‘Karen State’: da 70 anni un popolo lotta per salvaguardare la sua identità. Un storia volutamente sconosciuta. Di Ettore Rivabella.

Un giovanissimo combattente Karen.

I Karen sono un popolo di discendenza tibetano-mongola. Le loro leggende riferiscono di un lungo viaggio, attraverso il  deserto del Gobi,  fino a giungere oltre due millenni fa, nella terra ove tutt’oggi abitano, che chiamarono Kaw Thoo Lei, “luogo piacevole, generoso e pacifico” o “terra dei fiori” o ancora “terra senza male”, “terra senza peccato”   Il loro arrivo nell’odierno Myanmar  (Birmania)  è simbolicamente indicato nel 739 a.C., anno dal quale fanno partire il loro calendario. È generalmente concordato che i Karen iniziarono ad arrivare in quella che oggi è conosciuta come Birmania intorno al 500 a.C. Si ritiene che i Karen provengano da quella che oggi è conosciuta come Mongolia e viaggiarono a sud attraverso tre valli fluviali: la valle del Mekong, la valle dell’Irrawaddy e la valle del Salween. Nel IX secolo, giunsero i Birmani, che instaurarono un regime feudale secolare, i Karen vennero sopraffatti e perseguitati come minoranza da sottomettere, furono quindi costretti a rifugiarsi nella giungla e nella montagne al confine con la Thailandia. Tra il XIII e il XVI secolo, gran parte della regione apparteneva al Regno di Hanthawaddy, mentre la parte settentrionale a Taungoo,  uno stato vassallo del regno di Ava. La regione divenne parte della dinastia Taungoo e della dinastia Konbaung dal XVI al XIX secolo.

Un’identità etnica pan-Karen è una creazione relativamente moderna, fondata nel XIX secolo con la conversione di alcuni Karen al cristianesimo e plasmata attraverso varie scelte politiche e pratiche coloniali britanniche.

La Stato dei Karen è coperto quasi nella sua totalità dalla foresta. Si presenta come una striscia di terra montuosa che separa i due grandi popoli, quello tailandese e quello birmano. La regione è caratterizzata dalle presenza della catena montuosa Dawna, che si estende lungo l’asse Nord-Ovest/ Sud- Est. I suoi confini sono con lo Stato Kayah e lo Stato Shan al Nord, ad Est con le province tailandesi del Mae Hong Son, Tak e Kanchanaburi, ad Ovest e a Sud con la regione di Bago e lo Stato Mon. La posizione di questa terra, che è comunque tropicale e non distante dall’oceano, è la causa principale di un clima caldo e umido. Il ritmo della vita qui è scandito dall’alternarsi di 3 stagioni: una fredda, che da novembre a febbraio fa oscillare le temperature intorno ai 20°, una calda, da marzo a maggio, in cui si raggiungono i 35°, ed infine una stagione dei monsoni, caratterizzata da forti e costanti piogge e da una temperatura intorno ai 25°-30 . I fiumi principali della regione sono l’Irrawady, il Salween, il Moei, tutti con andamento lungo l’asse Nord- Sud perché nascono dalle montagne a settentrione, cosa che caratterizza tutti i grandi corsi d’acqua del Paese. La popolazione risiede principalmente in piccoli agglomerati e villaggi, distribuiti amministrativamente in 7 municipi e in 4 distretti: quelli di Hpa-an, di Mutraw, di Kawkareik e di Myawaddy. 

Il numero totale di Karen è difficile da stimare. L’ultimo censimento affidabile del Myanmar è stato condotto nel 1931.

