I CRISTIANI? I PIU’ PERSEGUITATI AL MONDO (Le interviste di Storia Verità)

A cura di Paolo Porsia

  S.V. : Partiamo dall’attualità. L’ esecuzione di Osama Bin Laden sembra avere scosso soprattutto due paesi: Pakistan ed Egitto, suscitando nuove ondate di odio anti cristiano.

M.I. : Premesso che tutte le scuse sono buone per perseguitare i cristiani, non si deve cadere nella trappola mediatica per la quale “Osama bin Laden non contava più nulla”. Per molti musulmani, questo è certo, bin Laden rappresentava in effetti ben poco, anzi, molti lo consideravano addirittura un nemico. Detto questo, sussiste però una porzione del mondo islamico – stimata fra le cinquantamila e le centomila persone – simpatizzante delle frange più radicali del fondamentalismo islamico, che si rifà per filo e per segno ai dettami dello scomparso leader terrorista. La maggioranza di questi elementi, molto fanatici e violenti, albergano soprattutto in Egitto e in Pakistan, dove godono di una certa popolarità. Detto questo, trattasi di una minoranza, se si considera il rimanente miliardo e mezzo di musulmani che non la pensa esattamente così.

S.V. : La vicenda di Asia Bibi,[1] giovane madre pakistana condannata a morte, nel novembre del 2010, per avere violato la “ “legge sulla blasfemia”, dopo avere suscitato grandi emozioni planetarie, sembra essere stata completamente dimenticata, soprattutto in Occidente.

M.I. : Asia Bibi è sempre ristretta in carcere. In occasione della Festa della Mamma le è stata concessa una visita della figlia più piccola, di dieci anni. Occorre non “dimenticarla” e continuare a premere sul governo pakistano, sia per la sua scarcerazione sia perché – come ha chiesto anche il Papa nel suo discorso al Corpo Diplomatico del 10 gennaio 2011 – venga abrogata la legge sulla blasfemia. Le pressioni internazionali hanno portato molti Paesi – non tutti, però – ad abrogare le leggi che puniscono l’apostasia, cioè la conversione dall’islam a un’altra religione, ma finché rimarranno in vigore le leggi sulla blasfemia sarà di conseguenza molto facile continuare a perseguire gli “apostati”. Basta chiedere loro se pensano che l’islam sia la vera religione e, se rispondono di no, perseguirli ed imputarli per blasfemia.

S.V. : La preoccupa in generale la situazione nord-africana? Se sì,  perché?

 M.I. : Uno dei primi effetti delle rivolte è la disgregazione  dell’ordine pubblico. Ne abbiamo già visto gli effetti per quanto riguarda gli omicidi di cristiani in Egitto e in Tunisia. Nessuno rimpiange la polizia dei passati regimi dittatoriali, ma le forze dell’ordine rimangono pur sempre indispensabili. In Nord Africa, la situazione è ancora molto confusa, e non si può escludere che partiti ispirati dal fondamentalismo islamico – da non confondersi con la sua versione violenta, che è più corretto chiamare ‘ultrafondamentalismo’, e che questi partiti non appoggiano – vadano al potere in diversi Paesi coinvolti dalle sollevazioni di cui si è detto. In questo contesto, per i cristiani di minoranza non sarà facile trovare un modus vivendi con questo tipo di forze politiche che, ripeto, non vanno confuse con le cellule terroriste, ma la cui visione del mondo include comunque principi giuridici che discriminano di fatto, e pesantemente, i non musulmani.

S.V. : La situazione Irachena si è normalizzata ripetto alle persecuzioni di cristiani oppure semplicemente si evita di parlarne?

M.I. : La verità è che in Iraq il fondamentalismo islamico persegue una strategia di “pulizia religiosa” – nozione, questa, molto simile alla “pulizia etnica” – che non prevede esattamente lo sterminio fisico dei cristiani, ma una combinazione di discriminazioni sociali ed economiche e di attentati che mirano a creare insicurezza e paura nelle comunità cristiane: una metodologia dell’intolleranza che mira a costringere i fedeli ad emigrare negli Stati Uniti o altrove. E se consideriamo che più della metà dei cristiani hanno già abbandonato l’Iraq, dobbiamo dedurre che questa deprecabile tattica ha quindi riscosso un significativo successo.

S.V. : tralasciamo lo scontro di civiltà e per un momento parliamo dei “cari vecchi nemici”; gli ultimi regimi comunisti sulla terra Cuba, Cina, Corea del Nord, Vietnam e in un certo senso anche Myanmar.

