Convegni: Dalla nascita degli Stati nazionali al ‘mondialismo’. Relatore, Alberto Rosselli. Modera, Sergio Gambino.

Locandina Convegno.

La nascita degli Stati Nazionali

A partire dal secolo XII in Europa l’idea di un mondo unito e governato da un unico potere temporale e un unico potere spirituale si andava disgregando con la nascita della consapevolezza di diversità nazionale, rese più evidenti nell’utilizzo di differenti lingue volgari e in differenze culturali; mentre le vecchie istituzioni medievali, l’Impero e la Chiesa, vedono declinare il loro potere politico, si affermano sulla scena europea queste nuove realtà che delineano la nascita degli Stati nazionali.

Si tratta di monarchie che si consolidarono grazie a una serie di guerre espansionistiche, che ridussero la frammentazione regionale di piccoli stati, alla costituzione di un esercito permanente fedele al monarca, alla creazione di un solido apparato statale burocratico e allo sviluppo di un sistema finanziario statale. Tutte queste innovazioni poggiarono su una base politica ben salda: l’alleanza fra il re e le classi sociali emergenti, cioè la piccola e media nobiltà terriera e la borghesia, unite intorno al sovrano nella lotta contro l’aristocrazia e i suoi privilegi.

Il superamento dell’organizzazione feudale fu un processo lungo e difficile. L’introduzione delle armi da fuoco nella Guerra dei Cento Anni danneggiò gravemente la cavalleria e quindi anche il sistema dei potentati locali. I signori feudali, infatti, che fino a poco tempo prima avrebbero potuto allestire eserciti di cavalieri in grado di attaccare un re, ora erano completamente tagliati fuori dalla gestione di efficaci eserciti autonomi. Solo ai potenti regni centralizzati, che potevano contare su un solido sistema fiscale, era possibile acquistare artiglieria e cannoni.

Si andò a poco a poco creando anche una “coscienza nazionale”, necessaria ad unire tutti i sudditi del regno. I sovrani cercarono perciò di costruire un’immagine positiva di sé, prestigiosa, forte e autorevole. Questo fu anche il ruolo di un’eroina come Giovanna d’Arco in Francia. Opere letterarie ed artistiche, feste e ricorrenze nazionali furono dei validi strumenti per cementare l’unità di una nazione.

Al fine di imporre e mantenere il consenso, i sovrani dovettero confrontarsi con le assemblee rappresentative (Parlamento inglese, Stati generali in Francia, Cortes in Spagna), costituite dai gruppi sociali politicamente ed economicamente emergenti: aristocrazia e ricca borghesia in costante ascesa. L’azione di queste assemblee comportò un coinvolgimento attivo di varie componenti sociali nel governo e con il tempo esse assumeranno sempre più una funzione importante nelle monarchie nazionali, spesso anche scontrandosi con il potere regio (basti pensare alla Guerra civile inglese e alla Rivoluzione francese).

I tre Stati nazionali che maggiormente cambiarono il volto dell’Europa furono la Francia, l’Inghilterra e la Spagna. La Chiesa si trovò in difficoltà ad affrontare questo cambiamento, solamente dopo il papato di Bonifacio VIII finì la pretesa pontificia di sostenere la supremazia della Chiesa rispetto alle maggiori monarchie europee del tempo.

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