La Rivolta araba. Le vicende poco note del corpo di spedizione francese in Hegiaz, Sinai e Palestina (1916-1918). Di Alberto Rosselli.

Il generale Edouard Bremond (sulla destra).

Quando il 5 giugno 1916, lo Sceriffo della Mecca, Hussein ibn Alì, diede inizio alla Rivolta araba anti ottomana in Hegiaz, l’Inghilterra e la Francia intravidero in questo evento l’opportunità di scalzare i turchi da tutto il Medio Oriente e di mettere le mani su un’area di notevole importanza strategica. Non a caso, pochi giorni dopo la conquista da parte araba di La Mecca, Taif e delle località costiere di Rabegh e Jenbo, i governi di Londra e di Parigi si affrettarono ad offrire allo sceriffo il loro appoggio militare per scacciare le forze di Costantinopoli da tutta la penisola araba e per consentirgli l’acquisizione di tutta la vasta regione e di altri territori mediorientali, anche se sia Londra e Parigi avevano già siglato il 16 maggio del ’16 l’Intesa Sykes-Picot: accordo che di fatto programmava e ratificava la spartizione tra Francia e Inghilterra dell’Impero Ottomano. (1) Sta di fatto che, nonostante l’intesa Sykes-Picot, ben prima dello scoppio della Rivolta araba in Hegiaz, il Foreign Office, tramite alcuni agenti e ufficiali dell’esercito di stanza al Cairo, aveva intrecciato una fitta rete di contatti con lo sceriffo e la sua “corte” per convincere gli arabi circa la necessità di farsi guidare nella loro lotta contro gli ottomani dalla sola Inghilterra, assicurando Hussein che la Francia non avrebbe potuto interferire più di tanto nella sua futura politica espansionistica in Hegiaz e in Siria.

Essendo però venuto al corrente delle segrete manovre britanniche, il 5 agosto 1916, il governo francese comunicò a quello inglese di essere in procinto di inviare a Gedda, a fianco della delegazione britannica giunta nella città subito dopo la cacciata dei turchi, una missione militare agli ordini del colonnello Edouard Brémond (A), ufficiale che vantava una notevole esperienza in questioni mussulmane avendo prestato a lungo servizio in Africa Settentrionale. Il Foreign Office prese atto in maniera apparentemente compassata della notizia, ma in realtà si allarmò non poco, temendo che una forte presenza militare e diplomatica in Hegiaz potesse fare perdere agli emissari inglesi la loro posizione di interlocutori privilegiati dello sceicco Hussein. Ragione per cui, telegrafò alla propria delegazione capitanata dal colonnello Gilbert Clayton di intensificare il proprio lavoro. Oltre a ciò, l’Alto Commissario d’Egitto sir Henry McMahon ordinò agli ufficiali Ronald Storrs (segretario della Residenza Britannica del Cairo) e al professore David G. Hogarth (elemento di spicco dell’intelligence britannica divenuto nel corso del 1915 direttore dell’Arab Bureau) di trasferirsi a Gedda per rassicurare Hussein e la sua numerosa famiglia circa la volontà da parte inglese di fornire alla loro armata sostanziosi aiuti militari per eliminare gli ultimi presidi ottomani in Hegiaz. Anche perché, dopo le prime vittorie, il numeroso ma impreparato esercito beduino affidato ai figli dello sceicco, non sembrava assolutamente in grado a sostenere un confronto con le disciplinate e bene armate forze ottomane che ancora presidiavano diverse località della penisola araba (2). Nella fattispecie, Medina, città molto vicina a La Mecca, era presidiata da una forte guarnigione al comando del generale Fakry Pascià. Questa disponeva di circa 15.000 tra ufficiali e soldati armati con mitragliatrici Maxim e moderni cannoni e howitzer austro-tedeschi Krupp, Skoda da 77 e 75 mm.), più alcuni aerei da ricognizione tedeschi Rumpler.

