Documenti. L’Etiopia durante la Prima Guerra Mondiale. Le mire dell’Impero Ottomano, le trame di Gran Bretagna e Francia e il ruolo dell’Italia. A cura di Alberto Rosselli.

Il Principe etiope Lidj lyassou.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, sia le forze della Triplice Alleanza che quelle della Triplice Intesa fecero molti sforzi diplomatici per attirare l’Etiopia in un campo o nell’altro.

Tutto ebbe inizio alla fine di gennaio del 1912, con l’instaurazione di relazioni bilaterali permanenti tra l’Impero Ottomano e l’Etiopia e con la  conseguentemente apertura (4 aprile 1912) del primo consolato generale ottomano nella antica città di Harar (Etiopia centro orientale, regione già temporaneamente occupata dai turchi nel XVII secolo): Per un breve periodo, l’incarico diplomatico venne ricoperto da Necib Hac Efendi (1871-1913), giornalista e diplomatico ottomano di origine maronita siriana. Durante il regno di Abdul Hamid II (1842–1918), Necib Hac (a quel tempo residente in Egitto) costruì la sua notorietà dando alle stampe un giornale chiamato Ebu’l-Hevl, che rimase in circolazione per nove anni. Colpito dalle grandi doti intellettive e intellettuali del giornalista, il Sultano e Califfo turco Abdul Hamid II (1842-1918) lo volle nominare shahid o shahbender (capo, testimone, in arabo) di Ragusa e, successivamente, di Manila, per poi dirottarlo ad Harar (Abissinia), località molto importante sotto il profilo strategico e geopolitico. Ma facciamo un passo indietro. Precedentemente, il quinto sovrano d’Egitto, Ismail Pasha (1830-1895) aveva avviato con grande energia un ambizioso processo di modernizzazione ed espansione militare del suo regno, riuscendo a farsi conferire dall’allora sultano ottomano Abdul Aziz (1830-1876) da cui dipendeva, il titolo di khedive. Nel corso di una lunga campagna militare nel sud del paese, Ismail Pasha riuscì a consolidare il potere egiziano-ottomano sul Sudan centrale e meridionale, penetrando anche in Eritrea ed occupando lo strategico approdo di Massaua, sul Mar Rosso, la regione di Harar e alcune porzioni della costa somala. Nel 1875, l’esercito turco-egiziano riuscì ad occupare Harar (Abissinia) e Abd Allah II ibn Ali Abd ash-Shakur (1850–1930) divenne emiro di quest’ultima, importate località: incarico che detenne fino al 26 gennaio del 1887, grazie anche all’alleanza stipulata con il popolo Oromo (noti anche come Galla) al quale concesse molti privilegi a discapito degli hararini che, infastiditi, si ribellarono, risvegliando l’interesse dei vicini etiopi con a capo Negus Menelik II (1844–1913). La ficcante penetrazione egiziana nel Corno d’Africa suscitò, alla fine, l’ostilità degli abissini che intervennero nella regione, dando inizio ad un feroce conflitto con l’emiro Abd ash-Shakur: guerra che si concluse con la battaglia di Chelenqo (9 gennaio 1887): evento che sancì la vittoria dell’esercito abissino guidato dal Negus Menelik II (1844-1913) e da Ras Macconen (1852-1906) su quello di Abd ash-Shakur. Da quella data, l’Harar divenne possedimento etiope.

Il Sultano turco Abul Aziz.
L’Emiro somalo Ali Abd ash-Shakur.

