La guerra Anglo-Americana del 1812: storia di un conflitto innaturale. Di Fabio Bozzo

Gli effetti internazionali della lotta senza quartiere tra Francia e Regno Unito durante l’epopea napoleonica ebbero per i britannici un indesiderato effetto collaterale: la Guerra Anglo-Americana del 1812. Questo conflitto ebbe varie cause, le principali delle quali furono il blocco navale inglese alla Francia, che danneggiava anche il commercio marittimo statunitense, ed il malcelato desiderio americano di annettere il Canada, mirato all’edificazione una repubblica di livello continentale.
A questo si aggiunse che i pellirossa della sponda Sud dei Grandi Laghi, nella loro resistenza all’avanzata dei bianchi, spesso si rifugiavano nei territori britannici e qui compravano armi dai mercanti locali. Questo fenomeno non aveva una vera e propria complicità delle autorità inglesi, ma era sufficiente per scaldare gli animi americani. Goccia che fece traboccare il vaso fu un’antipatica, per non dire criminale, necessità dei britannici. La loro arma principale durante le guerre napoleoniche, la Royal Navy, si era enormemente espansa. Per venire incontro alla cronica carenza di marinai le autorità applicarono ampiamente il cosiddetto impressment, ovvero il rapimento e l’arruolamento forzato dei malcapitati (spesso balordi ed ubriachi, ma anche cittadini comuni) che capitavano nei porti dove sostava una nave di Sua Maestà.
La pratica dell’impressment nel territorio USA creò tensioni facilmente immaginabili. Così, approfittando dell’impegno britannico contro Napoleone, gran parte della leadership americana, compreso il Presidente James Madison (1751-1836), spinse per la guerra. Nel dibattito che infiammò Washington, per la prima volta nella storia, si usò la terminologia di “falchi” e “colombe”. Vinsero i falchi.
Le operazioni militari ebbero esito alterno. L’invasione statunitense del Canada fu respinta, così come la controffensiva britannica contro New York. Interessanti in questo settore furono le battaglie navali sui laghi a cavallo di Stati Uniti e Canada.
Più a Sud invece gli inglesi colsero un grosso successo, arrivando a occupare la città di Washington. Vennero invece respinti a Baltimora. Per commemorare tale vittoria difensiva gli americani composero quello che sarebbe divenuto l’odierno inno nazionale. Un’altra affermazione degli USA avvenne nell’Ovest, dove sconfissero la coalizione indiana alleata della Gran Bretagna. Sui mari inizialmente la fortuna arrise agli Stati Uniti, che erano in possesso delle tre superlative fregate da 44 cannoni Constitution, United States e President, mentre il grosso della Royal Navy era impegnata contro Napoleone. Con l’arrivo dei rinforzi dall’Europa progressivamente la superiorità passò agli inglesi, ma le navi americane avrebbero continuato a infliggere duri colpi al commercio britannico.
Con la guerra sul confine USA-Canada in stallo ed i costi umani ed economici che lievitavano, senza previsione di risultati concreti, iniziarono le trattative. I colloqui si svolsero a Gand, in Belgio.
Il 24 dicembre 1814 la pace fu firmata. In sostanza la guerra non portò alcun risultato: i confini non furono cambiati e la speranza britannica di creare uno Stato cuscinetto pellerossa tra USA e Canada non sfumò, così come il sogno americano d’espandersi verso Nord. Con la sconfitta di Napoleone cessarono anche le problematiche legate al libero commercio, al pari della necessità dell’odioso impressment.
Tuttavia altro sangue doveva scorrere. A causa delle distanze la notizia della pace siglata non arrivò in tempo a New Orleans. La città della statunitense Louisiana era sotto attacco da parte dei britannici, che vi rimediarono la peggior sconfitta dell’intero conflitto. Tale battaglia risollevò invece il morale degli americani, ancora scossi dall’umiliante disfatta di Washington. Il tutto a guerra tecnicamente conclusa.
Fu l’amaro sigillo di un conflitto assurdo ed innaturale, costato circa 5.000 vittime ai britannici e ben 15.000 agli statunitensi.

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