Il Corpo di Spedizione francese, che secondo i piani di Parigi avrebbe dovuto raggiungere Gedda entro il mese di settembre per impedire ai britannici di monopolizzare la Rivolta araba, era composto da 45 ufficiali (tra cui il colonnello algerino Cadi, il capitano Laurent Depui, un francese del Giura che, avendo scoperto di avere un antenato arabo, si era fatto mussulmano prendendo il nome di Sherif Ibrahim) e circa 1.000 soldati con a disposizione otto sezioni di mitragliatrici Hotchkiss, due sezioni di artiglieria da montagna da 65 mm. e una batteria di pezzi da campagna da 80 mm. Tra i graduati vi era anche, il sergente maggiore Claude Prost, che in seguito lo Sceriffo Hussein nominò suo fratello adottivo.[1] Completavano il gruppo una delegazione politica guidata dall’algerino Si Kaddour ben Ghabrit, consigliere del sultano del Marocco e amico del generale Hubert Lyautey.

La Missione francese giunse il 1° settembre 1916 ad Alessandria per poi proseguire verso Gedda. E ciò avvenne proprio nel mentre l’esercito di Hussein iniziava a ripiegare in disordine di fronte alle forti colonne mobili forze di Fakry Pascià che, lasciata Medina, stavano puntando su La Mecca e sulle località costiere di Rabegh e Yenbo. Proprio riguardo la pericolosa situazione che si era venuta a creare in Hegiaz, Brémond ebbe diversi colloqui con i vertici del Comando britannico nel corso dei quali egli sostenne che l’unico sistema per soccorrere Hussein sarebbe stato quello di effettuare uno sbarco di truppe anglo-francese a Rabegh per contrastare l’avanzata ottomana. Proposta che venne tuttavia respinta dai britannici, favorevoli (almeno a parole) ad appoggiare, ma a non prevaricare il comando di Hussein. Anche se va ricordato che sulle prime Brémond riuscì a convincere il governatore generale del Sudan, sir Reginald Wingate, ad impegnare parte delle proprie truppe in questa operazione. A fare cambiare opinione a Wingate fu un giovane archeologo prediletto dall’influente Hogart, il tenente T.E. Lawrence che, in qualità di osservatore, si era accodato, al fianco del colonnello Storrs, alla missione inglese in Hegiaz. L’abile e prevaricante Lawrence, che aveva avuto già modo di mettersi in mostra con lo sceriffo, scavalcando sia Garland che Storrs, criticò aspramente Brémond gettando discredito su questo valido ufficiale. Tanto che in un suo rapporto a Parigi, il tenente Doynbel de Saint Quentin descrisse Lawrence quale elemento più ostile alla Francia che ai turchi. Lawrence, inoltre, accusò il colonnello Brémond di lavorare per il proprio personale tornaconto e di non tenere conto dei legittimi interessi arabi. Le astute argomentazioni di Lawrence convinsero infine il Comitato britannico a cassare la proposta Brémond e ad annullare lo sbarco a Rabegh. Va detto che Lawrence giocò bene la sua partita facendo pesare i buoni risultati da lui ottenuti nel corso dei suoi colloqui dell’ottobre del 1916 con i figli di Hussein, e cioè il principe Feisal, Abdullah e Alì. Personaggi, questi, che lo avevano preso in estrema simpatia. Lawrence riferì ai suoi superiori che tutto il clan di Hussein era ormai pronto a muoversi a fianco delle forze inglesi, ma che una presenza francese in Hegiaz li avrebbe infastiditi. L’ufficiale riferì poi che la casata hascemita avrebbe preteso in cambio di un’alleanza militare con l’Inghilterra non solo ingenti forniture militari, ma anche molto denaro necessario per acquisire la fedeltà di gran parte dei volubili capi tribù dell’Hegiaz coinvolti da Hussein nella guerra contro i turchi. Richieste queste che vennero avvallate di buon grado da Londra, intenzionata ad emarginare con tutti i mezzi la presenza francese in Hegiaz. E fu così che la posizione del colonnello Brémond iniziò a farsi complicata, anche per il fatto che i finanziamenti predisposti da Parigi a sostegno della sua missione risultarono inferiori a quelli, incredibilmente cospicui elargiti da Londra a Lawrence. Nel settembre 1916, la Missione Brémond poteva fare conto su un budget complessivo di 1.250.000 franchi oro (cifra che nel 1917 verrà ridotta a 975.000 franchi), mentre Lawrence fu messo dal suo governo nelle condizioni di passare mensilmente a Feisal qualcosa come 30.000 sterline d’oro (pari 750.000 franchi): elargizione che nel settembre 1918 arriverà a toccare le 220.000 sterline oro.

