Enrico Millo Governatore della Dalmazia e delle Isole Dalmate e Curzolane (1918-1920). Di Valentina Petaros.

Enrico Millo, eroe dei Dardanelli

Ogni guerra o battaglia ha i propri eroi, non capita spesso che una persona abbia fatto più azioni che sono poi passate alla storia. Forse nemmeno Millo pensava di ripetere il clamoroso gesto dei Dardanelli, o forse per questo l’ha sempre definito come una favorevole successione di fatti fortunati. Millo assume il comando della zona dalmata passata sotto il governo italiano grazie all’articolo sei dell’armistizio di Villa Giusti e del Patto di Londra. Il suo potere era sia civile sia militare era normato dall’articolo cinque del patto londinese che stabiliva la sua supervisione delle autorità locali. Con il suo primo Ordine del Giorno in data 14 novembre 1918 prende ufficialmente il commando della Dalmazia e delle Isole Dalmate e Curzolane. Con il secondo Ordine del giorno crea il suo Stato maggiore e issa l’insegna sulla R. nave Puglia, che sarà la sua sede per diversi mesi. Dal 16 novembre 1918 il Capitano di Fregata Bucci era il suo Capo di Stato Maggiore mentre Capannelli il Sotto capo. Il Governo era formalmente costituito dal 19 novembre, mentre la carica era assunta ufficialmente dal 21 novembre. Scelse come sede le navi, mai una fissa, si spostava molto spesso. Come prima sede fu scelta la Puglia, dal 16 novembre 1918 al 21 novembre 19181, in rada a Sebenico e poi a Zara. Dal 22 novembre 1918 al 31 marzo 1919 si spostò sulla Regia Nave Europa, poi Minerva, dal 1° giugno 1919 al 10 luglio 1920. Nella settimana in cui avvenne l’incidente in cui perirono due marinai a Spalato, Millo era assente e purtroppo non si sa, dove fosse andato, certo è che proprio in quei giorni gli agitatori ebbero il coraggio di azioni palesemente violente. Rientrato in Dalmazia il 19 luglio 1920 fissò il Quartier generale sulla Regia cannoniera Vodice, sinoal 22 dicembre 1920, giorno in cui abbandonò la, da lui stesso così chiamata Ninfa dalmatica2. Con il trattato di Rapallo, il 21 dicembre 1920 Zara e Lagosta erano annesse all’Italia, mentre il resto del territorio dalmata passava alla Jugoslavia (le consegne avvengono tra aprile e giugno 1921 e nel marzo 1923). Il Trattato fu poi ratificato il 12 febbraio 1921 e assegnò all’Italia soltanto la città di Zara e un ristretto territorio limitrofo (in tutto 52 chilometri quadrati) e l’isola di Lagosta.

Millo non era più in carica dal 22 dicembre 1920. Il giorno prima era stato abolito il governatorato della Dalmazia, e istituito un Commissariato civile di Zara e della Dalmazia occupata dal R. Esercito. Aveva diversi compiti, tra i quali il buon andamento di tutti i servizi nel territorio annesso ma poteva anche esercitare poteri di controllo nel territorio circostante, non annesso, ma ancora occupato dall’esercito italiano. Millo lasciò la Dalmazia, e fu nominato Commissario il prefetto Bonfanti Linares.

Nel corso dei due anni in cui ebbe questo gravoso incarico, Millo dovette affrontare moltissime difficoltà, situazione a lui non nuova poiché fu l’autore della rinascita del porto di Napoli, ha costruito il porto di Valona, ha espugnato lo stretto dei Dardanelli. Era l’uomo giusto per rassicurare con la sua efficienza quanto austera nomea la popolazione lontana dall’Italia ma che dell’Italia era parte. Una delle prime problematiche affrontate era la necessità dell’approvvigionamento dei civili.