Ma torniamo all’attività diplomatica svolta dal primo responsabile del consolato turco di Harar, Necib Hac Efendi. La sua prima, importante mossa fu quella di censire tutti i sudditi ottomani residenti in Etiopia e in Somalia, in gran parte di origine yemenita, siriana e armena. Tuttavia, Necib non riuscì a completare il suo compito in quanto morì poco dopo averlo intrapreso. Questo fatto indusse la Sublime Porta a nominare, (7 aprile 1913) al posto di Necib Hac, l’ex direttore del dipartimento Affari Esteri, Ahmed Mazhar Bey. Nel 1914, il Consolato generale ottomano venne però trasferito nella capitale etiope Addis Abeba. La ragione del suo precedente insediamento ad Harar stava nel fatto che i cittadini ottomani residenti in Etiopia si trovavano per lo più in questa città in seguito alla loro migrazione dal vicino Hadhramaut (Yemen) divenuto ormai pericoloso per la presenza nella porzione meridionale (Aden) di forze britanniche (ricordiamo che, dall’autunno del 1914, inglesi e turchi erano entrati in guerra e nella regione si erano già verificati diversi scontri). La non facile compilazione delle liste di questi rifugiati sparsi su un territorio vastissimo e selvaggio rappresentava l’impegno più urgente a carico del consolato ottomano ad Harar. Molti sfollati provenienti dalla penisola arabica meridionale avevano dovuto abbandonare non solo le loro terre, ma anche tutti i loro beni immobili a causa della guerra, ragion per cui sporgevano veementi richieste di immediati risarcimenti da parte del Consolato di Harar. In questo contesto, la morte dell’anziano e malato imperatore etiope Menelik II, avvenuta il 13 dicembre 1913, aveva reso precaria la gestione dell’avamposto diplomatico turco, di fatto isolato dalla madrepatria e al centro di un pericoloso vuoto di potere etiope. Così, in base a un precedente testamento, il nipote Lidj lyassou (1897-1935), figlio della figlia di Menelik, Chawaregga e del principe di Wollo, Ras Mikael, venne designato erede al trono imperiale.

Il diplomatico turco Ahmed Mazhar Bey.
Il condottiero somalo Sayyid Mohammed Abdallah Hassan.

L’emiro

Il sovrano etiope Menelik II.

Sebbene il principe Lidj lyassou avesse solo diciotto anni nel 1911, iniziò a governare il Paese de facto in base alla volontà di Menelik II e, con la morte dell’imperatore nel 1913, la sua presa sul potere fu consolidata. L’amicizia che sarebbe nata tra Lidj lyassou, appena sedicenne, e il console generale ottomano Mazhar Bey, nel 1914, avrebbe portato a sviluppi molto interessanti in Etiopia durante i primi anni della Prima Guerra Mondiale. Il giovane principe, infatti, manifestava particolare simpatia nei confronti della Turchia; non a caso e fu lui ad invitare Mazhar Bey a trasferire il consolato generale nella capitale Addis Abeba allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Come abbiamo accennato, Lidj lyassou parteggiava apertamente per gli Imperi Centrali (la Triplice Alleanza). Le ragioni erano molteplici. In primo luogo, l’Impero Ottomano controllava le coste della vicina Penisola Arabica; l’Imperatore Ottomano Sultano Mehmed Reşad V (1844–1918) rivestiva l’incarico di Califfo di tutti i musulmani (circa la metà della popolazione dell’Etiopia era islamica); oltre a ciò, Lidj lyassou non si considerava soltanto il sovrano dei cristiani etiopi, ma anche il principe di tutti i musulmani etiopi.

Il Principe etiope Lidj lyassou.

Il destino portò, dunque, Mazhar Bey alla carica di console generale ad Harar, e ben presto egli avrebbe dimostrato con i fatti di esserselo ben meritato. Infatti, poco dopo aver assunto l’incarico, egli compilò un rapporto molto dettagliato su come la politica ottomana africana dovesse essere modellata per contrastare le azioni e le aspirazioni degli stati colonialisti presenti in Africa Orientale (Italia, Francia e Inghilterra), il tutto con l’avvallo e, possibilmente, con l’apporto diretto del governo etiope. In breve, Mazhar Bey fece pressioni sulla Sacra Porta affinché si impegnasse con denaro e mezzi per un rapido sviluppo e modernizzazione dell’Etiopia sia dal punto di vista politico che economico e militare. Oltre a ciò, il diplomatico turco raccomandò al suo governo di rassicurare Lidj Lyassou circa l’impegno ottomano nell’individuare il percorso più adatto agli interessi dell’Etiopia, paese che sarebbe stato anche tutelato nel rispetto delle aspettative della folta comunità cristiano ortodossa etiope, che vantava antichissime tradizioni non solo religiose, ma anche culturali.

