COSMA INDICOPLEUSTE: UN MONACO ESPLORATORE IN NOME DI DIO

Una mappa di Cosma Indicopleuste

 

UNA VOCE FUORI DAL CORO

COSMA INDICOPLEUSTE

UN MONACO ESPLORATORE IN NOME DI DIO

 Il bizantino visitò l’Etiopia, l’isola di Ceylon e l’India, lasciando importanti, ma anche contestati resoconti, poi racchiusi nella sua opera “Topografia Cristiana”.

 di Nicola Bergamo

 Se pensiamo ai primi viaggi di Cristoforo Colombo accumuniamo, in maniera del tutto erronea, al mondo medievale la credenza che la Terra fosse piatta. Chi non ricorda la leggenda che raccontava di navi che sarebbero precipitate nel vuoto una volta giunte alla fine dell’Oceano? Beh, ciò che in epoca medioevale si narrava realmente circa la forma del globo era ben altro. Nel VIII secolo, Beda il Venerabile e, nel XIII secolo, San Tommaso d’Aquino erano, infatti, a perfetta conoscenza della sfericità del mondo[1]. Addirittura durante il periodo delle grandi scoperte legate ai primi viaggi del sopracitato navigatore ligure, nessuno dei ‘dotti’ di Salamanca pensava al un pianeta piatto, sebbene si nutrissero dubbi sulla dimensione di quest’ultimo. Gran parte di questa teoria nacque in ambiente copernicano, come scrisse Umbero Eco, e poi si diffuse nell’Ottocento affermandosi però solamente come un “sentito dire”. Non vi erano, infatti, prove certe di tale teoria, visto che a favore della sfericità del mondo si erano schierati anche nomi illustri, come Origene, Ambrogio, Agostino, Alberto Magno, San Tommaso e molti altri[2].

Quello che interessava maggiormente agli studiosi medievali era un’altra cosa, ossia quella di rendere ‘cristianamente presentabile’ la scienza delle esplorazioni e di conseguenza anche le mappe. Fu per questa ragione che, durante tutto l’Evo medievale, si ipotizzò una Terra piatta. In quel periodo la rappresentazione della vita reale doveva combaciare con il misticismo cristiano, come riportato sull’opera di Costantino di Antiochia, meglio conosciuto come Cosma Indicopleuste (ossia navigatore dei mari dell’India), intitolata “Topografia Cristiana[3]”. Questo testo, vergato presumibilmente tra il 535 e il 547, era considerato dal Patriarca Fozio (820-893) come un vero e proprio commentario all’Ottateuco[4] e esso dimostra quanto le Scritture e la mistica cristiana abbiano ammantato la struttura del mondo.

 

La concezione del mondo secondo Cosma

 

Cosma era un mercante egiziano del VI secolo d.C., ed era nato presumibilmente ad Alessandria d’Egitto. Per via della sua attività, egli iniziò a viaggiare molto presto, recandosi in Etiopia attorno al 522, e poi a Ceylon ed in India. Egli, quindi, vantava una buona conoscenza di  tali luoghi, che descrisse con dovizia di particolari nel suo libro. Cosma dimenticò più o meno volontariamente l’idea reale del mondo basata su paralleli e meridiani, per altro già ben nota fin dall’antichità, a favore della piattezza del mondo e alla disposizione orizzontale e parallela dei luoghi, delle catene montuose, dei fiumi e dei mari. Egli tracciò una nuova planimetria ‘cristiana’, rifacendosi, nelle mappe, un po’ a quello del Tempio di Gerusalemme, dove la Terra ha una forma rettangolare ed è circondata dall’Oceano. I golfi e le rientranze non erano altro che i grandi mari conosciuti da Cosma, ossia il Mar Mediterraneo, il Mar Rosso, il Golfo Persico e il Mar Caspio. Ad Occidente era ubicata la grande montagna dove trovavano spazio il sole, le stelle e gli angeli, mentre ad Oriente si era situato il Paradiso Terrestre. L’intero pianeta era per l’esploratore egiziano delimitato da quattro altissime muraglie dove si appoggiava il cielo. Sopra il firmamento vi era il Regno dei Cieli[5]. Fedele alla Bibbia, Cosma quindi abbandonò l’idea del mondo come sfera, disegnandono un’altra più consona alle divine scritture: il tutto in linea con quello che proclamò San Basilio (330-379), “che importa di sapere se la Terra è una sfera, un cilindro, un disco, o una superficie curva: ciò che m’importa è di sapere come debbo comportarmi verso me stesso, verso gli uomini, verso Dio”

Cosma non era solamente un monaco intento a cristianizzare la geologia e l’astronomia, ma era anche un viaggiatore ed un mercante. Il suo spirito critico, la sua sagacia e la sua indubbia capacità ad analizzare varietà geomorfologiche, vegetali e animali, lo portarono a diventare un completo esploratore. Durante il regno di Giustiniano, il viaggiatore egiziano si spinse spesso ad Oriente, lungo la ‘via della seta’, e in Africa, dove osservò e descrisse molte varietà di animali, come la giraffa e il rinoceronte (dipinto, tuttavia, in maniera abbastanza fantasiosa) e accennò pure all’esistenza (mai comprovata, ovviamente) del mitico unicorno. In Oriente, Cosma riportò notizie sui  taurelaphos, sorta di bufali utilizzati per il trasporto del pepe, specialmente in India. Cosma descrisse, come si è accennato, anche le piante: l’albero del pepe e il cocco, dal quale , dove la pianta viene descritta nei minimi particolari e all’albero delle noce di cocco dal quale gli indiani traevano un gustoso liquido chiamato rhongcosura.

Dal continente indiano, Cosma si spinse poi a sud fino all’Isola di Taprobane (oggi conosciuta con il nome Sri Lanka o Ceylon) che descrisse in maniera molto approfondita, e nella quale egli trovò chiese edificate da viaggiatori persiani di fede cristiana, come tale Sopatros. In epoca giustnianea, ed oltre, la presenza di esploratori occidentali in India venne sostenuta con forza dagli imperatori bizantini, intenzionati a scavalcare il blocco imposto dalla Persia verso le Indie. Cosma non palesò la capacità scientifica dei grandi esploratori del XV secolo, ma per il suo tempo rappresentò comunque un punto di riferimento di vitale importanza, riportando moltissime notizie (anche se in buona misura fantastiche) e rafforzando la fede in Cristo. Fu un viaggiatore indefesso e anomalo: forse più un uomo prono a Dio che non alla razionalità. Comunque sia, fece sognare le genti del suo tempo.



[1] Riguardo questo argomento, vedi I. Pagani, Cosma Indicopleuste: un viaggiatore del VI secolo tra geografia e mistica, Storia del Mondo n.7, 7 aprile 2003, e R. Borri, L’Europa nell’antica cartografia, Priuli & Verlucca, 2001.

[2] U. Eco, La bustina di Minerva, L’Espresso 17 gennaio 1993.

[3] Ho utilizzato la traduzione inglese intitolata Cosmas Indicopleustes, Christian Topography (1897) presente in questo sito http://www.tertullian.org/ . Lo stesso vale per le immagini presenti in questo articolo.

[4] M. Della Valle , Una missione archeologica nel VI secolo: Cosma ad Aduli, in Milion, 2, 1990, pp. 343-362.

[5] I. Pagani, op.cit, nota 8.

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