Le operazioni dei Mas italiani sul lago Ladoga (1942). Di Alberto Rosselli

Mas italiano sul Lago Ladoga.
Un MAS Italiano (Lago Ladoga, 1942).

Secondo una specifica clausola contenuta nel trattato di pace russo-finnico di Tartu del 14 ottobre 1920, le due nazioni confinanti non avrebbero potuto impiegare sul Lago Ladoga (in lingua finnica, Nevo) – ampio specchio acqueo di ben 18.400 chilometri quadrati che a quel tempo separava l’Urss dalla repubblica finlandese – unità militari superiori a 100 tonnellate di dislocamento e armate con pezzi di calibro maggiore a  47 millimetri. Il trattato tuttavia perse ogni valore in seguito all’aggressione dell’Unione Sovietica alla Finlandia (30 novembre 1939). Con il successivo trattato di pace di Mosca del 13 marzo 1940, il Lago Ladoga divenne un bacino interno sovietico e si dovette attendere il 25 giugno del 1941, allorquando, nel contesto della nuova disputa tra Terzo Reich e Unione Sovietica, i russi diedero il via alle operazioni militari contro la Finlandia, alleata della Germania. Il 27 giugno, il capo di Stato Maggiore finlandese, maresciallo Carl Gustaf Emil Mannerheim, ordinò l’allestimento di una Flotta Leggera da utilizzare sul Ladoga, a sostegno delle forze terrestri che si apprestavano a penetrare in territorio russo. Tra il 2  e il 6 agosto del ’41, i reparti del genio e dei trasporti finnici trasferirono via terra e tramite canali presso la località lacustre di Läskelä circa 150 imbarcazioni leggere (in gran parte motoscafi civili armati e piccoli pescherecci), ventiquattro rimorchiatori (riconvertiti in posamine) e quattro traghetti di piccole dimensioni. Gran parte di queste unità, componenti la nuova e variegata Flotta Finlandese del Ladoga, erano abbastanza vecchie e lente, ed armate con mitragliatrici e pezzi da 20, 37 e 47 mm. Lungo la costa settentrionale furono anche installati posti di avvistamento dotati di batterie armate con pezzi da 75, 88, 100 e 105 mm. e di fotoelettriche. Dopo la presa di Lahdenpohja (10 agosto) e Sortavala (15 agosto), il Quartiere Generale della Flotta Finlandese si spostò in queste due località e nel contempo vennero allestite basi ausiliarie a Sortanlahti, Käkisalmi e Salmi. La prima azione offensiva si verificò la mattina del 7 settembre 1941 quando, dopo 10 minuti di preparazione d’artiglieria e sotto la copertura del fuoco delle batterie costiere, le imbarcazioni e le lance della Flottiglia del Ladoga approdarono sull’isola Rahmaa, ancora tenuta dai sovietici, sbarcando un contingente di fanteria che verso sera sopraffece la guarnigione sovietica, invano soccorsa da unità provenienti dalle vicine Isole Heinäsenmaa e Verkkosaari e dall’Isola Valaam. Nello scontro caddero 110 soldati russi ed altrettanti furono feriti e fatti prigionieri. I finlandesi ebbero una cinquantina tra morti e feriti. Seguirono poi altre operazioni che videro prevalere quasi sempre la Flotta finlandese.
Nell’inverno del 1941, quando le forze tedesche iniziarono a cingere d’assedio Leningrado, il Lago Ladoga divenne per i russi l’unica via per fare giungere rifornimenti alla grande città, difesa da una forte ma isolata ed affamata guarnigione. Fu a questo punto che la Finlandia fece presente all’Alto Comando tedesco la necessità di interrompere il flusso degli approvvigionamenti sovietici, dislocando sul lago un certo numero di mezzi veloci che ostacolassero il movimento del naviglio nemico. I finlandesi stimavano che la pur menomata flotta lacustre sovietica ammontasse ad 11 cannoniere e 32 dragamine per la scorta diretta ai convogli per Leningrado, oltre a nove piroscafi, diciassette rimorchiatori e 25 altri natanti. Una forza temibile se si considera che i finlandesi potevano fare conto su una vecchia cannoniera classe “Sisu” e su poche decine di imbarcazioni leggere armate: troppo poco per contrastare un avversario tenace e disposto a tutto pur di mantenere aperti i collegamenti con Leningrado. Fu per questa ragione che, nell’aprile 1942, il Comando della Kriegsmarine chiese ufficialmente alla Regia Marina di prendere in esame la possibilità di inviare sul Ladoga alcuni veloci MAS. Dal canto loro, i tedeschi avrebbero disposto l’inoltro di una squadriglia