Il Buddismo e l’Animismo buddista hanno rappresentato aspetti totalizzanti nella vita dello Stato Karen, e in parte mantengono tutt’oggi il loro ruolo chiave nella cultura di questo popolo. Tuttavia con  la prima guerra anglo-birmana (1824-1826), con il successivo arrivo di missionari battisti americani (1830) e ancor di più dal 1886, con l’annessione della Birmania all’Impero Britannico, il Cristianesimo di diffuse largamente, ad oggi professato da circa il 30% della popolazione . In effetti, durante il periodo coloniale i Karen hanno goduto di una certa benevolenza da parte delle autorità inglesi, vedendosi garantire diritti che erano preclusi invece al loro storico oppressore Birmano, inclusi il reclutamento militare e seggi negli organismi rappresentativi. Alcuni Karen Cristiani iniziarono a rivendicare un’identità particolare rispetto alle loro controparti non cristiane, e molti diventarono leader delle organizzazioni etno-nazionaliste dei Karen. Nel 1881 la Karen National Associances (KNA) fu fondata da Cristiani Karen di cultura occidentale per rappresentare gli interessi del popolo Karen presso gli inglesi. Nonostante la sua leadership cristiana, il KNA ha cercato di riunire tutti i Karen di diversa provenienza regionale e religiosa in un’unica organizzazione. Negli anni 1920 il movimento nazionalista Karen (e allo stesso tempo il movimento nazionalista birmano) si svilupparono notevolmente. Il dott. San C. Po, un avvocato istruito in Occidente e di etnia Karen, fece il primo annuncio pubblico dell’obiettivo dei Karen di creare il proprio stato nel 1928. Lo stesso anno un membro della KNA, Saw Tha Aye Gyi, scrisse l’inno nazionale Karen. Nel 1937 fu creata una bandiera Karen, che identifica il popolo Karen come nazione. I Karen cominciarono a considerarsi   i primi abitanti della Birmania, un’affermazione che ha avuto pesanti conseguenze politiche.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Karen combatterono contro l’Esercito di Indipendenza Birmano che appoggiava i Giapponesi, rimanendo fedeli alla corona britannica . Di conseguenza, molti villaggi furono distrutti e  furono commessi massacri sia dalle truppe giapponesi che dal Burma Independence Army  (BIA) che aiutò i giapponesi ad invadere il territorio Karen.

Dopo la guerra c’era la certezza tra i soldati Karen che avrebbero ottenuto il loro stato dagli inglesi a causa del loro contributo alla sconfitta dei Giapponesi. Il processo di decolonizzazione, si avviò con una fase di trattative che ebbero inizio, nel marzo del 1946 a Panglong, cittadina dello Stato Shan, nel nord-est della Birmania, nel tentativo di decidere le sorti delle 135 minoranze etniche al momento in cui i britannici avrebbero abbandonato il paese (secondo dati ufficiali ma non certi, su  circa 54 milioni di abitanti i Birmani rappresentano il 69% della popolazione, gli Shan l’8,5%, i Karen il 6,2% , i Rohingya il  4,5%, i Mon il 2,4%, i Chin il 2,2%, i Kachin l’1,4% e l’1% i Wa). In quell’occasione i delegati karen chiesero la formazione di uno stato  separato ed indipendente. Una missione esplorativa guidata da Saw Tha Din e Saw Ba U Gyi a Londra nell’agosto del 1946 non ricevette alcun incoraggiamento dal governo britannico per qualsiasi richiesta separatista.

Nel gennaio del 1947 una delegazione di rappresentanti del Consiglio esecutivo del governatore guidato da Aung San fu invitato a Londra per negoziare il Trattato, nessuno dei gruppi di minoranze etniche fu incluso dal governo britannico.

Alla seconda Conferenza di Panglong, nel febbraio del 1947, fu trovato un accordo tra Aung San, Vice Presidente del Consiglio della Birmania  e i rappresentanti di 23 importanti minoranze etniche. L’accordo garantiva pari diritti per le minoranze etniche e una larga autonomia alle “aree di frontiera”. A Panglong però i karen inviarono solo 4 osservatori, continuando a sostenere la loro richiesta di uno stato indipendente.

Il 19 luglio 1947 Aung San viene assassinato dai sicari del suo avversario politico U Saw. Nel 1948 la Birmania ottenne l’indipendenza dall’Impero britannico. La nuova costituzione, elaborata senza la partecipazione di Karen a causa del loro boicottaggio delle elezioni all’Assemblea costituente,  prevedeva la possibilità per le ‘regioni etniche’ di indire un referendum per decidere l’eventuale secessione dall’Unione dopo 10 anni. Nell’ottobre 1947 il governo Birmano propose alla KNU di creare uno stato Karen ma la KNU rifiutò,  pretendendo  più territorio di quello indicato nella offerta.

