The “Tea Party”. Di Nicola Bergamo.

Bandiera a stelle e strisce e Statua della Libertà: le immagine più iconiche degli Stati Uniti d'America

Negli ultimi anni è nato un movimento politico d’opinione, trasversale ma legato ai valori tradizionali, per un ritorno al liberismo pur rimanendo ancorato alle proprie radici.

Negli ultimi anni gli Stati Uniti sono al centro di una notevole ed interessantissima fucina di avanguardia politica. Meno di un decennio fa, grande scalpore fecero i cosiddetti neoconservatives, ossia un gruppo di intellettuali liberal, gran parte provenienti da branche democratiche non allineate (molti di etnia ebraica), che riuscirono a coinvolgere in maniera decisiva la politica estera del presidente George Bush Jr. Successivamente, sempre in USA, si sono sviluppati molti think thank[1] che  hanno dato una grande spinta alle riforme della scienza politica americana.

In Europa si conosce poco la realtà americana e molti di noi credono ancora nel monolitico scontro tra Repubblicani e Democratici. Anche se in parte è ancora così, il famoso terzo candidato in USA è pressoché impossibile da proporre, molti gruppi composti da avanguardie politiche sono riuscite in questi anni a far valere il loro peso in maniera massiccia nelle decisioni dei due grandi partiti americani. Qualche esperienza di questo genere è stata fatta negli Stati del Sud[2], ma è nel 2009 che qualcosa è veramente cambiato, vista l’apparizione del cosiddetto Tea Party. Questo movimento culturale non ha un chiaro connotato politico, o almeno non partitico, ed è nato un po’ per caso sull’onda della protesta fiscale del 2009 contro la politica economica di Obama.

Chiunque conosca la storia americana sa quanto importante sia la fiscalità per questo popolo, visto che la loro stessa storia è intrecciata con eventi connessi al sistema fiscale. Gli stessi Stati Uniti hanno avuto origine da una protesta simile, ed è appunto ai fatti del 1773 che il movimento dei Tea Party si vuole riallacciare, tornando a quello che loro stessi chiamano grassroots. Non solo tasse quindi, come qualcuno in Italia ha cercato di farci intendere, ma un grande movimento d’opinione che si sta sviluppando con una discreta velocità in tutti gli stati dell’unione. Non più una politica che imposta dall’alto, ma che si ispiri alla gente comune e che provenga quindi dal basso.

Uno dei promotori di questo movimento, Ryan Hecker, lanciò nel 2009 il Contract from America. Il from è fondamentale per capire che la spinta propositiva di questo movimento avviene dal basso verso l’alto e non viceversa. Il contratto fu proposto nel sito contractfromamerica.com che ebbe in poco tempo quasi mezzo milione di contatti, sancendo, grazie alla partecipazione degli utenti, una priority list riassunta in 10 punti. Come abbiamo detto però il Tea Party non si occupa solamente di affari fiscali ma soprattutto tenta di istituire quell’humus sociale fortemente indirizzato verso principi non negoziabili.

La stragrande maggioranza di questi gruppi è pro-life e non tollera l’aborto, sono a favore della famiglia tradizionale composta da madre e padre, e soprattutto odiano l’intromissione massiccia delle politiche governative nella vita dei cittadini. Intervistati dal sottoscritto, i membri di un gruppo che si rifà al movimento Tea Party, chiamato Let freedom ring, esprimono tramite il loro portavoce Mr. Collin Hanna, quattro punti in materia fiscale per risolvere i problemi dell’America. Questo gruppo che si definisce public policy/non-profit organization, afferma che vincerà le prossime elezioni del mid-term, e proporrà: lotta alla disoccupazione, creazione di nuovi posti di lavoro, mantenimento della spesa governativa corrente, riduzione del debito pubblico.

Pare quindi che la materia fiscale, corroborata da una forte verve ideologica conservatrice, sia il cuore pulsante della proposta politica del Tea Party. Ad una  domanda sulla possibilità di prendere posizione contro l’Islam, e combattere il diffondersi di questa religione in USA, come stato detto erroneamente dal “Corriere della Sera” il 10 ottobre 2010[3], la risposta è stata laconica: nessuna pregiudiziale contro l’Islam, anche se condannano moralmente e politicamente molte prese di posizione dello jihadismo. Mr Collin Hanna conclude l’intervista con un riassunto esplicativo, rivelando il focus del Tea Party. Sono tre punti molto chiari. Il primo: credere nei valori fondanti della Costituzione, dove il governo e le sue lunghe mani stiano il più possibile lontano della cittadinanza. Il respiro liberale deve essere presente in ogni Americano, che deve sentirsi libero di attuare ciò che meglio crede per sé e per la sua nazione. Punto secondo: credere nel libero mercato, credere che il sistema liberale sia la più grande invenzione di questo mondo e che abbia contribuito notevolmente alla riduzione della povertà. Il libero mercato deve operare liberamente senza troppe intromissioni statali. Terzo punto: credere nei valori tradizionali come fondamentali per il benessere della nostra società, e nell’importanza della vita, e considerare la famiglia la cellula primaria della struttura della nostra società. Allo stesso tempo predicano la libertà religiosa in tutti i campi.

Come si apprende dagli stessi Americani, e dagli ottimi scritti di Marco Respinti[4], il movimento d’opinione chiamato Tea Party, è molto eterogeneo ma condivide dei punti fondamentali. Non solo progetti economici, ma anche proposte riguardanti il valore della vita e della famiglia, uniti ad un sano liberismo pre-Keynes con una presenza statale ridotta ai minimi. Ciò che in questo momento sta facendo Obama, specie con la riforma della Sanità, è rendere l’America più simile alla vecchia Europa e meno simile alla vecchia America dei fondatori. Il risultato è un forte ritorno all’identità antica, la carta costituzionale sapientemente vergata più di due secoli fa e considerata la carta costituzionale più longeva e più efficiente del mondo, vuole essere riscoperta e riletta affinché i diritti inalienabili di ogni uomo, sanciti da quest’ultima, siano riconosciuti e attuati secondo il volere dei fondatori. Tutto questo per riscoprire l’antico spirito americano e portare l’America alle antiche glorie.

(un grazie sincero all’amico Marco Respinti, e al suo ottimo libro L’ora del Teaparty, per l’aiuto che mi ha dato per scrivere questo articolo)


[1]              “Serbatoio di pensiero”, gruppi di lavoro indipendenti atti allo studio delle scienze politiche sono molti diffusi negli Stati Uniti.

[2]              Vedi il mio articolo “The league of the South, voglia di secessione in USA?”, Il Borghese, Maggio 2010.

[4]              Marco Respinti, L’ora del Teaparty, Solfanelli Editore, 2010.

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