Ciononostante, Brémond era comunque determinato a contrastare l’invadenza britannica in Hegiaz, permettendo alla Francia di svolgere almeno in parte un ruolo dignitoso e conforme alle sue aspirazioni. E nella speranza di controbilanciare l’influenza del colonnello Wilson, il console britannico di Gedda e della Missione britannica sul clan di Hussein, il colonnello francese chiese che il Quay d’Orsay istituisse almeno una rappresentanza diplomatica presso la corte sceriffo Hussein. Richiesta che venne accolta con la nomina a vice console a La Mecca di Mamar Benazzouz, un ex interprete del consolato francese di Gedda. Allo stesso tempo, Brémond si raccomandò per l’invio immediato in Hegiaz di un’unità speciale composta in gran parte da elementi di fede mussulmana e per la costituzione di un Comando unificato anglo-francese, posto possibilmente alle sue dipendenze. Brémond temeva che, una volta conquistata Medina, i beduini di Hussein, appoggiati dai britannici, portassero la Rivolta anche in Siria e Libano, sottraendo di fatto queste due regioni al futuro controllo francese. Timore, questo, che il colonnello espresse chiaramente in una sua missiva segreta inviata il 28 ottobre al Quay d’Orsay. Tuttavia, a Parigi le allarmate segnalazioni di Brémond non vennero prese sul serio. I vertici militari e diplomatici della capitale ritenevano che una eventuale presa di Medina, potesse al contrario asservire le ambizioni della Francia. E l’ambasciatore a Londra, Paul Camion (detto anche il TIR), rincarò la dose riferendo in una sua missiva al Quay d’Orsay che “la conquista da parte beduina di Medina avrebbe sortito un benefico effetto, scatenando la sollevazione contro gli ottomani di tutte le tribù beduine, druse e degli Hauran”. Il ben più accorto Brémond, al contrario, era fermamente convinto che, proprio per tutelare gli interessi della Francia, sarebbe stato necessario “contenere” la Rivolta araba entro i confini dell’Hegiaz: idea che tuttavia andava contro l’accordo Sykes-Picot, della cui esistenza, tuttavia, nessuno a Parigi si era degnato di informarlo.

Il 27 novembre 1916, il Q.G. francese di Chantilly inviò a Brémond un sarcastico telegramma firmato da Joffre che più o meno suonava così: “Francia ed Inghilterra hanno recentemente firmato un accordo segreto per la costituzione di una federazione araba comprendente le aree di Damasco, Homs, Hama. Aleppo e Mosul. Stop…Risulta pertanto necessario che vostro atteggiamento cambi e non induca governo inglese e sceriffo Hussein a sospettare circa nostra lealtà”. E fu così che Brémond dovette fare buon viso a cattivo gioco, limitandosi a svolgere in Hegiaz un ruolo politico- diplomatico del tutto marginale. Non solo. Il 9 aprile 1917, François Gorges-Picot (già segretamente nominato Alto Commissario della Palestina e Siria), arriverà a sostenere addirittura l’opportunità di un totale ritiro del Corpo di spedizione di Brémond, la cui presenza e il suo modo di fare stanno “innervosendo oltre modo gli alleati inglesi”. Il 13 maggio 1917, l’ambasciatore inglese a Parigi, sir Francis Bertie, chiederà esplicitamente il richiamo in patria della Missione francese “avendo questa completato il suo compito”. La richiesta di Lord Bertie verrà tuttavia respinta, anche se nel settembre 1917, la Francia riconoscerà definitivamente all’Inghilterra “uno speciale interesse sull’Arabia”, richiamando in patria, il successivo mese di dicembre, il colonnello Brémond.

