La missione segreta dell’U-Boot 234 e l’uranio destinato al Giappone. Di Alberto Rosselli.

Un U-Boot tedesco in navigazione in Atlantico (1943).
L’U-Boot 234 del Kpt. Lt. Fehler all’atto della resa

Nel febbraio 1945, il Kapitanleutnant Johann-Heinrich Fehler venne incaricato di effettuare al comando dell’U-234, una lunga e pericolosa missione segreta in Estremo Oriente. Secondo gli ordini impartiti dall’ammiraglio Karl Doenitz, l’unità, di base a Kiel, avrebbe dovuto doppiare il capo di Buona Speranza, inoltrarsi in Oceano Indiano e raggiungere la base di Penang (Malesia), dove avrebbe dovuto consegnare ai giapponesi un quantitativo di circa 150 tonnellate di armi, attrezzature e “materiali” speciali indispensabili per proseguire la guerra. Nella fattispecie, facevano parte del prezioso carico tre caccia a reazione Messerschmitt Me262 e Me163, opportunamente smontati ed imballati in casse; un aliante da bombardamento Henschel HS-293, diversi propulsori aeronautici a reazione Junkers; una tonnellata di posta e di documenti segreti; piani di costruzione per armi telecomandate (V1 e V2), cacciatorpediniere delle classi 36C e Z51, unità d’attacco M e S, sommergibili dei Tipi II, IX, X, XI, XXI e XXIII. Più progetti per bombe teleguidate Lorenz 7H2, ordigni Lufte 7D e radar FUG 200 Hohehtweil per aerei da caccia notturna. Completavano il “pacco dono” destinato all’alleato nipponico una decina di scatole metalliche corazzate contenenti un totale di 560 chilogrammi di ossido di uranio (U235). La sera del 25 marzo 1945, dopo avere stivato i materiali, il comandante Fehler fece salire sulla sua unità 12 passeggeri straordinari tra cui: il generale della Luftwaffe Ulrich Kessler; il capitano Richard Bulla; il dottor Heinz Schlicke; l’ingegnere August Bringewalde, l’ingegnere Franz Ruf e due ufficiali giapponesi presenti in Germania con funzioni di collegamento: il tenente Tomanaga Hideo e il tenente Shoji Genzo. Verso la mezzanotte del 25 marzo, L’U-234 lasciò il porto di Kiel, facendo rotta verso la base tedesca di Kristiansand, in Norvegia. Poi, la notte tra il 15 e il 16 aprile 1945, l’unità riprese il mare alla volta della Malesia. L’8 maggio, l’U-234, che stava ormai navigando nelle acque dell’Oceano Atlantico settentrionale, ricevette dalla radio la notizia della resa della Germania e il contestuale ordine di arrendersi immediatamente agli alleati. Dal momento che il battello tedesco aveva a bordo due ufficiali giapponesi, il cui paese era ancora in armi contro gli anglo-americani, e un notevole quantitativo di prodotti e armi segrete precedentemente acquistati da Tokyo, Fehler decise di consultarsi con i suoi passeggeri straordinari. Dopo avere scartato l’ipotesi di raggiungere lo scalo alleato più vicino (cioè quello di Halifax), il comandante comunicò di volersi dirigere più a sud, in direzione di un approdo situato lungo la costa orientale statunitense: manovra che gli avrebbe consentito di guadagnare tempo e di pensare ad una soluzione del difficile problema. Tuttavia, due giorni più tardi, i tenenti Tomanaga Hideo e Shoji Genzo si recarono dal comandante, ringraziandolo per la lealtà e riferendogli di essere pronti a suicidarsi per non consegnarsi al nemico. Cosa che fecero poco dopo ingerendo una forte dose di Luminal. Dopo avere seppellito in mare i due ufficiali, il comandante Fehler iniziò a liberarsi del carico destinato al Giappone. Vennero gettati fuori bordo otto dei nuovi siluri acustici imbarcati, casse di progetti, documenti e materiali; anche se una parte del carico, comprese le cassette contenenti l’ossido di uranio, risultò stivata troppo in profondità e quindi non recuperabile Il 15 maggio 1945 l’U-234 venne intercettato ed abbordato nei pressi di Terranova dal pattugliatore statunitense Sutton (DE-771) che, dopo averlo scortato per quattro giorni, lo affidò in custodia al cutter Argo. Quest’ultima unità trasferì il sommergibile tedesco a Portsmouth, nel New Hampshire. Giunto in porto, l’U-234 venne perquisito con molta attenzione da un gruppo di ufficiali della Marina e dei servizi segreti americani. Svuotato il sommergibile e ritrovato tutto il