Le Apparizioni della Madonna a Fatima ed i due aspetti della ‘scristianizzazione’. Di Gino Salvi.

I pastorelli di Fatima.

Scrivere delle Apparizioni della Madonna avvenute a Fatima, nel 1917,  significa raccontare la storia della reazione anticlericale  a quegli avvenimenti. Eventi che sono attualissimi allora come adesso, così come lo è, anche se è mutata nei sistemi, la reazione di cui sopra. Infatti, il secolo XXI, che è iniziato da quasi vent’anni, si articola all’insegna di intensi mutamenti, spesso contraddittori e sconvolgenti. Così si articolava il secolo XX, a diciassette anni dal suo inizio. Il quale subiva la spinta di pressioni ideologiche. Mentre, il secolo presente subisce gli sviluppi economici. La realtà attuale, così come quella del 1917, sembra ferita, più che promossa, da tutte queste evoluzioni e, porta i segni palesi di pericoli e ansie sempre più diffusi e di non facile sbocco. Ogni settore della vita rivela incrinature, inquietudini, stanchezze. Non obiettatemi, vi prego, che oggi non esiste più, almeno in Europa, un materialismo comunista. Perché se questo è vero, è altrettanto vero che quello capitalista esiste sempre. Infatti, sia il comunismo che il capitalismo hanno nel materialismo la medesima matrice. Entrambi traggono l’ispirazione da una concezione puramente materiale e mercantile della vita. Anche se, nel corso del XX secolo, l’ideologia comunista e la prassi economica capitalista sono stati “l’un contro l’altro armati” in una corsa al predominio sull’uomo. L’uomo è, appunto, il grande sconfitto di questa contesa, è stato vittima degli errori del comunismo, è prigioniero del sistema economico capitalista. Il comunismo, col pretesto di riscattare la povertà degli oppressi, finiva col pianificare tutto l’uomo; distruggendone la libertà, per farne in un ingranaggio di un sistema totalitario. Il capitalismo, invece, deifica l’iniziativa commerciale dell’uomo, esalta le risorse materiali quale unico valore dell’esistenza e quale unico obiettivo delle aspirazioni umane. Il comunismo sfociava nell’ateismo. Il capitalismo finalizza la vita nel benessere economico, deifica la realizzazione materiale. Rifiuta ogni dottrina che regoli il bene materiale secondo una prospettiva etica. Se il comunismo rendeva l’uomo ateo; il capitalismo lo rende “areligioso”, cioè lo vuole indipendente da ogni impegno etico. Il capitalismo non combatte apertamente la religione, ma la ignora, la esclude come un intralcio al suo sistema di illimitata libertà economica. In quanto, per il capitalismo, la vita ha valore come “bene di consumo” e la persone umana viene considerata con il parametro dell’efficienza. Nel sistema economico capitalista, ogni attività umana è legata al trionfo del benessere materiale, del piacere edonistico, tralasciando la verità evangelica e la realtà etica. Per il capitalista, la religione è un’etichetta politica; è una posizione che si fa scomoda quando contraddice la prassi del mercato. Per cui la “società di mercato” non è una comunità di relazioni umane, ma è una concorrenza di egoismi. Per questo, come accadeva nei confronti del blocco comunista e, oggi, di quello capitalista, si erge Gesù “unico Maestro” (Mt. 23, 8).  Le Apparizioni della Vergine Maria a Fatima, ad oltre un secolo dall’avvenimento, mettono in crisi tutti coloro che riducono la vita al solo orizzonte materiale, sfrondandola di qualsiasi regola etica, e che negano, dunque, ogni prospettiva soprannaturale, proiettata verso l’eternità. Dio, il Signore ha, infatti, scelto per manifestare il Suo Messaggio di Salvezza una piccola borgata, Fatima, al centro del Portogallo. Perché Gesù nella scelta del piccolo e del semplice attua la vera promozione umana nella Storia. “Ti ringrazio, Padre, che hai nascosto queste cose ai sapienti  e le hai rivelate ai piccoli” (Mt. 11, 25). Quella di Fatima era una terra in cui la povertà era ed è dignità e la semplicità era ed è ricchezza evangelica. Una terra in cui la famiglia era vissuta come piccola comunità cristiana, in cui la dignità risiedeva nella semplicità, in cui i veri valori erano la grandezza dell’Amore di Dio e della Sua Misericordia, in cui la vita quotidiana era scandita