Ettore Vernazza, l’apostolo degli incurabili. Di Roberto Roggero.

Uno dei più illustri genovesi appartenenti alla nobiltà cittadina che impiegò tutta la propria esistenza in opere umanitarie.

Genova e la Liguria hanno dato molti personaggi alla storia nazionale e non solo. Il grande pubblico certamente conosce ben più approfonditamente nomi come quello di Cristoforo Colombo, ma ne esistono diversi altri che hanno dato uguale, se non maggiore lustro alla città e alla regione, compiendo opere di profonda cultura, umanità e filantropia.

Fra i principali, c’è senza dubbio Ettore Vernazza, di professione notaio, ma i cui interessi spaziavano in molti campi dell’agire umano. La data della nascita non è ancora oggi chiara, mentre si sa che, come da documenti dell’epoca, la morte risale al 27 giugno 1524.

Targa commemorativa in onore di Ettore Vernazza.

La Genova del fra i secoli XV e XVI viveva un periodo di notevole splendore, e non a caso il periodo in questione è noto come “Il Secolo dei Genovesi”, pur sempre caratterizzato da agitazioni politiche e congiure di palazzo, che tuttavia non fermarono il progresso e l’ingegno locale. Proprio in questo periodo nacque infatti a Genova il Banco di San Giorgio, primo istituto di credito della storia del mondo, al quale venivano spesso affidate le amministrazioni dei possedimenti oltremare e che, in sostanza, diventò un vero e proprio stato nello stato all’origine della rinascita genovese del XV secolo.

L’epopea coloniale genovese si manifestò comunque nei secoli anche attraverso le esplorazioni, eseguite per conto della repubblica o spesso per altri sovrani. Da ricordare i fratelli Vivaldi si avventurarono nel 1291 a sud delle colonne d’Ercole e non fecero più ritorno, o Lanzerotto Malocello che scoprì le Canarie (1310-1339), Antonio da Noli che scoprì le isole di Capo Verde (1460-1462) e Antonio Malfante che attraversò per primo il Sahara nel XV secolo, per poi arrivare a Cristoforo Colombo. Con il cambiare dell’assetto geopolitico nel Mediterraneo, gli interessi dei genovesi si spostarono e materializzarono con basi e possedimenti nel settore occidentale del Mediterraneo, l’antico Mare Nostrum, e in Europa (ove comunque operavano già da tempo), come a Marsiglia, Barcellona, Siviglia. Non a caso uno dei detti più noti dell’epoca, recitava: “L’oro nasce nelle Americhe, muore a Siviglia e viene seppellito a Genova”.

Perfino a Roma il porto di Ripa Grande era gestito dai genovesi, con un rione (Trastevere) interamente occupato dai marinai liguri per i quali fu costruito anche un ricovero, gestito dalla Confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi oppure dove famiglie come i Doria o i Giustiniani decisero di stabilire le proprie dimore; Matteo e Vincenzo Giustiniani erano due fratelli che grazie al loro mecenatismo divennero i più grandi collezionisti di Roma, il loro palazzo è oggi sede del Senato della Repubblica. Ancora oggi a Milano si trovano palazzo Spinola e Palazzo Marino, sede del comune: entrambi sono intitolati a famiglie genovesi. Nel Nord Europa vennero poste basi finanziarie e commerciali in tutte le sedi delle principali fiere e in alcune città della lega anseatica, a Bruges esiste ancora oggi la “Genoese Lodge”. Ulteriore impulso diede poi l’azione diplomatica e politica di Andrea Doria, con la rinascita della Repubblica e dei domini genovesi.

In questo contesto agisce Ettore Vernazza, che politicamente era schierato con gli avversari dei Doria, cioè la famiglia Fieschi. Vernazza infatti era devoto seguace di Caterina Fieschi Adorno, meglio nota come Santa Caterina da Genova, e l’altrettanto noto biografo Federico Donaver si interessò personalmente alla vita di Ettore Vernazza, che fu poi pubblicata nel libro “Le vie di Genova” nel 1912. Fra le molte altre iniziative, il benemerito cittadino Ettore Vernazza, infatti, nel 1512 lasciò disposizioni testamentarie perché fossero create quattro cattedre di medicina all’Università degli Studi.

Pochi anni prima, Vernazza prese in mano la direzione e l’amministrazione della antica Compagnia del Mandiletto, che navigava in cattive acque, e seppe farla rinascere con una capillare riforma organizzativa, a cominciare dalla sede originale che si trovava nella Chiesa di Santa Matia di Castello e trasferita in quella di San Colombano.

La fama di Ettore Vernazza si deve però in maggior parte alla fondazione dell’Ospedale degli Incurabili, il cui Statuto fu approvato dal Senato della Repubblica il 27 novembre 1500, ed era in pratica il primo di altri futuri ospedali (fondati sempre da Vernazza) esclusivamente dedicato alla cura delle malattie croniche.

Fra le altre opere, Vernazza fu anche artefice della fondazione del Conservatorio delle Figlie di San Giuseppe, dedicato all’educazione delle giovani provenienti da famiglie povere, per le quali Vernazza riuscì a ottenere anche il fondamentale contributo del doge Ottaviano Fregoso, che collaborò anche alla istituzione di un lazzaretto per gli appestati, inizialmente nel sestiere Foce quindi spostato nel sestiere Portoria.

Con la cooperazione della Compagnia del Divino Amore, appositamente costituita, fra il 1515 e il 1517, Vernazza riuscì anche a realizzare il progetto di altri due ospedali per incurabili, uno a Roma e uno a Napoli. Rimasto vedovo, si ritirò nell’ospedale dei Cronici “che lasciò erede di ogni sua sostanza e dove morì di pestilenza il 27 giugno 1524”, come ha lasciato scritto lo storico Federico Donaver, il quale non mancò di sottolineare che molte iniziative umanitarie di Ettore Vernazza furono portate avanti dalla figlia Battistina (1497-1587), cultrice della letteratura, dedita alle opere religiose e alla carità per i poveri, nelle vesti di badessa del Monastero delle Grazie.