Dopo il fallimento turco della campagna del Canale di Suez (febbraio 1915), Mazhar Bey elaborò un piano che prevedeva di riunire l’Etiopia, i mullah musulmani della Somalia e gli elementi musulmani del Sudan meridionale in funzione anti britannica, ipotizzando addirittura una manovra militare etiope in Sudan, ma a questo proposito, il principe Lidj Lyassou doveva essere abilmente persuaso. A tal fine, Mazhar Bey cercò di coinvolgere l’ambizioso e bellicoso mullah somalo Seyd Mohammed (1856-1920), uno dei leader della resistenza islamica anti colonialista, offrendogli, in cambio di un’alleanza, la regione costiera yemenita e il “Somaliland” britannico, con i porti di Zeyla e Belhar. Ma Mazhar si spinse oltre promettendo ai somali addirittura la regione di Harar che, di fatto, era sotto sovranità etiope.

Il condottiero somalo Sayyid Mohammed Abdallah Hassan (monumento equestre).

A Costantinopoli, il piano di Mazhar venne attentamente esaminato dal ministro della Guerra Enver Pascià (1881-1922) e dall’ambasciatore tedesco Hans von Wagenheim che, in linea di massima, lo approvarono pur sapendo che il principe Lidj Lyassou non avrebbe gradito una cessione di Harar ai somali, se non dietro grosse contropartite territoriali, si veda, ad esempio, uno strategico sbocco sull’Oceano Indiano.

Truppe turche di guarnigione nello Yemen centro settentrionale (1914).

Va notato, a questo punto, che, nel 1915, l’Impero Ottomano considerava le suddette aree in parte occupate dalla Gran Bretagna (Somalia settentrionale) come suoi possedimenti de iure e per tale ragione Costantinopoli faceva tutto molto, forse troppo facile (nel 1914, nello Yemen turco erano presenti due divisioni di fanteria che, almeno in teoria, avrebbero potuto dare man forte ai ribelli somali anti britannici). (1) In ogni caso, nonostante la spinosa questione ‘Harar’, sembra che il piano di Mazhar Bey fosse ritenuto comunque interessante dal principe Lidj Lyassou. In effetti, l’Etiopia, priva di sbocchi sul mare, sarebbe stata forse in grado di ottenere un accesso all’Oceano Indiano (obiettivo minimo di Lyassou). A quel punto, il giovane principe fece visita al Consolato generale ottomano di Addis Abeba per ottenere garanzie e per stipulare un’alleanza ufficiale con Costantinopoli. A tale proposito, il 27 aprile 1916 (compleanno del sultano turco Mehemed V) Lyassou consegnò a Mazhar la bandiera etiope a strisce diagonali verdi, gialle e rosse, con ricamata l’espressione sacra dell’Islam, la Kelime-i Şahadet (la confessione di fede), e una figura che portava una spada in una mano e un mazzo di giunchi nell’altra. In questo modo il principe Lidj Lyassou, pur sapendo di offendere i cristiani ortodossi etiopi, prometteva solennemente di portare solenne rispetto all’Islam e quindi alla Turchia. In questo periodo Lidj lyassou si mise in contatto con il mullah Seyid Mohammed del “Somaliland” britannico, inviandogli segnali di amicizia, ma anche armi e munizioni, a dimostrazione della sua benevolenza. Non solo. Nel luglio 1916, Lidj lyassou si recò a Gibuti e da lì ad Harar, dove sposò una figlia dell’emiro Abdullahi di Harar, rafforzano i suoi già palesi legami con il mondo musulmano. Nel frattempo, la a Prima Guerra Mondiale aveva raggiunto una fase critica. I violentissimi assalti tedeschi a Verdun continuavano a ritmo serrato, e una possibile entrata in guerra dell’Etiopia al fianco delle Potenze Centrali indusse gli ambasciatori delle Potenze dell’Intesa (Francia, Inghilterra e Italia) ad Addis Abeba a prendere seri ed immediati provvedimenti. Il 10 settembre 1916, il plenipotenziario francese Charles Brice, l’ambasciatore italiano ad Addis Abeba, Giuseppe Colli di Felizzano (1870-1937) e il rappresentante britannico Wilfred Patrick Thesiger chiesero congiuntamente udienza al sovrano etiope. In questa iniziativa congiunta si avvertiva che le azioni del Principe stavano mettendo il Paese nell’orbita degli Imperi Centrali: eventualità prossima che l’Intesa avrebbe contrastato con la diplomazia e, se necessario, con le armi. A questo proposito, i diplomatici dell’Intesa cercarono di manovrare a loro vantaggio i fedeli cristiani ortodossi e i più feroci oppositori di Lyassou; tra questi, il figlio di Maconnen Uoldemicaèl, meglio noto come ras Maconnèn, o con il suo nome da cavaliere Abba Qagnew (1852-1906), Ras Tafari (il futuro imperatore Hailé Selassié I). L’operazione diede i suoi frutti e il 27 settembre 1916, l’arcivescovo della Chiesa ortodossa copta etiope, Abuna Mattheos (Matewos) X (1843–1926), dichiarò deposto e scomunicato il principe Lidj lyassou. L’alto prelato proclamò, inoltre, quale reggente ed erede al trono d’Etiopia la figlia dell’imperatore Menelik II, la principessa Zaouditou (1876-1930), cugina di Ras Tafari Makkonen (1892–1975), alla quale, almeno inizialmente, non fu permesso di esercitare il potere, costringendola in seguito (1928) a dividere il trono con lo stesso Maconnen.

