LA GUERRA CIVILE GRECA, di Alberto Rosselli

 

Una madre greca piange suo figlio (1946)

 

LA GUERRA CIVILE GRECA

IL PERIODO 1941-1945

 

di Alberto Rosselli

 La lunga e sanguinosa Guerra Civile Greca (1944-1949) – che vide in lotta le forze comuniste, appoggiate in un primo tempo, cioè dal 1944 al 1948, da una coalizione di regimi marxisti (quello iugoslavo, albanese e bulgaro dipendenti dall’Unione Sovietica di Josep Stalin) – e quelle monarchiche e repubblicane democratiche, sostenute da Gran Bretagna e poi da Stati Uniti – fu il primo ed ultimo esempio di vasta insurrezione armata comunista del secondo dopoguerra verificatosi in Europa: un tentativo il cui insuccesso fu determinato da molteplici fattori, primo fra tutti la sostanziale refrattarietà di gran parte del popolo ellenico ad accettare il programma ideologico e l’interpretazione della democrazia che stavano alla base della strategia di lotta delle formazioni comuniste.

Se è infatti vero – come sostenuto da non pochi storici – che a sconfiggere la guerriglia comunista fu l’appoggio prima inglese e americano fornito al governo legittimo di Atene, è altrettanto vero che furono i metodi violenti e il fanatismo di impronta sostanzialmente anticristiana e antioccidentale che animava le forze comuniste a fare dubitare le masse, soprattutto quelle contadine, fortemente attaccate alla tradizione e alla cultura religiosa ortodosse, circa la giustezza politica e la validità morale della “rivoluzione proletaria ellenica”.

 Le prime organizzazioni resistenziali greche nacquero nel 1941, nel nord del Paese, e cioè in Macedonia e Tracia nel maggio 1941.Mentre a Salonicco, il dipartimento macedone del KKE costituì, assieme il Partito Socialista, quello Agrario, l’Unione Democratica e il colonnello Dimitrios Psarros, l’organizzazione Eleftheria (Libertà). Alla fine del giugno 1941, il direttivo macedone del KKE organizzò le prime due unità operative: la prima, chiamata Athanasios Diakos, ebbe come base Kilkis, mentre la seconda, chiamata Odysseas Androutsos, iniziò ad attivarsi a Nitrita. Questi due piccoli raggruppamenti di circa 300 uomini ciascuno scatenarono una determinata, ma anche disordinata, campagna di attentati, facendo saltare ponti e attaccando stazioni di polizia scarsamente difese.

 Dopo l’occupazione tedesca di Creta (1° giugno 1941), il generale cretese comunista L.S.Stavrianos Mandakas, comandante in capo delle forze greche, si unì alle bande della resistenza, divenendone presto uno dei suoi ufficiali di alto rango (egli opererà in Grecia meridionale).Nikos Zachariadis fu invece arrestato e trasferito nel campo di concentramento di Dachau.Verrà poi rilasciato nel 1945 e una volta rientrato in Grecia diverrà segretario generale del KKE.Durante la sua prigionia, Andreas Tsipas e Georgios Siantos ricoprirono il ruolo di segretari generali del partito.

Tra i 1° e il 3 luglio 1941, ad Atene ebbe luogo, in clandestinità, il VI Comitato Centrale del KKE che stabilì le modalità della lotta di liberazione armata contro gli invasori.Nella stessa sessione, il “Vecchio Comitato Centrale” si sottomise all’autorità del Nuovo Comitato Centrale.Il 27 settembre 1941, a Kallithea, Atene, dopo contatti tra il KKE e tutte le rimanenti forze politiche, i comunisti greci insieme con cinque altri partiti centristi e di sinistra, formarono l’EAM (Ethniko Apeleftherotiko Metopon, Fronte di Liberazione Nazionale).

 Nel corso della prima fase della Guerra Civile Greca (1941-1944), l’ELAS e l’EAM entrarono ripetutamente in rotta di collisione con tutti gli altri movimenti partigiani, inclusa la LegaNazionaleRepubblicanaGreca (Ethnikos Dimokratikos Ellinikos Syndesmos, EDES), comandata da un ex ufficiale dell’esercito, il colonnello Napoleon Zervas (responsabile dell’EOEA, braccio armato dell’EDES) e da Nikolaos Plastrias e la EKKA (Ethniki Kai Koinoniki Apeleftherosis, ), il movimento di Liberazione Nazionale e Sociale: una compagine liberale antimonarchica fondata durante l’occupazione dal colonnello Dimitrios Psarros, affiancato dal politico Georgios Kartalis e dagli ufficiali Dimitrios Karachristos e Dimitrios Gerogantas. L’EDES era formata da militari monarchici ostili all’EAM e venizelisti, cioè liberali che si rifacevano alle idee dello statista Eleftherios Venizelos fondatore, nel 1910, del Komma Fileleftheron, il Partito Liberale ellenico. L’EDES aveva una forza di circa 10.000 uomini, quasi tutti dislocati in Epiro, mentre la già citata EKKA poteva fare conto soltanto su un migliaio di elementi.