dalla preghiera del Rosario. E, dalla semplicità di Fatima vengono fuori, protagonisti prescelti dal Cielo, Lucia dos Santos (Aljustrel, 28 marzo 1907 – Coimbra, 13 febbraio 2005), Francisco (Aljustrel, 11 giugno 1908 – Fátima, 4 aprile 1919) e Jacinta Marto (Aljustrel, 11 marzo 1910 – Lisbona, 20 febbraio 1920). I tre “piccoli” (proprio nel senso evangelico, come si legge in Mt 19, 13-15: “lasciate che i piccoli vengano a me”) di Aljustrel (è una frazione del paese di Fatima) sono proprio prescelti dal Cielo per un ruolo di dimensione storica universale. Spesso, purtroppo, nell’Occidente materialista ci viene mostrato il ricco, colui che detiene una “posizione economica” come un uomo da collocare “sul piedistallo”. Ecco, invece, il Signore, a Fatima, nel 1917, sconvolge e distrugge (come già era accaduto a Lourdes) questi schemi precostituiti, scegliendo tre bambini, i quali, in semplicità ed innocenza, hanno l’eroismo, la santità, il coraggio di dire di sì a Dio. Accettano di collaborare con Lui, sulla linea della Sua Volontà. Per cui, tre bambini divengono dei giganti della santità, con la loro totale disponibilità a Dio ad essere testimoni di Fede e di Amore; messaggeri di Speranza e di Vita: “Ti benedico, o Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt. 11, 25). Tutto ciò mette radici nella realtà della Storia, in due momenti. Le visioni dell’Angelo, nel 1916, e le apparizioni della Madonna, nel 1917. Nel corso delle quali, i bambini aprono il loro cuore al progetto di Salvezza del Signore. Un piano divino che si dispiega mediante la rinuncia al peccato, la conversione, la preghiera del Rosario, la cessazione delle sofferenze derivanti dalle guerre. Gli avvenimenti delle apparizioni scuotono profondamente il Portogallo di allora, e, ad essere scosso è il popolo portoghese, un popolo che credeva. Però, la semplicità e l’innocenza dei bambini è come un elemento di provocazione agli occhi dei presuntuosi e dei superbi. Perciò, parallelamente all’ingresso del soprannaturale nei cuori dei portoghesi, corrispose l’esplosione dell’anticlericalismo borghese e laicista, parente stretto di quella medesima corrente che predominò nella società italiana, dalla nascita del regno italiano, nel 1861, al termine del conflitto mondiale, nel 1919.  A questo anticlericalismo si avvicinò, (però, non eccessivamente, dato che le differenze e gli elementi di contrasto erano notevoli) quello socialista e, dal 1917, quello comunista. Però, nonostante le differenze ideologiche, i cattolici ed i cristiani, in senso ampio, vennero perseguitati nell’Unione Sovietica, come nell’Italia risorgimentale, o nella Germania imperiale e bismarckiana, o nel Messico sconvolto dalle rivoluzioni. Soltanto che, nell’ambito sovietico questo processo venne guidato dalla burocrazia statale e dall’apparato partitico. Mentre, in Occidente, la guida spettò al ceto borghese secolarizzato. In Portogallo, allora, predominava l’anticlericalismo dei borghesi. Per i quali era ed è inconcepibile che la pietra che gli uomini hanno scartato, Dio la scelga a fondamento della sua casa. Questo era il contesto sociale sia europeo che portoghese, aggravato dalla fiumana devastatrice delle prima guerra mondiale che portava ovunque sfiducia, dolore e distruzioni.  Anche nel Portogallo, intervenuto nella guerra al fianco dell’Impero britannico e della Francia, sono presenti queste sofferenze. A Fatima, infatti, la vita scorre tra la semplicità di ogni giorno e l’attesa del ritorno alla pace. Mentre, le famiglie rispondono alle sofferenze imposte dalla guerra con la preghiera. Ricordiamo che proprio Papa Benedetto XV (in latino: Benedictus PP. XV, nato Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa; Genova, 21 novembre 1854 – Roma, 22 gennaio 1922), con la sua prima enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis”, pubblicata il 1° novembre 1914, si appellò ai governanti delle nazioni per far tacere le armi e mettere fine allo spargimento di sangue. E, ancora, nella Nota del 1° agosto 1917, il pontefice definì la guerra come “inutile strage”. Perciò, è proprio nella tempesta della guerra che le famiglie di Fatima cercano nel Rosario la quotidiana vicinanza