Durante il suo mandato come governatore ha costituito l’Ufficio Affari civili che aveva come compito primario proprio la gestione degli approvvigionamenti che arrivavano dall’Italia e che andavano distribuiti equamente tra la popolazione residente, senza distinzione tra le varie etnie o cittadinanze. Il capo dell’Ufficio Affari Civili, del quale l’Ufficio approvvigionamenti civili faceva parte sotto la voce Annona, era Umberto Ricci, uomo politico. Fra le tante difficoltà alle quali bisognava porre rimedio la più ardua era l’entrata in vigore, nelle nuove province, della legislazione italiana, mentre era ancora vigente l’ordinamento austriaco. Il territorio in via di annessione aveva grande autonomia sotto l’amministrazione austriaca, condizione che non poteva che creare gravi difficoltà nel passaggio a un nuovo e diverso governo. Con grande solerzia e pedanteria, qualità che lo hanno sempre contraddistinto, Millo creò una macchina distributiva che continuò a funzionare anche dopo la sua sostituzione. La gestione era normata dall’Istruzione concernente l’approvvigionamento della popolazione civile nella zona d’occupazione della Dalmazia e la documentazione prodotta e trovata è davvero cospicua. Grazie a ciò siamo stati in grado di ricostruire mediante la modulistica originale, il funzionamento dell’approvvigionamento dei civili durante il periodo più infelice: 1918-1920. Gli Uffici d’Approvvigionamento Civili erano tre e dislocati nelle tre città principali che ricadevano sotto la sua giurisdizione e si tratta di Zara, Sebenico e Curzola; gli stessi funzionavano quali Magazzini Centrali. La distribuzione dei viveri alle popolazioni civili era affidata, di regola, ai Comuni. La fornitura dei vari Comuni era disciplinata in base alla loro posizione geografica vediamo, infatti, che i Comuni dei distretti politici di Zara e Bencovaz si rifornivano dal Magazzino Centrale di Zara; quelli dei distretti di Sebenico e Knin, compreso il Comune di Chistagne, dal Magazzino di Sebenico ed infine i Comuni dei distretti di Curzola e Lesina, compresa l’isola di Meleda, dal Magazzino di Curzola. Si sono ottimizzate le risorse amministrative preesistenti al fine di creare una catena della distribuzione alimentare che era sì normata dalle leggi militari, ma che poggiava sulle strutture già disponibili ma adattate alle nuove esigenze. Le liste di distribuzione elencavano le necessità della popolazione e le suddividevano in base alle risorse, ma ci danno anche un primo censimento della stessa. Il dettaglio delle informazioni fornite, infatti, a distanza di un secolo, sono dati preziosi sulle persone lì residenti e che poi hanno scelto, o gli è stato imposto il primo grande esodo dalle terre dalmate.

Altro compito direttivo che ebbe Millo fu l’introduzione del sistema giuridico e amministrativo italiano, mediante la riforma della struttura della pubblica amministrazione e l’azione di quest’ultima sul territorio di sua competenza poi. Tenendo conto della precedente struttura amministrativa austriaca della provincia, Millo si occupò dell’impostazione gerarchica, della legislazione italiana che veniva a sovrapporsi a quella austriaca e del trattamento economico e di carriera dei pubblici dipendenti, con particolare riferimento a quelli provenienti dalla cessata amministrazione austriaca, suddivisi secondo le mansioni esplicate e i gradi rivestiti negli uffici amministrativi e giudiziari. Argomenti, questi ultimi, strettamente legati al concetto di cittadinanza e conseguentemente, al risarcimento dei danni subiti a seguito di eventi bellici. Questi due temi hanno le loro basi nella complicata struttura burocratica che una volta è di pertinenza dell’Impero austriaco e l’altra delle leggi italiane nonché degli Stati successori. Questo ha complicato la ricerca della definizione di cittadino e, di conseguenza, il tentativo di ricostruire la legislazione per la richiesta del risarcimento danni. Millo ebbe a che fare con il sovrapporsi di leggi e di decreti durante il passaggio del territorio dalla Sovranità austriaca ai nuovi Stati poiché, in base ai Trattati, questi avrebbero dovuto assumersi l’onere del risarcimento. Si tratta di delineare i cambiamenti fondamentali di questa fase di passaggio, nei momenti immediatamente successivi ai Trattati di pace di Saint Germain e del Trattato di Rapallo, entrambi del 1920.

Durante questa difficilissima situazione politica che il governatore Millo dovette gestire maturò una fortissima tensione politica che portò a diversi incidenti spesso con esito mortale. Proprio nella settimana in cui Millo era assente, dall’11 al 19 luglio, morino due marinai, due militari italiani. La ricostruzione di questo fatto luttuoso accaduto l’11 luglio 1920 è basata, anch’essa come tutti gli studi del governatorato Millo, sulla documentazione d’archivio che solleva i testi militari dall’eccesso di zelo e vi aggiunge la cronaca dei giornali dell’epoca.

Ciò che emerge è una nuova prospettiva dei fatti ma soprattutto si propongono le scelte politiche che successivamente furono fatte. Dall’accordo segreto con l’Austro-Ungheria alla reazione post-eventum dei fatti di Spalato: il suggerimento da parte dei rappresentanti del Governo Jugoslavo (Milich e Krštelj) e la conseguente non azione Italiana.