Durante il periodo dell’occupazione, i tre gruppi non trovarono mai un’intesa, soprattutto a causa dell’arroganza e della prepotenza dei leader dell’ELAS, i quali si ritenevano gli unici depositari dei concetti di libertà e giustizia.In realtà l’obiettivo che l’ELAS si era posto già a partire dalla primavera del 1942 era sì, almeno in prima battuta, la cacciata dei tedeschi dalla Grecia, ma anche la presa del potere e lo scavalcamento dei principi istituzionali che avevano retto il Paese fino al 1940.L’ELAS non lottava per la democrazia, bensì per l’instaurazione finale di un regime comunista di stampo sovietico, o meglio stalinista.Non a caso, nel 1944, questa organizzazione armata ricevette l’apporto di un gruppo di consiglieri militari e di commissari politici inviati segretamente da Stalin nella penisola ellenica tramite mezzi aerei provenienti dai campi dell’Ucraina meridionale, strappata nel frattempo dai russi alle forze romene e tedesche.Alla luce di tutto ciò, non stupiscono quindi i frequenti dissidi verificatisi durante tutto il periodo resistenziale tra ELAS e EDES: dissapori che spesso assunsero i tono drammatici della lotta fratricida.Contrasti che, tra il 1943 e il 1944, furono seppure momentaneamente sedati dall’intervento di Londra e del governo greco in esilio che, nel maggio del 1944, costrinsero i rappresentanti delle fazioni in lotta a riappacificarsi nel corso della Conferenza del Libano, indetta anche per stabilire una strategia unitaria che potesse portare ad una rapida vittoria contro le forze di occupazione tedesche.

Per cercare di rendere meno dura l’esistenza del popolo greco, stremato dalla guerra e dalle privazioni (durantela Seconda GuerraMondialecirca un milione di civili perse la vita a causa della fame, delle carestie e, naturalmente, degli scontri a fuoco) e per evitare che esso fosse indotto a parteggiare per il fronte comunista, a partire dall’estate del 1942 la flotta britannica sospese il blocco alle coste elleniche, permettendo alla Croce Rossa Internazionale di recapitare un comunque insufficiente quantitativo di prodotti alimentari e di medicinali.

Verso la metà del febbraio 1942, l’ELAS, braccio armato dell’EAM, che dal maggio dello stesso anno era diventato operativo agli ordini di Aris Velouchiotis, iniziò a creare i primi grattacapi alle autorità governative e di occupazione tedesche.Seguendo i suggerimenti di Mosca, – favorevole, innanzitutto, alla creazione di un ampio “fronte antifascista” – l’EAM/ELAS, controllata dal KKE, tentò di presentarsi al popolo greco nelle vesti di un movimento democratico: escamotage che tuttavia non trasse in inganno una consistente percentuale della popolazione contadina ellenica, tradizionalmente fedele alla monarchia (negli anni Trenta, nelle campagne, il Partito Comunista non vantava che un seguito molto modesto). Sempre nel 1942, accanto al nucleo EAM/ELAS (ai cui vertici vi erano anche Georgios Siantos,Stefanos Sarafis, Markos Vafiadis, Alexandros Svolos, Iannis Xenakis) sorse un’altra compagine, anch’essa controllata dal KKE, e cioè l’Organizzazione per la Protezione dei Combattenti del Popolo, specializzata nel portare a compimento azioni tipicamente terroristiche, ma spesso inutili sotto il profilo militare tattico o strategico. Nel corso della guerra, con i suoi attacchi indiscriminati contro caserme, sedi e uffici governativi, la suddetta cellula provocherà con il suo agire dissennato violente rappresaglie da parte delle forze collaborazioniste e dell’Asse, con il risultato di causare la morte di migliaia di civili greci.

 A partire dalla primavera del 1942 il Comando britannico del Cairo incominciò a sostenere tutte le organizzazioni resistenziali attraverso l’invio, mediante aerei, di denaro, equipaggiamento, armi leggere, munizioni e medicinali.Supporto che successivamente Londra cercherà di incrementare con l’inoltro di consiglieri militari e di commandos del SOE (Special Operations Executive) come il brigadiere Edmund Myers, il già citato colonnello Christopher Woodhouse e l’agente Patrick Leigh Fermor. Fino dalle prime missioni ai britannici fu subito chiaro che, al pari della Iugoslavia, un’auspicabile e solida alleanza tra le varie componenti resistenziali greche sarebbe risultata molto difficile se non addirittura impossibile. Troppe erano infatti le differenze ideologiche tra i gruppi di resistenti.

Verso la fine di novembre del 1942, volendo distruggere l’unica importante linea ferrata del paese – quella che univa Atene a Salonicco e di lì proseguiva poi su due tronconi verso la Iugoslavia e in direzione della Bulgaria – alcune squadre di sabotatori inglesi del SOE, provenienti dall’Egitto e agli ordini del colonnello neozelandese Eddie Meyers del Royal Engineers, furono paracadutate tra il Golfo di Lamia e quello di Corinto. Una volta a terra, l’unità cooptò un raggruppamento di 70 uomini dell’ELAS (al comando di Velouchiotis) e uno di 25 dell’EDES (al comando di Zervas) con i quali effettuare un’azione per fare saltare con dell’esplosivo lo strategico ponte ferroviario sul Gorgopotamus, sorvegliato da soldati italiani. Complessivamente, il commando anglo-greco, denominato Harling Force, contava 150 uomini, una parte dei quali riuniti in un apposito gruppo demolitori del SOE. L’operazione riuscì, il ponte venne distrutto (e messo fuori servizio per sei settimane) e 30 degli 80 soldati italiani di guardia furono uccisi o feriti.

