LA MISSIONE DELLA CORAZZATA TASCABILE ADMIRAL SCHEER NEL MARE DI KARA

 

La corazzata Admiral Scheer

 di Alberto Rosselli

 A partire dall’inizio del 1942, allorquando fu chiaro che l’Inghilterra di Winston Churchill e gli Stati Uniti di F.D. Roosevelt avrebbero concesso all’Unione Sovietica sempre più cospicui aiuti militari attraverso le rotte marittime che collegavanola Gran Bretagnaai porti russi di Murmansk a Archangelsk, la Germania decise di reagire rafforzando la componente aerea della Luftwaffe in Norvegia settentrionale e dislocando nel mare di Norvegia e in quello di Barents anche un certo numero di U-Boat, in aggiunta alle unità navali di piccolo e grosso tonnellaggio già presenti a Bergen, Narvik, Trondheim e presso altri approdi della penisola scandinava. A partire dalla fine di gennaio del ‘42, ricognitori Junkers Ju 88 e Heinkel He111 agrande autonomia effettuarono diversi pattugliamenti sulla penisola di Kola e sul Mar Bianco, mentre un primo piccolo quantitativo di battelli subacquei dell’ammiraglio Karl Doenitz iniziò a spostarsi dagli approdi norvegesi alle acque antistanti Murmansk, spingendosi anche nella parte orientale del Mare di Barents, fino agli stretti di Yugorski Shar e Matochkin Shar, penetrando nelle gelide acque del Mar di Kara, fino a giungere in vista delle coste della lontana penisola di Tamyr. Tra il gennaio e il marzo, alcuni U-Boat posarono campi minati davanti a Murmansk e all’imboccatura del Canale di Kola, che collega il Mare di Barents al Mar Bianco. Sebbene condotta da non molte unità (in questo periodo la stragrande maggioranza degli U-Boat tedeschi venivano impiegati in Oceano Atlantico), questa attività mise in allarme il Comando Sovietico che alla fine dell’inverno rinforzò la Flottiglia del Mar Bianco con una dozzina di dragamine e un centinaio di idrovolanti cacciasommergibili. Contestualmente, Stalin in persona diede disposizioni affinché le già buone difese anti-nave e antiaeree degli scali di Murmansk e Archangelsk venissero rinforzate con un totale di circa 300 cannoni antinave, seicento pezzi antiaerei pesanti ed oltre 1.000 mitragliere: dispositivo al quale si aggiunsero numerose squadriglie aeree da caccia, da bombardamento e da ricognizione. Tra la primavera e l’estate del ’42, Mosca irrobustì anche le difese passive e attive dello stretto che separa la grande isola di Novaya Zemlya dall’isola di Vajgak (tratto che consente il passaggio dal Mar di Barents al Mar di Kara), onde evitare che gli U-Boat potessero insidiare il fitto traffico mercantile costiero tra i porti di Chabarovo, Amderma, Kara, Aksarka (alle foci del fiume Ob), Tazovskji, Gyda, Karaul (all’estuario dello Jenissei) e Dikson.

Nonostante tutte queste iniziative, il 24 agosto 1942, il capitano G.O. Maund, addetto navale inglese presso la base di Archangelsk, comunicò d’urgenza al Comando della Flotta Settentrionale sovietica che, secondo fonti dell’intelligence inglese, alcuni giorni prima, la corazzata tascabile tedesca Admiral Scheer (1) era salpata dal porto norvegese di Narvik in direzione sconosciuta. Notizia che si sarebbe rivelata esatta.

 

ROTTA A NORD EST

 

