LA RAGNATELA DEL GRAAL, E LA CONTROINIZIAZIONE. Di Alberto Landone.

L'edificio oggetto di studio.

 

 

LA RAGNATELA DEL GRAAL, E LA CONTROINIZIAZIONE

di Alberto Landone

 

Premessa

Questo articolo nasce dalla lettura di due libri, “Alla ricerca del Santo Graal – Nelle terre dei Gonzaga”, diAlberto Cavazzoli (Reggio Emilia – Aliberti, 2008), e “Rennes le Château. Dal Vangelo perduto dei Cainiti alle sette segrete”, di Mariano Bizzarri (Edizioni Mediterranee, 2005), ma soprattutto da una serie di incongruenze, ma sarebbe meglio dire di conti che non tornavano, ed in cui mi sono imbattuto nella stesura del libro che sto tuttora completando, ed il cui titolo provvisorio è “1940 – ‘42: Legnano Capitale d’Europa?”. Si è infatti constatato l’esistenza di una serie di coincidenze geometriche – geografiche, che è del tutto improbabile che siano dovute al caso, e:

           che legano tra loro una serie di edifici riferibili a Matilde di Canossa, ai Gonzaga, al tempo della Signoria di Mantova, ai cugini Borromeo, i campioni della Controriforma, a Jean Cocteau, dal 1955 membro dell’Accademia Francese, e quindi, a loro volta, questi edifici,

           sono collegati ad edifici che vanno dal Medio – Evo al Rinascimento fiorentino e milanese, senza escludere i monumenti topici della cultura esoterica: (1) il tempio di Re Salomone; (2) l’isola di Philae dedicata alla dea Iside; (3) Castel del Monte, (4) le località che si ricollegano al mito di Rennes-le.- Château.

 

Queste precise connessioni nel tempo e nello spazio di edifici sacri e/o religiosi fanno ovviamente pensare ad una comune regia, i cui esponenti non si sa fino a che punto sono coinvolti nel mondo dell’esoterismo, ma che sicuramente ben conoscono i principi della “Geometria Sacra” e che si muovono in totale sintonia. Siamo quindi in presenza di un establischement nascosto, che anche se si presenta di volta in volta con facce più o meno diverse, ha:

           una comune matrice culturale indubbiamente di tipo esoterica, almeno per gli aspetti legati alla “Geometria Sacra”, e

           si è dato una precisa linea guida, che persegue in modo indubbiamente efficace lungo i secoli.

 

Quale può essere il fine di tutto questo operare? Le specifiche condizioni al contorno che stiamo considerando fanno subito pensare di essere all’interno del processo di unificazione europea, così come tratteggiato dal libro “L’Altra Europa – Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea”, scritto da Paolo Rumor con la collaborazione del politologo Giorgio Galli e dell’architetto Loris Bagnara. Tuttavia, nonostante le premesse, non si è trovato nessun link ben definito tra l’Europa descritta nel libro di Rumor, e questo insieme monumentale che si colloca con una estrema precisione geometrica e geografica in quella striscia di terra che va dalla Lombardia alla Toscana passando per l’Emilia Romagna e, tramite Cocteau, anche con una puntata sulla Costa Azzurra.

 

In questo articolo cercheremo quindi di definire nel modo più preciso possibile le leggi matematiche – geometriche che sottendono alle scelte geografiche fatte da Matilde di Canossa, i Gonzaga, i cugini Borromeo e Jean Cocteau per allocare gli specifici monumenti da loro retenuti significativi. Di fatto, si può dire che nel seguito cercheremo di svolgere un’azione di “reverse engineering”. Non arriveremo però, lo ripetiamo, a delle conclusioni definitive: potremo dire in che modo si è operato, non quali obiettivi ci si è dati operando in quello specifico modo.

 

Jean Cocteau, Notre Dame de Jérusalem, e la cappella del clero di Legnano

Notre Dame de Jérusalem e la cappella del clero di Legnano

Cercando esempi di costruzioni civili e/o religiose aventi una configurazione simile alla cappella del clero di Legnano[1] mi sono imbattuto nella cappella Notre Dame de Jérusalem, costruita da Jen Cocteau agli inizi degli anni ’60, poco prima della sua morte, con l’assistenza dall’architetto Jean Triquenot. Tale edificio, ora classificato come “Patrimonio della Francia”, si trova nella località denominata La Tour de Mare, vicino al villaggio di Frejus, sulla costa azzurra. Dal sito  Internet, http://www.artway.eu, alla voce“Art Sacré in the South of France: Matisse, Chagall and Cocteau”, by Jonathan Evens, risulta che l’area in cui viene costruita la cappella è acquistata agli inizi degli anni ’60 da un ricco ed influente banchiere massone, Jean Martinon, per realizzare una colonia di artisti.

 

Ai fini di un possibile confronto e studio delle configurazioni dei due edifici, cappella del clero di Legnano e cappella di “Notre Dame de Jérusalem”, si riportano le immagini seguenti:

            cappella del clero (Fot. 1): copia del modellimo disponibile presso la Biblioteca Nazionale Braidense;

            Notre Dame de Jérusalem (Fot. 2): immagini disponibili nel sito “www.rlcresearch.com /2008/…/nd-de-jerusalem/ e denominato «Notre Dame de Jérusalem by Jean Cocteau – Rennes-le-Chateau Research and Resource»”[2].

 

Entrambe le strutture sono composte da due ottagoni regolari di diverso perimetro, posti tra loro in modo tale che i rispettivi centri sono coincidenti, e dove in un caso il requisito di simmetria rispetto all’asse verticale è soddisfatto sovrapponendo i due ottagoni, mentre nell’altro ponendoli in modo concentrico. Di fatto la cappella di Cocteau riprende esplicitamente la pianta architettonica della Moschea di Omar, che nella parte più esterna si compone di un doppio ottagono, mentre la cappella del clero ottiene lo stesso risultato in modo virtuale se si considera la proiezione al piano della cappella stessa.

 

Anche cambiando la disposizione delle due figure a base ottagonale, è comunque possibile applicare ad entrambe le due strutture architettoniche la stessa lettura esoterica specifica per il numero otto ripetuto due volte. Secondo una logica numero logica questa duplice combinazione del numero otto corrisponde a:

            numero 16, dato appunto da 8 + 8, ed anche,

            numero 7, dato da 1 + 6.

 

Il “Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze” di Corinne Morel così spiega il significato di questi due numeri:

·          pagina 752: Sedici:Numero della svastica, il sedici è anche il numero delle avversità, che può rilevarsi salutare quando spinge al cambiamento costruttivo, oppure totalmente negativa quando finisce col distruggere l’individuo. Il sedici rappresenta la caduta che, unica e sola, consente di elevarsi e di crescere. Il ritorno del sedici all’unità lo mette in effetti in rapporto col sette (16 = 1 + 6 = 7)”.

·          pagina 764: Sette: Il settenario è sacro in tutte le tradizioni . Rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Esprime la globalità., l’equilibrio perfetto, il compimento”, ed ancora, tra i settenari sacri l’oggetto più rilevante che troviamo  è il candelabro a 7 braccia, vale a dire il Menorah.

 

La svastica, inteso come un simbolo esoterico la cui origine si perde nella notte dei tempi, è quindi il primo simbolo che troviamo guardando questi monumenti. Il libro di Luigi Troisi “Massoneria Universale – Dizionario”, in particolare, così descrive il simbolo della svastica: “…. È tra i simboli più complessi, antichi e diffusi in tutte le aree del mondo antico. Raffigura il principio femminile, la fecondità, la vita o anche le quattro fai lunari, e il fuoco universale da cui tutto si genera. In Massoneria è una delle rappresentazione del G.A.D.U. (Dio, il Grande Architetto dell’Universo – nds)”. Il sette ci rimanda invece al Menorah, stando sempre al “Dizionario di Corinne Morel”, pag. 158:

            … il candelabro diventa, sul piano allegorico, ciò che porta alla rivelazione della verità. Esso stabilisce la mediazione tra l’uomo e Dio. …..”, ad ancora,

            “Oggetto rituale particolarmente valorizzato nella tradizione ebraica ….”.

 

Il motivo dei tre archetti, costituito da due colonne e due lesene unite tra di loro, nella parte superiore, da tre archi a tutto sesto, si ripete in entrambi i monumenti, e si configura quindi, in questo caso, come un possibile punto di contatto artistico, anche se non necessariamente esoterico, tra queste due cappelle. Per altro, in entrambi i casi il motivo dei tre archetti, anche se le scelte costruttive per sua la messa in opera risultano diverse poiché i tre archetti stessi sono:

            realizzati in modo reale nel caso di Nostra Signora di Gerusalemme, e

            virtuale nel caso della cappella del clero,

si presenta sempre con un forte impatto visivo, così da imporsi all’attenzione anche dell’osservatore più distratto.

Nel caso della cappella del clero la configurazione dei tre archetti costituisce il supporto architettonico su cui vanno ad inserirsi una serie di figure esoteriche(il simbolo delle tre tau, l’ephod ed il simbolo della montagna e della caverna). Sarebbe stato interessante verificare se anche la Galleria degli Archetti propria della cappella di Nostra Signora di Gerusalemme gode delle stesse proprietà. Mancando però i dati dimensionali della cappella stessa un analogo studio non ha potuto essere ovviamente essere svolto. Per gli stessi motivi non ha potuto essere svolto lo studio della geometria dell’arco che completa la parte superiore delle aperture presenti nelle pareti interne sempre della cappella di Notre Dame de Jérusalem.