Precedentemente, all’inizio di febbraio 1947, fu fondata a Yangon la Karen National Union (KNU), in occasione di un congresso dei Karen a cui parteciparono 700 delegati, sia battisti che buddisti, delle principali associazioni nazionali, tra queste la Karen National Association  (KNA – fondata nel 1881), la Karen Central Organization (KCO) e la sua ala giovanile , la Karen Youth Organization (KYO) . Nell’incontro venne richiesta la nascita di uno stato Karen, un aumento del numero di seggi (25%) nell’Assemblea costituente, un nuovo censimento etnico e una continuazione della presenza di unità Karen nelle forze armate. Scaduto il termine del 3 marzo , posto dai rappresentanti della popolazione Karen, senza una risposta da parte del governo britannico, Saw Ba U Gyi , presidente della KNU, si  dimise dal Consiglio esecutivo del governatore, un gabinetto preindipendenza nel quale svolgeva le funzioni Ministro delle Comunicazioni e dei Trasporti della Birmania. La Karen National Union ha mantenuto la sua struttura e il suo scopo dagli anni ’50 in poi. Il KNU funge da presenza governativa per il popolo Karen, offrendo servizi sociali di base per le persone vittime del conflitto, come i rifugiati o gli sfollati. Questi servizi includono la costruzione di sistemi scolastici, la fornitura di servizi medici, la regolamentazione del commercio e  la sicurezza attraverso il Karen National Liberation Army (KNLA), l’esercito del KNU. La Karen National Union ha nella sua struttura diversi dipartimenti, tra cui quelli relativi alla difesa, all’agricoltura e allo sfruttamento della foresta. Sono questi tre dei pilastri che rappresentano l’ossatura dello Stato Karen.  La Karen National Union si definisce un’organizzazione politica democratica che sin dall’anno della sua formazione ha assunto il ruolo di istituzione finalizzata a rappresentare e a dare voce al popolo Karen, sia a quanti risiedono in Patria, sia a quanti si trovano nei campi profughi. La sua missione primaria è il raggiungimento di una vera giustizia in termini di diritti delle minoranze, da sempre assente, con l’obiettivo finale dell’autoderminazione. Infatti il principio politico a cui si ispira l’amministrazione territoriale  della KNU si concretizza in un’unione federale che, nella speranza di ottenere stabilità, pace e armonia fra tutte le etnie,  dovrebbe consentire di affermare tali principi in tutto il Paese. Attualmente la leadership dell’organizzazione è eletta ogni 4 anni da un congresso, mentre i presidenti dei municipi e dei distretti vengono eletti a livello locale, così come accade per i comandanti delle brigate. L’amministrazione ha assunto la forma di un vero e proprio governo, con ministeri e dipartimenti che regolano e perseguono gli interessi dello Stato nei diversi settori, come Cultura, Difesa, Sfruttamento Forestale, Educazione, Affari Esteri, Salute.  L’agricoltura ha un’importanza vitale per gran parte delle popolazioni birmane, e in particolare per i Karen, motivo per cui il Karen Agriculture Department persegue politiche volte ad assicurare la sussistenza alimentare degli abitanti, sviluppare il commercio agricolo e il conseguente miglioramento delle condizioni di vita. Questo politiche si concretizzano attraverso lo sviluppo e l’implementazione della coltivazione del riso ma non solo, nonché tramite diffusione della cultura contadina e lo studio e sviluppo delle tecniche agricole più idonee.

Il 4 gennaio 1948 la Birmania ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna. L’autorità statale e le strutture statali erano ancora molto fragili. Nel febbraio del 1948 quattrocentomila Karen in una manifestazione pacifica mostrarono la loro solidarietà alla creazione di uno Stato Karen.

Con l’indipendenza della Birmania, i Karen, guidati dal KNU, tentarono di coesistere pacificamente con la maggioranza etnica Burman. I Karen occupavano posizioni di spicco sia nel governo che nell’esercito. Nell’autunno del 1948, il governo birmano, guidato da U Nu , eletto come successore di Aung San, iniziò a raccogliere e armare milizie politiche irregolari conosciute come Sitwundan . Queste milizie erano sotto il comando del maggiore generale Ne Win e al di fuori del controllo dell’esercito regolare. Nel gennaio del 1949, alcune di queste milizie attaccarono i Karen.