con la Madre del Cielo. Infatti, riflettiamo sui periodi e sulle date, le tre apparizioni dell’Angelo ai tre bambini, accadono nell’arco di tempo che va dalla primavera all’autunno del 1916. Mentre, le sei apparizioni della Vergine Santa vanno dal 13 maggio 1917 al 13 ottobre dello stesso anno. Dunque, Le apparizioni sono, allo stesso tempo, prodigio miracoloso, pensiamo all’evento della rotazione del sole (avvenuto nel corso della sesta apparizione, il 13 ottobre 1917), segno profetico e contenuto evangelico. Ci richiamano alla visione di Gesù quale Principe della Pace e della Madonna quale Madre. Nel vortice di quella bufera che era la guerra, la Madonna offriva la sicurezza della protezione: “Non ti scoraggiare. Io non ti abbandonerò mai. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio” (13 – VI – 1917). A contrastare le apparizioni di Fatima non furono solo le incomprensioni dei familiari dei tre bambini, le diffidenze delle autorità ecclesiastiche, le derisioni degli stessi compaesani. Tutto ciò ci fu, limitatamente ad un primo momento. A contrastare le apparizioni che volevano radicarsi nei cuori, fu la borghesia portoghese culturalmente secolarizzata, laicista  e, dunque, anticlericale; economicamente capitalista e, perciò, detentrice della forza del denaro; individualista ed non comunitaria; di appartenenza massonica ed interventista nel primo conflitto mondiale, e, quindi radicalmente ostile alla Chiesa. Infatti, in prima linea ci fu Artur de Oliveira Santos (Nossa Senhora da Piedade [Ourém], 22 de janeiro de 1884 — Lisboa, 27 de junho de 1955), un giornalista lusitano, esponente della loggia massonica di Leiria, di opinioni antireligiose e sindaco di Ourém. Il quale, il 13 agosto 1917, ordinò l’arrresto dei tre bambini, vietando l’accesso da parte dei fedeli al luogo delle apparizioni. Mentre gli attacchi più forti provennero dalla stampa, espressione del blocco sociale borghese, quali le testate come “O Seculo” e “A Lanterna” sulle quali si denunciariono “manovre clericali”. Chiaramente nessuna di queste e delle altre azioni ostili riuscì né ad intimorire I tre veggenti (nonostante che, lo ricordiamo ancora, fossero dei bambini), né a scalfire  minimamente la fede dei credenti. Anzi, la reazione di segno antireligioso ebbe l’effetto di dissolvere completamente le iniziali perplessità dei familiari, dei compaesani e delle autorità ecclesiastiche, sempre giustamente prudenti in questi casi.  Però, le apparizioni di Fatima non erano esclusivamente una volontà divina di riconsacrazione del Portogallo e dell’Occidente europeo. Le apparizioni erano la Luce  su ciò che cominciava ad accadere, nel 1917, in Russia: “… la Russia diffonderà I suoi errori nel mondo, causando guerre e persecuzioni alla Chiesa” (13 – VII – 1917). Infatti il materialismo marxista, avente quale base l’ateismo militante, era assai più violento di quello, già forte, della borghesia secolarizzata occidentale. Esso non soltanto restringeva o negava lo “spazio pubblico” alla religione, ma si poneva l’obiettivo di estirpare l’”oppio della religione” addirittura dalle coscienze. Ne conseguiva che, “lottare contro la religione diventa un imperativo di fondo” (Lenin) e che “un comunista che non lotta contro la relgione deve essere espulso, perché nel partito non c’è posto per tali individui” (Stalin 18 – X – 1947). Nell’Unione Sovietica si andò oltre a quanto era accaduto nell’Italia risorgimentale (fino a quando, nel 1929, non si giunse, pur con alcune criticità, al Concordato Lateranense) o nel Portogallo e nella Francia secolarizzati o, ancora, nella Germania del “Kulturkalmpf ” bismarckiano. Come, abbiamo già accennato, in questi pur gravi esempi, si sancì la più rigorosa separazione fra lo Stato e la Chiesa e si limitò fortemente la libertà religiosa. Però, nell’Unione Sovietica, ciò venne ampiamente superato. Vennero profanate le chiese, si chiusero I seminari, si cancellarono i segni della Fede tradizionale, si distrusse la cultura religiosa sia del Cattolicesimo che del Cristianesimo Ortodosso. Infatti, nel febbraio 1919, a Papa Benedetto XV arrivò un documento proveniente da Omsk. Era una lettera degli arcivescovi ortodossi Silvestro