di posamine e di alcuni pontoni armati. La Regia Marina – che, dietro specifica richiesta dell’Ammiraglio Erich Reader aveva già acconsentito ad inviare sul Mar Nero quattro MAS (da 24 tonnellate di dislocamento), sei sommergibili CB da 35 tonnellate, cinque motoscafi siluranti e cinque barchini esplosivi – accolse nuovamente la nuova richiesta degli alleati, costituendo a La Spezia la 12ma Squadriglia MAS, agli ordini del capitano di corvetta Bianchini e composta dalle unità numero 526, 527, 528 e 529. (1) (2) Complessivamente, il corpo di spedizione destinato ad operare sul Lago Ladoga era formato da 17 ufficiali, diciannove sottufficiali e 63 marinai. Secondo i piani, la Flottiglia avrebbe raggiunto il suo lontano teatro operativo in parte via terra (su autocolonna da La Spezia ad Innsbruck, Monaco di Baviera e Stettino) e in parte via mare, dal porto di Stettino a bordo di piroscafi tedeschi, fino ad Helsinki. Infine, dalla capitale finlandese i mezzi navali italiani avrebbero proseguito autonomamente e tramite camion fino a Sortanlahti, sul Ladoga, località che sarebbe diventata la base del comando del Gruppo Bianchini i cui mezzi sarebbero stati invece dislocati nel piccolo ma attrezzato scalo di Lahdenpohja. Partita da La Spezia il 25 maggio, la Flottiglia impiegò 26 giorni per coprire l’intero percorso (3.105 km.), giungendo a destinazione senza incidenti di rilievo. I quattro MAS italiani furono inglobati nel Distaccamento Navale K, comprendente alcuni posamine costieri tedeschi (unità da 16 tonnellate di dislocamento, armate con una mitragliera da 15 mm. e sei mine magnetiche da 500 kg e capaci di sviluppare una velocità massima di 31 nodi), ventuno pontoni armati tedeschi Siebel in grado di raggiungere i 10 nodi. Alcuni di essi erano armati con quattro pezzi da 37 mm. e mitragliere da 20 mm. AA, mentre altri, più pesanti, erano dotati di ben tre pezzi da 88 mm., uno da 37 e due impianti quadrinati Vierkling da 20. Completava il Distaccamento misto la già citata cannoniera finnica. L’intero reparto era posto al comando del colonnello finlandese E. Järvinen, responsabile della Brigata Costiera del Ladoga. I mezzi italiani operavano su tutta la superficie del lago e godevano dell’appoggio dell’Aviazione finlandese e della 1a Luftflotte tedesca. Il 25 giugno 1942, i MAS italiani cominciarono un periodo di prove tecniche in acqua e di esercitazioni, impegno che si protrasse per circa un mese e che costò, il 25 luglio, il danneggiamento dell’imbarcazione 526 che dovette essere sottoposta a riparazioni. Comunque sia, gli altri tre mezzi (527, 528 e 529), diedero inizio ad un primo ciclo operativo consistente in missioni di ricognizione, di sbarco di informatori in territorio controllato dai sovietici e di appoggio diretto e indiretto a unità finlandesi. I MAS italiani vennero anche impiegati per la ricerca di un fantomatico sottomarino russo che, stando ai servizi finnici, incrociava nelle acque del Lago Ladoga. (3) Ma vediamo nel dettaglio le operazioni. Il 14 agosto, i MAS 527 e 528 sbarcarono un gruppo di informatori finlandesi sulla costa russa; mentre la notte seguente il MAS 527, al comando del sottotenente di vascello Renato Bechi, intercettava finalmente unità nemiche. Si trattava di una squadra sovietica composta da tre cannoniere da 800 tonnellate classe “Bira”. Accortisi della presenza del mezzo italiano, le unità avversarie (armate con pezzi da 100 e 45 mm.) aprirono il fuoco, danneggiando la plancia del MAS di Bechi. Per nulla intimorito, il sottotenente effettuò una rapida virata, puntando ed attaccando a sua volta il nemico. Nuovamente danneggiato da un proietto, il 527 aprì il fuoco con la mitragliera di bordo da 20 mm., crivellando di colpi la fiancata e il ponte di una delle cannoniere. Poi, giunto ad una distanza di appena 350 metri, lanciò due siluri contro l’unità nemica, centrandola in pieno ed affondandola. Quindi lo scafo italiano si disimpegnò rapidamente per evitare di essere a sua volta centrato dalle altre due navi russe che nel frattempo avevano aperto un violento fuoco contro il MAS vittorioso. Il successo ottenuto dal MAS 527 venne citato dai bollettini di guerra finlandese e tedesco.
