Il dislocamento geopolitico delle armi batteriologiche. Di Roberto Roggero.

Immagine emblematica. Cosa ci aspetta?

Nel silenzio dei media mainstream, molte recenti epidemie sembrano assumere il ruolo di potenziali agenti patogeni in sostituzione delle armi convenzionali o atomiche. Fra verità e menzogne, molti i casi sospetti nella storia recente.

Esistono attualmente diverse centinaia, se non migliaia, di agenti batteriologici fra virus, batteri e altre diavolerie sia di origine naturale che di laboratorio: Aids, Sars, Aviaria, febbre suina, Ebola, Covid, Influenza Spagnola, Hantavirus, Afta Epizootica, Virus del Nilo, Batterio di Lym, Zika, e altro ancora, accompagnati da una ben calcolata mancanza di informazione, data dalla voluta sovrabbondanza della stessa. Come è ben noto, la libertà di diffondere e assumere informazioni, risulta essere dipendente da chi controlla i microfoni. 

Come per ciò che riguarda la guerra convenzionale, anche un conflitto batteriologico è favorito dalla possibilità di stabilire basi logistiche, nelle quali immagazzinare sistemi di diffusione il più possibile vicino ai potenziali obiettivi. In linea con questo principio, le maggiori potenze mondiali, Stati Uniti in testa, hanno infatti stabilito insediamenti in numerosi Paesi del mondo. Washington gestisce attualmente oltre mille basi militari, che possono passare alla fase offensiva entro 30 minuti dal ricevimento dell’ordine, in qualsiasi angolo del mondo. La stessa strategia è applicata sul piano batteriologico, dal momento che gli USA gestiscono diverse decine di laboratori in numerosi Paesi, definiti “strutture di sicurezza sanitaria”. Il dato inquietante è che la maggior parte di queste strutture sono coperte dal più assoluto sistema “Top Scret”, escludendo da ogni possibilità di controllo gli stessi governi che le ospitano. I precedenti non mancano, anche se certe informazioni non sono mai state ufficialmente diffuse, come il fatto che i passati focolai di Ebola si sono verificati non lontano da basi “Top Secret” presenti in alcune nazioni africane. 

E’ un dato storicamente e scientificamente accertato che, non molti anni fa, i ricercatori americani abbiano lavorato sulla riproduzione artificiale del virus della influenza spagnola, lo stesso che, fra il 1918 e il 1920, ha ucciso oltre 50 milioni di persone. Ci sono voluti circa dieci anni, alla fine i test sperimentali sono stati coronati da successo, e ora le provette del virus “Spagnola” sono ermeticamente conservati nel laboratorio governativo di massima sicurezza di Atlanta, in Georgia. Ma non è tutto: secondo alcuni analisti, la sperimentazione non si sarebbe fermata, e gli scienziati dello Zio Sam avrebbero creato, nel 2005, anche un ceppo molto potenziato del virus “Aviaria H5N1” direttamente assimilabile dall’organismo umano e con una carica letale superiore al 50%. Non per creare allarmismi, ma significa che se per qualsiasi motivo, errore umano o casualità, tale virus si diffondesse, le vittime sarebbero sicuramente centinaia di milioni. Com’è noto, se avviene un fatto particolare in un momento particolare, può essere una coincidenza; se ne avvengono due può essere una “sorprendente coincidenza”, ma oltre siamo non siamo più nel campo della casualità. 

La questione naturalmente si trasferisce sul piano etico. Nel dicembre 2013, la comunità scientifica internazionale ha criticato molto aspramente lo scienziato Ron Fouchier, ricercatore presso l’Erasmus Medical Center di Rotterdam, il quale aveva messo a punto diverse varietà mutanti del virus “Aviaria H5N”, considerato potenzialmente letale, puntando il dito sulle finalità non certo solo civili delle ricerche di laboratorio, dato per certo il finanziamento di 400 milioni di dollari stanziato dal Dipartimento della Difesa americano. 

I precedenti storici 

Oltre al tristemente noto “Agente Orange” utilizzato nella guerra del Vietnam (senza andare indietro nel tempo fino ai gas nervini della Grande Guerra e oltre) nel corso del conflitto in Corea, e nel periodo immediatamente seguente, il governo cinese, a sua volta non certo estraneo a determinati accorgimenti, ha diffuso prove considerevoli e degne di nota, sul fatto che le forze americane avessero utilizzato agenti batteriologici contro le truppe cinesi e nord-coreane. Numerose testimonianze di prigionieri di guerra americani hanno confermato tale versione, e fornito ulteriori prove dettagliate sull’uso di Antrace, e fino alla diffusione di insetti vettori di febbre gialla, fino a ricorrere al lancio aereo di volantini infettati da colera, nel nord della Cina e in Nord-Corea. Certo, come si usa dire, è la favola del merlo che accusa il corvo di essere nero, tuttavia i dati storici sembrano inconfutabili. 