e Beniamino, che denunciavano il martirio della Chiesa Ortodossa: il saccheggio delle chiese del Cremlino, di Mosca e di altre città; la depredazione delle sacrestie; l’assassinio del metropolita Vladimiro, di vescovi e di centinaia di preti, le processioni disperse a colpi di fucile, le religiose violentate. Al Papa I due arcivescovi chiedevano “in forza della solidarietà umana e di un sentimento di carità cristiana”, di poter contare sulle sue preghiere. Papa Benedetto XV, al leggere ciò, sentì stringersi il cuore e dettò al cardinale Pietro Gasparri (Capovallazza di Ussita, 5 maggio 1852 – Roma, 18 novembre 1934) un telegramma da inviare a Lenin (pseudonimo di Vladimir Il’ič Ul’janov; Simbirsk, 22 aprile 1870, 10 aprile del calendario giuliano – Gorki, 21 gennaio 1924), in cui, viste le persecuzioni dei ministri di Dio, si chiedeva il rispetto dell’umanità nelle persone dei ministri di ogni religione. A rispondere non fu Lenin, ma Georgij Vasil’evič Čičerin (Karaul, 24 novembre 1872 – Mosca, 7 luglio 1936). il quale, da un lato, negò le persecuzioni nei confronti dei ministri della religione e, dall’altro, accusò la Chiesa Ortodossa di essere stata e di essere ancora un bastione reazionario, garante dei privilegi e delle ricchezze dell’aristocrazia russa. Ecco, I comunisti sovietici e di qualsiasi paese nel mondo si sono sempre difesi affermando che il comunismo voleva promuovere l’emancipazione dei poveri e che le Chiese, per volontà reazionaria, si opponevano al raggiungimento di questo obiettivo. Ora, il comunismo sovietico non effettuò realmente la liberazione dei poveri. Li sottopose al potere di una classe non aristocratica ma burocratica ed altrettanto irrispettosa della libertà. A parte ciò, comunque, l’argomentazione per cui la Chiesa sarebbe un elemento ciecamente reazionario è  poco vera e tanto strumentale. Perché la Chiesa Cattolica e le altre chiese cristiane hanno posto al centro del Messaggio Cristiano la Carità, grazie a Santi quali Francesco d’Assisi (Assisi, 1181 o 1182 – Assisi, 3 ottobre 1226) o Vincenzo de’ Paoli (Pouy, 24 aprile 1581 – Parigi, 27 settembre 1660). Mentre, più ancora, per quel che concerne il Cattolicesimo, con la promulgazione, avvenuta il 15 maggio 1891, dell’encliclica “Rerum Novarum”, Papa Leone XIII (in latino: Leo PP. XIII, nato Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci; Carpineto Romano, 2 marzo 1810 – Roma, 20 luglio 1903) affermava chiaramente che la questione sociale e la sua risoluzione erano fondamentali per la Chiesa. Venne così posta la prima pietra della Dottrina Sociale della Chiesa. Questa Dottrina che, oggi (essendo quasi scomparso il comunismo, dal 1989), preoccupa e spaventa una certa borghesia neoliberista, globalista, turbocapitalista, perché è il solo ostacolo all’arricchimento eccessivo, allo sfruttamento dei poveri ed alla distruzione del Creato. Non è un caso che, (non potendo questa borghesia secolarizzata ritornare ad un vecchio anticlericalismo), o venga ignorata la Dottrina Sociale Cattolica o si tenti di conciliarla (come è stato tentato nel caso della reinterpretazione da parte di alcuni ambienti politici neoconservatori dell’enciclica “Centesimus Annus”, nel 1991) con l’attuale versione del capitalismo. Perché se è vero che la laicizzazione neoborghese non è totalitaria come quella comunista, essa non è meno invasiva, né sottilmente nociva, attraverso la deiificazione di quei “vitelli d’oro” che sonoil profitto ed il consumo. Mentre la società cristiana, così come l’hanno delineata Thomas Stearns Eliot (Saint Louis, 26 settembre 1888 – Londra, 4 gennaio 1965) e Hilarie Belloc ((La Celle-Saint-Cloud, 27 luglio 1870 – Guildford, 16 luglio 1953) partendo dalla Dottrina Sociale, non ha niente a che vedere con la “società di mercato” e, anzi, esse sono inconciliabili. Perciò si deve ricordare ed affermare che soltanto l’ispirazione cristiana può portare al saziare la fame e la sete della Giustizia.

Bibliografia

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Hilaire Belloc, Lo Stato servile (The Servile State, 1912), a cura di V. Maggitti, Macerata, LiberiLibri, 1993-2012.

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