Alla fine di gennaio del 1949, il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Smith Dun, un Karen, fu rimosso dall’incarico e imprigionato. Fu sostituito dal nazionalista birmano Ne Win. Il governo di U Nu, si ritrovò a combattere contro una serie infinita di insorgenze. La Birmania, a pochi mesi dall’ottenimento dell’indipendenza, sprofondò in una guerra civile tuttora in corso. Nell’ambito di questo conflitto, che vede molteplici motivazioni sia ideologiche,  dove il partito comunista birmano, diede inizio ad una “guerra popolare”, che religiose , ad opera dei Mujaheddin islamici della minoranza Rohingya , e ovviamente etniche,  i Karen assunsero un ruolo primario per la difesa della loro stessa sopravvivenza ed identità. La battaglia di Insien, sede del Quartier Generale del KNDO (Karen National Defende Organization) iniziata il 31 gennaio del ’49 e conclusasi, quasi quattro mesi più tardi,  con una relativa sconfitta militare assunse un profondo significato politico. Ogni anno il KNU celebra questa data come “giorno della rivoluzione”, in questa ricorrenza viene organizzata in tutti i distretti dello Stato una cerimonia a cui partecipano tutte le principali istituzioni politiche e militari, e sono decine di migliaia gli uomini e le donne di Kaw Thoo Lei, che affollano in massa le diverse aree della festa, compresi coloro che per l’occasione rientrano dai campi profughi al di là del confine.

Il 14 giugno 1949 il KNU proclamò il Karen Free State o Kawthoolei

Dal 1949 i Karen iniziarono ad essere perseguitati dal nuovo governo birmano. Subendo continui attacchi ai villaggi, subendo la confisca dei terreni e la perdita di qualunque diritto civile, politico e sociale . Le scuole karen furono requisite dai Birmani o direttamente smantellate, fu proibita la circolazione di libri e giornali in lingua karen. Iniziò un periodo di totale persecuzione che non poteva essere accettato dalle organizzazioni politiche e militari di un popolo che rivendicava una propria terra su cui vivere e prosperare. Negli anni ’50  il Tatmadaw, nome ufficiale delle Forze Armate del Myanmar Birmania,   si riorganizzò e si trasformò in un moderno esercito permanente. La sua strategia mirava a tagliare, ai gruppi ribelli, le loro quattro fonti di sostentamento: cibo, fondi, intelligence e reclute. Questa strategia ha dimostrato di essere molto efficace e ha efficacemente contrastato i quattro principi dettati dal primo presidente della KNU Saw Ba U Gyi, ucciso il 12 agosto 1950 in un piccolo villaggio vicino a Moulmein, a 170 miglia da Rangoon, con altri leader Karen   1. La resa è fuori discussione. 2. Il riconoscimento dello Stato Karen deve essere completo. 3. Conserveremo le nostre armi. 4. Determineremo il nostro destino. Dopo la morte di Saw Ba U Gyi, il popolo Karen ha iniziato a celebrare, nella giornata del 12 agosto, giorno in cui  è stato ucciso dalle forze governative birmane,  il Karen Martyrs’ Day, che rende omaggio a tutti i soldati caduti Karen.

A partire dagli anni sessanta del secolo scorso i Birmani introdussero una politica discriminatoria e decisamente aggressiva, mirante ad annientare i Karen, che si sviluppò durante il regime militare di Ne Win, il quale nel 1962 avviò la cosiddetta “via birmana al socialismo”. Nel 1963-1964 si tennero colloqui di pace senza risultato.