Washington ha risposto con accuse dirette di sedizione contro i militari che avrebbero rivelato tali segreti, arrivando anche a paventare pesanti ripercussioni verso i loro rappresentanti legali, facendo poi ricorso anche alla CIA perché li “prendesse in custodia” e li sottoponesse a trattamenti particolari a base di Metrazol, farmaco che inibisce il processo mentale della memoria. Il tutto ben illustrato in un articolo di David Swanson, pubblicato nel settembre 2005 da Global Research, nel quale gli USA sono accusati del tentativo di diffondere i virus di peste, encefalite e colera nella Corea del Nord, secondo un preciso piano affidato al generale Curtis Le May, comandante della 20a US-Air Force. 

Successivamente, nel settembre 2012, il “Los Angeles Time” ha pubblicato un articolo che illustrava il lavoro dei ricercatori americani, intenti a indagare sui segreti del letale Hantavirus, scoperto vent’anni prima proprio negli Stati Uniti. L’enigma da sciogliere era perché il virus attaccava prevalentemente le comunità di nativi americani di quattro Stati in particolare, e perché uccideva in un tempo medio di sole 24 ore senza possibilità di salvezza. A quanto sembra, fu un “colpo di fortuna” a risolvere la questione: un medico che, assistendo a una trasmissione televisiva, fece sapere che il comportamento del virus era sorprendentemente simile a quello osservato in Corea negli anni ’50. Ulteriori test di laboratorio dimostrarono che il virus era una mutazione di quello stesso che aveva afflitto le truppe combattenti in Corea, e “accidentalmente” contagiato anche diversi soldati americani, morti in tempi estremamente brevi. 

Si scoprì poi che il virus “Hanta” risaliva alle ricerche della cosiddetta Unità-731 comandata dal generale dottor Shiro Ishii(1892-1959), in un laboratorio nei presso di Harbin, camuffato da Sezione per la Depurazione delle Acque. E’ noto che gli scienziati giapponesi erano all’avanguardia nella ricerca specifica, e che il dottor Ishii aveva isolato il virus già nel 1932 e che durante l’invasione della Cina siano stati utilizzati aerei che irroravano le campagne con scarti di riso e cotone contaminati da peste e altri agenti patogeni, fino ad atrocità come la vivisezione su cinesi che avevano sviluppato anticorpi al contagio. Il Dipartimento di Chirurgia Generale dell’Esercito Americano ha stimato che almeno 580.000 cinesi sarebbero stati uccisi in questo modo, soprattutto verso la fine della guerra, quando era ormai chiara la sconfitta giapponese e il dottor Ishii ordinò di disfarsi di ogni prova. 

All’atto della resa, il generale Douglas MacArthur, comandante delle forze alleate in Giappone, concluse un accordo segreto con Shiro Ishii per trasferire alle forze armate statunitensi tutti i registri dell’Unità-731 (oltre 10.000 pagine), in cambio di un completo insabbiamento delle prove dell’esistenza di queste attività e la garanzia di immunità dall’accusa di crimini di guerra. 

Alcuni ufficiali medici giapponesi furono poi arrestati dalle forze sovietiche per crimini di guerra batteriologica e portati in giudizio a Khabarovsk nel 1949 ma, per coprire le proprie tracce, gli americani rigettarono tutte le testimonianze delle vittime sopravvissute, definendo le argomentazioni sovietiche come “propaganda comunista”. 

Il dottor Ishii divenne docente alla US-Army Bio-Warfare School di Fort Dietrick nonché supervisore dei lavoratori di ricerca dell’Università del Maryland, finché si ritirò dalla attività e rientrò a Tokyo dove terminò i propri giorni senza mai essere perseguito. 

È stato solo nel 1995 che il Pentagono ammise di aver offerto immunità e identità segrete a diversi sperimentatori e scienziati giapponesi, in cambio del loro lavoro di ricerca sulla guerra batteriologica e sulla sperimentazione su esseri umani, reclutandoli poi presso diversi centri di ricerca fra cui i CDC (Centers for Disease Control and Prevention), il Dipartimento di Stato, l’intelligence militare, la CIA e il Dipartimento dell’Agricoltura. 

Il Dossier Cuba 

Il caso della storica rivalità fra Stati Uniti e Cuba, sullo sfondo della rivalità USA-URSS, è un altro precedente emblematico dei programmi di guerra batteriologica oltre i confini americani, con il coinvolgimento dell’esercito e della CIA. I tentativi statunitensi sono stato a tal punto numerosi che a L’Havana esiste un museo dove sono esposte le prove dei molti anni di guerra batteriologica che Washington ha intentato contro il governo di Fidel Castro. 