 

Il simbolo che in modo esplicito caratterizza la cappella di Nostra Signora di Gerusalemme è la Croce di Gerusalemme, che costituisce l’emblema dell’«Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme», che è un ordine cavalleresco cattolico risalente al 1099. Rispetto al monumento in oggetto la Croce di Gerusalemme è posta, in particolare, in due punti topici: sulla sommità della cappella (vedi la fotografia dell’esterno della cappella), e direttamente sul pavimento ottagonale della cappella stessa.

 

Non si è riusciti a trovare il disegno di progetto del simbolo denominato “Croce di Gerusalemme”, e quindi non è potuto procedere alla verifica della sua eventuale presenza, anche come semplice richiamo, nella configurazione della cappella del Clero. Tuttavia sulla lapide di Mons. Virgilio Cappelletti, morto il 21 marzo 1959, e quindi tumulato nella cappella stessa, indicativamente pochi giorni dopo, è riportata l’insegna della Croce di Cavaliere del Santo Sepolcro[3]. Di fatto quindi l’apposizione della Croce di Gerusalemme all’interno della cappella del clero precede di pochi anni la realizzazione della cappella di Nostra Signora di Gerusalemme.

 

Tuttavia, a fronte di tutte queste correlazioni culturali e/o simboliche non si è trovato nessun collegamento geografico tra queste due costruzioni, sia di tipo angolare, che basato sulla distanza, che è pari a circa 290.502 metri, da ritenersi soddisfacente in base ai principi della “Geometria Sacra”.

 

Maddalena, Iside, il villaggio di Bras e la Cappella di Saint Pierre, il Rinascimento ed ancora il mito di Rennes

Si è considerato allora un aspetto specifico della cappella di Cocteu, che è quello di essere relativamente prossimo alla grotta di “Sainte Baume”, la grotta dove secondo la leggenda sarebbe vissuta Maria Maddalena per circa trent’anni dopo il suo sbarco in Francia, e la Basilica S.ta Maria Maddalena di Saint-Maxim-la-Sainte Baume (inizio lavori di costruzione 1295, termine 1532), dove appunto la Santa, secondo la tradizione è sepolta. A questo punto, parlare di Cocteau, della Maddalena e e della Basilica S.ta Maria Maddalena significa ovviamente addentrarci nel mito di Rennes. In questa sede ovviamante non ci dilungheremo in alcun modo a riguardo, osserviamo solo che all’interno di tale mito di Rennes sembra esistere una forte correlazione tra la figura di Maria Maddalena ed Iside. Si sono cercate allora delle possibili correlazioni geometriche tra la cappella di Cocteau e due monumenti topici del mondo esoterico:

            la moschea di Omar, che sembrerebbe sorgere sulle rovine del tempio di Re Salomone;

            l’isola di Philae, ora sommera dalle acque del lago Nasser, che era la sede dei templi più importanti dedicati a Iside,

ma anche in questo caso l’ipotesi di partenza non è stata confermata dalle misure effettuate. Ad una prima analisi la Basilica S.ta Maria Maddalena di Saint-Maxim-la-Sainte Baume sembrava invece collegata a questi due importanti siti esoterici. Facendo i calcoli si è tuttavia constatato che il modello proposto, basato sull’unità e sulla radice del numero aureo, combaciava perfettamente non con la Basilica, ma con la cittadina di Bras, in particolare, con la Cappella di Saint Pierre. Si ha infatti che:

a)       L’ortodromica “Cappella di Saint Pierre– Moschea di Omar”, vista dalla cappella stessa, è inclinata di 107,11° e quindi, considerando l’angolo interno, di 72,89°.

b)      L’ortodromica “Cappella di Saint Pierre– Isola di Philae”, vista sempre dalla cappella stessa, è inclinata di 122,64° e quindi, considerando l’angolo interno, di 57,36°.

 

Passando dai gradi ai radianti si ottengono i valori riportati nell’equazione seguente, che presentano un errore pari, rispettivamente, a – 0,00015 e, come si nota facilmente, sempre in negativo, 0,0011, rispetto ai valori teorici previsti: la radice del numero aureo e l’unità.

NB:Öj rad in gradi = 72,8813° e 1 rad in gradi = 57,2957°

 

Di fatto, nel caso dell’Isola di Philae, dove l’errore è di un ordine di grandezza superiore rispetto a quello relativo alla Moschea di Omar, ciò significa, dopo un percorso di circa 3.200 Km, andare fuori rotta per circa 3 Km. Quindi la posizione geografica della Cappella di Saint Pierrerisulta stabilita in modo del tutto univoco, una volta conosciute le posizioni geografiche dei due monumenti di riferimento in oggetto. Un po’ stupiti dall’esito della “triangolazione” si è cercato di capire quale valenza storica potessero avere questa località sita in Provenza e la sua cappella, ed il risultato è stato molto interessante. Stando alla voce omonima del sito “http://www.visit2provence.com/..”, Bras è il più antico villaggio templare della Regione, ed inoltre:

            il più antico monumento di Bras è la cappella di Saint Pierre, situata sul lato opposto del vecchio villaggio, e tale cappella,

            l’unica vestigia rimasta a testimoniare la presenza dei Templari a Bras.

 

Da un punto di vista geografico si constata inoltre che la cappella di Saint Pierre definisce in modo del tutto preciso:

            la coordinata rispetto alla latitudine della cappella di Cocteau perché si trova esattamente, verso est, sul parallelo che intercetta la cappella stessa di Cocteau, ed inoltre, come vedremo nei prossimi §§,

            anche la posizione di altri monumenti riconducibili al ciclo dei Gonzaga, oppure a Matilde di Canossa.

 

E le sorprese non sono ancora finite. Preso atto che, malgrado tutte le aspettative create dalle premesse storico – culturali, non si è invece trovata alcuna correlazione “geografica – geometrica” tra la cappella di Cocteau e la Basilica di Santa Maria Maddalena, oppure altri luoghi similari ma comunque collegati sempre alla Maddalena, si è provata allora un’altra strada, quella dei monumenti rinascimentali che più sono ritenuti “prossimi” al mondo esoterico:

            La Rotonda del Brunelleschi[4], di forma appunto circolare, e quindi rientrante nell’insieme dei monumenti contestati da Carlo Borromeo.

            Il Tempio Malatestiano di Rimini[5], che vede tra i suoi progettisti Leon Batttista Alberti, come nel caso della Chiesa di Sant’Andrea di Mantova, che incontreremo più avanti.

 

La cappella di Jean Cocteau, la Rotonda del Brunelleschi, il Tempio Malatestiano e Matilde di Canossa

Si constata molto facilmente che:

·          L’ortodromica “Cappella di Jean Cocteau– Rotonda del Brunelleschi”, vista dalla cappella stessa, è inclinata di 83,10° e quindi, considerando l’angolo interno, di 6,90°. Tale angolo, con un errore pari a 0,023°, corrisponde al semiangolo interno del poligono regolare avente ventisei lati.

·          L’ortodromica “Cappella di Jean Cocteau– Tempio Malatestiano”, vista sempre dalla cappella stessa, è inclinata di 80°, e quindi, considerando l’angolo interno, di 10°. Tale angolo corrisponde esattamente al semiangolo interno del poligono regolare avente diciotto lati.

 

I poligoni regolari che dalla cappella di Cocteau ci portano al culmine dell’architettura rinascimentale sono quindi basati sui numeri ventisei e diciotto: sembra allora di essere in presenza di una successione del numero otto. Ci dovrebbe quindi anche essere, almeno, un poligono di dieci ed un altro di trentaquattro[6]. A titolo indicativo, partendo dalla cappella di Jean Cocteau, e muovendoci lungo l’ortodromica inclinata di 72°, il cui complementare è pari a 18°, corrispondente al semiangolo al centro appunto del poligono di dieci lati, si incontra quasi perfettamente, verso Modena, l’abbazia benedettina di Frassinoro. Come leggiamo nel sito “http://www.frassinoro.net/” tale abbazia: “fu fondata nell’anno 1071 da Beatrice di Lorena e dalla figlia Matilde di Canossa. Nacque come monastero benedettino e fu dotato di vasti possedimenti territoriali e di cospicui beni”. Questa ortodromica ci permette quindi di collegare in modo del tutto preciso Jean Cocteau con le famiglie dei Lorena e dei Canossa, vale a dire con due famiglie che appartengono alle “Famiglie del Graal”, come vedremo nei successivi §§.

 

Per quanto riguarda i siti più esplicitamente riferibili al mito di Rennes si constata che la cittadina di Rennes-les-Bains fa da riferimento geografico anche per la cappella di Jean Cocteau, come nel caso della cappella del clero (vedi il libro citato ancora in fase di stesura), solo che in questo caso il verso dell’ortodromica di interesse è dalla cappella di Cocteau a Rennes-les-Bains, e non viceversa. Si ha infatti che l’angolo dell’ortodromica “cappella di Jean Cocteau – Rennes-les-Bains” è pari a 261,86°. Tale angolo, se misurato rispetto alla parallela che passa per la cappella, invece che rispetto alla meridiana, è pari a 171,86° (261,86° – 90°). Passando dai gradi ai radianti si ha:

ottenendo quindi un numero la cui differenza in assoluto rispetto al numero tre è pari a 0,000477 (errore angolare pari 0,027°). Si può pensare che ciò sia voluto, oppure ritenere che tutto ciò è dovuto al caso. La seconda ipotesi, seppure abbastanza improbabile non si può certo scartarla, ma c’è un ma. Lo stesso numero lo si ritrova qualora si consideri la posizione della chiesa del Santo Sepolcro di Cambridge (vedi sempre il testo in stesura).