Pur avendo dimostrato un’eccessiva irruenza comportamentale ed avendo palesato più volte un totale disprezzo nei confronti delle forze beduine e dell’ingordigia dello sceriffo (considerazioni per altro condivise, seppure in segreto, anche da molti ufficiali britannici), va comunque detto che durante la sua permanenza in Hegiaz Brémond ebbe modo di mettere in evidenza le sue indubbie qualità militari, almeno fino al gennaio 1917. Anche se tuttavia non seppe mai comprendere, al contrario di Lawrence, l’utilità della guerra guerreggiata e degli atti di sabotaggio ai danni delle infrastrutture nemiche, prima fra tutte la ferrovia dell’Hegiaz. Come riportò lo stesso Brémond nell’inedito manoscritto Le Hedjaz dans la Guerre Mondiale: “Le rivolte non hanno mai successo se non in virtù degli errori del nemico o alle sue indecisioni… Gli arabi sono incapaci a fronteggiare i turchi… Quasi mai nel corso di questa campagna, i beduini sono riusciti vincere uno scontro senza il sostegno delle truppe regolari, ad eccezione di due o tre casi”. Osservazione, quest’ultima assolutamente veritiera.

L’ATTIVITA’ DEL CORPO DI SPEDIZIONE FRANCESE IN HEGIAZ

Nonostante i molteplici ostacoli posti sia da Londra che da Parigi, in data 1° marzo 1917, in Hegiaz risultavano presenti 47 ufficiali e 1.127 soldati francesi e algerini: contingente che, in seguito alle pressioni britanniche, il successivo 1° agosto 1917, verrà ridotto a 10 ufficiali, 55 sottufficiali e 542 soldati, gran parte dei quali “trattenuti” di guarnigione a Port Said. Contrariamente a quanto sostenuto da alcuni storici anglosassoni, il contributo fornito dal contingente francese nella messa sotto controllo dell’intera regione dell’Hegiaz fu notevole, grazie soprattutto all’abilità di alcuni ufficiali e dei reparti guastatori e artiglieri. Il capitano Raho del 2° reggimento di Spahis algerini fu, assieme agli ufficiali inglesi Newcombe e Garland, il primo ad organizzare atti di sabotaggio contro l’importante linea ferrovia dell’Hegiaz, l’unica arteria che collegava Damasco alla guarnigione turca di Medina. Il 24 agosto 1917, Raho, al comando di una colonna composta da 40 algerini e 200 beduini, partì dal campo base di Abu Markha (quartiere generale dell’emiro Abdullah) raggiungendo, dopo una marcia di 85 chilometri, un tratto di ferrovia a nord della stazione di Mudurij, difesa da un reparto turco dotato di mitragliatrici. Nonostante la violenta reazione nemica, Raho riuscì a collocare diverse cariche di tritolo lungo i binari, distruggendone ben cinque chilometri, e sotto quattro ponti, ritirandosi poi senza avere subito alcuna perdita. E quattro giorni più tardi, l’ufficiale francese effettuerà presso la stazione di Jeida altre efficaci demolizioni, facendo rientro, il 30 agosto, ad Abu Markha, dopo una missione di nove giorni che lo aveva visto percorrere a dorso di cammello ben 340 chilometri.

Nonostante Lawrence nel suo i Sette Pilastri della Saggezza abbia dedicato soltanto poche righe alle missioni dei sabotatori francesi, tra l’estate del 1917 e l’estate del 1918, i seppure ridotti reparti del Corpo transalpino ottennero parecchi successi contribuendo in maniera determinante ad isolare Medina e altri capisaldi ottomani. Operazioni che Maurice Larès nella sua opera “T. E. Lawrence, la France e les Français”, elenca con molta precisione ed abbondanza di particolari.