Verso la metà di luglio del ’42, la Kriegsmarine aveva pianificato e messo a punto una delle più audaci e rischiose missioni affidate nel corso del conflitto ad un’unità pesante di superficie. Secondo i piani di Doenitz –parzialmente insoddisfatto dai risultati conseguiti dai pochi U-Boat presenti nel Mar di Kara – la Scheer avrebbe dovuto tentare un’operazione che, se condotta a buon fine, avrebbe sortito risultati sia militari che propagandistici di non poco conto. L’obiettivo della Sheer era il lontano porto di Dikson, un approdo (situato sull’omonima isola) non di grandi dimensioni, ma di strategica importanza. Dikson era infatti il punto di snodo dei collegamenti navali tra gli scali di Murmask e Archangels e quelli del Mare di Laptev e della penisola di Kamcatka. Lungo questa rotta, bloccata dai ghiacci per buona parte dell’anno, transitavano infatti centinaia di cargo carichi di minerali, petrolio e legname provenienti dalle province asiatiche sovietiche. Oltre a ciò, a Dikson sostava la più importante squadra rompighiaccio della flotta russa. Essendo stati avvertiti dai servizi segreti giapponesi circa la partenza, ai primi di luglio, dallo scalo asiatico di Provideniye (Penisola dei Chukj), di un grosso convoglio non scortato (composto da circa 25 navi e due rompighiaccio) diretto proprio a Dikson, i tedeschi non avevano perso tempo, ordinando alla Sheer di prepararsi a salpare. Essi speravano, infatti, che la veloce corazzata tascabile – una volta superati gli stretti controllati dai sovietici – riuscisse a piombare su Dikson, eliminando in un sol colpo l’intera flotta rompighiaccio del Settore Artico Occidentale sovietica e, magari, il convoglio segnalato dai nipponici. L’operazione – chiamata in codice, Wunderland –  scattò il 10 agosto, quando due U-Boat (l’U-251 e l’U-601) penetrarono nel Mar di Kara per effettuare una ricognizione preventiva, in modo da comunicare alla corazzata Admiral Scheer l’eventuale presenza di unità da guerra sovietiche lungo la rotta che la corazzata avrebbe dovuto percorrere.

Non avendo avuto notizia di navi di superficie nemiche,  la mattina del 16 agosto, la Scheer, sotto il comando del commodoro Meedsen-Bohlken, uscì da Narvik, scortata dai caccia Friedrich Eckoldt, Erich Steinbrinck e Richard Beitzen,  e dopo tre giorni di tranquilla navigazione toccò Capo Zhelaniye. Il giorno 20, Bohlken fece decollare l’aereo di bordo, un Arado 196, che effettuò un volo di ricognizione fino all’isola di Kravkova (arcipelago delle Mona) dove scorse nella nebbia due rompighiaccio sovietici, il Lenin e il Krasin. Non potendo intercettare le due unità a causa del cattivo tempo, la Scheer fece rotta nord-est, procedendo verso Yermak Bank che raggiunse il 25 agosto. Verso le ore 12.00 dello stesso giorno, al largo dell’isola di Russky (parte settentrionale dell’arcipelago di Nordenskiöld) la nave tedesca avvistò il mercantile rompighiaccio Alexander Sibiryakov (al comando del capitano Kacharev) che, uscito da Dikson, stava navigando in direzione della Novaya Zemlya con un carico composto da apparecchiature radio ricetrasmittenti, da una stazione meteo e da un grosso quantitativo di viveri, medicinali, armi, munizioni destinato alle basi insulari russe. Verso le 12.18, le vedette del Sibiryakov avvistarono Scheer, facendo a tempo a comunicare la notizia alla base di Dikson. Meno di 30 minuti più tardi, i pezzi da 280 millimetri della corazzata tascabile tedesca iniziarono a fare fuoco sul mercantile sovietico che, seppure armato con due soli cannoni leggeri da 45 e 76 mm. tentò comunque di difendersi, accelerando nel contempo la marcia e nascondendosi dietro una densa cortina fumogena. Sforzo inutile, in quanto alle 12.30 il mercantile venne centrato in pieno da una salva ed affondato. Colata a picco il Sibiryakov, la Scheer puntò senza indugi su Dikson, a quel tempo difesa da un solo pezzo da sei pollici e da un rompighiaccio ausiliario armato, il Dezhnev (anche se alcune fonti sostengono si trattasse della pari classe Tamyr) che, curiosamente,  il 6 settembre del 1940 (quando Germania nazista e Unione Sovietica erano ancora unite dal Patto Ribbentrop-Molotov) aveva aiutato l’incrociatore ausiliario tedesco Komet a percorrere da ovest ad est la rotta artica per raggiungere l’Oceano Pacifico ed effettuare guerra di corsa ai danni delle unità britanniche. Giunta davanti a Port Dickson, la Scheer aprì il fuoco martellando lo scalo e le postazioni costiere e danneggiando gravemente il rompighiaccio Revolutsioner che si trovava all’ancora. Dopodiché, il giorno 30, temendo un possibile intervento da parte dell’aviazione e dei mezzi subacquei russi, l’Admiral Scheer preferì ritirarsi e riprendere la rotta verso la Norvegia, lasciando gli U-Boat U-601 (al comando del capitano Grau) e U-251 (tenente capitano Timm) che nel frattempo avevano raggiunto anch’essi il Mare di Kara, il compito di effettuare attacchi a naviglio e alcuni cannoneggiamenti di impianti costieri nemici. Per la cronaca, il 24 agosto l’U-601 aveva silurato e affondato lo steamer Kuybyshev da 4.629 tonnellate, mentre l’U-251 si diresse a nord, bombardando, l’8 settembre September, la stazione meteo sovietica ubicata sull’isola di Uyedineniya. Nel corso dell’Operazione Wunderland, la Kriegsmarine inviò nel Mare di Kara anche altre unità sommergibili con il compito di distrarre la sorveglianza sovietica. Tra questi, l’U-209 (del capitano Brodda) che il 17 agosto, ad ovest dello Stretto di Yugorsky, affondò i mercantili  Nord e Komsomolets (che, purtroppo, avevano a bordo 328 prigionieri politici arrestati dalla NKVD dei quali ben 305 persero la vita in quanto non vennero liberati dalle catene dai loro guardiani) e le piccole unità di scorta Sh-III e P-IV. Dal canto suo, il 20 agosto, al largo di Belushya Guba, l’U-boat U-456 (del capitano Teichert) tentò senza successo di silurare il rompighiaccio Feodor Litke, mentre il 25 e il 28 agosto, gli U-boat 255 e 209 riuscirono a bombardare in emersione obiettivi militari a Mys Zhelaniya e Khodovarikha.