 

Quindi, al momento, possiamo dire che, per quanto riguarda la cappella di Cocteau, questa è collegata:

            in modo esplicito con la cappella di Saint Pierre, e quindi con il mondo dei tempari. A sua volta, la cappella di Saint Pierre è collegata con la Moschea di Omar e l’Isola di Phiale;

            in modo del tutto diretto con due chiese rinascimentali: la Rotonda del Brunneleschi ed il Tempio Malatestiano, nonché con l’abbazia benedettina di Frassinoro;

            in modo abbastanza preciso con la cittadina di di Rennes-les-Bains, come nel caso della Cappella del Clero, solo che in questo caso è ruotata di 180° la direzione dell’ortodromica di interesse.

 

Qualche curiosità

Chiudiamo infine questo § relativo alla cappella di Cocteau con qualche curiosità. Tutti ormai associamo il mistero di Rennes alla figura di Leonardo da Vinci, supposto 22° Gran Maestro del Priorato di Sion, per la sua famosissima “Ultima Cena”[7]. Premettiamo subito che non abbiamo rilevato alcuna correlazione angolare tra la cappella di Cocteau e questo edificio. Comunque, la distanza tra la cappella di Notre dame de Jérusalem e la Basilica Santuario di Santa Maria delle Grazie di Milano, in modo molto elegante e quasi esattamente, si può esprimere tramite il prodotto “14 × 103 × 20,9 metri”, dove la distanza pari a 20,9 metri corrisponde ad un lato della moschea di Omar.

 

Si constata inoltre che l’ortodromica che unisce Lione all’antica isola di Philae passa a circa mille metri dal santuario della Madonna Nera di Sampeyre, fraz. Becetto (CN)[8], ed inoltre, passa esattamente, in corrispondenza della città di Albenga, per il greto del fiume Centa. Ora, si ha che:

            il testo “Il Codice Segreto del Graal”, in Appendice, riporta i possedimenti dei templari dalla fondazione dell’Ordine al 1150, e l’unica città italiana che troviamo in tale elenco è la città di Albenga (anche se scritta Albango, la posizione in cartina corrisponde appunto ad Albenga).

            Sembrerebbe che la “commenda” dei templari si trovasse vicino alla chiesa di San Clemente, che era proprio posta sull’argine del fiume Centa (vedi, per la posizione della chiesa di San Clemente, l’articolo Bruno Massanbò, pubblicato nel 2006 su “The Journal of Fasti on Line”.

 

La Rotonda di Brunelleschi ed il Tempio Malatestiano

Consideriamo le posizioni della La Rotonda del Brunelleschi e del Tempio Malatestiano rispetto ai monumenti che rappresentano il mito di Rennes oppure l’esoterismo nazista. Questi due monumenti rinascimentali svolgono infatti la funzione di “cardine” ai fini del posizionamento di altri possibili monumenti, che andremo ad esaminarenel seguito. Per quanto riguarda i possibili collegamenti della rotonda dei Brunelleschi con i miti di Rennes e del nazismo esoterico si ha che:

a)       L’ortodromica che unisce la Rotonda del Brunelleschi a Rennes-les-Bains, uscente da Rennes-les-Bains, è inclinata di 10,57°. Tale angolo, con un errore pari a 0,018°, corrisponde al semiangolo al centro del poligono regolare di 17 lati, come indicato di seguito.

In particolare, l’ortodromica in oggetto passa:

             per la città di Marsiglia[9] (sbarco di Maria Maddalena e presenza di almeno treMadonne Nere[10]);

             a circa 700 metri da Sainte Baume(la Santa Grotta dove Maria Maddalena sarebbe vissuta in eremitaggio);

             a meno di 4 chilometri dalla cappella di Jean Cocteau.

 

b)      L’angolo dell’arco di curva massimo che unisce la Cattedrale di Oviedo e la Rotonda del Brunelleschi, e misurato a partire dalla cattedrale di Oviedo, è pari a 82,19°. L’angolo misurato rispetto al meridiano che passa esattamente per il centro della cattedrale di Oviedo corrisponde quindi a 7,81°.

Tale angolo, con un errore assoluto pari a 0,016°, corrisponde al semiangolo al centro di un poligono regolare di ventitre lati, come indicato di seguito. Il valore di 7,862° è quindi esattamente il valore angolare che dobbiamo rispettare se dalla cattedrale di Oviedo volessimo vedere la Rotonda del Brunelleschi.

 

Relativamente al Tempio Malatestiano si è trovato invece un unico legame, quello con la Sagrada Familia, per altro molto sofisticato e basato sui radianti. Si ha infatti che l’ortodromica “Tempio Malatestiano – Sagrada Familia”, a partire da Rimini, è inclinato di 264,6°.

Tale angolo, in radianti, è pari a 4,618141 e quindi, con un errore pari a 0,0061°, si ha che 264,6° corrisponde all’angolo teorico pari a 264,5939°, come riportato di seguito.

 

Non si sono invece trovati riscontri di carattere geografico – geometrico, sia nel caso della Rotonda che del Tempio Malatestiano, con la Moschea di Omar, e con l’isola di Iside.

 

Al fine di agevolare il lettore condensiamo, per il momento, in un semplice specchietto i legami gemetrici – geografici della Rotonda del Brunelleschi e del Tempio Malatestiano con i monumenti di possibile interesse, compresi quelli che considereremo nei §§ successivi quando parleremo dei Borromeo. Le considerazioni sono rimandate alla parte conclusiva.

Matrice delle possibili connessioni geometriche

Cappella Cocteau

Sagrada Familia

Cattedrale di Oviedo

Rennes-les-Bains

Moscha di Omar

Isola di Philae

XIV cappella del Sacro Monte di Varese

Santuario di Cannobio

Villa d’Adda Borromeo e Villa San Martino

Rotonda del Brunelleschi

Si

No

Si

Si

No

No

Si

Si

Si

Tempio Malatestiano

Si

Si

No

No

No

No

No

No

No

 

I Gonzaga

 

 “Le famiglie del Graal”

Cocteau, con la sua cappella, ci ha portato a conoscerela Cappella di Saint Pierre e l’abbazia benedettina di Frassinoro, due edifici che a loro volta, come vedremo, ci portano ad una serie di edifici topici della famiglia dei Gonzaga. Parliamo allora di questa famiglia rifacendoci al testo di Alberto Cavazzoli “Alla ricerca del Santo Graal nella terra dei Gonzaga”. Questo autore, a pag. 103 dellibro in oggetto, espone delle tesi che quasi coincidono con quelle proprie del testo “L’Altra Europa”. Infatti, anche il Cavazzoli ritiene che:

a)       esistono specifiche famiglie nobili europee, “come i Lorena e gli Asburgo”, che “per semplicità” chiama “le famiglia del Graal”, e che sono caratterizzate dal fatto di  essere”strettamente legate tra loro e questo legame, nel trascorrere dei secoli successivi all’anno 1000, si era ramificato sempre di più”, e di presentare “una discendenza con i Merovingi e con i Carolingi prima e con i Lorena successivamente”.

Per quanto riguarda l’Italia, tra queste casate troviamo “oltre ai Gonzaga – Canossa, i Collalto, i Del Balzo, gli Angiò (queste ultime due originarie della Provenza), i Malaspina (legati ai Canossa), i Monferrato, gli Este (queste due legate ai Gonzaga)e infine la casa reale dei Savoia”.

b)      I personaggi che si muovono “all’interno di questa immensa ragnatela, … che rappresentavano tali famiglie hanno contribuito a tesserne la tela per raggiungere un fine che ancora oggi non conosciamo per certo ma che possiamo solo supporre. Forse volevano e vogliono restaurare una stirpe di Sacri Romani Imperatori capaci di governare su un’Europa unita, progetto quest’ultimo di notevole attualità”.

 

Gonzaga e Gran Maestri

È interessante osservare che dal 1519 al 1595, quindi per quasi un secolo, ad eccezione dell’intervallo di tempo compreso tra il 1556 ed il 1575, dove addirittura troviamo per circa un decennio la figura di Nostradamus come Gran Maestro (25°, dal 1556 al 1566), la posizione apicale del Priorato, stando ai “Dossier Secrets” è quasi sempre occupata da un Gonzaga di nome e/o di sangue.

 

Il primo dei signori di Mantova che troviamo “Dossier Secrets” è un Gonzaga da parte di madre, Carlo III, Duca di Borbone-Montpensier. Carlo III è 23° Gran Maestro, in carica dal 1519 al 1527. Leggiamo dal sito della “Treccani.it”, alla voce Home/Enciclopedia/Borbone in Enciclopedia Italiana diFederico Chabod: “BORBONE,Carloduca di, connestabile di Francia. – Secondo figlio di Gilberto di Borbone, conte di Montpensier e delfino di Alvernia, e di Chiara Gonzaga, figlia di Federico Gonzaga, marchese di Mantova, nacque il 17 febbraio 1490. La data della morte è incerta tra il 5 o 6 maggio 1527.

 

Il 24° Gran Maestro del Priorato, dal 1527 al 1556, è un altro Gonzaga, Ferdinand de Gonzague, nato a Mantova il 28 genn. 1507, terzogenito del marchese Francesco II e di Isabella d’Este, morto per malattia Bruxelles, il 16 nov. 1557, e sepolto a Mantova, nella sacrestia del Duomo. Ferdinand de Gonzague (oppure Ferdinando o Ferrante Gonzaga) decade dalla sua carica un anno prima della sua morte, probabilmente perché gravemente malato. La figura di Ferrante Gonzaga, anche se in modo implicito, è solidamente collegata a quella di Carlo Borromeo: il figlio Cesare sposa infatti nel 1560 Camilla Borromeo, sorella appunto di Carlo Borromeo e quindi anche cugina di Federico Borromeo. Alle pagg. 74 e 75 del testo “Alla ricerca del sacro Graal nelle terre dei Gonzaga” troviamo, in particolare:

            una vasta trattazione dei possibili rapporti di questo Gonzaga, e della sua famiglia, con il Priorato di Sion, nonché una possibile giustificazione del Sacco di Roma del 1527, presentato come una voluta ritorsione per l’annientamento dell’Ordine dei Templari effettato da Filippo il Bello “con l’avallo del Papa che non fece nulla per fermare la strage dei Templari”.

            la citazione poi dello scritto di Steven Sora, il “Tesoro perduto dei Templari”, dove si asserisce l’esistenza di un collegamento tra il Ferrante ed i Sinclair: “durante il periodo in cui Ferrante fu Gran Maestro del priorato, più precisamente nel 1545, il tesoro dei Cavalieri del Tempio, fu trasportato da Oliver Sinclair, … da Rosslin in Scozia, dove era nascosto, a Oak Island nella nuova Scozia”.

