‘Giovanna la Pazza’ e gli enigmi degli asburgo di Spagna. Di Chantal Fantuzzi.

I regni iberici ebbero il grande merito di aver liberato, con la Reconquista, l’Europa sudoccidentale dalla minaccia islamica e di aver fermato, assieme agli alleati della Lega Santa, l’avanzata turca nella battaglia di Lepanto del 1571. La loro egemonia, legata all’Austria grazie al matrimonio tra Giovanna di Castiglia (1479 –1555), detta la Pazza, e Filippo il Bello d’Asburgo (1478 –1506), dettò legge in Europa per quasi due secoli: talvolta sottomettendola, talvolta difendendola. Diede la caccia agli eretici ed istituì il Tribunale dell’Inquisizione, ma fu anche determinante nel sottomettere gli Oceani al dominio europeo. Ma come spesso accade, luci ed ombre caratterizzano non soltanto la Storia, ma i personaggi, talvolta ambigui e psicologicamente complessi, che l’hanno fatta. Furono Ferdinando d’Aragona (1452 –1516) e Isabella di Castiglia (1455 –1504) a concludere la Reconquista della Spagna, con la presa dell’ultimo regno moresco di Granada, il 25 novembre 1492. La coppia regnante poté allora fregiarsi del titolo di Re Cattolici. Il timore di contatti per concordare un’invasione islamica dell’Europa tra la rimanente popolazione moresca, ora suddita della corona dei re spagnoli, ed i turchi ottomani, non fu tuttavia mai dissipato. Settantanove anni dopo l’Europa cattolica avrebbe dovuto ancora far fronte comune alla minaccia turca. In quest’arco di tempo, i protagonisti del regno di Spagna si videro coinvolti in prigionie, tradimenti e congiure. Innocenti e colpevoli diedero vita ad una sorta di leggenda nella quale si annidò il seme della follia (vera o falsa?) dei rappresentanti del ramo spagnolo degli Asburgo.