Negli anni ’70 la KNU ha dovuto lottare con diverse ribellioni interne. . Una svolta notevole avvenne nel 1976, anno in cui il generale Bo Mya divenne presidente della KNU. Il KNU fu riformato e sviluppò un forte carattere anticomunista. Inoltre venne posto maggiormente l’accento su una maggiore autonomia, rispetto ad uno Stato Karen indipendente.  Nel 1976 i maggiori gruppi etnici, che avevano imbracciato le armi contro il governo birmano, costituirono il National Democratic Front, il cui fine ultimo era ed è la costituzione di una Unione Federale. Il NDF conta attualmente 9 membri: Arakan Liberation Party ARP, Chin National Front CNF, Kachin Indipendence Organization KIO, Karen National Union KNU, Karenni National Progresive Party KNPP,Kayan New Land Party KNLP,  Lahu National Organization LNO, New Mon State Party NMSP e Wa National Organization WNO. I Karen erano diventati il  più grande dei 20 gruppi minoritari che partecipavano a un’insurrezione contro la dittatura militare a Yangon. Durante gli anni ’80, la forza di combattimento del Karen National Liberation Army (KNLA) era di circa 20.000. Numerosi stranieri sono andati in Myanmar per combattere per la KNLA. Dave Everett , un ex soldato dei reparti speciali australiani , ha combattuto per la KNLA e in seguito è stato arrestato in Australia per aver tentato di rubare soldi per finanziare la KNLA. Des Bell , professore all’ANU, li ha informati sulla strategia militare. Thomas Bleming, un americano, afferma di aver combattuto per i Karen e ha scritto un libro intitolato War in Karen Country . Tre dei volontari francesi della KNLA furono uccisi in combattimento: Jean-Phillipe Courreges (ucciso nel 1985), Olivier Thiriat (ucciso nel 1989) e Guillaume Oillic (ucciso nel 1990).

Durante una rivolta del popolo del Myanmar nel 1988, nota come Rivolta 8888 , la KNLA aveva accettato quei manifestanti nelle loro basi lungo il confine. Dopo due anni di intense proteste studentesche, con alcune migliaia di morti, nel’estate del 1989 furono indette libere elezioni, che videro la vittoria di una coalizione capeggiata da Aung San Sun Kyi, figlia di Aun San, che si opponeva al regime militare. Nonostante le vibranti proteste internazionali il regime represse ogni sorta di protesta e l’esercito attaccò anche il territorio Karen .

Durante l’insurrezione, centinaia di migliaia di Karen sono fuggiti nei campi profughi mentre molti altri (numeri sconosciuti) erano sfollati all’interno dello stato Karen. I rifugiati erano concentrati nei campi lungo il confine tra Thailandia e Myanmar . Attualmente, circa 400.000 persone Karen sono senza alloggio e 128.000 vivono nei campi profughi, in totale assenza di igiene, sanità e prospettive di vita.

Nel 1990 la KNU perse il controllo di vaste aree del Karen State rioccupate dall’esercito birmano, inoltre nel 1994 si concretizzò una pesante spaccatura all’interno della compagine karen, con la formazione di un’ala scissionista denominata DKBA, diretta dal monaco buddista U Thuzana  e sotto il comando militare del Generale Bo Nat Khann Mway, la quale adducendo motivazioni esclusivamente religiose e svolgendo strumentalmente un ruolo di tutela della componente buddista, in realtà ha assunto spesso una posizione subalterna e funzionale al Tatmadaw, questo determinò tra l’altro la caduta della roccaforte di Manerplaw il 27 gennaio 1995.  Nonostante lo strappo  del DKBA il KNU non accettò le condizioni imposte dai birmani e continuò la lotta armata. Tuttavia con la caduta di Manerplaw e la successiva perdita della roccaforte di Kawmoora, situata in un valico di frontiera strategico per gli scambi commerciali  tra Myanmar e Thailandia,   la KNU perse la maggior parte delle sue entrate derivanti dalle imposizioni fiscali, dagli accordi di disboscamento e dal commercio transfrontaliero.  Inoltre la perdita della sua base finanziaria è anche dovuta al cambiamento delle relazioni internazionali, infatti la minaccia del comunismo, scomparsa negli anni ’90, ha determinato importanti mutamenti nelle scelte di  politica estera degli USA  e della Thailandia. In questo processo di revisione dei rapporti tra le nazioni del Sud Est asiatico va evidenziato che nel 1997 la Birmania è diventata membro dell’ASEAN. Successivamente il governo thailandese si è allontanato dal sostenere i gruppi armati Karen. Nel 1995, 1996 e 1997 si sono tenuti numerosi incontri tra la direzione KNU e i funzionari militari della Tatmadaw. Tuttavia, il generale Bo Mya e gli altri sostenitori della linea dura si rifiutarono di accettare qualsiasi proposta di cessate il fuoco costruita dal governo. Nel 1997 ex unità armate KNU-KNLA hanno istituito la Karen Peace Force o KPF.  Nel 1998 il ministro delle foreste del KNU ha istituito il gruppo P’doh Aung San. Nello stesso anno fu fondato un piccolo gruppo per il cessate il fuoco nello stato settentrionale di Karen, nel distretto di Taungoo . Nella parte meridionale dello stato Karen due fratelli gemelli costituirono l’Esercito di Dio.