Tuttavia, al termine della missione, i guerriglieri delle due fazioni greche che vi avevano partecipato iniziarono a bersagliarsi di insulti, fino a fare uso delle armi, davanti agli increduli osservatori britannici che, dal quel momento in poi preferirono utilizzare separatamente in operazioni belliche i raggruppamenti ELAS e EDES.Tutto ciò a dimostrazione del grande odio e dell’insanabile frattura esistente tra compagini comuniste e no.

 La presenza in Grecia di ufficiali britannici infastidiva non poco i leader dell’ELAS, Velouchiotis e dell’EAM Siantos i quali temevano che, a guerra finita, il premier Winston Churchill, uomo politico accorto e soprattutto allergico al comunismo, potesse aiutare re Giorgio a restaurare senza colpo ferire la monarchia e il suo potere.Certo è che all’interno dell’ELAS non tutti i capi la pensavano allo stesso modo circa il modo di rapportarsi con i britannici.Velouchiotis voleva mantenere l’integrità ideologica del movimento marxista e combattere sia gli invasori sia i gruppi resistenziali non comunisti favorevoli agli inglesi e alla monarchia, mentre Siantos avrebbe preferito attenersi scrupolosamente alle direttive impartite da Mosca, cioè mantenere – almeno fino alla fine della guerra –  un rapporto di cooperazione con i gruppi monarchici.

A complicare ulteriormente i rapporti vi era poi un’altra questione.I leader dell’EAM-ELAS vedevano nella figura del leader Zervas la prova di un complotto ai loro danni.L’ELAS arrivò addirittura ad accusare il capo dell’EDES di tradimento avendo questi siglato (stando alleinformazioni raccolte dai comunisti) un ufficioso e temporaneo armistizio con le forze tedesche presenti in Epiro.Nulla di strano, comunque, poiché nel corso della Seconda Guerra Mondiale, in molte aree dell’Europa soggette all’attività partigiana antitedesca e antifascista, come ad esempio in certe zone dell’Italia settentrionale, non di rado vennero concordati tra le forze della Resistenza e quelle della RSI (Repubblica Sociale Italiana) seppur brevi “armistizi”.

 A partire dalla fine del 1943, l’ELAS riuscì a consolidare la sua presenza politica e militare su quasi tutto il territorio ellenico e di conseguenza sia l’EDES che l’EKKA, unitamente agli inglesi e al governo greco in esilio, incominciarono a temere che, all’indomani di un eventuale ritiro delle truppe tedesche dalla penisola, la formazione comunista potesse avere buon gioco nel prendere le redini del potere.Londra considerava la Grecia come una pedina fondamentale della nuova Europa postbellica e non aveva alcuna intenzione di consentire che questo Paese entrasse nell’orbita dell’Unione Sovietica le cui armate, nel frattempo, stavano respingendo verso ovest gli eserciti tedeschi.Oltre a ciò, l’Inghilterra, che con gli Stati Uniti (e con l’avvallo di Stalin), stava preparando lo sbarco in Sicilia del luglio 1943, continuava a ritenere indispensabile una pacificazione tra EDES e EKKA in vista dei loro progetti di invasione dell’Europa.Solo in questo modo, infatti, il movimento partigiano ellenico sarebbe stato in grado di tenere bloccate in Grecia quelle forze tedesche che al contrario Berlino avrebbe potuto impiegare in altri fronti, e magari in Italia: questa ipotesi che godeva, come si è accennato, del favore dell’Unione Sovietica, interessata anch’essa ad una dispersione delle truppe germaniche.

Ragione per cui, proprio nel luglio del ‘43  il governo di Londra iniziò i negoziati con i leader dei due raggruppamenti, al termine dei quali venne stabilita la creazione di un centro di coordinamento formato da sei membri (tre dell’EAM/ ELAS, uno dell’EDES, uno dell’EKKA e uno britannico inviato in Grecia).A conti fatti, i britannici riuscirono a convincere le tre principali organizzazioni, l’ELAS (che a quel tempo contava 18.000 uomini), l’EDES (5.000) e l’EKKA (circa 1.000), a siglare il seppur fragile patto di cooperazione chiamato “Accordo delle Bande Nazionali”, atto non soltanto a favorirne la cooperazione, ma a porre il movimento partigiano sotto il comando del generale inglese Henry Maitland Wilson, comandante in capo delle forze britanniche del Medio Oriente che, nel settembre del 1943, tenterà senza successo di occupare le isole di Kos, Leros e Samos presidiate dalle truppe tedesche.

In seguito alla resa dell’Italia dell’8 settembre 1943, inGrecia la situazione militare precipitò in quanto gruppi comunisti e anticomunisti ellenici divennero ancora più aggressivi e forti grazie alla nuova seppur breve contrapposizione italo-tedesca e, soprattutto, al notevole quantitativo di materiali, armi e munizioni che furono rinvenuti in diversi depositi abbandonati del Regio Esercito.Nella fattispecie, l’ELAS riuscì a mettere le mani su centinaia tra fucili Carcano Modello 91 e fucili mitragliatori Breda da 6,5 mm., e su un certo numero di mitragliatrici Breda da 8 mm., mortai da 81 mm., mitragliere pesanti Breda da 20 mm. e pezzi anticarro da 47 e da montagna da 75/13 e 75/17. Per la cronaca, fino all’8 settembre del ‘43, le formazioni partigiane greche erano quasi totalmente dotate di armi provenienti dall’Esercito regolare ellenico, e cioè fucili Mannlicher-Schonauer da 6,5 mm. Modello 1903/14, mitragliatrici Hotchkiss da 8 mm. e St. Etienne (di fabbricazione francese), fucili controcarro da 14 mm. Boys inglesi e alcuni pezzi da 20 mm. Solothurn e da 37 PaK 35 di fabbricazione tedesca.