L’alto prelato Abouna Matheos (a sinistra) e Ras Tafari Macconen, il futuro Imperatore Hailé Selassié I.
La Principessa etiope Zaouditou.
L’alto prelato cristiano copto etiope Abouna Matheos.

Abouna Matheos fornì le motivazioni più adatte per giustificare il suo clamoroso gesto. “Da quando l’Etiopia è diventata cristiana, ha mantenuto la sua fede in questa religione. Il principe Lidj lyassou, avendo totalmente ignorato l’adesione del popolo etiope al cristianesimo, ha tradito la sua fede adottando l’Islam. In queste circostanze, il giuramento di fedeltà fatto dal popolo etiope al principe Lidj lyassou, è quindi diventato nullo. Non solo. Il principe Lidj lyassou ha consegnato al console generale turco una bandiera etiope, gesto che ha provocato la reazione di Paesi come la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia, mettendo a rischio l’integrità stessa dell’Etiopia. “

Nel mentre si svolgevano questi eventi, il principe Lidj lyassou, palesando una certa inavvedutezza frammista a palese imprudenza, pensò bene di recarsi nella città somala di Jijiga con una scorta armata di suoi fedelissimi, per portare in dono ai notabili somali una dozzina di bandiere etiopi con il ‘marchio’ islamico. Nel corso della sua visita, Lyassou indossò abiti e turbante per dimostrare – così riferiscono alcune fonti – la sua discendenza dal Profeta Maometto.

Il maggiore inglese T.E. Lawrence in indumenti beduini.