Nel 2006, con la forza della KNLA ormai ridotta a meno di 4.000 effettivi,  morì il leader e veterano  della Seconda Guerra Mondiale, Generale Bo Mya. Il vecchio segretario generale della KNU, Padoh Mahn Sha Lah Phan  ne ereditò incarico e funzioni, con l’importante compito di tessere nuove relazioni politiche e riorganizzare il KNU. Tuttavia, il 14 febbraio 2008 è stato assassinato. Nel novembre 2010 le aree di confine tra Myanmar e Thailandia hanno visto un’impennata dei combattimenti a seguito delle elezioni del novembre 2010. Ventimila persone sono fuggite oltre il confine con la Thailandia. Per la prima volta in quindici anni, KNU e DKBA sono stati uniti per combattere il Tatmadaw.

Nel 2011, la KNU insieme alle organizzazioni politiche delle principali etnie in guerra con il regime birmano, ha costituito l’United Nationalities Federal Council UNFC che mira ad una autentica federazione di stati e il cui Consiglio ha concordato una strategia comune che prevede il reciproco aiuto in caso di attacco ad uno dei membri da parte dell’esercito birmano.

Il 21 dicembre 2012, Saw Mutu Say Poe, un leader politico e militare di Karen, è stato eletto presidente della Karen National Union , nel corso del suo 15 ° Congresso KNU, rieletto per un altro mandato il 10 aprile 2017 è stato uno dei fautori della sottoscrizione dell’ accordo di cessate il fuoco nazionale con il governo di Yangon. In effetti, dopo le elezioni in Myanmar del 2015 e il cessate il fuoco sconcordato dal Governo con diverse etnie, tra cui i Karen, nell’ottobre dello stesso anno, il Myanmar  si è avviato ad ottenere quei riconoscimenti internazionali che gli hanno permesso di sottoscrivere svariati accordi anche con l’Unione Europea sulla protezione degli investimenti. La comunità internazionale dunque, nonostante sia a conoscenza delle spregiudicate politiche di sfruttamento del lavoro e dell’ambiente collegate alle principali esportazioni del Myanmar, come legno e pietre preziose, e della persistente violazione dei diritti delle minoranze,  dopo la “svolta democratica” ha attuato diverse significative aperture sul piano del commercio internazionale, e questo nonostante la realtà della situazione oggi esistente in territorio birmano sembri essere piuttosto diversa da come viene descritta.  Il cessate il fuoco non pare aver avuto altro effetto se non quello di dare legittimazione alle attività di importazione ed esportazione, mentre di fatto le operazioni belliche ai danni delle minoranze continuano nell’indifferenza generale. Franco Nerozzi esprime  perplessità relativamente  al nuovo governo birmano. Ad oggi, come già sottolineato, le politiche relative sia alla gestione ambientale sia al traffico della droga e alle guerre etniche non sembrano discostarsi di molto da quelle della dittatura militare: “La mia sensazione è che con la vittoria di Aung San Suu Kyi le cose si metteranno molto male per i Karen e per le altre minoranze etniche che abitano i territori di quello che oggi tutti chiamano Myanmar… Come da noi già sostenuto in passato, la Signora è persona di grande coraggio e di tenacia esemplare. Ha tenuto testa per lunghissimi anni a dei gangsters in divisa che vedevano la Birmania come il loro grande scrigno privato. … Sia chiaro, lungi da me il tentativo di criticare Aung San Suu Kyi per la scelta di una strategia che sta probabilmente portando i suoi frutti sul piano dell’allargamento della partecipazione popolare alla vita politica, ma  milioni di persone le quali, non appartenendo all’etnia della “Lady” e dei Generali si stanno chiedendo se il successo della National League for Democracy NLD alle elezioni possa essere considerato l’inizio del cammino verso la libertà.”