 Nell’autunno del 1943, nel tentativo di rintuzzare l’accresciuta aggressività delle formazioni ribelli, i tedeschi lanciarono diverse offensive, soprattutto contro i reparti dell’EDES, ma anche contro bande dell’ELAS.Queste ultime, in più occasioni, si dimostrarono più interessate a sparare contro i partigiani dell’EDES che non all’indirizzo dei soldati della Wehrmacht o delle SS.Nell’ottobre del 1943, nella Grecia centrale, un battaglione dell’EDES di Napoleon Zervas, in fase di ripiegamento dinnanzi ad un reparto tedesco, venne attaccato da una banda dell’ELAS e soltanto dopo quattro giorni di durissimi scontri con comunisti e nazisti, i partigiani della Lega Nazionale Repubblicana Greca riuscirono a sganciarsi dall’accerchiamento, anche se a prezzo di gravi perdite.

Sempre nel corso del 1943, molti ufficiali e soldati delle formazioni partigiane “bianche” furono sequestrati a tradimento dai comunisti e costretti sotto la minaccia delle armi ad unirsi all’ELAS, il quale, dal canto suo, proibiva categoricamente ai suoi adepti di integrarsi in altre organizzazioni fedeli a ideali politici differenti.Significativo, a questo proposito, il caso diStefanos Sarafis, un comandante dell’ELAS che assieme ad alcuni suoi compagni decise di unirsi al gruppo di combattimento “bianco” di Stavros Kostopoulos, operativo in Tessaglia.Durante il loro trasferimento, o meglio la loro fuga, i dissidenti furono raggiunti e catturati da un reparto dell’ELAS agli ordini del comandante Velouchiotis che li fece fucilare tutti, tranne Sarafis che fu costretto reintegrarsi nel gruppo d’origine.Va ricordato infine che, soprattutto tra il 1943 e il 1944, i molteplici soprusi e le troppe efferatezze commessi, spesso inutilmente, dai guerriglieri dell’ELAS ai danni di  gruppi alleati o di contadini  filomonarchici, sortirono l’effetto di indurre non pochi civili greci a prendere le distanze dal movimento partigiano nel suo insieme o addirittura ad arruolarsi nei battaglioni anti-guerriglia collaborazionisti.

 Il 29 febbraio del 1944, gli Alleati imposero nuovamente all’ELAS e all’EDES di siglare un armistizio (l’intesa di Plaka, in Epiro).Si trattò di una tregua che tuttavia durò ben poco, in quanto il lunedì di Pasqua17 aprile 1944, l’ELAS aggredì una formazione dell’EKKA guidata dal leader Psarros, sbaragliandola.Nel corso della battaglia, Psarros venne ferito e catturato, per poi essere finito a colpi di baionetta (alcune fonti riportano che il comandante dell’EKKA venne decapitato con una scure).Molti altri combattenti del Movimento di Liberazione Nazionale e Sociale finiranno anch’essi catturati e la maggior parte di essi torturati e massacrati dai guerriglieri comunisti dell’ELAS intenzionati a spazzare via i pericolosi concorrenti.

Il 10 marzo 1944, l’ELAS, che ormai controllava gran parte della penisola ellenica, costituì il Comitato Politico di Liberazione Nazionale (Politiki Epitropi Ethnikis Apelevtheroseos o PEEA), creando di fatto un soggetto politico antagonista dell’esecutivo monarchico in esilio al Cairo, ma presieduto da Euripides Bakirtzis, capo militare della EKKA. Una nomina, questa, fatta a ragion veduta per tranquillizzare in qualche modo i britannici e i rappresentanti del governo in esilio. Successivamente, il 18 aprile, Bakirtzis cedette però l’incarico ad Alexandros Svolos, accontentandosi della vicepresidenza.

Attraverso il coordinamento e l’organizzazione del PEEA, l’EAM svolse nei territori già posti sotto controllo partigiano, una martellante attività politico-ideologica e di ricostruzione, riallacciando collegamenti stradali e telefonici, riaprendo scuole e costruendo infermerie e abitazioni di fortuna per tutti i cittadini in fuga dalle città occupate dai tedeschi.Nel corso del 1944, inseguito alla creazione di una particolare assemblea, detta Consiglio Nazionale (Ethniko Symvoulio), l’autorevolezza del PEEA crebbe notevolmente. Approssimativamente, circa un milione di greci di ambo i sessi (tra residenti delle campagne e delle città) parteciparono alle consultazioni per la nomina dei membri del Consiglio Nazionale, organo che si riunì per la prima volta, tra il 14 e il27 maggio 1944, a Koryschades, un villaggio ubicato nelle zona montana di Evrytania. Il Consiglio, composto da rappresentanti di tutti i ceti deliberò in prima istanza la volontà di perseguire l’indipendenza del Paese attraverso la guerra totale contro l’occupante tedesco. Nel corso della prima riunione, vennero anche stabiliti alcuni punti guida di quella che sarebbe stata la strategia da seguire. In base all’articolo n. 3 dello statuto, il Consiglio divenne lo strumento giuridico della sovranità popolare. Venne inoltre deliberato che tutti i cittadini greci avrebbero goduto di eguali diritti civili e politici e che – una volta liberato il Paese – il “lavoro” sarebbe divenuto il fondamento della futura carta costituzionale fortemente improntata ad ideali socialisti.