La morte del Comandante Tommaso Gulli e del motorista Aldo Rossi portò a gravi incidenti dall’altra parte dell’Adriatico, dove si seguivano con intenso fervore gli eventi dalmati. A Trieste, per rappresentare tutto il sostegno e lo sdegno per la morte dei due marinai il Fascio di combattimento promosse un’adunanza nella piazza centrale della città, Piazza Unità d’Italia nome che le fu dato dopo l’annessione all’Italia del 1918. Etnicamente mista come conseguenza della politica illuminista dei principi austriaci, Trieste volle dimostrare il rancore per gli eventi di Spalato. Quando la notizia giunse, due giorni dopo i fatti, la folla si radunò nella piazza centrale e arrivò, passando per le vie, di fronte all’hotel Balkan. La marea di persone si mosse non senza incidenti tra le vie triestine ma il più grave fu proprio quello accaduto quando la folla raggiunse la meta, la Casa di Cultura in Piazza Oberdan. Da una finestra partirono degli spari e diverse bombe furono gettate sulle persone. Nei momenti successivi la folla si riprese e divelse le saracinesche ed entrò nello stabile; di lì a poco l’edifico fu avvolto dalle fiamme e complice l’arsenale che custodiva, il fuoco divampò e bruciò ben presto tutto. In quest’edificio di cinque piani avevano sede diverse associazioni culturali slave e l’albergo che in quel momento aveva degli ospiti. Non tutti riuscirono a uscire per salvarsi, due rimasero intrappolati: si trattava di un uomo e di una donna. Entrambi cercarono salvezza sul terrazzino ma mentre la donna si salvò dalla caduta rovinosa, non fu così per il suo compagno che morì per il violento impatto con il suolo. Le dimostrazioni continuarono con perquisizioni e furono messi a soqquadro uffici di avvocati, le trattorie, varie sedi delle Casse di risparmio slovena e croata, le redazioni dei giornali sloveni Edinost e Lavoratore e vari negozi, non fu risparmiata nemmeno la scuola serba di Via Rossini e la sede della Delegazione jugoslava in Piazza Venezia, che fu incendiata.

Agitazioni, tumulti e omicidi. La fine del primo conflitto segnò per l’Italia la così detta vittoria mutilata ma prima di arrivare alla perdita dei territori molti uomini si adoperarono alacremente per la loro annessione. Chi perché credeva in un ideale, come D’Annunzio, chi perché inviato a porre rimedio a una situazione critica, come l’ammiraglio Enrico Millo.

BIBLIOGRAFIA

Archivio di Stato di Zara, DAZ – Drzavni Arhiv Zadar: HR–DAZD–117: Namjesništvo za Dalmaciju (Governorato della Damazia e delle Isole Dalmate e Curzolane) 1918.–1921 e HR–DAZD–118: Civilni komesarijati u Šibeniku, Kninu, Benkovcu, Korculi i Lastovu 1918.–1921.

Bruno Crevato Selvaggi – Marino Micich, “Il fondo archivistico del Governatorato della Dalmazia e del Commissariato Civile presso l’Archivio storico di Zara”in Atti e memorie della Società Dalmata di Storia Patria, nr. 2 (Vol. XXII – N.S. XI), Il Calamo, Roma, 2000, pag. 132

Archivio di Stato di Trieste, per le prammatiche di servizio dei funzionari, ringrazio l’allora direttrice dott.ssa Grazia Tatò e le addette della sala studio, dott.ssa Cinzia Cannarella e Liviana Bagalà ora direttrice dell’Archivio di Stato di Trieste per il gentile e paziente aiuto nella ricerca delle Leggi e delle Gazzette Ufficiali del Regno.

Per le Gazzette vedi anche: http://augusto.agid.gov.it

Dossier nr. 36, Al Balkan con furore. Ardua la vera verità
sul Tenente Luigi Casciana, Trieste, La Nuova Alabarda, 2010.

Luigi Federzoni, Il Trattato di Rapallo con un’appendice di documenti, Bologna, Zanichelli, 1921, pagg. 4-7

Silvio Salza, La Vittoria Mutilata in Adriatico, in La marina italiana nella grande guerra, Vol VIII, Ufficio Storico della Marina, Vallecchi, Firenze 1942

Ester Capuzzo, Dal nesso asburgico alla sovranità italiana, Milano, Giuffrè, 1992

Valentina Petaros Jeromela, Millo. Ufficio approvvigionamenti civili della Dalmazia e delle Isole Dalmate e Curzolane (1918-1920), Quaderni nr.21/2010, pagg. 115-174.

Valentina Petaros Jeromela, Fonti archivistiche per l’introduzione dell’amministrazione italiana nella Dalmazia ex austriaca. Attività direttiva dell’ammiraglio Enrico Millo, Quaderni, nr. 22/2011, pagg. 179-22

Valentina Petaros Jeromela, I trattati di pace e la loro influenza sull’amministrazione militare dell’Ammiraglio Enrico Millo, Quaderni nr.22/2012, pagg. 39-78.

Valentina Petaros Jeromela, 11 luglio 1920: L’incidente di Spalato, Quaderni, volume XXV, 2014, pp. 307-336.

Valentina Petaros Jeromela, Articoli sul Governatorato dell’Amm. Enrico Millo, ANVGD – Comitato provinciale di Genova, 2016.

Spoglio giornalistico: Novo Doba, giornale di Spalato pubblicato dal 1918 sino al 1944.

1 Come si evince dal suo Stato di servizio, Ufficio storico della Marina Militare;

2 Dal 6 aprile 1920 al 4 dicembre 1922 ha la carica, al Ministero della Marina, di Presidente del consiglio superiore di marina, Ufficio storico della Marina Militare;

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