Sebbene Lawrence sia passato alla storia (grazie anche ai suoi personali e parziali resoconti) come l’unico esecutore materiale di tutte le operazioni di guerriglia attuate in Hegiaz, in Giordania e in Siria durante la campagna, furono invece i reparti del colonnello Newcombe e dei capitani Garland e Raho ad accollarsi l’onere e l’onore di portare a compimento buona parte di queste imprese. E a dimostrazione implicita dell’abilità dimostrata dai francesi, basta ricordare le numerose occasioni in cui lo stesso Lawrence si avvalse dell’appoggio delle unità transalpine, come nel caso dell’attacco. del 26 marzo, contro la stazione di Aba el Naam situata 150 chilometri a nord di Medina (al riguardo, Richard Aldington, uno dei biografi più critici dell’”Eroe del deserto” afferma però che a questa operazione Lawrence, al contrario di Raho, non partecipò affatto). In un telegramma datato 7 aprile 1917, il plenipotenziario francese al Cairo, Albert Defrance, riferì che “una colonna franco-beduina al comando del capitano Raho e del capo Nasser” prese d’assalto Aba el Naam, presidiata da un forte reparto turco. Sempre secondo le memorie di Defrance, l’operazione dovette subire alcune modifiche in quanto il capo degli Ateiba, Shaker, che giorni prima aveva promesso di fornire 800-900 guerrieri, ne riuscì a metterne insieme appena 380. Il reparto dell’ufficiale Raho (“affiancato da Lawrence in veste di osservatore”) si trovò quindi costretto ad assaltare la stazione, difesa da 450 soldati ottomani dotati di mitragliatrici, con una forza piuttosto ridotta. Fu solo dopo essere riuscito a trascinare sul posto un pezzo da campagna Krupp di preda bellica che il 30 marzo Raho investì la località, distruggendo alcuni vagoni, una locomotiva due avamposti nemici e catturando una trentina di turchi, ma non riuscendo però a conquistare la stazione che rimase però inattiva per tre giorni. “La nostra missione – rammentò Lawrence nei Sette Pilastri della Saggezza – non si rivelò un totale fallimento”.

Ai primi di settembre del 1917, cioè dopo la conquista di Aqaba (6 luglio 1917), Lawrence, divenuto grazie al suo carisma e alle sue indubbie capacità, soprattutto politiche, l’idolo delle truppe beduine, programmò un’importante missione di sabotaggio non lontano dalla grande base e nodo ferroviario di Maan: missione che vide nuovamente la partecipazione di reparti francesi. Come descrisse egli stesso ne I Sette Pilastri della Saggezza, Lawrence decise di utilizzare per la difficile operazione, il reparto agli ordini del capitano francese (di chiare origini italiane) Rosario Pisani, un ottimo ufficiale di artiglieria. (When he was assigned to the Mission in the Hejaz, Pisani had travelled on the Caledonian which was torpedoed twenty miles outside Port Said on 30 June 1917). Il 26 settembre, Lawrence e Pisani lasciarono Aqaba assieme ad appena nove uomini, due dei quali artiglieri del distaccamento francese. Lungo la via, Lawrence reclutò però 80 beduini e il 3 ottobre, raggiunta la ferrovia dell’Hegiaz, vi collocò una mina al chilometro 500, vicino ad Akabat el Hejazia. Lawrence e Pisani dovettero però aspettare fino al 5 ottobre perché un treno attraversasse il ponte dove la carica era stata posizionata. La mina tuttavia non esplose e i due furono costretti a ripiegare “su una carica a contatto elettrico da 25 chili di gelignite per fare saltare il primo convoglio che sarebbe giunto dal sud”. “Chiesi al maggiore Lawrence – riportò nelle sue memorie il capitano Pisani – l’onore di piazzarmi sotto il ponte così da poter far saltare il treno. Egli però mi fece notare che sarebbe stato per me un rischio in quanto indossando la mia divisa regolare i nostri guerriglieri beduini potevano scambiarmi per un ufficiale turcho. Quindi egli affidò l’incarico a Fais Bey”.Il 6 ottobre, un convoglio, carico di farina, zucchero e caffè destinati all’emiro Ibn Rashid, sopraggiunse da nord e saltò sulla carica causando la morte di 20 turchi. Nel suo rapporto, Pisani menzionò il cannoniere Ghendouz Mamar ben Tahar che si era distinto nell’operazione e da parte sua Lawrence ebbe parole di elogio per lo stesso Pisani che, il 12 novembre, venne decorato con la Croce Militare.

Il 1° dicembre 1917, Pisani pose la sua base operativa ad Aqaba. Egli era risultava al comando di un distaccamento di 147 tra artiglieri e fucilieri francesi con quattro pezzi da montagna da 65 mm. Schneider. Al suo fianco operavano 200 soldati egiziani e circa 100 tra militari indiani e guerrieri beduini alle dirette dipendenze Feisal. Va notato che, come ricordò lo stesso Lawrence, gli howitzer francesi giocarono durante tutta la campagna un ruolo assolutamente decisivo.