Nonostante la sua evidente ostilità nei confronti dell’esecutivo monarchico in esilio, nel maggio del 1944, il Comitato Politico di Liberazione Nazionale, chiamato anche “Governo delle Montagne” verrà comunque invitato a partecipare, come parte integrante, del Governo di Unità Nazionale, alla Conferenza del Libano.

 Quando ai primi di agosto del 1944 fu chiaro che la Wehrmacht si sarebbe presto ritirata dalla Grecia (Il Secondo e il Terzo Fronte Ucraino dei generali Rodion Malinovsky e Fyodor Tolbukhin stavano penetrando in Romania spezzando la resistenza rumeno-germanica), il governo greco in esilio guidato da Papandreou decise di trasferirsi (cosa che accadde il 22 settembre dello stesso anno) dal Cairo in Italia meridionale, per pianificare con il Comando britannico uno sbarco congiunto di truppe anglo-greche in Grecia.E il giorno26, aCaserta, britannici ed ellenici si accordarono oltre che su questo punto anche per porre tutte le forze partigiane elleniche, fedeli al Governo di Unità Nazionale, sotto il comando operativo del tenente generale Ronald Scobie, comandante del Terzo Corpo britannico di base in Egitto e Medio Oriente.

Rimaneva poi da vedere quale in realtà sarebbe stato il reale destino della Grecia dopo la cacciata dei tedeschi e la auspicabile, definitiva vittoria degli Alleati anglo-americani e sovietici in Europa.Proprio a questo riguardo, il10 ottobre 1944, a Mosca, nel corso di un loro incontro ufficiale, Churchill e Stalin concordarono che, a guerra finita, la Grecia sarebbe entrata a fare parte della zona di influenza britannica.Ragione per cui, l’Inghilterra bloccò definitivamente il suo appoggio all’ELAS.Di questo incontro lo statista inglese darà poi un emblematico resoconto nelle sue memorie.“Il momento era favorevole per trattare; perciò io dissi [a Stalin].“Sistemiamo le nostre faccende nei Balcani.I vostri eserciti si trovano in Romania e in Bulgaria, dove noi abbiamo interessi, missioni e agenti.Non procediamo ad offerte e controofferte stiracchiate.Per quanto riguardala Gran Bretagnae la Russia, che ne direste di una vostra percentuale del 90% in Romania e per noi una analoga in Grecia.E se per quanto concerne la Iugoslavia partecipassimo invece al 50 per cento?” “Mentre si procedeva alla traduzione – continua Churchill – trascrissi la mia proposta su mezzo foglio di carta: Romania: Russia 90%; gli altri [Alleati] 10%; Grecia: Gran Bretagna (d’intesa con gli Stati Uniti) 90%; Russia 10%; Jugoslavia e Ungheria 50 e 50; Bulgaria: Russia 75%; gli altri 25%.Passai il foglietto a Stalin, che nel frattempo aveva ascoltatola traduzione.Cifu una piccola pausa.Poi prese la sua matita blu e con essa tracciò un grosso segno di “visto” sul foglio, che quindi ci restituì.La faccenda fu così sistemata in meno che non si dica.[…] Seguì un lungo silenzio.Il foglio segnato a matita era lì al centro della tavola.A quel punto dissi: “Non saremo considerati cinici per il fatto che abbiamo deciso questioni così importanti in maniera così improvvisata? Bruciamo il foglio?”.“No, conservatelo voi”, rispose Stalin.E così feci”.

Va comunque detto che anche in concomitanza con la ritirata verso nord delle truppe tedesche appartenenti al Gruppo d’Armata F del generale Maximilian von Weichs, Stalin continuò sottobanco, cioè tramiteil nuovoesecutivo filocomunista bulgaro, l’esercito titino e i raggruppamenti marxisti albanesi di Enver Hoxha, a fornire appoggio ai guerriglieri dell’ELAS: politica che Mosca perseguì, anche se in modo sempre indiretto, dopo l’8 maggio 1945, cioè all’indomani della resa tedesca e della fine della guerra in Europa.Fiutando il pericolo, Churchill – che non aveva mai riposto molta fiducia sul dittatore del Cremino – cercò di affrettare il già programmato sbarco delle forze britanniche in Grecia, onde prevenire eventuali manovre eversive da parte dell’ELAS che mal digeriva un ritorno degli inglesi sul suolo nazionale.

D’altra parte, non è un mistero che la quasi totalità dei capi comunisti ellenici, come Andreas Tzimas, personaggio vicino a Tito, eAris Velouchiotis, premessero a loro volta per scatenare una “rivoluzione” prima dell’arrivo dei britannici: progetto che, tuttavia, Stalin ostacolò.Non solo.Il leader del Cremlino – come si è detto – ordinò all’ELAS di accettare una tregua con le forze governative di Georgios Papandreou che, per prudenza e per convenienza politica, aveva consigliato al re Giorgio di rimanere al Cairo.Anche perché quest’ultimo aveva accettato di farsi precedere sul suolo greco dal suo primo ministro Papandreou al quale sarebbe spettato il compito di demandare al popolo ellenico, attraverso un apposito referendum da indire una volta disarmate le unità partigiane e pacificato il Paese, l’opportunità di accettare ancora  il regime monarchico o di optare per un’altra forma di governo.

