
La Storia non si celebra, si studia.
Una memoria condivisa potrà esserci, ma solo quando la politica avrà il coraggio di riconoscere la dignità degli sconfitti e i crimini dei vincitori. Fino ad allora, il 25 Aprile continuerà a dividere gli italiani.
Nel corso dei conflitti l’uomo tende a perdere la sua dimensione umana per accostarsi a quella animale. Atti eroici e nefandezze si confondono nel vortice degli eventi.
Dei crimini compiuti dagli sconfitti durante la Seconda Guerra Mondiale sappiamo tutto o quasi, ne sono pieni i libri di storia e ci vengono rammentati ad ogni piè sospinto, ma cosa sappiamo delle nefandezze dei vincitori? Delle angherie degli alleati nei confronti dei prigionieri di guerra e delle popolazioni civili sottomesse? E del lato oscuro della resistenza, quello fatto di processi sommari, fosse comune e violenze sulle donne… cosa ci è dato sapere? Praticamente nulla.
Nel libro della storia mancano tante, tantissime pagine, è arrivato il momento di scriverle e di sollevare quel velo di omertà e ipocrisia che da oltre settant’anni copre le malefatte dei vincitori. Non per spirito di rivalsa, ma per amore di verità. Perché la storia o la si racconta tutta e per intero, oppure è meglio tacere.

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