Giovanna la Pazza passò alla storia con questo appellativo assai poco lusinghiero non certo in seguito ad una diagnosi rigorosamente scientifica, bensì, assai più verosimilmente, da una pura e semplice ragione di stato. Figlia dei Re Cattolici, fu data in sposa nel 1496 a Filippo il Bello, figlio dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo (1459 –1519), sancendo così quella fortunata unione che avrebbe visto il primo erede maschio, Carlo V (1500 –1588). Pochi anni dopo il matrimonio di Giovanna, i suoi fratelli Giovanni e Isabella del Portogallo e il figlio di questa, morirono prematuramente e la giovane sposa divenne unica erede di Castiglia. La lotta per la successione al trono di Castiglia dissolse per sempre la felicità coniugale della coppia. Giovanna si ritrovò sola, poiché la madre Isabella aveva designato nel testamento suo marito Ferdinando quale reggente nel caso “Giovanna fosse stata impossibilitata a regnare” e questi, ritenendo la figlia folle, aveva prese alla lettera la clausola (nel frattempo, Filippo prese ad ambire ad ogni costo al trono che spettava alla moglie). Ferdinando e Filippo, genero e suocero, si ritrovarono così avversari sul piano politico. Sotto un’apparente aurea di diplomazia, con l’accordo di Villafafila, Ferdinando cedette la Castiglia al genero, previa la clausola dell’esclusione di Giovanna dalla reggenza, per poi accusare Filippo di tenere la figlia prigioniera e smentendo le clausole stipulate. Folle o assennata che fosse, ciò che si sa è che Filippo il Bello morì a Burgos, nel 1506, in seguito ad una nottata goliardica. E del suo decesso fu sospettata Giovanna, anche se pare non fosse stata estranea la mano assassina di Ferdinando che, dopo la morte del genero, non esitò ad accusare di follia la figlia. Complici di tale accusa furono alcuni gesti inconsulti di Giovanna sul cadavere del marito, ma, come riporta lo storico Juan de Mariana, ella probabilmente cercò soltanto di constatarne l’integrità onde verificarne un eventuale avvelenamento. Non avendo tuttavia mezzi a sufficienza per discolparsi dalla pazzia imputatale, Giovanna venne trasferita nel monastero di Tordesillas, ove sarebbe rimasta prigioniera fino alla morte, avvenuta nel 1555. Nel 1519, morì anche l’imperatore Massimiliano d’Asburgo, suocero di Giovanna, ed il figlio di costei, Carlo V, salì così sul trono del più vasto Impero del mondo. Questi, consapevole della reale sanità mentale della madre, continuò la politica del nonno, lasciandola tuttavia prigioniera, poiché temeva che il governo spagnolo di Giovanna avrebbe seriamente compromesso il proprio potere, basato sull’entourage fiammingo degli Asburgo. Nel 1520, i comuneros, ribelli spagnoli che mal tolleravano Carlo V, al grido di “Giovanna, nostra regina!” liberarono la sovrana di Castiglia. Giovanna però si rifiutò di firmare qualsiasi documento con il quale avrebbe potuto riottenere regno e libertà per non mettersi in contrasto con il figlio e preservarne la solidità del potere. La rivolta dei comuneros venne repressa nel sangue un anno dopo, e tanto durò la libertà di Giovanna. Tenuta segregata per decenni ella iniziò, tuttavia, a dare segni di autentica follia, facendo, comunque, valere la ragion di Stato, e consentendo al figlio di governare. Carlo V avrebbe regnato sul Sacro Romano Impero fino al 1556 quando, sei mesi dopo la morte della madre, avrebbe abdicato in favore del figlio Filippo II. Papa Paolo IV (1476 –1559) vide nella rinuncia al potere di quell’imperatore cinquantaseienne la stessa presunta follia della madre. A tal proposito, il vescovo di Angouleme descriveva Carlo V come un uomo depresso, epilettico (sindrome che, tuttavia, non ha nulla a che fare con la pazzia), afflitto da emicranie e “agitato dalla stessa malattia di sua madre.” Filippo II, figlio di Carlo V, si sarebbe a lungo interrogato sulle ragioni della presunta follia della nonna Giovanna, nel torbido contesto dell’insanità mentale del proprio primogenito Don Carlo (1545 –1568): un ragazzo affetto da patologie schizoidi. Un principe che avrebbe tentato di unirsi ai rivoltosi delle Fiandre per attentare alla supremazia della Spagna e alla vita del re suo padre. Un principe forse pazzo, o forse sedicente tale pur di conseguire scopi mai raggiunti, anche per il fatto che morì giovane. Erano gli anni in cui Don Giovanni d’Austria governava a fatica i ribelli protestanti delle Fiandre (solo Alessandro Farnese, dopo gli interventi del duca d’Alba, riuscì nel 1585 a far riavere Anversa a Filippo II) e nel 1567 Don Carlo vi si sarebbe dovuto recare con il padre. La partenza venne però continuamente differita e Carlo, forse per evadere dalla soffocante corte spagnola che non lo vedeva di buon occhio, tentò una fuga. Don Giovanni riferì però tutto al fratello e Filippo II, nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 1568, fece arrestare il figlio. Imprigionato, Don Carlo morì forse per eccesso di cibo, il 23 luglio, a soli ventitré anni. E due mesi più tardi morì di parto anche la giovane moglie di Filippo II, Elisabetta di Francia (1545 –1568) la quale era stata concessa in moglie a Filippo in seguito alla pace di Cateau-Cambresis del 1559, tra Francia ed Inghilterra da una parte e Spagna dall’altra. I due decessi ed il legame affettivo tra il figliastro e la giovanissima matrigna favorirono, ovviamente, il calunniare da parte dei ribelli delle Fiandre (a cominciare da Guglielmo d’Orange) e dei francesi. Ad accogliere quest’ipotesi Vittorio Alfieri che nella tragedia “Filippo”, accentua il fatto che Elisabetta (da Alfieri chiamata Isabella) fosse stata promessa prima a Don Carlo che al di lui padre. Nella tragedia, incentrata sulla tirannide di Filippo, Don Carlo viene imprigionato per una colpa che non ha commesso, cioè una congiura architettata per uccidere il padre. Isabella tenta, invano, di progettare una fuga per mettere in salvo l’amato, ma, tradita dal consigliere, è costretta a morire con lui. Filippo II ricorderà invece la follia del figlio Don Carlo, conscio tuttavia delle accuse che gli si imputavano. E in quella follia vedrà l’eredità dell’antenata Giovanna la Pazza. Follia per ragion di Stato o ragion di Stato che reca alla follia? La notte tra il 6 e il 7 gennaio 1574, seguendo il volere del padre Carlo V, Flippo II riunì tutti i feretri dei propri antenati appartenenti al ramo d’Asburgo nel palazzo dell’Escorial di Madrid. Osservò le quattro generazioni dei reali che l’avevano preceduto, forse interrogandosi su quell’aurea di follia che aleggiava sui feretri di sua stirpe.

 

Bibliografia:

Edgarda Ferri, Giovanna la Pazza, una regina ribelle nella Spagna dell’Inquisizione. Mondadori, 1996.

Lucia Lopestri, Granducato di Parma e Piacenza. Demetra, 1999.

Vittorio Alfieri, Filippo- Saul-Agamenone-Mirra. a cura di Vittore Branca. Fabbri editori, 2006.

P. Cazzani, Introduzione al Filippo. Rizzoli, Brescia, 1696

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