 

LudovicooLuigi di Gonzaga-Nevers (18 settembre 1539 – 23 ottobre 1595), nipote dello stesso Ferrante (vedi pag. 78 del testo “Alla ricerca del sacro Graal nelle terre dei Gonzaga”) è poi il 27° Gran Maestro, in carica dal 1575 al 1595. Secondo molti storici (vedi ad esempio pag. 20 del testo The Duke of Anjou and the Politique Struggle During the Wars of Religion”, di Mack P. Holt ed edito da Cambridge University Press, 2002), è considerato uno dei maggiori responsabili del “Massacro del Giorno di San Bartolomeo”.

 

Monumenti e/o siti topici legati alla storia dei Gonzaga, oppure al Sacro Graal e/o alla Sacra Sindone

Passiamo ora in rassegna una serie di monumenti e/o siti legati ai Gonzaga, di cui andremo poi a constatare l’appartenza ad una grande ragnatela con al centro il “Sacro Graal”. Cominciamo da due edifici religiosi posizionati nel centro di Mantova e del tutto legati alla storia dei Gonzaga: la Rotonda di San Lorenzo e la chiesa di Sant’Andrea. Sempre nel libro “Alla ricerca del Santo Graal nella terra dei Gonzaga” troviamo infatti:

            a pag. 85, una possibile spiegazione dei motivi che hanno portato alla costruzione, sempre a Mantova, della Rotonda di San Lorenzo: “Posta vicino alla chiesa di Sant’Andrea, … , la Rotonda di San Lorenzo fu fatta costruire da Matilde di Canossa nel 1082 su modello dell’Anastasis, … . Matilde fece erigere la Rotonda nel luogo in cui fu ritrovato il Preziosissimo sangue di Cristo “.

            a pag. 79, il racconto della traslazione del preziosissimo Sangue di Cristo, appunto dalla Rotonda di San Lorenzo, nella chiesa di Sant’Andrea a Mantova, che “da oltre cinquecento anni è lo scrigno, dentro le cui mura è racchiuso il «Sang Real», il preziosissimo Sangue di Cristo.

 

Castel del Monte è anch’esso un monumento da inserire, virtualemente, tra gli edifici riferibili ai signori di Mantova. La costruzione di Federico II rappresenta, di fatto, per i Gonzaga, il Sacro Graal (vedi anche pag. 20 sempre del libro “Alla ricerca del Santo Graal nella terra dei Gonzaga”, dove un intero Capitolo dedicato alle possibili interconnessioni tra il Sacro Graal e Castel del Monte).

 

Altri tre monumenti e/o luoghi sacri dei Gonzaga e che è importante citare sono:

            la chiesa di Santa Maria delle Grazie, posta nelle vicinanze di Mantova e costruita nel 1399,

            la chiesa detta di Santa Croce, o “della Morte”, posta nel centro storico di Gustalla,

            il monastero di Polirone, situato a San Benedetto del Po.

 

Di ciascuno di questi monumenti e/o luoghi sacri troviamo un’ampia trattazione dempre nel libro “Alla ricerca del Santo Graal”, rispettivamente, ai §§, , “Una strana chiesa nei pressi di Mantova: Santa Maria delle Grazie”, “Il sangue di Cristo custodito sulle rive del Po” ed “Il monastero di Polirone a San Benedetto del Po”. °). Visto che la chiesa della “della Morte” la incontreremo più volte, vediamo cosa può avere di così particolare questo semplice e nascosto edificio religioso. Riportiamo a riguardo queste annotazioni dello storico Alberto Cavazzoli poste a pag. 69 del suo testo già più volte citato: “È comunque starordinario che in una piccola chiesetta posta nel cuore di una cittadina situata nel cuore della Pianura Padana siano esistite ed esistano tutt’oggi le due più importanti Reliquie della Cristianità: il Sangue di Cristo e un frammento della Croce”.

 

Si sono anche presi in considerazione, nello studio della nostra ragnatela, il monumento legato alla presenza torinese della Sacra Sindone: il Duomo di Torino. La scelta di questa chiesa, al fine di svolgere le analisi in oggetto, ha una duplice ragione:

            come nel caso del Santissimo Sangue di Cristo, abbiamo un doppio passaggio anche nel caso della Sacra Sindone. Infatti, quando questa reliquia viene portata nel 1578 da Emanuele Filiberto a Torino da Chambéry, inizialmente è posta nella chiesa di San Lorenzo[11] poi, il 1° giugno del 1694, trasferita nell’apposita cappella del Duomo.

            Non è da escludere che dietro il trasferimento della Sacra Sindone da Chambéry a Torino (1578) non ci sia la mano di Carlo Borromeo e quindi, forse, degli stessi Gonzaga (“Emanuele Filiberto trasferisce la Sindone a Torino con l’intenzione di abbreviare il pellegrinaggio di Carlo Borromeo, che intendeva adempiere ad un voto fatto in occasione della liberazione di Milano dalla peste” – pag. 12 del testo “Breve storia della Sindone”).

 

Comunque non è stato trovato nessun aggancio geografico e geometrico di possibile interesse per questo monumento.

 

La ragnatela del Sacro Graal dei Gonzaga

Si prendono come capisaldi di questa ragnatela:

            due monumenti che ci riconducono al Jean Cocteau, la Cappella di Saint Pierre e l ’Abbazia di Frossinovo;

            un monumento legato in modo esplicito alla storia dei Gonzaga, il monastero di Polirone.

 

Partendo dalla cappella di Saint Pierre incominciamo allora ad esaminate la “ragnatela” di interconnessioni che lega i monumenti citati nel § precedente. Si constata, inizialmente, che:

·          L’ortodromica “Cappella di Saint Pierrepunto centrale della cupola della chiesa Sant’Andrea di Mantova“, vista dalla Cappella di Saint Pierre, è inclinata secondo un angolo pari a 62,36°, e quindi, ruotando le coordinate, sotto un angolo negativo di 27,64°. Ora, si ha che 27,64°, con un errore pari a 0,052°, corrisponde al semingolo al centro del poligono avente tredici lati.

·          L’ortodromica “Cappella di Saint Pierrechiesa “della morte” di Gustalla“, vista dalla Cappella di Saint Pierre (distanza circa 408 chilometri), è inclinata secondo un angolo pari a 65,12°, e quindi, il suo complementare 24,88.

Questi due angoli, pari a 65,10° e 24,90°, con un errore pari a 0,004°, corrispondono ai due angoli il cui rapporto corrisponde al numero aureo al quadrato.

 

La Cappella di Saint Pierre costituisce poi, in modo molto elegante, anche un punto di riferimento per Castel del Monte. Si ha infatti che l’ortodromica “Cappella di Saint PierreCastel del Monte“, vista da Saint Pierre, è inclinata secondo un angolo pari a 103,85°, e quindi, ruotando le coordinate, sotto un angolo di 13,85°. Ora, si ha che 13,85°, con un errore pari a 0,003°, corrisponde al semingolo al centro del poligono avente ventisei lati. In definitiva, la Cappella di Saint Pierre “vede” quindi:

            la chiesa Sant’Andrea di Mantova tramite il poligono di tredici lati, e

            Castel del Monte tramite il poligono di ventisei lati.

 

Dato che la cappella di di Saint Pierre, da un punto di vista di posizione geografica è correlata in modo preciso alla Moschea di Omar, come pure all’isola di Philae, anche la chiesa Sant’Andrea di Mantova e forse Castel del Monte, almeno per una loro coordinata, risultano anch’essi collegati a questi due monumenti topici della cultura esoterica.

 

Consideriamo ora l’abbazia di Frossinovo che, se anche “scoperta” in modo del tutto “casuale – intuitivo” costituisce senza subbio un perno geografico fondamentale per stabilire la posizione di:

            Ben tre monumenti appartenti al ciclo dei Gonzaga.

            Il solito Castel del Monte.

 

Di seguito riportiamo le evidenze riscontrate:

·          Angolo dell’ortodromica, a partire da Frassinoro, “Abbazia di Frassinoro – Chiesa Sant’Andrea di Mantova”: 10,29° (distanza, circa, 100 chilometri). Tale angolo corrisponde, con un errore pari a 0,004°, all’angolo al centro del poligono regolare avente 35 lati.

·          Angolo dell’ortodromica, a partire da Frassinoro, “Abbazia di Frassinoro – Santuario della Beata Vergine delle Grazie”: 5,73° (distanza, circa, 96 chilometri).

Tale angolo corrisponde, con un errore pari a 0,0004°, all’angolo il cui radiante è pari “0,100” (5,72957°), come evidenziato di seguito.

·          Angolo dell’ortodromica, a partire da Frassinoro, “Abbazia di Frassinoro – Chiesa “della morte” di Guastalla”: 5,73° (distanza, circa, 70 chilometri). Tale angolo corrisponde, con un errore pari a 0,047°, al semiangolo al centro del poligono regolare avente 35 lati. L’errore non è del tutto trascurabile ma va notato che ritorna per la seconda volta il poligono di 35 lati.

