Verso un’Europa islamizzata, di Alberto Rosselli (Fonte: trimestrale ‘Storia Verità’ N.15).

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EDITORIALE N. 15 di STORIA VERITA’


VERSO UN’EUROPA ISLAMIZZATA

 

L’intricata guerra civile siriana, l’intervento militare russo e quello, ben più disordinato dell’Occidente; l’instabilità politica di Libia e Irak; la strategia criminale dell’Isis, il ruolo ambiguo di Arabia Saudita e Qatar, sedicenti alleati degli Stati Uniti, ma fornitori di denaro e armi al neo-Califfato di Abu Bakr alBaghdadi; quello inquietante dell’Iran, la posizione, apparentemente enigmatica, della Turchia (giunta alle urne sull’onda di attentati), e il riaccendersi del conflitto tra Israele e palestinesi, sono destinati a rendere ancora più incandescente l’area mediorientale. E’ una situazione caotica, che sta portando ad un pericoloso irrigidimento dei rapporti tra Mosca e Washington e che evidenzia, ancora una volta, i limiti politici e decisionali di un’Europa debole, divisa, fiaccata da violente crisi economico-finanziarie e scossa da folli politiche migratorie. In questo apocalittico affresco alla Hieronymus Bosch, a Bruxelles c’è ancora qualcuno che si incaponisce nell’aprire le porte dell’UE alla Turchia del ‘sultano’ Recep Tayyip Erdogan, probabilmente invischiato in oscure vicende internazionali. Il tutto in nome di un peloso e pericoloso slancio multiculturale destinato a creare gravi scompensi di carattere etnico-culturale e religiosi nel nostro continente già minato nell’intimo dal Relativismo filosofico e dal cancro della scristianizzazione imposta dall’Ateismo finanziario, sostenuto dai grotteschi epigoni capitalisti del pensiero nichilista francofortese, figlio scapestrato del marxismo ortodosso. Paradossalmente, ed è qui il punto, chi governa l’Europa sembra smaniare per un collasso interno del suo stesso sistema, per un suo imbastardimento, anche a costo di utilizzare la pedina turco-islamica per trasformare un’area che affonda le sue radici nella cultura greco-romana ed ebraico-cristiana in un contenitore poliforme, in un mercato transculturale, capace di assorbire una domanda di beni sempre più vasta e variegata. Risulta chiaro che, per realizzare questo insano, ma luciferino progetto, nulla di più utile risulterebbe – oltre a facilitare l’ingresso abusivo di centinaia di migliaia di migranti mediorientali e africani – favorire l’entrata in Europa di 80 milioni di musulmani turchi. Va da sé che la cancelliera Angela Merkel, il socialista François Hollande e l’orfano del Sessantotto Joseph Martin Fischer (tutti strenui sostenitori di Ankara), dimenticano l’inscindibilità storica tra cristianità ed europeismo, cioè scordano, come ha opportunamente sottolineato Massimo De Leonardis, ordinario di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni internazionali e di Storia dei Trattati e Politica internazionale – che è stato “unicamente grazie alle sue radici cristiane che l’Europa ha potuto godere di grande sviluppo e successi in ogni campo, culturale, artistico, economico, scientifico e tecnico, diffondendo la civiltà in tutto il mondo”. Ma l’Europa – aggiungiamo noi – non è soltanto un mero (e a dire il vero, difficilmente definibile) concetto geografico, bensì culturale e religioso Non a caso, l’Europa come entità politica e spirituale nacque con il Medioevo, e la cristianità medioevale fu, ad un tempo, ‘nascita’ e ‘frutto’ dell’Europa. Nascita, perché la sua formazione – non in senso, ripetiamo, geografico o amministrativo, ma ideale – fu possibile soltanto su basi romane e cristiane. Frutto, perché al tempo di Carlo Magno tale unità venne raggiunta. Ma non è tutto. Come sottolinea De Leonardis, “la Respublica christiana si consolidò anche grazie alla contrapposizione tra l’Europa e il suo nemico mortale, cioè l’Impero Ottomano”. Ma c’è di più. Secondo Ludwig Hertling, docente di Storia Ecclesiastica all’Università Gregoriana di Roma, “la Chiesa e l’Islam sono da sempre le due grandi rivali nella storia religiosa dell’umanità”. Una contrapposizione che, nonostante il passare dei secoli, non sembra affievolirsi. Anzi, stando agli eventi degli ultimi dieci anni, essa si è di fatto inasprita per la crescente e palese ostilità – antioccidentale e anticristiana – manifestata da gran parte del mondo islamico. Ciononostante, l’Europa della signora Merkel non sembra accorgersi di nulla, o pare volere ignorare, per inconfessabili interessi economici e finanziari, tale verità. La Respublica christiana medioevale trovava la sua unità nella comune fede religiosa. Mentre l’Unione Europea basa la sua essenza e la sua politica su un sostanziale e sistematico rifiuto di ogni fede, sul permissivismo, sul multiculturalismo sfrenato, sul ‘politicamente corretto’ e sulla tentazione relativista. “In ogni virtù l’eccesso è sempre nocivo, se non fatale”, scriveva J. B. Duroselle. E questo eccesso per l’Europa si identifica oggi con un lassismo mirato scientemente alla disgregazione di valori immutabili. Oggi l’Europa ama, infatti, combattere la propria anima e la propria cultura, mentre l’Islam si fa sempre più vanto e forza della sua. E la Storia insegna che l’Islam avanza quando l’Europa vacilla e rinuncia alle sue radici religiose (non dimentichiamo che sono proprio i musulmani per primi a disprezzare gli europei che si proclamano laicisti). Dunque. O l’anima cristiana si risveglierà o l’Europa, nell’eventualità di un’entrata della Turchia, diverrà islamica, anche perché i musulmani entreranno, e di prepotenza, con il loro bagaglio di intransigenti ed assurdi dogmi, contrari non soltanto al Cristianesimo, ma ai principi del Diritto Naturale.

 

Alberto Rosselli

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