 Alla fine dell’agosto del 1944, previo consenso di Hitler, che temeva un accerchiamento da parte delle armate sovietiche ormai penetrate in Romania (paese membro dell’Asse che si arrese ai russi il 23 dello stesso mese), il Comando della Wehrmacht predispose il ritiro dalla Grecia del Gruppo d’Armate E, con la sola eccezione delle guarnigioni presenti nelle isole.

Il ripiegamento verso nord, cioè verso la Macedonia, dei circa 50.000 soldati tedeschi facenti parte dell’Armata avvenne per gradi e in maniera relativamente ordinata, nonostante la presenza lungo le direttrici stradali che portavano a Skopje di forti contingenti partigiani ellenici, tenacemente contrastati da reparti germanici della Gendarmeria e da elementi collaborazionisti.Ciononostante, verso la metà di settembre, il colonnello Ρlytzanopοulοs, capo dei Battaglioni di Sicurezza, ebbe un incontro con alcuni leader dell’ΕΑΜ per suggerire un’azione comune contro le truppe tedesche in ritirata dalla Grecia: proposta che tuttavia venne respinta dai comunisti. 

L’8 settembre 1944, inseguito alla penetrazione in Romania e Bulgaria da parte della 37ma e della 57ma Armata sovietica del III Fronte Ucraino agli ordini del generale Fyodor Tolbukhin, il nuovoesecutivo comunista di Sofia, presieduto dall’ambiguo Kimon Georgiev Stoyanov (ex corporativista di destra del Movimento Zveno poi divenuto leader del marxista Fronte della Fratellanza) dichiarò guerra alla Germania, inviando numerosi contingenti armati nell’ex macedonia iugoslava per sbarrare il passo ai tedeschi e soprattutto per impossessarsi di una regione nei confronti della quale Sofia aveva sempre nutrito fortissimi interessi. Tuttavia, la 1ma Divisione da Montagna tedesca di base a Skopje – unità temporaneamente sotto il controllo della Seconda Armata Panzer – reagì prontamente, sbaragliando 5.000 soldati bulgari a Bitola e ingaggiando vittoriosi scontri anche con altre unità bulgare a Prilep e nella stessa area di Skopje: successi che permisero alla Wehrmacht di porre sotto controllo la vitale linea ferroviaria lungo il fiume Vardar, arteria indispensabile al deflusso verso Pec e Pristina, cioè verso il Kosovo serbo, dell’Armata tedesca di Grecia.

 Nonostante il suo incedere verso nord, il Gruppo E dell’armata risultava ancora in una posizione molto difficile in quanto, dopo la defezione di Bucarest e Sofia, la Wehrmacht – già impegnata in Iugoslavia e Albania contro i partigiani comunisti – non disponeva di un numero sufficiente di uomini per garantire la protezione dell’ormai precario fronte che separavala Macedoniaela Serbiasud orientale dalla Romania e dalla Bulgaria, nazioni che nel frattempo, come si è accennato, avevano rivolto le proprie armi contro la Germania, affiancandosi all’Armata Rossa.Ragione per cui il Comando di Berlino fece accelerare ulteriormente lo sganciamento del Gruppo E dalla penisola greca, anche per costituire una nuova linea difensiva lungola direttrice Scutari-Skoplje-Negotin.Il 14 ottobre, il quartiere generale dell’Armata passò in Macedonia iugoslava, portando con sé appena quattro divisioni cui sarebbe spettato il compito, non certo agevole, di contenere l’urto di 13 divisioni e mezzo sovietiche e bulgare lungo un fronte di375 miglia.Se da un lato l’aspra conformazione orografica macedone poteva consentire agli addestrati reparti germanici di tenere sotto controllo alcuni tratti della linea di fuoco, lo strapotere delle armate nemiche appoggiate dalle bande partigiane comuniste macedoni avrebbe potuto determinarne il tracollo e il conseguente imbottigliamento delle divisioni tedesche in ritirata dalla Grecia.Evento che tuttavia non ebbe modo di verificarsi grazie anche alla generosità con la quale le retroguardie si sacrificarono per bloccare l’inseguimento delle truppe dell’ELAS.Il 2 novembre 1944, l’ultimo reparto motorizzato tedesco attraversò il confine greco macedone.

 Il 12 ottobre 1944, un corpo di spedizione anglo-greco composto da circa 26.000 soldati al comando del tenente generale inglese Ronald Scobie, era intanto sbarcato sul suolo ellenico, seguito il giorno seguente dai membri del governo di Georgios Papandreou, che si trovavano a bordo della vecchia corazzata greca Georgios Averof. Le prime truppe del Corpo di Spedizione ad arrivare in Grecia erano statela II Brigata paracadutisti ela XXIII Brigata corazzata britanniche ed una brigata greca: forze che avevano goduto, nonostante la pressoché totale assenza di forze aeronavali tedesche, dell’appoggio della 15a Squadra Incrociatori e di un nucleo della RAF.

E sebbene l’avanzata britannica fosse stata rapida (il 23 era stato conquistato il campo d’aviazione di Araxos e verso la metà di ottobre, in seguito ad un lancio di paracadutisti inglesi a Megara, Atene era stata liberata), presto gli inglesi si erano resi conto che il Paese era ridotto ad un cumulo di macerie e alla fame, situazione che avrebbe potuto aprire le porte ad una fase di grave e pericolosa crisi sociale e politica, favorendo le spinte rivoluzionarie di matrice marxista.