Jeffrey St.Clair, noto giornalista investigativo, ha scritto che, nel 197, i primi focolai di peste suina nell’emisfero occidentale si sono verificati a Cuba, dove morirono oltre mezzo milione di maiali. Le autorità cubane accusarono Washington, ma la svolta si ebbe quando un agente della stessa Central Intelligence Agency rivelò di avere reclutato esponenti anticastristi a Panama, i quali avrebbero portato il virus a Cuba, dove i giornali svelarono tutto mentre la stampa americana mise tutto a tacere. 

In seguito, Fidel Castro in persona, nel 1981 denunciò la CIA per aver tentato di introdurre il virus Dengue a Cuba, causando la morte di circa 200 persone, fra cui 88 bambini e il fuoriuscito cubano Eduardo Arocena dichiarò di avere personalmente introdotto alcune provette contenenti germi patogeni nel 1980. Nel dicembre 1996, sempre a Cuba, comparve il Tripide della Palma, parassita che uccide velocemente le colture e la vegetazione, e avvenne in seguito a voli non identificati di aerei utilizzati per irrorazione agricola provenienti dagli Stati Uniti che respinsero ogni addebito e riuscirono anche a evitare un’inchiesta ufficiale disposta dall’ONU. 

Ulteriore dimostrazione fu l’inchiesta pubblicata dal “Washington Post”, che definiva tali episodi “solo una piccola parte della guerra batteriologica americana contro Cuba”, e dichiarava che il programma americano sarebbe stato attuato fin dal lontano 1962. 

Nel 1996-97 Cuba denunciò nuovamente la guerra batteriologica americana, che sarebbe stata attuata con l’irrorazione di agenti patogeni e fertilizzanti durante i voli-spia sull’isola caraibica e dichiarò che, durante i drammatici giorni della crisi dei missili, massicci armamenti chimici sarebbero stati stipati all’interno di aerei militari che poi non eseguirono le loro missioni, in seguito alle trattative segrete fra Kennedy e Krushev, e fine della crisi stessa. 

Ulteriori articoli, molti a forma di Jeffrey St.Clair, denunciarono altri tentativi americani nei confronti di diversi Paesi del Centro e Sud America, ad esempio l’epidemia di Dengue in Nicaragua che coinvolse oltre 50.000 persone, molte delle quali non sopravvissero. L’intento era quello di abbattere il governo sandinista, effettuando voli-spia, in particolare nella zona della capitale, Managua. 

Diverse fonti giornalistiche citano poi altri tentativi americani a Haiti, uno dei Paesi più poveri dell’area e del mondo, che sarebbe stato usato come laboratorio dove effettuare test “in vivo”, affrontando drasticamente anche il fenomeno dell’emigrazione, visto come pericolo di diffusione. Molti sfollati furono deportati a Puerto Rico, dove sarebbero stati usati come cavie, il tutto all’oscuro del Congresso e della stampa. A supporto di tale versione, un caso del 1980 dove centinaia di maschi haitiani, rinchiuso in un centro di raccolta, avrebbero sviluppato seni femminili a seguito di iniezioni di ormoni di natura sconosciuta, da parte di medici militari delle forze armate americane. La documentazione storica dice che la stessa cosa è stata fatta ad altri esuli haitiani all’interno di una base militare in Florida, vietata al pubblico. 

Seguendo questo filone di indagine, sono annoverati anche i casi di improvvisa malattia di molti leader di governi del Centro e Sud America, avverso alle mire della politica estera statunitense, come ad esempio il presidente venezuelano Hugo Chavez, la presidente argentina Cristina Fernandez Kirchner, i brasiliani Dilma Roussef e Ignacio Lula da Silva, e quello paraguayano Fernando Lugo. 

E’ quindi logico considerare soprattutto l’efficacia e il ridotto costo delle armi chimiche e batteriologiche, rispetto alle armi convenzionali, e il loro utilizzo è inoltre non sempre riscontrabile. 

Molte recenti epidemie sembrano qualificarsi come potenziali agenti di guerra batteriologica. 

Bibliografia 

https://www.counterpunch.org/2013/09/03/germ-war-the-us-record-2/
https://www.nytimes.com/1995/03/18/opinion/the-crimes-of-unit-731.html
https://www.cs.amedd.army.mil/borden/Portlet.aspx?ID=66cffe45-c1b8-4453-91e0-9275007fd157
https://www.latimes.com/archives/la-xpm-1988-12-18-me-1014-story.html

Articoli a firma: Larry Romanoff, David Swanson, Jeffrey St. Clair 

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