Ettore Vernazza fu anche membro della Confraternita et Oratorio del Divino Amore, fondata il 26 dicembre 1497 su ispirazione dei discepoli di Santa Caterina, con lo scopo di “trasformare l’amore divino in amore per il prossimo”, e fondatore di quella Compagnia del Mandiletto dedita alla raccolta delle elemosine. Per la cronaca, con il termine “mandiletto”, si indicava un piccolo fazzoletto di stoffa bianca, che veniva posto sul volto, per mantenere l’anonimato della persona che passava nelle case dei poveri a distribuire le elemosine.

Rimasto vedono prima dei 40 anni, sentì la volontà di prendere i voti, ma fu invitato a continuare ad occuparsi, da laico, delle tante opere pie che già seguiva. Dopo Genova, si adoperò perché venissero fondati i già citati Ospedali per gli incurabili a Roma e Napoli e, a Roma, il pontefice Leone X gli mise a disposizione l’antico e fatiscente Ospedale di San Giacomo e per aiutarlo concesse all’opera privilegi fiscali. A Napoli, dove stette due anni, il Vernazza collaborò con la nobile catalana Maria Lorenza Longo, fondatrice dell’Ordine delle Cappuccine, recentemente dichiara venerabile. Seguendo tali esempi, opere simili sorsero a Palermo, Firenze, Bologna, Savona, Brescia, Padova e Venezia. Tornato nella sua città, Vernazza si dedicò anche all’assistenza delle convertite e all’istruzione delle orfanelle per le quali realizzò il Conservatorio di San Giuseppe, ancora oggi in attività. Stabilì inoltre che fossero stanziati fondi perché alcuni avvocati si occupassero di seguire le cause dei poveri. Si occupò anche dei poveri vergognosi – che per questioni di rango non potevano chiedere l’elemosina – e degli schiavi da riscattare.

Ettore Vernazza, quindi, ebbe una vita molto impegnata, nonostante fosse notaio di professione, e quindi molto occupato vista l’epoca d’oro dei commerci della Superba, oltre ad essere marito e padre di tre figlie. Ma il senso della carità ebbe il sopravvento su tutto, sostenuto dall’importanza e dal prestigio della sua stessa professione

Si contraddistinse per la tenacia con cui estese in altre città d’Italia le opere di carità già promosse a Genova, non curante delle innumerevoli difficoltà che trovava nel portare avanti le iniziative. Operò a favore degli orfani, dei malati che altri ospedali non accettavano perché definiti incurabili, delle donne che volevano riscattarsi da una miserabile vita, dei carcerati. Ad ogni bisogno, sapeva rispondere mettendo a servizio del bene la sua geniale professionalità.

Oltre alle opere di carità materiali, come la costruzione di ospedali a fronte dell’ottenimento di notevoli finanziamenti, fu il fondatore della Compagnia del Divino Amore e delle suore Figlie di San Giuseppe di Genova, e fu proprio la costante vicinanza con i malati incurabili che gli costò la vita, poiché fu contagiato dalla peste che lo portò alla morte.

Le due opere non passarono inosservate: l’8 settembre 2007 il Vaticano concesse il nulla osta per intraprendere la causa di beatificazione, tenuta presso l’Arcidiocesi di Genova dal 30 marzo 2008 al 9 novembre 2018, con la elezione della figlia Battistina a “Venerabile”, le ui dichiarazioni furono prove a sostegno della beatificazione in quanto lei stessa, monaca tra le Canonichesse Regolari Lateranensi, la quale disse che il padre faceva “tutto per Dio”, nonostante fosse di nobili origini e avesse potuto condurre una vita agiata e lontano dalle miserie e dalla povertà, dal momento che il padre Pietro era a sua volta notaio, come lo zio Bernardo, e la madre apparteneva alla illustre famiglia Spinola.

La causa beatificazione

Per la nostra diocesi è un momento bello, importante e significativo perché uno dei suoi figli, un grande figlio, ci ha lasciato uno straordinario esempio di santità e di carità testimoniato dalle sue opere”. Ad affermarlo il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, in occasione della cerimonia di chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione di Ettore Vernazza (Genova, 1470 circa – 27 giugno 1524). Vissuto “in un’epoca particolarmente travagliata, per la città e per il Paese – ha proseguito il cardinale – ha preso in carico in modo encomiabile, in prima persona e con creatività, con genialità e determinazione, i problemi della povera gente e dei malati fondando gli ospedali degli incurabili a Genova, a Napoli, a Roma e a Palermo”. Prima della cerimonia dei vespri che si è svolta presso la sede delle Suore Figlie di San Giuseppe (Istituto da lui fondato) il porporato ha ricordato che “la sua instancabile carità nasce dall’amore di Dio e dalla fede che ha testimoniato nella fondazione della Compagnia del Divino Amore per mettere in evidenza come tutto derivi dall’amore del Signore. Un esempio di fede che diventa carità vissuta e concreta”. Infine, il cardinale Bagnasco ha parlato di Vernazza come un “esempio che è sempre attuale perché anche nei nostri tempi ci sono tante infermità spirituali, morali e fisiche e sociali a cui la comunità cristiana è chiamata in termini personali e comunitari a rispondere” e per le quali “la chiesa di Genova, inteso come tutto il popolo cristiano, sacerdoti e laici, fa di tutto e risponde in modo encomiabile”.

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