Il 29 novembre, il quartiere generale di Scobie assunse la gestione dell’United Nations Relief and Rehabilitations Administrations o UNRRA (organizzazione istituita, dietro impulso del presidente Franklin Delano Roosevelt, il 9 giugno 1943 per assistere economicamente i Paesi gravemente debilitati e impoveriti dagli eventi della Seconda Guerra Mondiale) provvedendo alla distribuzione dei viveri e dei medicinali messi a disposizione dagli Stati Uniti. Il 30 novembre, alcune decine di aerei della RAF effettuarono una prima serie di lanci di manifestini su tutto il territorio greco, annunciando, in base agli accordi di Caserta del 18 settembre 1944 (nella città italiana i capi militari dell’EDES e dell’ELAS avevano siglato un’intesa militare, acconsentendo di sottomettere le loro forze al comando del governo greco che a sua volta le aveva poste agli ordini del tenente generale Scobie), l’imminente scioglimento dei reparti armati dell’EDES e dell’ELAS: disarmo che, secondo i piani inglesi, si sarebbe dovuto completare tra il 10 e il 20 dicembre.

Nei giorni successivi, ad Atene, gli inglesi – che erano stati molto bene accolti dalla popolazione – ripristinarono quasi tutte le normali attività, mentre reparti di terra e unità della RAF prendevano possesso degli aeroporti del paese.Con lo scopo di garantire un’immediata copertura all’esercito e per prevenire qualsiasi tentativo di destabilizzazione armata da parte di raggruppamenti ribelli dell’ELAS, il 1° dicembre giunse sull’aeroporto di Kalamaki (o Hassani), nei pressi di Atene, una squadra composta da caccia Supermarine Spitfire, caccia-bombardieri Beaufighters, più alcuni bimotori da bombardamento Wellington e da bimotori da trasporto Douglas Dakota, Componente aerea che entro la fine dell’anno fu rinforzata da altre tre squadriglie di Wellington e da due unità composte da politi e specialisti greci arruolati nella RAF equipaggiate con Supermarine Spitfire.

 Nel frattempo Winston Churchillinformò il ministro degli Esteri Anthony Eden che era in procinto di organizzare un incontro tra i membri del governo Papandreou e i leader della EAM-ELAS.Il primo ministro inglese riferì a Eden di essere intenzionato ad utilizzare, se necessario, i militari britannici già presenti in Atene per proteggere il governo Papandreou da eventuali sommosse comuniste.Dal canto suo, appena giunto sul suolo patrio, lo stesso Papandreou comunicò ai capi dei vari raggruppamenti politici, comunisti inclusi, che sarebbero stati ben accolti in seno al nuovo esecutivo provvisorio a condizione che provvedessero e garantissero il totale disarmo delle proprie formazioni militari.Il 28 novembre, l’ELAS del generale Saraphis ricevette l’ordine di osservare alla lettera l’accordo di Caserta e di procedere al disarmo del suo movimento.Indicazioni ch’egli respinse con fermezza.Saraphis giustificò il suo gesto, dichiarando che “il suo popolo avrebbe sospettato che lui fosse costretto ad ubbidire soltanto dietro pressione dei britannici”.E aggiunse che “avrebbe preferito ritornare sulle montagne per discutere della cosa con la sua gente “.Il 1° dicembre, il tenente generale Scobie minacciò di razionare i prodotti alimentari destinati alla popolazione se il leader dell’ELAS non fosse tornato sui suoi passi.Scobie ribadì tra l’altro ch’egli avrebbe tutelato a tutti i costi e con qualsiasi mezzo il “legittimo governo greco” fino allo svolgimento di regolari elezioni, e che se quest’ultimo obiettivo non fosse stato raggiunto a soffrirne sarebbe stato innanzitutto il popolo ellenico.A quel punto l’ELAS ribatté che avrebbe accettato il disarmo  a condizione che l’esecutivo provvedesse all’immediata rimozione e all’arresto di tutti i membri, civili e militari, del governo fantoccio e allo scioglimento di tutte le unità paramilitari ‘collaborazioniste’.Richiesta quest’ultima che né i britannici né Papandreou, assillati come erano dall’idea di una possibile rivolta comunista, si sentirono di accettare.Il primo ministro sapeva, infatti, che nel caso l’ELAS – assai forte sotto il profilo organizzativo e militare – avesse tentato un colpo di mano, egli avrebbe dovuto giocoforza avvalersi dell’appoggio di tutte le componenti anti-marxiste presenti nel Paese, inclusi gli elementi appartenenti alle ex unità ‘collaborazioniste’ in fase di scioglimento.

Questa situazione di grave tensione indusse sei ministri dell’EAM, appartenenti in gran parte al KKE, a rassegnare le dimissioni dal cosiddetto governo di Unità Nazionale.E di conseguenza, il 3 dicembre, ad Atene, in occasione di una manifestazione di protesta anti-governativa (alla quale parteciparono oltre 100.000 persone) promossa dall’EAM si ebbero i primi scontri armati.Sulla base di un precedente accordo, la polizia, protetta dai britannici, aprì il fuoco sui dimostranti, uccidendo più di 28 persone e ferendone 148, ed innescando una rivolta più generalizzata che venne subito cavalcata con estrema facilità dai raggruppamenti comunisti.Con l’accendersi di questo primo, grave scontro diretto ebbe inizio la cosiddetta ‘Dekembriana’ (o ‘Eventi di Dicembre’): una serie di sanguinosi combattimenti che misero in ginocchio la capitale ellenica.Per ben 37 giorni Atene fu infatti teatro di violente battaglie tra le forze governative e gli agguerriti e numerosi reparti armati comunisti, forti di circa 20.000 uomini.In un primo tempo, le truppe britanniche tentarono di tenersi fuori dagli scontri, ma alla fine dovettero intervenire, facendo addirittura uso dell’artiglieria e dei mezzi aerei per cercare di compensare la debolezza dei reparti governativi: un complesso eterogeneo formato da pochi poliziotti e una brigata di fanteria priva di armi pesanti.

