L’UNGHERIA RITROVA LA SUA ANIMA CATTOLICA MA L’EUROPA RELATIVISTA E IL PRESIDENTE LIBERAL OBAMA DICONO DI NO

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán

L’UNGHERIA RITROVA LA SUA ANIMA CATTOLICA
MA L’EUROPA RELATIVISTA E IL PRESIDENTE LIBERAL OBAMA DICONO DI NO

di Raimondo Gatto

Cosa è successo in Ungheria, da provocare le lamentose  doglianze  delle democrazie relativiste e/o atee europee e degli Stati Uniti d’America del Presidente progressista Obama? In Ungheria è’ stata forse proclamata una dittatura? Sono stati sciolti i partiti politici e sospese le cosiddette “garanzie costituzionali”? E’ stata dichiarata la guerra a qualche stato confinante? Niente di tutto questo; il Parlamento ungherese ha solamente deciso di modificare la sua Carta Costituzionale, rifiutando di uniformarsi a quelle europee ispirate ai principi  della rivoluzione francese del 1789 ed istituzionalizzate nel 1791. Viktor Orban, capo del governo (e leader della Fidesz, l’Unione Civica Ungherese dei primi anni Novanta: formazione liberale, progressista, impegnata sui diritti civili) con il 1 gennaio 2012, ha intrapreso la strada per il recupero dell’identità nazionale. Con la nuova costituzione, infatti, l’Ungheria rimette al centro delle proprie istituzioni Dio, la persona, e la profonda identità del suo popolo legata alla tradizione cristiana voluta e difesa da Re Stefano. Inoltre, con legge dello stato,  ha limitato notevolmente lo strapotere della banca centrale, sottoponendola al controllo delle istituzioni liberamente elette dal popolo. Tutto ciò è stato salutato da quasi tutti gli organi di regime europei come un rischio per la democrazia, ma in verità le oligarchie temono l’espandersi di un fenomeno di rifiuto delle imposizioni e delle intromissioni di Bruxelles nella vita delle nazioni. Nell’introduzione della nuove legge, inoltre, è scritto che viene “onorata la sacra la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta l’unità della nazione” e si fa riferimento al cristianesimo come elemento fondante della nazione. Un’altra misura seria è stata la ristatalizzazione dei fondi pensione e le maxitasse imposte ai grandi gruppi stranieri attivi in settori chiave quali distribuzione alimentare, telecomunicazioni e credito (questi gruppi hanno presentato ricorso in sede comunitaria). Infine, il governo ha limitato i margini di manovra della Banca centrale europea, attirandosi ulteriori e copiose critiche dall’Ue, che chiede a Orban di ripensarci. La risposta è stata bella e perentoria: «Non c’è nessuno al mondo che possa dire ai deputati eletti dal popolo ungherese quali leggi possono o non possono votare», ha tagliato corto il primo ministro. Nel  testo della nuova Costituzione scompare la dicitura Repubblica per lasciare il posto alla sola Ungheria di cui  si invoca la benedizione di Dio;  si chiede la punizioni per i crimini commessi dai comunisti sino al 1989, inclusi quelli perpetrati dai responsabili dell’attuale Partito Socialista. Si dichiara, inoltre, che l’essere umano è tale sin dal suo concepimento, ed è vietato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Non si tratta di un ritorno alla fede cattolica; lo Stato ha ripristinato semplicemente i principi del diritto naturale, infatti, più del 20 % degli ungheresi non è cattolico, bensì calvinista, e costoro pare siano  i più decisi avversari  delle derive omosessualiste: Questo dato ci consola, poiché fornisce la garanzia di una battaglia che sarà combattuta seriamente. Siamo invece indignati  nel leggere il quotidiano cattolico francese “LA CROIX”, (organo dei vescovi d’oltralpe) ove la vittoria degli anti-abortisti ungheresi è vista con disappunto, riprendendo gli stereotipi della stampa radicale e massonica. Ma per i veri cristiani ciò non costituisce novità, perché ben si sa per esperienza diretta che “la Chiesa del Vaticano II” prima di essere “cattolica”, è anzitutto, e come ovvio, “anti-fascista”.

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