Analizzando le dinamiche del “Colpo di Stato di Addis Abeba” del 27 settembre 1916, lo storico etiope Berhanou Abebe Gedle (1932-2008) espone una tesi molto interessante. Secondo questo storico, fu la Gran Bretagna la maggiore artefice della caduta di Lyassou. Secondo Abebe Gelde, tra il 1915 e il 1916, il Comando britannico del Cairo inviò ad Harar un ufficiale dei servizi segreti, tale T.E. Lawrence (1888–1935), destinato, in seguito, a diventare assai famoso con il nome di “Lawrence d’Arabia”. Come è noto, nel 1915, Lawrence, assieme ad altri ufficiali inglesi, era impegnato nell’organizzazione della Grande Rivolta Araba in Hejaz contro l’Impero Ottomano, ma il Comando lo avrebbe temporaneamente ‘dirottato’ in Etiopia per valutare la situazione (cosa non confermata da alcuna fonte ufficiale). Per sostenere la sua affascinante tesi, Abebe si basa principalmente su due fonti. La prima è un documento inviato a Parigi dall’allora ambasciatore francese in Etiopia, Charles Brice. In questo documento, Brice affermò che, nel gennaio del 1916, H. Dodds, console britannico ad Harar, riferì circa la presenza nella località di un tale ufficiale chiamato Lawrance, inviato sul posto per assumere ad interim la direzione del consolato. La seconda fonte è un libro scritto dall’italiano Antonio (Anton) Zischka, che partecipò come volontario alla Guerra di Etiopia (1935-1936). Zischka sostiene, infatti, che Lawrence si recò più volte, nel corso di missioni top secret, in Etiopia, tra il 1915 e il 1916. Oltre a ciò, Zischka sostiene che il turbante indossato dal principe Lidj Lyassou durante la sua ultima visita in Somalia, gli fosse stato regalato proprio da Lawrence che, nel 1928, ebbe modo di tornare in Etiopia per sorvegliare le mosse italiane nella regione. Effettivamente, in quell’anno, venne siglato tra Etiopia e Italia una intesa economico commerciale che avrebbe anche contemplato un progetto di collegamento stradale tra il porto eritreo di Assab e la città etiope di Dessie. Va notato che, in quel periodo, anche i francesi avevano progetti simili per la regione di Drat, dove Etiopia, Somalia e Gibuti confinavano. Tra il 1927 e il 1929, Parigi finanziò alcune arterie stradali tra le località di Dikhil e Ali Sabiet e tra Dikhil e Mourato. Naturalmente, tutta questa attività francese e italiana non poteva lasciare indifferenti gli inglesi. Essi inviarono Lawrence “ancora una volta” per osservare gli sviluppi della situazione in loco. Berhanou Abebe sostiene che l’unica ragione per inviare Lawrence nel Corno d’Africa “per la seconda volta” sarebbe stata la sua pregressa conoscenza della regione. Alla luce della documentazione disponibile, sembra però difficile affermare con certezza che T.E. Lawrence si sia effettivamente recato in Etiopia nel 1915 e nel 1916. E’ comunque auspicabile, da parte nostra, che qualche ricercatore serio approfondisca questo piccolo, ma significativo “enigma storico” veda la luce quando e se i relativi archivi britannici saranno resi disponibili. Mentre il colpo di Stato del 27 settembre si svolgeva ad Addis Abeba, Lidj Lyassou si trovava, dunque, ad Harar. Venuto a conoscenza della detronizzazione e della condanna, il Principe, onde evitare la cattura, fuggì nella provincia di Wollo, governata dal padre, il Negus Mikael. Per salvaguardare i diritti del figlio, Mikael radunò una forza di ben 50.000 cinquantamila e marciò senza indugi su Addis Abeba. Pur ottenendo alcune vittorie iniziali, come la presa della città di Ankober, l’esercito di Mikael venne pesantemente sconfitto il 27 ottobre 1916 nella battaglia di Sagalé dalle forze riunite dello Shoa (l’area intorno ad Addis Abeba fedele a Ras Tafari) sotto il comando dei fitaourari Habte Guiorgis e Ras Tafari. Nonostante la sconfitta, Lidj lyassou riuscì a nascondersi per qualche tempo nel deserto dell’Afar, ma nel 1921, dopo una lunga latitanza, venne catturato e imprigionato. Lyassou morì in cattività nel 1935 (anche se le notizie rimangono discordanti circa il suo decesso) Per quanto riguarda, invece, la sorte del console ottomano Mazhar Bey, si sa per certo che, in seguito alla disfatta di Sagalé, la sua posizione in Etiopia divenne sempre più precaria. Verso la fine del 1916, i suoi contatti con la Sacra Porta si interruppero ed egli non poté più svolgere le sue funzioni di console generale, dovendosi trasferire da Addis Abeba, ormai controllata dalle forze fedeli ad Abouna Matheos. Sembra che Mazhar riuscì a rimanere in Etiopia fino alla metà del 1919, cioè dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano. Secondo Maurice de Coppet, che fu Ministro francese in Etiopia negli anni Venti, Mazhar morì a Gibuti, allora sotto il dominio francese, il 13 gennaio 1920, senza la possibilità di rivedere la sua Patria.

Un ottimo testo per approfondire l’argomento. 

Note:

  1. I primi approcci ottomani in direzione della in Somalia risalivano al XVI secolo, allorquando la Sacra Porta prestò il suo supporto militare navale al Sultanato di Adal impegnato nel contrastare le spinte egemoniche portoghesi in Africa Orientale, Yemen, Oman e sullo Stretto di Hormuz: operazione che, in realtà, rimase isolata e circoscritta. Posto un freno all’espansione lusitana, i turchi rinunciarono, infatti, a penetrare in Somalia, accontentandosi di offrire al Sultanato (del resto assai restìo ad accettare eccessive intromissioni straniere) una sorta di amichevole, seppur prestigioso ‘protettorato’.

Bibliografia:

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https://www.viella.it/download/7653/f4972fe253de/missions-abyssines.pdf

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