In quei giorni di sangue, nella capitale iniziò anche ad operare l’organizzazione armata comunista OPLA (emanazione del KKE) che, nell’arco di meno di un mese, attraverso una serie di attentati e omicidi politici provocherà la morte di 13.500 tra militari e cittadini filo-monarchici o filo-inglesi.Per la cronaca, tra il 1946 e il 1947, l’OPLA sarà attiva in tutto il Paese e soprattutto nella zona di Salonicco e nella capitale dove, il 1° maggio del 1948, un suo membro, Efstratios Koutsogiannis,porterà a compimento l’assassinio del ministro della Giustizia Christos Ladas.

Il 4 dicembre, vista la situazione, Papandreou tentò di dare le dimissioni, ma l’ambasciatore inglese Sir Reginald Leeper lo convinse a restare in carica.Entro il 12 dicembre, l’ELAS poté conseguire il controllo della maggior parte di Atene e del Pireo.Temendo il tracollo delle truppe governative, il Comando britannico fece trasportare via aerea dall’Italia la 4ª Divisione Fanteria  e nel contempo scatenò contro gli insorti  tutto il suo potenziale aereo di base ad Hassani.

Secondo i rapporti forniti all’Esercito britannico dai servizi segreti, i raggruppamenti comunisti dell’ELAS e dell’EAM disponevano di un totale di circa 40.000 tra soldati e soldatesse organizzati in due “armate”: l’Armata Sud, comandata da Siantos e Mandakas, formata da 18.000 combattenti suddivisi in tre divisioni; e l’Armata Nord, comandata da Saraphis edAris, forte di circa 23.000 combattenti ripartiti in cinque divisioni.

Tra il 16 e il 17 dicembre, i guerriglieri comunisti attaccarono il Comando Generale dell’Aeronautica greca a Kifisia che, nonostante una strenua difesa, venne sopraffatto.Incoraggiati dalla visita ad Atene, compiuta il giorno di Natale, di Churchill, i britannici reagirono, soprattutto con l’aviazione, attaccando e bersagliando i raggruppamenti comunisti.Nell’arco di appena due settimane i Wellington e i Beaufighters della RAF effettuarono quasi 500 missioni  contro vari obiettivi nemici (inclusi sette postazioni d’artiglieria, 19 differenti quartieri generali, 55 edifici e 10 depositi di munizioni e carburante).

 L’aprirsi delle ostilità tra forze alleate occidentali e movimento resistenziale creò non poco imbarazzo alla coalizione conservatrice guidata da Churchill.La stampa inglese, soprattutto quella laburista, e quella statunitense democratica, lanciarono pesanti strali contro il primo ministro che fu costretto, per dimostrare le sue intenzioni pacificatrici, a cercare una soluzione ‘morbida’.Churchill presiedette una conferenza, alla quale parteciparono anche rappresentanti sovietici, per tentare di comporre la situazione e addivenire ad una normalizzazione del Paese: tentativo che tuttavia fallì di fronte alle eccessive richieste avanzate dall’ELAS.Deluso dai risultati degli incontri, il 27 del mese di dicembre Churchill fece rientro a Londra.

Nel gennaio 1945 Atene ritornò comunque sotto controllo inglese, e i guerriglieri dell’ELAS dovettero ritirarsi di150 chilometripiù a nord, pur continuando a dominare le campagne dove si lasciarono andare ad atti di violenza inaudita, anche contro la popolazione civile.

A quel punto, Papandreou diede le dimissioni e venne rimpiazzato, il 3 gennaio, da un dichiarato anticomunista, il generale venizelista Nikolaos Plastiras (1883-1953) che, con l’assenso di re Giorgio, nominò quale reggente di quest’ultimo l’arcivescovo di Atene Damaskinos Papandreou (1891-1949)

Il15 gennaio 1945, il generale Scobie concordò un cessate il fuoco in cambio del ritiro dell’ELAS dalle sue posizioni a Patrasso e Salonicco e della sua smobilitazione nel Peloponneso.Qualora l’ELAS avesse accettato tale clausola, essa avrebbe dovuto consegnare alle forze governative e inglesi anche tutto il proprio armamento valutato a circa 40.000 tra fucili e mitragliatori, duemila mitragliatrici, centosessanta mortai da 45, 50, 80 e81 millimetri, lanciagranate e bazooka PIAT di fabbricazione inglese e circa 100 pezzi di artiglieria di calibro compreso tra i 37 e i75 millimetri.Tuttavia, non pochi raggruppamenti marxisti dichiararono di non essere in alcun modo intenzionati a cedere le armi, soprattutto le più moderne e cioè quelle di fabbricazione tedesca e inglese, preferendo nasconderle – come poi in effetti fecero – in ricoveri situati in zone montane.

Non solo.Seppure sconfitti, i comunisti si rifiutarono anche di rilasciare i 16.000 ostaggi civili (tra cui almeno 5.000 bambini) da essi catturati alla fine del 1944: gesto che compromise enormemente la popolarità dell’ELAS tra l’opinione pubblica greca e permise alle forze governative di riconquistare larghi strati di consenso.

 

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