·          Angolo dell’ortodromica, a partire da Frassinoro, “Abbazia di Frassinoro – Castel del Monte”: 125,50° (distanza, circa, 310 chilometri).

Tale angolo, considerato rispetto ai paralleli, vale 35,50° e corrisponde, come indicato a fianco, con un errore pari a 0,09°, all’angolo teorico il cui radiante è pari a “j -1”.

 

L’abbazia voluta dalla Grancontessa Matilde di Canossa risulta inoltre collegata in modo abbastanza preciso anche con la Moschea di Omar. Si ha infatti che l’angolo dell’ortodromica, considerata a partire da Frassinoro, “Abbazia di Frassinoro – Moschea di Omar” è inclinata di 114,62° (distanza, circa, 2.557 chilometri). Tale angolo, cambiando il sistema di riferimento, vale 65,38° e corrisponde, con un errore pari a 0,028° (in metri, circa un 1,1 chilometro fuori bersaglio), all’angolo teorico il cui radiante è pari a “p – 2” (65,408441°).

 

In queste analisi “geometriche- geografiche” relative alla “ragnatela del Sacro Graal” abbiamo incontrato due volte la chiesa “della morte” di Guastalla. Questa chiesa, come abbiamo anticipato, è comunque un punto cardine, almeno, nella storia dei Gonzaga, perché la ritroviamo ancora per una terza volta. Se consideriamo la retta uscente dalla chiesa “della morte” Vs. il monastero di Polirone questa è infatti inclinata di 58,26°, che per un valore di 0,02° differisce dal valore dell’angolo aureo (58,282526°).

 

Il monastero di Polirone risulta poi collegato, in una forma molto sofisticata, con la cittadina di Rennes-le-Bains, quindi uno dei siti cardine del mito di Rennes. Di questa corrispondenza tra il monastero stesso e la cittadina sita sui Pirenei, per completezza di esposizione relativamente all’argomento trattato, se ne parla comunque nel § successivo.

 

La ragnatela dei Borromeo

Il San Carlone, Madonne Nere e Maria Maddalena, un po’ di nazismo e la Praga di Rodolfo II

Studiando le correlazioni geometriche in essere tra la cappella del clero di Legnano ed altri monumenti/edifici posti nella città del carroccio si è constata l’esistenza di un’ortodromica molto precisa che collega il monumento ad Alberto da Giussano, che ricorda la vittoria della Lega Lombarda contro il Barbarossa, con la statua del San Carlone di Arona. Allora anche la statua del San carlone può avere una valenza esoterica? Partendo dal presupposto che:

a)       la Controriforma si caratterizza, tra l’altro, per il culto della Madonna Nera, che a sua volta si ricollega a sua volta alla figura della Santa Maddalena,

b)      grazie soprattutto alla figura dell’Arcimboldi, nel periodo a cavallo tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, i legami tra la città di Milano e la Praga di Rodolfo II risultano molto intensi,

si è cercato un legame “geometrico – spaziale” tra la figura della Madonna Nera, caratteristica specifica dei Santuari Mariani voluti dai Borromeo, il mito di Maria Maddalena, i Boromeo e la città di Praga. Si è constatato che se dalla Grotta di Saint Baume, dove Maria Maddalena secondo alcune leggende ha vissuto in eremitaggio, ci spostiamo nella direzione dell’ortodromica inclinata verso Nord – Est secondo un angolo pari a 38,15°, quindi, secondo un angolo che per soli 0,022° differisce dal complementare dell’angolo aureo:

            passiamo per la città di St. Maximin-la-Sainte Baume, dove c’è appunto la Basilica dedicata a Maria Maddalena;

            arriviamo in modo del tutto preciso, passando per ben cinque nazioni (Francia, Italia, Svizzera, Austria, Germania, Repubblica Ceca) e dopo un percorso di circa 1.001 chilometri, al castello di Praga, ed

            essendo quasi passati sopra il basamento della statua del San Carlone, che incontriamo a circa 350 chilometri dall’inizio del nostro viaggio.

 

Questa ortodromica presenta inoltre altri aspetti molto interessanti. Osserviamo subito che oltre a terminare la sua corsa a Praga, attuale capitale dello stato Ceco, ma anche capitale dell’Impero Asburgico sotto Rodolfo II, intercetta perfettamente altre due capitali per il periodo storico di interesse:

            Torino, capitale della Savoia dal 1563 fino all’unità d’Italia,

            Monaco di Baviera, come leggiamo dal sito “http://www.tuttobaviera.it”, dal 1504 capitale del Ducato di Baviera e dal 1623 residenza del Principe Elettore di Baviera.

 

Tutte e tre queste città si caratterizzano poi per avere una forte valenza esoterica. Tralasciando Torino e Praga, con i loro triangoli magici, bianco in questo caso, abbiamo in aggiunta Monaco, che è la città dove nascono gli Illuminati di Baviera[12], e da cui ha origine il nazismo, movimento politico impregnato di esoterismo.

 

Passando per le città di Torino e Monaco l’ortodromica in oggetto intercetta anche monumenti e/o luoghi storici:

·          A Torino, a circa 250 chilometri dal punto di partenza, e posizionato in modo quasi esattamente centrato, il Monte dei Cappuccini di Torino, e subito dopo, a meno di 200 metri sulla sinistra, la chiesa della Gran Madre.

·          A Monaco, a circa 770 chilometri dal punto di partenza, mancandola per meno di cinquanta metri sulla destra, la birreria Hofbräuhaus, che è in genere è ritenuta la birreria di Hitler.

 

Di per sé queste annotazioni non sono molto significative poiché in queste due città non mancano di certo i riferimenti storici e/o artistici di possibile interesse esoterico. Quando però le coincidenze si ripetono qualche dubbio viene:

1)       Dopo un percorso di circa 290 chilometri, in località Moncrivello (VC) e posizionato in modo quasi esattamente centrato rispetto all’ortodromica di interesse, troviamo il santuario della Beata Vergine del Trompone. La chiesa è della metà del 1500, ed è completata nel 1568 con l’inserimento di una rotonda rinascimentale su cui è posta la cupola. Per altro, questa chiesa viene visitata da San Carlo Borromeo, come leggiamo dal sito http://www.mariadinazareth.it, alla voce “La visita di San Carlo Borromeo ed il Seminario”: “Nell’ottobre del 1584, durante il suo terzo viaggio a Torino, invitato dal duca Carlo Emanuele I, per venerare la Sacra Sindone, San Carlo Borromeo, …, visita il Trompone e dispone che nelle vicinanze della Chiesa venga costruito un piccolo Seminario, collegato con quello di Vercelli, …”. Quindi:

          sebbene le chiese di forma circolare e/o dotate di una rotonda sono molto rare, in questo percorso lungo che dalle rive del mediterraneo ci porta alla mitteleuropa ne incontriamo ben due, appunto il santuario della Beata Vergine del Trompone e la chiesa della Gran Madre, che per la sua forma cilindrica è assimilata, come architetettura, al Pantheon; ed inoltre

          il Borromeo, solitamente non molto tenero nei confronti dell’architettura rinascimentale, non sembra curarsi per nulla della configurazione architettonica del  santuario della Beata Vergine del Trompone, tant’è che in corrispondenza di questa chiesa fa erigerre un piccolo seminario.

2)       La figura di Carlo Borromeo continua ad essre presente lungo questo percorso. A circa 417 chilometri dalla Grotta di Saint Baume, spostata di circa 1.000 metri sulla destra, troviamo infatti la città di Roveredo, dove il vescovo Carlo Borromeo si trova ad esercitare il suo mandato in modo non del tutto brillante. Alla voce “BORROMEO, ST. CARLO (1538–1584)”, di cui al sito ”http://www.paoloportone.it” leggiamo infatti che “In Roveredo, in Val Mesolcina, in 1583, he personally (Carlo Borromeo – nds) conducted the arrest and trial of about ten men and women, including the local parish priest, all accused of diabolical witchcraft, against whom the ecclesiastical court eventually issued eleven capital sentences (Farinelli and Paccagnini 1989, 92–96)”. In sintesi, Carlo Borromeo lo troviamo in ben tre località: Moncrivello, Arona e a Roveredo.

3)       Un santuario che invece continua a tornare nello studio studio delle ortodromiche relative ai monumenti di interesse è il santuario della Madonna Nera di Sampeyre, che incontriamo a circa 180 chilometri da Sain Baume, spostato di circa 2.200 metri Vs.Ovest. Questo santuario:

        l’abbiamo infatti già considerato nel Cap. precedente, studiando l’arco di curva massimo che unisce la città di Lione all’antica isola di Philae.

        lo incontreremo di nuovo in un successivo paragrafo, studiando l’arco di curva massimo che unisce la cappella del clero di Legnano e la cattedrale di Gaudì.

 

Da questa analisi sono rimasti fuori il Monte dei Cappuccini di Torino, e la birreria Hofbräuhaus. Presi di per sé questi luoghi hanno un evidentissimo significato esoterico; indicativamente:

            il Monte dei Cappuccini di Torino si collega direttamente al mondo dei Templari. Il sito “Lastampa.it”, alla voce “TORINO – CULTURA – 23/09/2012 – SCOPERTA STORICA” riporta infatti che “Il Monte dei Cappuccini dal 1204 al 1314 fu presidio fortificato dei Cavalieri Templari”.

            la birreria Hofbräuhaus ci riporta ovviamente ad Hitler ed al nazismo.

 

A questo punto non poteva mancare uno studio dell’edilizia religiosa proprio dei Borromeo.