Dopo la conquista di Gerusalemme (11 dicembre 1917) da parte delle truppe del generale inglese Edmund Allenby, l’esercito di Feisal e di Lawrence si trasformò nell’ala destra dell’esercito britannico ormai in procinto di scalzare dalla Palestina e dalla Giordania le tre armate turche (Quarta, Settima e Ottava) che assieme all’Asienkorps tedesco del generale Liman von Sanders presidiavano la regione. L’armata Feisal avrebbe dovuto tentare di raggiungere il Mar Morto per unirsi alle truppe inglesi, ma una sua porzione avrebbe anche dovuto isolare definitivamente la base di Maan, separandola da Amman e da Medina. Lawrence e Feisal stabilirono quindi che le forze agli ordini dei capi Alì e Abdullah avrebbero continuato a tenere bloccata a Medina l’ormai inutile guarnigione di Fakry Pascià, mentre quelle di Feisal Zaid avrebbero neutralizzare Maan. Il 12 aprile, Nuri Said, un ufficiale iracheno che aveva militato nell’esercito turco, ma che poi aveva disertato unendosi ai ribelli di Feisal, conquistò abbastanza facilmente il caposaldo di Ghadir el Haj, grazie al supporto dei pezzi da 65 francesi. E il giorno seguente, le truppe beduine, al comando di Maulud Bey, occuparono l’altipiano attorno a Semna, distante cinque chilometri da Maan. Il 17 aprile, Nuri Said, non dando retta al capitano Pisani che lo aveva avvertito di essere a corto di proiettili per i suoi pezzi, attaccò egualmente gli hangar dell’aeroporto e la stazione ferroviaria di Maan. Ma mentre i beduini stavano per aggredire le difese turche, improvvisamente i cannoni francesi dovettero cessare il fuoco in quanto rimasti senza munizioni. Lawrence riferisce nelle sue memorie che il povero Pisani perse la pazienza, imprecando a lungo contro Nuri. Per questa ragione, il giorno 18, Jaafar Pasha fu quindi costretto a rinunciare all’attacco su Maan e a ritirarsi a Semna.

Nel luglio 1918, il generale Allenby pianificò la sua offensiva d’autunno che aveva come obiettivo Damasco, e in quest’ottica chiese a Lawrence e a Feisal di continuare ad assediare Maan in modo da costringere i turchi a mantenere bloccate nel nord dell’Arabia molte truppe. Oltre a ciò, Allenby volle che alcuni reparti beduini si spostassero anche nel sud della Siria, nella zona di Deraa per tagliare le tre linee ferroviarie che convergevano su questo importante nodo ferroviario posto a sud di Damasco.

Verso la metà di settembre, una colonna composta da 400 beduini, trentacinque egiziani e 30 gurka e con l’appoggio dei 140 uomini del distaccamento Pisani, si mosse in direzione di Deraa. Il 17 settembre, ai guerrieri beduini della tribù dei Rualla venne assegnato il compito di conquistare il ridotto che proteggeva il ponte ferroviario di Tell Arar, a nord di Deraa: operazione che riuscì grazie all’appoggio dei pezzi francesi. Dopodiché, la posizione venne facilmente conquistata. Dopo la breve battaglia, il capitano Pisani distaccò sul Tell Arar gli howitzer da 65 del sergente maggiore Segala e i mitraglieri del sergente Matte per respingere eventuali contrattacchi di reparti turchi provenienti da Deraa. E nel contempo Pisani affidò al sergente Mathieu e al suo distaccamento del genio il compito di distruggere il vicino ponte: azione, questa che venne risolta brillantemente con l’utilizzo di una potente carica di fulmicotone. Lo stesso giorno, parte della colonna attaccò la stazione di Mezerib per tagliare la ferrovia ad ovest di Deraa; e ancora una volta (come riconobbe lo stesso Lawrence), grazie al preciso fuoco dei pezzi di Pisani e delle “nostre venti mitragliatrici”, i beduini di Nuri riuscirono a conquistare la posizione nemica, lasciando in vita solo 40 soldati ottomani. Successivamente, i cannoni francesi di Pisani distruggeranno anche la stazione e un ultimo, piccolo caposaldo turco. Il 27 settembre, una colonna turco-tedesca composta da circa 2.000 uomini appartenenti alla IV Armata ricevette l’ordine di abbandonare la regione, ormai insicura, e ripiegare verso Damasco. Durante la ritirata la colonna passò dal villaggio di Tafas dove i turchi massacrarono senza alcun motivo tutti gli abitanti. Essendo venuto al corrente di questo fatto, Nuri Said, con il consenso di Lawrence, radunò un distaccamento mobile per inseguire e punire gli ottomani. Esso era formato da due compagnie cammellate beduine, due sezioni di pezzi da 65 francesi del capitano Pisani e dalla sezione mitragliatrici del sergente Reveau.