A questo colpo se ne aggiunse presto un secondo. La notte del 27 agosto, il MAS 528, al comando del sottotenente di vascello Benvenuto, appoggiato dal MAS 527 e da alcuni caccia finlandesi, puntò a sud per intercettare eventuali natanti da trasporto impiegati dai sovietici. Poco dopo la mezzanotte, il MAS 528 avvistò a circa tre chilometri e mezzo di distanza due rimorchiatori armati nemici con al traino (a lento moto: circa 4 nodi) una maona di ben 70 metri di lunghezza e 1.300 tonnellate di stazza. Il convoglio era preceduto da un rimorchiatore di più piccole dimensioni. Verso le 00.20, ridotta la distanza a 1.500 metri, i MAS passarono all’attacco, e dopo avere regolato i siluri ad un metro di profondità, puntarono con decisione la maona. Giunto però a meno di 800 metri dal convoglio, il MAS 528 venne scoperto ed inquadrato dalle mitragliere dei rimorchiatori. Alle ore 00.50, a ben 5.600 metri dal nemico, l’unità italiana tentò un lancio con l’arma di sinistra: un colpo magistrale e forse anche un po’ fortunato che, dopo qualche decina di secondi, sortì il suo micidiale effetto: La grossa maona, che si scoprì poi carica di munizioni e materiali bellici, esplose infatti con un boato assordante, disintegrandosi. Il 1° settembre, fu la volta del MAS 529 che, salpate le ancore alle ore 9.40, si diresse per una missione di pattugliamento verso Lahdenpohja. Giunto però nei pressi dell’isola di Verkkosaari, il mezzo venne intercettato ed attaccato da due motovedette russe, armate ciascuna con un pezzo da 45 mm. e diverse mitragliere da 12,5. Il MAS rispose al fuoco e nello stesso tempo aumentò la velocità per sottrarsi, con spericolate evoluzioni, ai colpi nemici. Messosi in posizione di attacco, il battello italiano si lanciò a sua volta all’attacco, riuscendo a danneggiare con la sua unica Breda da 20 entrambe le unità nemiche che, poco più tardi, furono inquadrate dal cielo e costrette a ritirarsi da alcuni aerei tedeschi e finlandesi giunti in soccorso del nostro battello. Il 29 settembre, quando ormai il precoce inverno russo era alle porte, i MAS 528 e 529 al comando del capitano di corvetta Bianchini, uscirono in missione, avvistando, alle 00.10, un rimorchiatore armato con al traino un pontone, scortato da una cannoniera. Essendo una notte di luna piena, alle 00.45 i due battelli italiani furono avvistati dal nemico, che aprì il fuoco da una distanza di circa 1.000 metri. Trovandosi in posizione sfavorevole, i MAS dovettero defilarsi molto rapidamente, rispondendo con la Breda di bordo. Effettuata un’ampia manovra circolare e trovata l’angolazione favorevole, il MAS 529, da circa un chilometro di distanza, scagliò un siluro regolato ad un metro di profondità contro tre bettoline cariche di materiale e strettamente collegate tra loro, ma mancò il bersaglio.
L’ultima missione condotta dalla Flottiglia Italiana si svolse a sud del lago e vide i nostri MAS dare sostegno e protezione ad una squadra finnico-tedesca che tentò la conquista della piccola ma strategica isola artificiale di Suho e del suo faro installato nel lontano 1891. Da questa posizione, infatti, i russi potevano controllare e dirigere tutto il loro traffico navale lungo la sponda meridionale. Il 15 ottobre, il Comando della Marina Tedesca elaborò un ardito piano di attacco e sbarco (nome in codice, “Basil”) e data la consistenza delle difese dell’isola (circa 100 soldati e nove pezzi da 100 mm., più una dozzina di mitragliatrici), chiese agli italiani di partecipare all’operazione. La notte del 9 ottobre 1942, la flottiglia ALB al comando del colonnello Zibel (una dozzina di unità con a bordo 100 soldati tedeschi) salpò da Sortanlahti per la sua destinazione, ma si perse in una fitta nebbia dovendo quindi rientrare alla base. Un successivo tentativo fu fatto nella notte del 22 ottobre. Usando la copertura del cattivo tempo le imbarcazioni tedesche e italiane si avvicinarono all’isola, riuscendo a cogliere il nemico di sorpresa. Distrutta la stazione radio a colpi di mitragliera, il reparto tedesco prese terra, ma proprio in quel mentre comparve una motovedetta sovietica casualmente di passaggio nei pressi dell’isola. Seguì un violento combattimento al quale parteciparono anche i MAS. Ma ormai i russi avevano lanciato l’allarme, facendo intervenire quattro bimotori da bombardamento Pletyakov Pe-2 che danneggiarono diverse imbarcazioni, costringendo il reparto tedesco a ritirarsi nella parte occidentale dell’isola, da dove furono successivamente evacuati. Poco più tardi, altri aerei e motovedette sovietici attaccarono la flottiglia italo-tedesca, ormai in fase di ripiegamento verso nord-ovest. La missione si rivelò un grave fallimento, anche perché delle 23 imbarcazioni che vi avevano preso parte ben 17 furono affondate o gravemente danneggiate dai russi. Tra il 29 e il 30 ottobre, cioè con l’avvicinarsi del periodo dei ghiacci, i MAS lasciarono Sortanlahti, spostandosi a Lahdenpohja dove vennero caricati su vagoni ferroviari e trasferiti con gli equipaggi a Punkasalmi, dove furono rimessi in acqua e riarmati. Raggiunta Helsinki il 5 novembre, i battelli si diressero a Reval, la località prescelta per svernare. Con l’arrivo della primavera e la ripresa delle operazioni navali, era infatti intenzione del Comando tedesco continuare ad utilizzare i MAS nel Golfo di Finlandia. Tuttavia, lo sfavorevole andamento del conflitto, indusse Supermarina a richiamare in Italia il personale della 12ma squadriglia. Il 5 maggio 1943, la Marina Italiana cedette i quattro MAS a quella finlandese che li utilizzò ancora per qualche tempo, con altre denominazioni (le imbarcazioni 526, 527, 528 e 529 verranno ribattezzate rispettivamente T 1 Tarmo, T 2 Taisto, T 3 Tyrsky, T 4 Tuima e verranno iscritte come Classe J – “Jymy”).
