya e cotone. La religione era basata sul culto della Luna, divinità che aveva il potere assoluto sui fenomeni atmosferici, alla quale venivano offerti quantitativi di frutta, e sacrifici animali e umani. Il Sole fu associato a pietre chiamate “alaec-pong”, che rappresentavano i figli della divinità e gli antenati. Noti per le capacità di astronomi, utilizzavano la costellazione delle Pleiadi per organizzare il calendario e lo scorrere del tempo.

Huanchaquito-Las Llamas

Fra le recenti scoperte, un gruppo di archeologi ha trovato i resti di 140 bambini e circa 200 lama, parte di un sacrificio di massa per una importante cerimonia religiosa. Un rito di oltre 550 anni, per invocare la fertilità della terra e del mare, e la clemenza dopo una grande inondazione. La più importante scoperta sui riti sacrificali della civiltà Chimor. I Conquistadores spagnoli saccheggiarono molte tombe di sovrani Chimor, e gran parte dei tesori fu depredata o affondò durante i trasferimenti in Europa, per questo sono salvate poche testimonianze. Una delle più importanti, nella sua assoluta drammaticità, è la prova di un vero e proprio sacrificio di massa di bambini, mai compiuto probabilmente in tutta la storia. Le oltre 140 vittime e 200 lama sembra siano stati selezionati per un sacrificio rituale, su un rilievo affacciato sull’Oceano Pacifico.

Gli archeologi del team internazionale erano coordinati da Gabriel Prieto (Universidad Nacional de Trujillo) e John Verano (Tulane University), e sono attualmente ancora impegnati nei diversi siti archeologici, per conto della National Geographic Society. Non sono certo i primi episodi di sacrifici umani fra le civiltà precolombiane, come Aztechi, Maya, Inca, ma la scoperta di un evento di questa portata nella civiltà Chimor è senza precedenti. Il sito del sacrificio è Huanchaquito-Las Llamas, un promontorio, distante poche centinaia di metri dall’oceano, oggi soffocato da edifici residenziali in cemento, nel distretto di Huanchaco, Perù settentrionale.

Mummia dell’epoca Chimor.

Al suo apice l’impero Chimor dominava quasi mille chilometri lungo la costa del Pacifico e, verso l’interno, le valli da Lima all’attuale confine con l’Ecuador. Solo gli Inca comandavano un impero più vasto, che nel 1475 inglobò anche gli stessi Chimor. Huanchaquito-Las Llamas è un nome già noto nel 2011, quando gli scavi portarono alla luce i resti di una quarantina di giovanissimi scheletri, con atri di 76 lama. Nel 2016 i resti accumulati ammontavano a 146 bambini e 200 giovani lama. Il radiocarbonio ha datato alcuni frammenti di corda e tessuto, datati a un periodo compreso tra il 1400 e il 1450. Sia le ossa degli animali che quelle dei bambini mostrano segni di tagli al torace, è evidente il distacco delle costole, e il torace delle vittime è tagliato e asportato, probabilmente per rimuovere il cuore, da mani esperte evidentemente addestrate a tale pratica. Ci sono anche i resti di tre adulti (un uomo e due donne), con segni corpi contundenti sul cranio, probabilmente funzionari che avevano amministrato il rito, e uccisi a lor volta.

Le prove scientifiche

Secondo gli esami clinici, i bambini sacrificati avevano età comprese fra i 5 e i 14 anni, e la maggior parte fra gli 8 e i 12. Lo sguardo è disposo verso ovest, cioè verso il mare. Il cranio del lama è invece orientato a est, verso le Ande. Impresse in uno strato di fango, scoperte anche impronte di uomini con sandali, orme di cani, bambini scalzi e lama, con segni che rivelano tentativi di resistenza In sostanza, le vittime in catene. Un rituale che ricorda quello in cui furono sacrificati 42 bambini, nel Templo Mayor di Tenochtitlan, la capitale degli Aztechi, oggi Mexico City. La maggior parte delle culture precolombiane che praticavano sacrifici umani, in genere uccidevano persone adulte, come dichiara Joseph Watts, ricercatore dell’università di Oxford e dell Max Planck Institute, per cui è ben più complicato trovare la ragione del sacrificio di bambini, e in così gran numero. Cosa spingeva i Chimor a tutto questo?