 

Definizione dell’insieme monumentale di riferimento

Il primo passo è stato quello di definire un piccolo insieme di monumenti e/o edifici sacri sicuramente riferibili ai Borromeo e da aggiungere al San Carlone, luogo che per antonomasia rappresenta San Carlo. La scelta di questi Santuari è stata lasciata al caso, anche se la vicinanza logistica con la città di Legnano, e quindi una migliore situazione logistica per recuperare il materale di interesse, ha giocato il suo peso. I luoghi sacri prescelti sono quindi i seguenti:

·          Santuario dedicato a Maria delle Grazie e posto a Legnano nelle vicinanze del cimitero, che sembrerebbe voluto direttamente da Federico Borromeo. Pare infatti che l’incarico di progettare questo Santuario, dedicato a Maria delle Grazie, sia stato dato direttamente dal cardinale Federico Borromeo all’Arch. Padre Antonio Parea di Novara. A riguardo comunque le notizie sono contraddittorie, come si evince dalle note a pag. 14, e seguenti, del testo “Il santuario di Santa Maria delle Grazie in Legnano”, già citato al Cap. 2. A prescindere dal nome del progettista, l’approvazione per la costruzione della chiesa è del 4 ottobre 1611, e l’opera è terminata circa quarant’anni dopo intorno al 1650, dopo qualche peripezia come il crollo ed il rifacimento della cupola posta sopra l’altare.

·          La XIV cappella “Ascensione di Maria” del Sacro Monte di Varese, dedicata alla Madonna come ovviamente nel caso del Santuario di Legnano, per i seguenti motivi:

        Nella costruzione del sacro Monte di Varese vi è sempre la mano diretta di Federico Borromeo; dal sito http://www.sacromontevarese.net/ riportiamo infatti la seguente annotazione: “Dopo la morte di Carlo, il cardinal Federico Borromeo continuò I’opera da lui intrapresa e sostenne con entusiasmo il grande progetto delle Cappelle dei Misteri del Rosario che si stava realizzando a Varese”.

        La cappella, stando al sito http://www.comunicare.it, risulta completata nel 1610 e quindi, per quanto riguarda l’inizio della sua costruzione, è quasi contemporanea alla costruzione del Santuario di Legnano di Santa Maria delle Grazie.

·          Il santuario di Rho. Leggiamo dal “sito http://www.santuariorho.it” alla voce “storia”: “… l’Arcivescovo Carlo Borromeo volle la costruzione del Santuario  …. Lo stesso arcivescovo pose personalmente la prima pietra della basilica il 6 marzo 1584, otto mesi prima della morte, …. Già nel 1586, alla presenza dell’arcivescovo Gaspare Visconti e di Federico Borromeo, il Santuario in costruzione fu aperto al culto …”..

·          Il Santuario della Santa Pietà di Cannobio, sul Lago Maggiore poco più a nord di Arona. Leggiamo dal sito http://www.santuariosantapieta.it”: “In questa cappella celebrò la sua penultima messa S. Carlo Borromeo e fu proprio lui a chiedere la costruzione di un grande Santuario per onorare il miracolo lì avvenuto.Ne affidò il progetto al Tibaldi … Dal 1575 al 1614, …, si lavorò per l’erezione della struttura, …”.

 

Le Bézu e Rennes-les-Bains, ed i Santuari dei Borromeo

I quattro santuari dei Borromeo selezionati nel § precedente si collegano poi in modo molto preciso, da un punto di vista geometrico – spaziale, con due dei luoghi riferibili al mito di Rennes. Si constata infatti che la cittadina di Le Bezu fa da riferimento, tramite angoli corrispondenti a numeri interi, come nel caso della statua ad Alberto da Giussano, anche a due santuari riconducibili ai cugini Borromeo. I risultati riscontrati sono riportati di seguito:

·          Angolo dell’ortodromica, a partire da Le Bézu, “Le Bézu – Santuario della Santa Pietà di Cannobio”: 53° (distanza, circa, 620.410 metri).

·          Angolo dell’ortodromica, a partire da Le Bézu, “Le Bézu – Santuario di Rho”: 59° (distanza, circa, 614.650 metri).

 

Aspetto molto interessante dell’ortodromica “Le Bézu – Santuario di Rho” è che:

            se prolungata di circa 24 chilometri intercetta perfettamente, nel comune di Arcore, la Villa Borromeo d’Adda, ora sede del comune, dopo avere attraversato, per tutta la sua lunghezza, Villa San Martino[13], che è posta in modo adiacente rispetto alla stessa Villa Borromeo.

            nel suo percorso dai Pirenei al Nord Ovest milanese, e quindi alla Brianza, passa, all’altezza di Torino, quasi esattamente sopra il Monte dei Capuccini, sito monumentale che abbiamo già incontrato nel § precedente parlando dell’ortdromica “Grotta di Saint Baume – Castello di Praga.

 

Sembrerebbe quindi che lo scopo di questa ortodromica sia stato qualle di “unire” una serie di edifici e/o luoghi sacri perché anche Villa San Martino, fino a metà del 700, era un monastero benedettino. Si sono considerati anche gli altri due Santuari riferibili ai Borromei, la Madonna delle Grazie di Legnano e la XIV cappella “Ascensione di Maria” del Sacro Monte di Varese. Si constata che, in questo caso, la posizione dei due edifici sacri considerati è funzione di Rennes-Les-Bains, e non più di Le Bézu. Iniziamo con il consederare le basilica sita nella città del Carrociio. Si ha infatti che l’ortodromica che partendo dai Pirenei raggiunge Legnano collegando i due punti “Rennes-le-Bains – Madonna delle Grazie” è inclinata di 58,27°. Tale angolo, con un errore pari a 0,01°, corrisponde all’ angolo aureo (58,28253°).

 

Più complesso spiegare i rapporti geometrici in essere tra la XIV cappella “Ascensione di Maria” del Sacro Monte di Varese e la cittadina di Rennes-le-Bains, e quindi dedichiamo a questa correlazione uno specifico §, che coinvolge anche i Gonzaga.

 

Gonzaga, Borromeo e la “Roque Negre

Prima di descrivere come la XIV cappella “Ascensione di Maria”, oppure il monastero di Polirone, si rapportano con Rennes-le-Bains bisogna riconsiderare i lavori di Lincoln prima, e di Bill Putmnam e John Edwin Wood poi, per quanto riguarda lo studio del paesaggio posto intorno a Rennes-le-Chateau. In particolare, Putmnam e Wood, nel loro libro “Il tesoro nascosto di Rennes-le-Chateau” (vedi pag. 196 del testo edito da Newton Compton Editori) suppongono l’esistenza di una circonferenza virtuale avente il raggio pari esattamente ad un miglio inglese, e con il centro in corrispondenza della chiesa di Rennes-le-Bains. Aspetto peculiare di tale circonferenza è che il segmento che unisce il centro stesso della circonferenza ed il castello di Blanchefort passa per una roccia, chiamata “Roque Negre”, posta esattamente sulla circonferenza.

 

Si constata che:

·          L’ortodromica inclinata esattamente di 240°, ed uscente dalla XIV cappella “Ascensione di Maria” del Sacro Monte di Varese, dopo un percorso di circa 380 chilometri, manca per soli 60 metri, quetsa “Roque Negre”. Ruotando di 180° il valore delle coordinate di interesse, relativamente all’angolo di 240°, si ha il valore di 60°, angolo proprio della figura del triangolo equilatero, ed anche del sigillo di Re Salomone, e/o dell’esagono.

·          L’ortodromica uscente, in corrispondenza della cupola dal monastero di Polirone di San Benedetto del Po esattamente sotto l’angolo di 254° intercetta il segmento che unisce il Castello di Blanchefort, la “Roque Negre” e la chiesa di Rennes-les-Bains a circa 0,77 miglia inglesi dalla chiesa stessa di Rennes-les-Bains verso sud, quindi a meno di circa 400 metri dal punto teorico previsto, dove dovrebbe passare la citata circonferenza avente il raggio pari ad un miglio.

 

Almeno virtualmente, la “Roque Negre” è quindi funzione della posizione della XIV cappella del Sacro Monte di Varese come pure del monastero di Polirone . Va comunque detto che in assenza dei lavori di Bill Putnam e di John Edwin Wood, di fatto sarebbe stato del tutto impossibile riuscire a riconoscere la sua possibile valenza geometrica – esoterica di questa roccia nera.

 

Abbiamo visto nei §§ precedenti che il monastero di Polirone di San Benedetto del Po è un edificio riconducibile ai Gonzaga. Quindi, data la circonferenza posta intorno a Rennes-les-Bains avente il raggio pari ad un miglio inglese, considerando la linea diametrale inclinata secondo la direzione “Castello di Blanchefort, Roque Negre” chiesa di Rennes-les-Bains”, abbiamo allora due ortodromiche, definite da due angoli corrispondenti a numeri interi, e pari a 240° e 254, ed aventi caratteristiche tali che:

·          un monumento dei Borromei determina il punto corrispondente alla “Roque Negre”, e che costituisce l’estremo superiore del diametro in oggetto, ed

·          un monumento dei Gonzaga determina l’estremo opposto del diametro stesso.

 

È certamente abbastanza inquitentante supporre che i Borromeo ed i Gonzaga si siano collegati volutamente alla circonferenza di Rennes-les-Bains, divindendosi per giunta i punti di possibile riferimento geometrico. Certamente, se così fosse, allora tutti i lavori volti ad analizzare le linee del paesaggio intono a Rennes-le-Chateau andrebbero necessariamente ripresi e rivalutati.