Come scrisse nel suo rapporto lo stesso Pisani “sebbene la fanteria beduina non fornisse un grande appoggio alle nostre batterie … le nostre due sezioni di 65 aprirono il fuoco sulla colonna nemica in ritirata, centrandola e sparpagliandola. Successivamente, i nostri pezzi iniziarono a bersagliare un reparto di lancieri turchi che stava per contrattaccarci. I nostri cannoni spezzarono però ogni loro velleità, costringendoli a ripiegare. A quel punto, la colonna nemica iniziò a disgregarsi, venendo raggiunta ed annientata dalla cavalleria beduina”.

La mattina del 28 settembre, il reparto lasciò Sheikh Saad per entrare a Deraa. E il giorno seguente, l’esercito di Feisal, accompagnato da una sezione d’artiglieria e da una di mitraglieri francesi partì alla volta di Damasco, che venne raggiunta il 1° ottobre 1918. “Durante quell’ultimo difficile mese di campagna – annotò Pisani nel suo ultimo, dettagliato rapporto –  tutto il distaccamento francese aveva dimostrato grande forza d’animo e capacità. Senza temere di esagerare è possibile attribuire a questo reparto facente parte del Corpo di Spedizione francese in Medio Oriente, gran parte del successo ottenuto dall’armata di Feisal. Fu grazie ai nostri 65 che Tell Arar fu catturata, e fu grazie ai nostri uomini che i turchi non riuscirono, il 17 settembre, di impedire la conquista di Mezerib. Fu sempre grazie ai nostri cannoni, infine, che il 27 settembre il nemico venne, nonostante la sua superiorità numerica, sgominato”. Perfino Lawrence, il grande detrattore della Francia, fu costretto a rendere omaggio al capitano francese e al suo distaccamento che menzionò ben ventidue volte nel Libro X dei Sette Pilastri della Saggezza. Ciononostante, come è noto, fu grazie all’esercito britannico e alle ingenti somme messe a disposizione dal governo inglese per sovvenzionare la Rivolta Araba che alla fine di ottobre del 1918 gli ultimi reparti ottomani dovettero ritirarsi dalla Siria per arrendersi di lì a poco. A guerra finita, la Gran Bretagna farà però valere sulla Francia il suo evidente, ben maggiore impegno militare profuso in Arabia e Medio Oriente, ottenendo infine la parte che spetta solitamente al leone, lasciando tuttavia agli alleati transalpini il controllo del Libano e della Siria, e agli eredi di Hussein gran parte dell’intera penisola araba. Per la cronaca, nel novembre del 1918 la Missione Militare Francese in Hegiaz, sulla quale tanto aveva contato il colonnello Brémond, venne, al contrario delle forze britanniche, rapidamente rimpatriata. Gli ultimi ufficiali francesi, al comando del colonnello comando di George Catroux, lasceranno la penisola arabica il 1° agosto 1920.

Bibliografia.

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David Fromkin, Una pace senza pace, RCS Rizzoli Libri, Milano 1992

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B. H. Liddell Hart, La Prima Guerra Mondiale 1914-18, Rizzoli Editore, Milano 1972

C.C.R. Murphy, The Turkish Army in the Great War, Journal of the Royal United Services Institute LXV, 1920

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Edouard Brémond, unedited manuscript of Le Hedjaz dans la Guerre Mondiale [The Hejaz in the World War], p.29. Il testo di Brémond’s fu pubblicato nel 1931.

Maurice Larès, T. E. Lawrence, La France et les Français [T. E. Lawrence, France and the French] (Paris, Publications de la Sorbonne, Imprimerie nationale, 1980) 558p.



[1] Nato a Istanbul, Prost era considerato dallo Sceriffo Hussein come ‘suo parente, dato che la legge mussulmana metteva la parentela di sangue sullo stesso piede della parentela adottiva’. In AFGG 2, appendix 262.

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