Breve storia dell’omosessualità nel mondo islamico (*).

Due amanti.

Sebbene oggi la situazione sia molto diversa, il giornalista e scrittore Shoaib Daniyal, esperto di storia dell’Islam, narra della indiscutibile tolleranza di questa fede coranica nei confronti dell’omosessualità (anche quella più sordida), almeno prima dei suoi contatti con l’Occidente.

Il giornalista e scrittore Shoaib Daniyal.

L’età d’oro della libera pederastia la ‘controriforma’ egiziana

Al culmine dell’età d’oro islamica – un periodo che va dalla metà dell’VIII secolo alla metà del XIII secolo, quando si ritiene che la civiltà islamica abbia raggiunto il suo apice intellettuale e culturale – si parlava e si scriveva apertamente di omosessualità. Abu Nuwas (756-814), uno dei grandi poeti classici arabi dell’epoca del califfato abbaside, scrisse pubblicamente dei suoi desideri e delle sue relazioni omosessuali. La sua poesia omoerotica circolò apertamente fino al XX secolo. Nuwas fu una figura storica importante – fece persino un paio di apparizioni ne Le mille e una notte (conosciuto in lingua urdu come “Alif Laila”). Ma fu solo nel 2001 che i musulmani iniziarono a scandalizzarsi per l’omoerotismo di Nuwas. In quell’anno, infatti, il ministero della Cultura egiziano, sotto la pressione dei fondamentalisti islamici, diede alle fiamme 6.000 volumi delle sue poesie. La maggior parte dei musulmani moderni, quindi, ha scarsa conoscenza di cosa fosse realmente l’età d’oro islamica, anche se continuano a volerci tornare.  «L’ISIS non ha idea di cosa significhi realmente restaurare il califfato», ha scritto in un tweet il giornalista belga-egiziano Khaled Diab. «A Baghdad, ciò comporterebbe alcol, odi al vino, scienza… e un poeta di corte gay».

Baghdad era, fino a quando i mongoli la invasero e distrussero, la capitale culturale di gran parte del mondo: una specie New York City del suo tempo. Se il famoso cantore Abu Nuwas e la sua poesia omoerotica potevano rappresentare l’apice della cultura baghdadese, è naturale che anche altre società musulmane fossero piuttosto aperte verso l’omosessualità. Come afferma lo storico Saleem Kidwai nel suo libro Same-Sex Love in India, «gli uomini con inclinazioni omoerotiche sono continuamente presenti nelle storie medievali musulmane e sono generalmente descritti senza commenti negativi».

Scrivere sull’amore omosessuale

In realtà, le società musulmane un tempo parlavano apertamente dell’amore omosessuale, a volte persino celebrandolo. Mahmud di Ghazni, un sultano di spicco del suo tempo (971-1030), era considerato un modello ideale per l’amore profondo che nutriva per un altro uomo, tale Malik Ayaz. L’imperatore moghul Babur scrisse della sua attrazione per un ragazzo nel bazar dell’accampamento nella sua autobiografia del XVI secolo, un’opera letteraria molto celebrata nel mondo musulmano medievale. Nel XVIII secolo, Dargah Quli Khan, un nobile del Deccan, in viaggio verso Delhi, scrisse un affascinante resoconto della città intitolato Muraqqa-e-Dehli (L’album di Delhi), che descriveva quanto fosse comune l’omosessualità nella società indo-islamica. Nei bazar pubblici, i ‘femminielli’ adescavano apertamente, provocando gli uomini adulti con canti e lazzi lussuriosi, cosa che destò l’ammirazione di Dargah Quli Khan: «Giovani uomini di bell’aspetto danzano ovunque provocando grande eccitazione». Fino al XIX secolo, i musulmani consideravano l’omosessualità parte integrante della vita, al punto che gli studenti venivano esposti a storie romantiche di amore omosessuale come il classico poema Gulistan di tal Sadi, contenente storie di attrazione tra uomini. Si trattava di una lettura essenziale e necessaria per tutti gli studenti persiani. Il Nau rang-i ishq di Ghanimat, un masnavi (genere poetico a rima baciata, solitamente di natura epica, didattica o mistic) del XVII secolo che descrive la storia d’amore tra il figlio del mecenate del poeta e il suo amato Shahid, era un testo prescritto nelle scuole.

La Legge islamica

Naturalmente, dal punto di vista teologico, l’Islam considerava l’omosessualità un peccato, sulla base della storia coranica del popolo di Lut (Lot nella Bibbia). È comunque interessante notare che la Shariat, termine generico che indica i vari codici legali e le scuole che regolano le società musulmane, non prevede alcuna punizione per l’omosessualità in sé: i rapporti sessuali tra uomini sono vietati sotto la più ampia rubrica dell’adulterio. Anche in quel caso, le condanne per omosessualità possono essere comminate solo se l’atto sessuale viene osservato da quattro testimoni oculari: un requisito talmente estremo che commentatori dell’Islam, come Hamza Yusuf, hanno giudicato la messa al bando dell’omosessualità nella Sharia una sorta di “finzione giuridica”. In effetti, a differenza dell’Europa medievale, nelle società musulmane coeve, anche i casi di omosessualità ritenuti gravi venivano puniti assai raramente. A questo punto, occorre domandarsi cosa ha spinto le società musulmane a passare dalla lettura compiaciuta di poesie omoerotiche alla messa al bando e alla stigmatizzazione dell’amore omosessuale. Difficile individuare una ragione precisa, ma ecco una coincidenza interessante: Esistono cinque nazioni a maggioranza musulmana (Mali, Giordania, Indonesia, Turchia e Albania) nei quali le pratiche omosessuali non sono messe all’indice, ma perché? Semplice, questi Paesi non sono mai stati colonizzati dagli inglesi.

Il famoso poeta islamico Abu Nuwas.

L’Influenza coloniale

Nel 1858, l’Impero Ottomano depenalizzò l’omosessualità, e ciò avvenne due anni prima che il Raj britannico creasse il Codice Penale Indiano, che con il decreto n. 377 procedette a mettere fuori legge l’omosessualità nell’India vera e propria, ma anche in Pakistan e Bangladesh. L’influenza del codice penale indiano del 1860 in India fu così profonda che gli indù conservatori continuano a considerare l’omosessualità immorale e, nei quasi 70 anni trascorsi dall’Indipendenza, il Parlamento non è stato in grado di abrogare la legge. Subramanian Swamy, membro del partito conservatore Bharatiya Janata Party, è arrivato a dichiarare che l’omosessualità sia un disturbo genetico: cosa abbastanza buffa in quanto l’induismo, a differenza dell’Islam o del Cristianesimo, non contiene alcuna condanna testuale dell’amore omosessuale.

(*) Fonte: http://scroll.in/article/810093/orlando-shooting-its-different-now-but-muslims-have-a-long-history-of-accepting-homosexuality

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