Guido Morselli: un grande, anomalo e dimenticato scrittore. Di Alberto Rosselli.

Guido Morselli.

Il 31 luglio 1973 si toglieva la vita Guido Morselli (Bologna, 1912 – Varese, 1973), scrittore geniale e misconosciuto in vita, autore del capolavoro ‘Dissipatio H.G’.; uno dei protagonisti fuori dagli schemi dell’arte e letteratura ritratti nel libro a cura di Andrea Lombardi e Miriam Pastorino e con prefazione di Vittorio Sgarbi, ‘Profeti inascoltati del ‘900’ collegante pensatori liberi ed eretici, conservatori di valori. ‘Profeti inascoltati del Novecento’ è corredato dai ritratti degli autori, eseguiti da Dionisio di Francescantonio. Il testo è stato curato da Vittorio Sgarbi che si è avvalso, per le biografie, della collaborazione di Pietrangelo Buttafuoco, Stenio Solinas, Armando Torno, Adriano Scianca, Alessandro Gnocchi e molti altri. Di seguito, su gentile concessione dell’Editore, la scheda di Morselli tratta dal libro e firmata dal giornalista e saggista Alberto Rosselli.

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Tutta la nostra esperienza interiore è il gioco di due fattori: la memoria (il passato) e l’angoscia (il presente)”.

Scrittore e critico letterario acuto, intimista e schivo, Morselli è ancora oggi un ‘dimenticato’, almeno da certa critica. Dopo avere compiuto diciotto anni, venne avviato dal padre agli studi giuridici. Nel 1935, Morselli si laureò in legge presso l’università di Milano, dopodiché esercitò per qualche tempo un lavoro impiegatizio e discreto. Dopo la Seconda guerra mondiale, alla quale partecipò come ufficiale dell’esercito, si ritirò prima in una villa di famiglia a Varese, poi, a partire dal 1958, in una casa chiamata Santa Trinità, che si era fatto costruire sui monti del varesotto. Qui scrisse i suoi romanzi che cercò invano di pubblicare (trovò, come vedremo, la strada sbarrata da Italo Calvino il quale non gradì affatto uno dei migliori scritti di Morselli, cioé ‘Il Comunista’). Nel 1973, dopo l’ennesimo rifiuto di pubblicazione, Morselli si tolse la vita.

Due soltanto i libri da lui pubblicati in vita: le raccolte di saggi ‘Proust o del sentimento’ (1943) e ‘Realismo e fantasia’ (1947). Ma in realtà la sua produzione letteraria era già cominciata nei primi anni Trenta, periodo a partire dal quale sviluppa una gran massa di scritti, tuttora inediti, comprendenti saggi, racconti, commedie, soggetti cinematografici, solo alcuni dei quali apparsi, fra il 1933 e il 1964, su quotidiani e riviste. Il primo romanzo edito, ‘Roma senza papa’, uscì postumo nel 1974, suscitando un notevole interesse sull’autore, sulla sua vicenda umana e sulla sua figura di scrittore. Fu un vero e proprio ‘‘caso letterario’’, tanto che in un brevissimo giro di anni vennero pubblicati altri sei suoi romanzi, benché altri debbano ancora vedere la luce. Tra i sui testi più noti, ed anche contestati, figura ‘Il comunista’, scritto nel 1964 (indubbiamente – assieme a ‘Roma senza Papa’) tra i migliori romanzi di Morselli. ‘Il Comunista’: tema centrale è la crisi politica ed esistenziale di un militante del partito operaio che vive gli anni della destalinizzazione come il crollo di un mondo al quale aveva dedicato gli anni migliori della sua vita. Al polo opposto, e in certa misura pendant de ‘Il comunista’, è il già citato ‘Roma senza papa’, scritto nel 1966, dove la crisi del mondo cattolico si traduce nella visione ironico-grottesca di una chiesa che, nel disperato tentativo di rinnovarsi per mettersi al passo con i tempi, finisce per precipitare nella confusione e in una sorta di relativismo filosofico, perdendo la sua stessa identità votata al Verbo. ‘Roma senza Papa’ è in realtà un cupo testo premonitore, rabdomantico.

Alla vena più problematica di Morselli appartiene ‘Dissipatio H.G.’, un libro intensamente autobiografico, scritto l’anno prima della morte. La trama: una apocalisse nucleare lascia in vita un solo uomo che inizia a muoversi in un mondo spento, cinereo, immerso nella nebbia; si tratta di uno scritto appunto apocalittico che è metafora d’una delusione umana – quella di Morselli – angosciosa, senza rimedio, che sarebbe sfociata di lì a pochi mesi nel suicidio dell’autore.

Morselli, ovvero il rifiuto dei falsi miti e delle ideologie.

In Morselli vi è un rifiuto polemico, a acuto delle ideologie, di qualunque ideologia, e dei falsi miti del cosiddetto Progresso, ed è forse questo suo atteggiamento che gli valse il rifiuto d’ogni manoscritto in un’epoca di contrasti ideologici come quella degli anni Sessanta, in cui le case editrici più importanti cominciavano a orientarsi decisamente verso ideologie care alla sinistra politica. Forse qualche suo testo si perse nei meandri di certa burocrazia editoriale, ma risulta illuminante proprio il percorso subìto dal manoscritto de ‘Il comunista’, inizialmente accettato e giunto alle seconde bozze, corrette meticolosamente da Morselli, ma poi rifiutato per via di un mutamento della Direzione della Casa editrice che, dietro indicazioni di Calvino, non ritenne più opportuno procedere alla stampa del romanzo. Nel 1977, la Adelphi − cui si deve, su segnalazione di Dante Isella, la ‘‘scoperta’’ di Morselli − aveva pubblicato un volume di saggi: ‘Fede e critica’, ‘Riflessioni sulla religione’: tema, questo, cui sono dedicati altri scritti, ancora inediti o inghiottiti dal pozzo della sbadatezza editoriale.

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