M.I. : Una organizzazione protestante, ‘Porte Aperte’, pubblica ogni anno la classifica dei Paesi che perseguitano maggiormente i cristiani. E in questo contesto, la palma d’oro spetta ancora ad un paese comunista, cioè la Corea del Nord. Se in questi ultimi anni, a Cuba, la vita dei cristiani è leggermente migliorata,  in Cina – come il Papa ha rilevato nel citato discorso del 10 gennaio 2011 – la situazione resta molto difficile, nonostante il boom economico e le decise aperture di marca capitalista. La liberalizzazione economica non porta necessariamente con sé la libertà politica, e tanto meno quella religiosa.

S.V. : Sulla problematica della democrazia indiana: c’è chi è pronto a giurare che l’intolleranza di alcuni gruppi estremisti indù nasconda interessi ben più concreti…

 M.I.: Il nazionalismo indù è una galassia. Esso esprime il principale partito di opposizione, che tuttavia nella passata legislatura stava al governo. Considerare tutta questa galassia un insieme di soggetti violenti che bruciano vivi i sacerdoti e stuprano le suore – il che, purtroppo, è accaduto e continua ad accadere in India – sarebbe riduttivo ed anche ingiusto. Detto questo, molte frange estreme del movimento nazionalista indù alimentano gruppi di azione molto violenti e ostili sia nei confronti della minoranza cristiana, sia nei confronti di quella musulmana. Ricordiamo, infine, che in alcune regioni asiatiche, oltre agli indù ‘fondamentalisti’, operano anche gruppi buddhisti che sono soliti praticare un anticristianesimo  molto dispotico e violento.

S.V. :  “L’autentica libertà religiosa permetterà alla persona nella sua essenza di realizzarsi pienamente e in tal modo contribuire al bene comune della società”, ha detto Sua Santità Benedetto XVI.  Perché nei fatti questo valore assoluto sta divenendo sempre più marginale ovvero accessorio?

M.I. : Il Papa cita spesso un pensatore francese non credente del XIX secolo, Alexis de Tocqueville, il quale sosteneva che l’errore consiste nel reputare la libertà religiosa quale elemento facente parte di una in una lunga lista di diverse libertà, mentre, in realtà, essa rappresenta la pietra di paragone per tutte le altre libertà. Detto questo, molti affermano di considerare importante la libertà religiosa pur non intendendone il reale contenuto e l’effettiva portata. Essi la riducono a semplice libertà di culto (pregare nelle chiese, ad esempio), mentre, in realtà, la libertà religiosa è anche libertà di predicare, stampare giornali, aprire scuole, convertire e convertirsi – e “non” persuadersi alla conversione per la religione dominante, se non lo si desidera –, ed anche (pratica spesso negata anche in Occidente) d’intervenire come veri cristiani, ed eventualmente come sacerdoti e vescovi, nella vita politica e sociale, intervenendo su temi salienti come l’aborto o l’unione coniugale omosessuale senza essere accusati di praticare illecite ‘ingerenze’ ai danni dello Stato laico.

S.V. : “Credere contro ogni speranza”, come diceva il dissidente cubano Armando Valladares, è il destino dei cristiani nel mondo. Che fare per ribaltare una situazione via via sempre più drammatica?

M.I. : È soprattutto necessario rendersi conto che il problema della persecuzione dei cristiani non riguarda soltanto i fedeli di Cristo, ma tutti gli uomini. A nessuno verrebbe mai in mente che dell’Olocausto si dovesse parlare soltanto nelle sinagoghe. Se ne è discusso, e se ne discorre giustamente in tutti gli ambiti sociali. La medesima cosa dovrebbe valere per le persecuzioni attuate contro i cristiani. Non se ne parla mai, ma i martiri – quelli  uccisi in odio alla loro fede – sono circa 100.000 l’anno, un po’ più di undici ogni ora. È francamente scandaloso che i media e le scuole europei e italiani non informino la gente circa un fenomeno di tale orrenda portata. Proprio per questa ragione, ho proposto, per il 7 maggio (fu in questa data che, nel Duemila, Giovanni Paolo II rammentò la memoria dei cristiani perseguitati nel mondo), l’istituzione di una giornata del ‘ricordo’ dei nostri martiri: man infestazione ad elevato contenuto simbolico e sostanziale, ma da celebrare non nelle chiese ma nelle piazze, nei quartieri e nelle scuole.

 


[1])   Asia Bibi è stata arrestata 9.11.2010.Subito un processo farsa dal tribunale di Lahore (Punjab) è stata condannata a morte. Si sono mobilitati per lei fra gli altri il governatore del Punjab Salman Taseer e il Ministro per le Minoranze Pakistano, il cattolico Shabazz Bhatti, per questo entrambi gli uomini polici sono stati assassinati da estremisti islamici in tempi diversi.

Immagine da http://www.yallaitalia.it/

Be the first to comment

Leave a Reply