In effetti il Myanmar è una terra ricca di risorse, ciò determina gli appetiti di svariati investitori stranieri e diverse multinazionali occidentali, basti pensare alla francese Total. Molteplici sono gli interlocutori del governo per quanto riguarda gli armamenti (Russia, Israele, Cina, India), ma uno dei settori più proficui di business è rappresentato dal narcotraffico. Qui si trova infatti il cosiddetto Triangolo d’oro, il quale era arrivato a coprire all’incirca il 60% della produzione mondiale di eroina, primato “conquistato” successivamente dall’Afghanistan. I Karen, a differenza di altre minoranze etniche birmane, si oppongono per motivi etici al traffico di droga questo determina da parte del governo una  repressione  ancor  più cruenta.  I soldati della Karen National Liberation Army e della Karen National Defense Organization, ostili al governo centrale, hanno rappresentano l’unica forza combattente che contrastasse il traffico dell’oppio in una delle zone di massima produzione ed esportazione.

Nel settembre 2016, i combattenti della KNLA hanno iniziato a scontrarsi con i membri del  Mon National Liberation Army  (MNLA), l’ala armata del New Mon State Party (NMSP), nella regione di Tanintharyi . Sia la KNU che la NMSP erano firmatarie del Nationwide Ceasefire Adreement al momento dei combattimenti. Una tregua bilaterale temporanea è stata raggiunta tra i due gruppi il 14 marzo 2018. 

L’ultima offensiva dell’esercito contro la popolazione Karen nel distretto di Mutraw ha infatti avuto inizio il 4 marzo 2018,  quando il governo del Myanmar ha violato l’accordo inviando 400 soldati del Tatmadaw nel territorio detenuto dalla KNU per costruire una strada che collega due basi militari. Scontri armati scoppiarono nell’area di Ler Mu Plaw, provocando lo sfollamento di 2.000 persone. Il 17 maggio 2018 il Tatmadaw ha concordato di “rimandare temporaneamente” il loro progetto stradale e di ritirare le truppe dalla zona. 

Nonostante in molti ambienti istituzionali in occidente non si dia rilevanza alle guerre etniche che ancora si combattono in quelle terre, e nonostante vengano legittimate relazioni economiche e commerciali con il governo, la realtà continua ad essere un drammatico tentativo di estinzione etnica programmata, una vera e propria aggressione all’identità del popolo Karen, perpetrata attraverso azioni militari ed esodi forzati. Oggi ad assediare Kaw thoo lei, la “terra senza male”, non sono più soltanto i soldati birmani. Oggi il nemico ha  un nuovo volto: quello del progresso. Ai fucili si sostituiscono le valigette ventiquattrore dei rappresentanti delle multinazionali asiatiche e non solo. Il loro obiettivo è quello di poter accedere liberamente al territorio Karen per sfruttare le immense risorse di quelle terre fertili e in particolare le immense foreste ricche di legno pregiato. A minacciare i villaggi dove vivono centinaia di famiglie Karen è anche il progetto di numerose dighe, destinate a produrre energia elettrica a basso costo per molte imprese, a scapito però dell’allagamento, e quindi della distruzione, di intere vallate. Lungo il fiume Salween, Cinesi, Birmani e Thailandesi ne hanno già allo studio la costruzione. Conseguentemente, per i Karen, i rapporti con la Thailandia sono andati peggiorando negli ultimi anni, di pari passo con il miglioramento delle relazioni tra Bangkok e Rangoon. Inoltre un altro partner storico del Myanmar sta prepotentemente ripresentandosi con grande interesse e grandi progetti e come giustamente afferma Fabio Polese, in un suo articolo, gli investimenti cinesi “sono notevolmente aumentati da quando il premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi ha preso il potere. Così come si sono intensificati gli scontri con le diverse etnie”.  Fa scuola, sottolinea Alberto Palladino, in un articolo per Il Primato Nazionale, la triste vicenda dell’epurazione di più di trecentomila Rohingya  mussulmani dalle zone al confine con il Bangladesh che in meno di quindici giorni sono stati massacrati, arsi vivi, e scacciati dalle loro terre.

Ringraziamenti

A Fabio De Martino, Eugenio Palazzini e Alberto Palladino per il loro importante e determinante contributo .

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