materiale, incluse almeno 10 scatole metalliche sigillate contenenti l’ossido di uranio, gli ufficiali comunicarono la clamorosa scoperta al Comando di Washington che  a sua volta impartì ordini severissimi onde evitare che qualsiasi notizia sul ritrovamento potesse trapelare ed andare in pasto alla stampa. Nell’arco di poche ore, tutta la zona intorno alla banchina presso la quale era ormeggiato l’U-234 venne transennata e circondata da un centinaio di soldati della marina in assetto da combattimento. Il sommergibile venne coperto con reti mimetiche, ampi teli impermeabili, e messo a disposizione di un gruppo di ingegneri e scienziati del Dipartimento di Sicurezza. Per diverse settimane i tecnici effettuarono ulteriori e minuziose ricerche a bordo del sommergibile, passando al setaccio lo scafo fino nei doppifondi. Tutto il carico e tutti i carteggi, anche quelli apparentemente meno significativi, già sbarcati e accatastati in un magazzino vennero passati al vaglio, catalogati e chiusi in apposite casse. In seguito, il materiale ritrovato venne trasferito su un convoglio di camion fortemente scortato fino ad un ignoto deposito della Marina, dove venne ulteriormente studiato da un équipe di scienziati. Contemporaneamente, il comandante dell’U-234, l’intero equipaggio e i passeggeri vennero tradotti in un’altra base della Marina (anch’essa non identificata) e sottoposti a lunghi interrogatori da agenti dei Servizi Segreti della Marina e dell’Esercito e dell’FBI. Nonostante la segretezza e la rapidità con le quali vennero svolte queste operazioni, la stampa statunitense, insospettita da alcune voci, riuscì a scoprire parte della storia. Secondo quanto riportato dal libro di Joseph M. Scalia (Germany’s Last Mission to Japan: The Failed Voyage of U-234) – scritto sulla base delle testimonianze fornite dal capo radiotelegrafista dell’U-234, Wolfang Hirschfeld e dal comandante di fregata della Royal Canadian Navy, James Lamb – le casse contenenti i caccia Me262 vennero trasferite presso la base aerea di Wright Field, Dayton (Ohio), dove l’ingegnere Bingewald provvide a ricostruirne un esemplare che, a quanto pare, volò nel giugno 1945. In seguito Bringewald diventerà il direttore del progetto per la costruzione del nuovo caccia a reazione F-105 Thunderchief. Nel dopoguerra anche l’ingegner Schlicke (che nel frattempo era stato rimpatriato) ritornò negli States per lavorare sui materiali capaci di assorbire il suono e le onde elettriche (il famoso e ormai noto progetto Stealth). Dopo il 1946, egli prestò la sua opera presso l’U.S. Office of Naval Research e più tardi anche in alcune industrie private, dove proseguì e sviluppò ulteriormente i suoi studi, iniziati durante la guerra in Germania, sulle leghe “spugnose” atte a neutralizzare le onde radar. Una carriera molto simile la intraprese anche l’ingegnere Ruf, anch’egli molto esperto in materia. Avvolta nel mistero risulta invece la sorte dei contenitori di ossido di uranio. Secondo Scalia, i servizi segreti statunitensi avrebbero trasferito il materiali presso i laboratori di Oak Ridge dove sarebbero stati utilizzati per alcuni esperimenti. Altri sostengono che le casse vennero inviate in due magazzini segreti, situati a Brooklyn e nel Kansas. Rimane un interrogativo: sarebbero stati in grado i giapponesi, ai quali l’ossido era stato inviato, di utilizzare tale materiale per un “progetto atomico”?. A questo riguardo, il ricercatore statunitense Robert Wilcox si è dichiarato molto scettico, sostenendo che l’ossido di uranio sarebbe stato forse adoperato dagli scienziati nipponici  – assai indietro nella ricerca nucleare – come semplice catalizzatore per la produzione di metanolo (additivo adoperato per incrementare la potenza dei motori aeronautici ad iniezione), o per altri scopi sconosciuti. Noto fu invece il destino del sommergibile tedesco. Lo scafo, ormai menomato, dell’U-234 venne infatti affondato dagli americani il 19 novembre 1947 a 40 miglia ad est di Provincetown (Massachusetts) da due siluri lanciatigli contro dal USS Greenfish (SS-351) nel corso di un’esercitazione.

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