La frontiera nord-occidentale dall’Unità alla Grande Guerra, di Mariano Gabriele. Roma, SME-Ufficio Storico, 2005 (pp. 560), euro 20

Il testo

 

 

La frontiera nord-occidentale dall’Unità alla Grande Guerra, di Mariano Gabriele

Mariano Gabriele, La frontiera nordoccidentale dall’Unità alla Grande Guerra, Roma, SME-Ufficio Storico, 2005 (pp. 560), euro 20. Tema portante sono i piani difensivi e offensivi italiani dal 1860 al 1915 sul confine di N-O, collegati alla evoluzione della politica estera e della situazione militare in terra e in mare. Si passa così attraverso diverse fasi strategiche, dall’accordo con la Germania per mandare a combattere la maggiore armata italiana, la III, all’ala sinistra dello schieramento tedesco, alle preoccupazioni – infondate, ché Parigi non vi pensò mai – per temuti sbarchi francesi ed alla dislocazione della IV armata per fronteggiarli secondo la filosofia militare prussiana. E i piani, da parte italiana e francese, evolvono in una situazione complessa  tra la nascita del Regno d’Italia e i diversi Trattati della Triplice Alleanza, tra l’indispensabilità di un ancoraggio continentale militarmente efficace e la spinta politica al Mediterraneo, nella costante presenza di un alleato non amico – Vienna – e di un amico  mai alleato – Londra – l’uno e l’altro sollecito soprattutto dei propri interessi.

 Mariano Gabriele, Gli alleati in Italia durante la prima guerra mondiale (19171918), Roma, SME – Ufficio Storico, 2008 (pp. 537), euro 25. Dopo Caporetto giunsero in Italia 11 divisioni anglo-francesi, attestate in pianura e nelle retrovie come potenziali riserve, ciò che permise a Diaz di schierare in prima linea tutte le forze italiane durante la lunga battaglia d’arresto del novembre-dicembre 1917. Una volta stabilizzata la linea Altipiani-Grappa-Piave, gli italiani poterono aggiornare il loro addestramento e le loro tattiche anche alla luce delle esperienze del fronte occidentale, riuscendo a ridurre notevolmente il quotidiano contributo di sangue alla conduzione della guerra. Nel marzo 1918, con la ripresa delle offensive tedesche in Francia, 6 divisioni alleate ripassarono le altre, ma quelle rimaste – 3 britanniche e 2 francesi – presero parte alle due grandi battaglie che decisero la guerra sul fronte italiano. E se la loro partecipazione fu abbastanza modesta in quella di mezzo giugno – i britannici della 48° retrocedettero sotto la spinta  della fanteria austro-ungarica, e comunque la grande battaglia del Solstizio durò solo un giorno o poco più sui piccoli tratti di fronte tenuti da inglesi e francesi – nel complesso di operazioni che vanno sotto il nome di Vittorio Veneto, gli alleati ebbero modo di distinguersi, dallo sfondamento sul Piave all’inseguimento del nemico battuto.

La presenza militare alleata in Italia , come quella italiana in Francia, si incrociò con la politica estera della coalizione, sia nei rapporti interalleati che i quelli col nemico, che furono talvolta contrddittori e animati da una forte dialettica interna, che per certi aspetti non si sarebbe estinta nemmeno dopo la vittoria.

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