Nel corso della campagna del Lago Ladoga, cioè in circa 90 giorni di attività bellica, le quattro unità avevano portato a compimento 59 missioni di cui 17 di attacco, senza subire alcuna perdita di personale o di mezzi.

NOTE:
1)    Caratteristiche MAS 526, 527, 528 e 529
Lunghezza    18.7 metri
Larghezza    4.70 metri
Pescaggio    1.4 metri
Dislocamento    24/27 tonnellate
Propulsori    due unità Isotta- Fraschini Asso, più due ausiliari carraio
Eliche    2
Potenza     2000/2300 cavalli (principali), 80 (ausiliari)
Velocità massima    42,0
Autonomia    miglia 360 a 40 nodi, miglia 1.000 a 6 nodi (ausiliario)
Armamento    1 mitragliera  da 13.2 mm. o 1 da 20
Tubi Lanciasiluri    2  da 450 mm. più 1 lanciabombe AS
Equipaggio    9/12
2)    Dal maggio del 1942 al maggio del ’43, le unità italiane svolsero un’intensa e brillante attività, collezionando diversi affondamenti, guadagnandosi la stima dell’alleato tedesco e il rispetto dell’avversario russo. L’11 e il 13 giugno del ’42, i MAS silurarono un piroscafo da 5.000 tonnellate (affondato) e un trasporto da 10.000 tonnellate (poi finito dagli Junker 87 germanici). Suddivise, per motivi tattici e di sicurezza, tra le basi di Yalta e Feodosia, le unità italiane dovettero però fare i conti con la rabbiosa offesa aerea del nemico che in quello scacchiere disponeva di oltre 700 tra caccia, bombardieri e ricognitori. E non potendo fare conto su un’adeguata protezione (i tedeschi, duramente impegnati prima nella conquista del sistema fortificato di Sebastopoli e Balaklava e poi sul fronte di Mariupol, Rostov, Krasnodar, non accordarono quasi mai una scorta ai mezzi italiani), i MAS e i sommergibili “tascabili” dovettero subire le prime perdite. Proprio all’alba del 13 giugno, uno stormo di caccia e caccia-bombardieri sovietici Yak e Ilijushin, appoggiato da una mezza dozzina di motosiluranti, attaccò il porto di Yalta causando l’affondamento del sommergibile del sottotenente di vascello Farolfi. La perdita fu però quasi subito compensata da due brillanti vittorie tricolori. Infatti, il 15 e il 18 giugno, nel corso di un’operazione notturna, i sommergibili CB numero 3 e 2 riuscirono a silurare e a colare a picco i sottomarini sovietici S32 e SHCH 306 (che dislocavano, rispettivamente da 840 e 1.070 tonnellate) che stavano navigando in superficie
3)    Sembra che tra il 1941 e il 1944 i sovietici abbiano effettivamente impiegato sul Ladoga un paio di sommergibili della Classe M (“Malyutka”): unità costiere  da 158/351 (a seconda del tipo) tonnellate di dislocamento, lunghe 37,50 metri e con 16/18 uomini di equipaggio. I Classe M erano armati, a seconda dei tipi (erano quattro), con 2/4 tubi lanciasiluri ed erano in grado di sviluppare una velocità massima di 13,1 nodi in superficie e di 7,4 in immersione. Durante il conflitto, i 96 battelli della Classe M furono anche impiegati in Mar Caspio, Mar Nero, Mare Artico e Oceano Pacifico.
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