 

Rotonda del Brunelleschi e quindi due Santuari dei Borromeo, e nuovamente Villa d’Adda Borromeo e Villa San Martino

Anche se del tutto inaspettate, si sono trovate delle precise correlazioni geometriche – spaziali tra la Rotonda del Brunelleschi e due dei Santuari dei Borromeo. Si ha infatti che:

a)       L’ortodromica “Rotonda del Brunelleschi – XIV cappella del Sacro Monte di Varese “, vista dalla Rotonda del Brunelleschi (distanza circa 295 chilometri), è inclinata secondo un angolo pari a 320,85°. Tradotto in radianti, questo valore angolare corrisponde a 5,59988.

Con un errore pari a 0,0063°, l’angolo di 320,85° corrisponde quindi all’angolo teorico pari a 320,8563653°, come riportato a lato. Inoltre, sempre come evidenziato a lato, il rapporto tra i due angoli determinati dal valore angolare effettivo, ed ancora meglio da quello teorico, approssima in modo quasi perfetto il valore 1,3.

 

b)      L’ortodromica “Rotonda del Brunelleschi – Santuario di Cannobio“, vista dalla Rotonda del Brunelleschi (distanza circa 317 chilometri), è inclinata secondo un angolo pari a 322,52°.

Come evidenziato di seguito, il rapporto tra 52,52° e 37,48°, i due angoli determinati dal valore angolare pari 322,52°, approssima, con un errore pari a 0,0018, il valore 1,4. Con un errore pari a 0,02°, l’angolo 322,52°corrisponde quindi all’angolo teorico pari a 322,5°.

 

Abbiamo quindi due edifici sacri appartenenti all’insieme dei monumenti dei Borromei, e la cui posizione è determinato dal rapporto dato, tra due angoli complementari, pari a 1,3 e 1,4. Dovrebbe allora anche esserci un rapporto pari 1,5. I due angoli complementari il cui rapporto è pari a 1,5 sono 36° e 54°, gli angoli propri del pentagono e della stella a cinque punte. Tracciamo allora l’ortodromica uscente dalla Rotonda del Brunelleschi sotto un angolo pari a 324° (360° – 36°). Ad una distanza di circa 248 chilometri, ritroviamo nuovamente la città di Arcore; qui possiamo dare due interpretazioni dell’ortodromica stessa:

·          Prima interpretazione: è fuori rotta di circa 160 metri rispetto a Villa d’Adda Borromeo.

·          Seconda interpretazione: intercetta perfettamente la linea di demarcazione tra Villa d’Adda Borromeo e Villa San Martino.

 

Possiamo quindi dire che Villa d’Adda Borromeo e Villa San Martino sono fissate in modo del tutto preciso sulla carta geografica a partire, come riferimenti geografici, dal sito di Le Bézu ed appunto dalla Rotonda del Brunelleschi.

 

È rimasto qualche altro sito al di fuori di questa ragnatela?

Sicuramente si, solo per tantivi successivi si potrà arrivare a stabilire quali sono tutti i monumenti e/o sti ascrivibili alla ragnatela del Sacro Graal. Sono stati però trovati due siti che non si riesce ad inserire in modo del tutto lineare all’interno della ragnatela stessa: l’Abbazia di Morimondo e Villa Pelucca.

 

L’ortodromica “Abbazia di Morimondopunto centrale della cupola della chiesa Sant’Andrea di Mantova“, vista dall’Abbazia di Morimondo, è infatti inclinata secondo un angolo pari a 97,83°, quindi sotto un angolo negativo di 7,83° rispetto al parallelo passante appunto per Morimondo. Ora, l’angolo pari a 7,83°, con un errore pari a 0,0039°, corrisponde al semingolo al centro del poligono avente ventitre lati.

 

Il sito di Morimondo ha poi sicuramente una sua specifica importanza in questa ragnatela poiché la sua posizione è funzione anche dalla cittadina di Le Bézu. Si ha infatti che l’angolo dell’ortodromica, misurato a partire da Morimondo, “Abbazia di Morimondo – Le Bézu”, corrisponde a 245,10°, (distanza, quasi esattamente, 600 chilometri). Questo valore angolare l’abbiamo già trovato nel caso dell’ortodromica “Cappella di Saint Pierrechiesa “della morte” di Gustalla”. Infatti, cambiando i pertinenti riferimenti angolari, otteniamo i due angoli pari a 65,10° e 24,90° che, con un errore pari a 0,024°, corrispondono ai due angoli il cui rapporto corrisponde al numero aureo al quadrato.

 

In questa ragnatela è poi inserita anche una villa affrescata dal Luini e sita a Sesto San Giovanni, Villa Pelucca. L’angolo dell’ortodromica, a partire da Frassinoro, “Abbazia di Frassinoro – Villa Pelucca”, corrisponde a 324,01° (distanza, circa, 175 chilometri). Tale angolo, considerato in senso antiorario, vale, con un errore pari a 0,01°, a 35,99, corrispondente al semiangolo al centro del poligono regolare avente 5 lati.

 

L’Abbazia di Morimondo non sembra presentare aspetti storici così particolari da renderla originale in modo specifico, a parte l’essere stata pesantamente bistrattata da Carlo Borromeo. Leggiamo infatti nel sito http://www.abbaziamorimondo.it /storia-abbazia”:

            Il Monastero di Morimondo, nome che significa «morire al mondo», cioè «vivere da risorti», venne fondato nel 1134 a Coronate, località ancora esistente a circa un chilometro dall’abbazia, dai monaci provenienti dal monastero cistercense di Morimond in Francia. Insieme all’abate Gualchezio (Gualguerius) arrivarono Gualtiero, Ottone, Algisio, Guarnerio, Arnoldo, Enrico, Frogerio, Pietro, Bertramo, Petrus Niger e altri monaci di cui non conosciamo il nome”.

            Nel 1564 San Carlo Borromeo, per aiutare economicamente l’Ospedale Maggiore di Milano, spogliò l’abbazia di Morimondo dei propri terreni; contemporaneamente la eresse a parrocchia, dandole il titolo di Santa Maria Nascente”.

 

A proposito di Villa Pelucca non ci dilungheremo a riguardo, anche perché l’argomento è trattato, per i suoi aspetti esoterici, diffusamente nel testo in preparazione. Qui ricordiamo solo che secondo la storica dell’arte Gabriella Ferri Piccaluga gli affreschi del Luini di Villa Pelucca appartengano ad un insieme omogeneo di opere che si rifanno “alla mistica ed al pensiero ebraico ed influenzati dalla corrente filosofica-religosa dello gnosticismo”.

 

Qualche considerazione finale

 

Nella premessa abbiamo subito anticipato che non sarebbe stata formulata alcuna spiegazione per tutto questo costruire lungo i secoli in modo totalmente pianificato su un territorio neanche eccessivamente vasto. Abbiamo però ottenuto la conferma matematica che l’allocazione di alcuni edifici voluti dai Gonzaga e così via, non è sicuramente dovuta al caso. In matematica si direbbe che si è arrivati a dimostrare che una specifica successione numerica è sicuramente convergente, senza però stabilire dove va poi a convergere la successione stessa.

 

Possiamo tuttavia a questo punto formulare una possibile supposizione del perché non sembrerebbe esserci alcuna  interconnessione tra il mondo geometrico considerato in questo articolo, ed il processo di unificazione europeo descritto dal libro “L’Altra Europa”. Consideriamo a riguardo Jean Cocteau, il famoso intellettuale, cineasta, fotografo, poeta, e qualche altro attributo ancora, nato nel 1889 e morto nel 1963, è presente nell’elenco dei personaggi inseriti in una specifica Struttura che comunque sembra avere degl addentellati con il processo di unificazione europea (vedi pag. 116 del libro “L’Altra Europa”), a partire dal 1935, anno della sua iscrizione. Il suo nome lo troviamo anche in tutti i libri che parlano dei miti e/o misteri di Rennes-le-Château, dove, a fronte dei Dossier Secrets, dal 1918 al 1963, anno appunto della sua morte, copre la funzione Gran Maestro del Priorato di Sion. Jean Cocteau è comunque, soprattutto, una figura di notevole spessore culturale e politico, è in contatto con la cultura esoterica, frequenta De Gaulle, quindi una figura cardine nel processo di unificazione europea, e per certi aspetti il suo comportamento, che non è certo in linea con i tempi, ne fa una personalità che ora diremmo “di rottura”. Il testo “L’Altra Europa”, a pag. 150, a cura del Bagnara, riporta, ad esempio, quanto segue: “Tra i maggiori ispiratori del movimento surrealista, tossicodipendente e omosessuale dichiarato … , nel 1955 viene nominato membro dell’Accadèmie Francaise. Conoscente di De Gaulle, nei primi decenni del Novecento intrattiene numerosi contatti con la cultura e gli ambienti dell’esoterismo”.

 

Cocteau, sebbene sempre accostato a De Gaulle, non è comunque totalmente classificabile come esponente della resistanza antifascista, come si evince da queste note riportate a pag. 125 del testo “La magia ed il potere”: “Ma che il personaggio abbia avuto rapporti sia con l’esoterismo che con la cultura di destra è documentato dalla recente grande biografia di Claude Arnaud”. Ed anche la posizione di De Gaulle, per quanto riguarda l’esoterismo, non è del tutto lineare, visti i commenti a riguardo che troviamo a pag. 42 del testo “L’Altra Europa”, dove si accenna ad un De Gaulle contro iniziato.