Ulteriori analisi hanno evidenziato che in quel periodo, il territorio era stato colpito da un tragico evento alluvionale, con forti piogge che colpirono le coste. Era il ben noto El-Nino, che danneggiò gravemente le coste, e probabilmente anche molti impianti di irrigazione, essenziali per le coltivazioni. Evidentemente, il sacrificio di adulti non era sufficiente per placare la collera delle divinità, spingendo alla decisione di sacrificare qualcosa di più prezioso. La ricostruzione dei resti è ancora oggi in corso, fra non poche difficoltà. Uno degli elementi emersi è che erano sia maschi che femmine, non appartenenti all’etnia locale, ma a diverse tribù del vasto impero.

L’attuale America latina.

Relativismo culturale

In ottimo stato di conservazione, grazie alle condizioni climatiche, sono state rinvenute poi tre mummie Inca, vicino alla sommità del vulcano argentino Llullaillaco. Fatto che ha consentito di dare un volto all’antico rituale Capacocha. I corpi della tredicenne di Llullaillaco e dei suoi compagni più giovani, un ragazzo e la “ragazza fulmine” (a causa del danneggiamento del corpo da parte di una scarica atmosferica) hanno rivelato che, nel momento della morte, e nel corso delle cerimonie che durarono circa un anno per la preparazione al sacrificio, entravano in gioco anche sostanze in grado di alterare lo stato mentale. L’analisi biochimica dei capelli ha fornito informazioni su cosa avesse mangiato e bevuto negli ultimi due anni di vita: vi è un cambiamento nel modo di alimentarsi e nel consumo di coca e alcol, coerenti con i resoconti storici secondo cui gli Inca selezionassero alcuni bambini per una cerimonia della durata di un anno che sarebbe finita con il loro sacrificio.

Nella visione religiosa Inca, coca e alcool potevano indurre stati di alterazione che rientravano nella sfera del sacro, ma di certo svolgevano anche una funzione più reale, disorientando completamente le vittime, più docili al sacrificio che li attendeva. Altri ritrovamenti hanno evidenziato le sepolture di personaggi importanti come maestri tessitori o guerrieri, personalità di alto rango, che dovevano essere accompagnati da due sacrifici umani. Per definizione, il relativismo culturale è una modalità di confronto con la variabilità e la molteplicità di costumi, culture, lingue e società, con inclinazione a riconoscerne le ragioni, ad affermare non solo l’esistenza, ma anche l’incidenza e la significatività. In altre parole i concetti di giusto e sbagliato sono specifici per ogni cultura o civiltà. Il sacrificio di massa nella civiltà Chimor avvenne prima dell’avvento dei Conquistadores, che diedero avvio a ben altri massacri, per cui non esistono documentazioni scritte. E’ comunque ricordato come evento mai riscontrato prima.

Bibliografia:

Reinhard Johan, A 6700 metros ninos incas sacrificados quedaron congelados en el tiempo, National Geograpich, Novembre 1999

Zapponi Sara, Dalle mummie degli Inca i segreti dei sacrifici della Capacocha, Focus agosto 2013

Handwerk Brian, I segreti dei bambini inca sacrificati sulle Ande, National Geograpich Luglio 2013

Andrushko, Valerie A.; Buzon, Michele R.; Gibaja, Arminda M.; McEwan, Gordon F.; Simonetti, Antonio; Creaser, Robert A. (February 2011)

“Investigating a child sacrifice event from the Inca heartland\”. Journal of Archaeological Science

Romey Kristin, In Perù ,140 bambini nel più grande sacrificio di massa, National Geograpich 2018

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