A conti fatti, l’Operazione Wunderland si rivelò un sostanziale fallimento, in quanto la corazzata tedesca non riuscì nel suo principale intento, cioè quello di eliminare la flotta rompighiaccio del Mar di Kara e il convoglio proveniente dalla Siberia Orientale. Ragione per cui, la Kriegsmarine decise di rinunciare a compiere altri analoghi tentativi. Ma fece male, in quanto se essa avesse insistito utilizzando i suoi U-Boat oceanici – anziché ingombranti e troppo visibili unità di superficie – nel molestare il traffico sovietico ne Mar di Kara, spingendosi magari anche in quello di Laptev, i sovietici si sarebbero trovati sicuramente in gravi difficoltà, essendo probabilmente costretti a dirottare a protezione della rotta artica un gran numero di unità da pattugliamento, viceversa impiegabili nel Mar Bianco e in difesa di Murmansk. Tra l’agosto del 1943 e il settembre del 1944, l’ammiraglio Karl Doenitz si limitò a contrastare il sempre più intenso traffico mercantile tra Vladivostok e Dikson con solo pochi sommergibili classe VIIC (tra cui, l’U-362 e l’U-639) che, tra mille difficoltà e al prezzo della loro perdita, riuscirono ad ottenere soltanto magri risultati, silurando due navi e depositando qualche dozzina di mine magnetiche in prossimità della costa nord-occidentale di Novaya Zemlya e all’imboccatura occidentale degli stretti di Matochkin Shar e Yugorski Shar (2).

 

NOTE:

 

(1) L’Admiral Scheer, impostata il 25 giugno del 1931 nei cantieri di  Wilhelmshaven e varata il 1° aprile del 1933, entrò in servizio il 12 novembre 1934. L’unità (costata 90 milioni di Reichsmark), che misurava, fuori tutto, 186 metri, era larga 21 e pescava 7,25 metri, aveva un dislocamento di 12.100 / 16.200 tonnellate e grazie ai suoi motori diesel MAN da 56.000 cavalli era in grado di sviluppare una velocità massima di 28 nodi. La Scheer, che aveva un’autonomia, a 19 nodi, di 19.000 miglia marine, era armata con 6 pezzi da 280 mm. su tre torri binate, otto da 150, sei da 105 anti nave e anti aerei, ventotto mitragliere da 20 mm. AA e 8 tubi lanciasiluri da 533 millimetri, ed era dotata di una catapulta e di due idrovolanti monomotori Arado Ar196 da ricognizione. La Scheer aveva un equipaggio di 1.150 tra ufficiali, graduati e marinai. Durante la Guerra Civile spagnola e nel corso del Secondo Conflitto, la corazzata effettuò molte missioni nel Mediterraneo, nel Mare del Nord e in Oceano Artico (contro i convogli anglo-americani), più una lunga crociera in Atlantico centrale e meridionale. Nel corso delle varie operazioni da essa compiute in solitaria e assieme ad altre unità, la Scheer affondò o catturò 21 mercantili per un totale di 143.000 tonnellate. L’unità venne affondata il 10 aprile del 1945, a Kiel, durante un attacco aereo alleato.

(2) L’U-639 fu silurato ed affondato il 28 agosto 1943 nel Mare di Kara, a nord di Mys Zhelaniya, dal sottomarino sovietico S-101, mentre l’U-362 fu individuate ed affondato il 5 settembre 1944 nel Mare di Kara, presso Krakovka, dal dragamine russo T-116.

Be the first to comment

Leave a Reply