 

L’altra domada che ci possiamo porre è se un movimento che si muove lungo i secoli lasciando tracce manifeste del suo operare, almeno di tipo architettonico, può comunque rimanere del tutto nascosto. Consideriamo allora, a questo punto, il libro di Mariano Bizzarri dal titolo “Rennes le Château. Dal Vangelo perduto dei Cainiti alle sette segrete”. L’autore, parlando, a pag. 197 del suo libro, di alcuni prelati del Razés coinvolti nel mito di Rennes-le-Chateau, accenna ad una serie di società segreta, iniziando dalla «Aa», che sta per «le Amicizie angeliche». Tale società è poi presentata come  continuatrice della famigerata compagnia del Santo Sacramento … ed epigona tardiva della Société Angélique, di cui avevano fatto parte artisti illustri come Rabelais, Poussin, Narval. Una società nata all’alba del Rinascimento ma che, sotto forme travestimenti diversi, si è continuata fino ad oggi, infiltrando e servendosi di altre organizzazioni e gruppuscoli occulti o pseudo iniziatici”. Tra questi “gruppuscoli“ va poi inserita la corrente filosofica chiamata “new age”. Non si hanno evidenze documentali a riguardo da produrre, ci rivolgiamo allora nuovamente alla geometria e geografia. Abbiamo già accennato al fatto che durante la controriforma si sviluppa un culto particolare per la Madonna Nera. Consideriamo allora la posizione del Santuario di Oropa, che ci permette di sviluppare un ardito ma del tutto consequenziale collegamento tra:

a)       appunto il culto della Madonna Nera,

b)      la figura di Maria Maddalena[14],

c)       i nuovi movimenti New Age.

 

Il santuario di Oropa presenta infatti una specifica peculiarità geografica. Si ha che la retta che unisce il santuario posto sulle Prealpi Biellesi con la grotta di “Sainte Baume”, è inclinata secondo un arco pari a circa 215,3°, ed inoltre passa:

·          Praticamente sopra il complesso templare di Damanhur, vicino alla città di Baldissero Canavese, poco a nord di Torino, dove ha sede l’omonima e famosa comunità New Age[15].

·          A soli 400 metri dalla Basilica di Santa Maria Maddalena (inizio lavori di costruzione 1295, termine 1532), posta nel comune di Saint-Maxim-la-Sainte Baume dove, come abbiamo visto, secondo la tradizione sarebbe appunto sepolta Maria Maddalena.

 


[1] Si tratta di un edificio religioso alto circa 16 metri e costruito nel 1942, quindi in pieno conflitto mondiale (l’inzio dei lavori coincide, presumibilmente, con i primi disgeli del 1942, mentre l’apertura al culto avviene il 27 dicembre dello stesso anno), nel cimitero monumentale di Legnano su volontà dell’allora Parroco di San Magno, Monsignore Virginio Cappelletti. Per maggiori informazioni su tale monumento, in particolare per i suoi aspetti esoterici e per la sua valenza militare – possibile spiegazione del mancato bombardamento di Legnano durante il secondo conflitto mondiale – si rimanda al testo “Simbologia esoterica nel cimitero di Legnano – La cappella del Clero”, di A. Landoni, ed edito da Alvorara.

[2] Per altro, le stesse fotografie, sempre identiche, si ripetono anche in altri siti, tutte purtroppo adimensionate.

[3] La lapide della tomba di Mons. Cappelletti riporta la seguente simbologia e/o dicitura: ”Insegna Croce Cavaliere Santo Sepolcro – Mons. Dott. Comm. Virgilio Cappelletti – Protonotario Apostolico – Prevosto dal 1940 al 1959 – n. 19 XI 1982 m. 21 III 1959”.

[4]Il testo “L’Elisir e la Pietra” associa la chiesa rinascimentale, in genere, quasi ad un tempio esoterico. A pag. 215 troviamo infatti scritto a riguardo: “il luogo di culto era diventato un’opera di magia talismanica, che evocava e agevolava la circolazione dello «pneuma», il respiro divino che collegava il sopra al sotto, il macrocosmo al microcosmo, in un’unità ermetica”. Sempre il testo “L’Elisir e la Pietra” mostra poi come uno specifico esempio di chiesa percorsa dalla “circolazione dello «pneuma»“ la Rotonda del Brunelleschi, chiesa fiorentina a pianta centrale circolare, nota anche come Santa Maria degli Angeli. Il progetto originario prevedeva una struttura esterna basato sulla figura dell’esadecagono (16 lati), rispettando quindi il requisiti dei due ottagoni, propri della cappella stessa del clero ed anche della cappella di Cocteau, ed un ottagono interno determinato dalle colonne perimetrali di sostegno del tetto.  Nel 1937, sopra questa struttura esadecagonale è posta, fortemente rientrante, una struttura ortogonale con il tetto a spiovente che ricorda molto la cappella di Cocteau.

[5] Il periodo di costruzione del monumento va, circa, dal 1450 al 1550. Per quanto riguarda la possibile valenza esoterica del monumento riportiamo:

        un piccolissimo stralcio dell’articolo di Antonio Paolucci,in “Osservatore Romano”, del 6.3.2010, e ripreso dal sito “http://sangirolamo.rimini.it”: “Una chiesa che non sembra una chiesa ma piuttosto uno spazio esoterico, un luogo filosofico molto antico dedicato a culti precristiani o forse addirittura acristiani”.

        una frase che diversi siti attribuiscono al pontefice Pio II (Corsignano,18 ottobre1405Ancona,14 agosto1464): “(il monumento) non sembra un Tempio di Cristo, bensì di fedeli adoratori di demonio”.

[6]Da un punto di vista cabalistico si ha che 10 corrisponde alla Tetraktis metre 34 è il decimo numero della serie di Fibomacci, partendo, correttamente, dallo zero.

[7] Il testo “Milano esoterismo e Mistero – Un viaggio fra i segreti e gli enigmi della città”, di Fabio Celoni, edito da Editoriale Olimpia riporta le dimensioni del quadro: 4,2 metri per 9,1. Tali valori, con una precisione percentuale, in entrambi i casi pari a 0,055%, possono essere espressi utilizzando il Cubito Sacro (0,55 metri):

       4,20 metri» 4,198 metri = 6 × Öj × 0,55 metri, dove 6 = 1 + 2 + 3;

       9,10 metri» 9,095 metri = 13 × Öj × 0,55 metri, dove 13 è l’ottavo numero, contando anche lo zero, della successione di Fibonacci.

[8]Dal sito “Nigrasum”: “Le origini del santuario risalgono al XIII sec. e si devono all’abbazia di Santa Maria Rivalta, vicino a Tortona. La statua originale è stata rubata verso la metà del XX sec. ed è stata sostituita da una copia moderna, collocata nella chiesa l’8 settembre 2010, con una solenne cerimonia celebrata dal Vescovo di Saluzzo, mons. Giuseppe Guerrini.”

[9] Marsiglia, da un punto storico – esoterico è anche importante perché nel 1830, proprio in questa città, un giovane carbonaro, Giuseppe Mazzini (1805-1872), fondava la Giovine Italia (vedi pag. 147 del libro “Le vie dell’esoterismo – Una lettura delle tracce, simboli, misteri e codici segreti nella storia della pittura, architettura, musica e letteratura” di Massimo Centini, De Vecchi Editore). Sui rapporti tra esoterismo e risorgimento si rimanad invece ai testi di C. Gatto Trocchi.

[10] A Marsiglia sono presenti almeno tre Madonne Nere (vedi pag. 31 del testo “La Rivelazione dei Templari”: “E a Marsiglia ci sono non meno di tre Madonne Nere: una nella cripta della Basilica di St. Victor, immediatamente fuori della cappella sotterranea dedicata a Maria Maddalena,; un’altra nella «sua chiesa» in Aix-enProvence (vicino al luogo in cui si crede che sia stata sepolta), un’altra ancora nella chiesa del Salvatore, la principale di quella città”.

[11] Così la figura di San Lorenzo la incontriamo sia a Mantova che a Torino, quando viene depositata la prima volta, rispettivamente, la reliquia con il Preziosissimo sangue di Cristo, e la Sacra Sindone.

[12] Il testo “Massoneria Universale – Dizionario” così riporta: “Società segreta fondata in Germania nella città di Ingolstad (Baviera), nel 1776, da Adamo Weishaupt. Si proponeva di restituire agli uomini i loro diritti naturali che potevano essere conseguiti solo con l’uso della ragione; la Chiesa, la famiglia, lo Stato erano ritenuti organizzazioni limitatrici del perfezionamento dello spirito umano”.

[13] Villa San Martino, stando a quanto riferito dai pertinenti siti web, si caratterizza per avere al suo interno una Via Crucis dipinta dal Bernardino Luini. Si sottolinea questo aspetto perché il Luini è una figura che incontreremo nuovamente nei prossimi §§ quando parleremo dell’ortodromica che uncisce un’altra residenza affrescata sempre del Luini, Villa Pelucca, e l’Abbazia di Frassinoro.

[14] Forse per una proprietà di tipo transitivo, all’interno del mito di Rennes sembra esistere una forte correlazione tra la figura di Maria Maddalena ed Iside. A riguardo si rimanda alla documentazione prodotta da David Wood. È anche interessante questa citazione tolta a pag. 51 del testo “La Rivelazione dei Templari”: “Il culto della Madonna Nera è fondamentale per il priorato. I suoi membri scelsero quella di Goult, vicino ad Avignone, per una speciale venerazione; essa è nota come Notre Dame de Lumiere (Nostra Signora della Luce). Per loro,almeno, non c’è dubbio sul reale significato della Madonna Nera; Pierre Plantard de Saint-Clair scrive infatti esplicitamente: «La vergine nera è Iside e il suo nome è nostra Signora della Luce»”.

[15] Per chi fosse interessato a conoscere la filosofia Damanhuriana si suggerisce la lettura, a pag. 192, del testo “Nomadi Spirituali – Mappa dei culti del nuovo millennio”, di Cecilia Gatto Trocchi, edito da Nuovi Misteri – Oscar Mondadori.

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